Bisogna Combattere la Povertà, Non i Poveri: Cause e Soluzioni

Le disuguaglianze sociali rappresentano una delle sfide più impellenti del nostro tempo, manifestandosi in diverse forme: economiche, di genere e nell'accesso all'istruzione e ai servizi sanitari. Il divario tra ricchi e poveri è in aumento, con l'1% più ricco del mondo che nel 2023 deteneva il 45% della ricchezza globale. Parallelamente, milioni di bambini non frequentano la scuola e miliardi di persone vivono in condizioni di estrema povertà. Affrontare questo problema richiede un'analisi approfondita delle cause e l'implementazione di soluzioni concrete.

La Povertà nel Mondo: Un Problema Globale e Diseguale

La povertà nel mondo è una condizione complessa che va oltre la mera mancanza di denaro. Coinvolge l’accesso a risorse fondamentali come cibo, acqua, salute, istruzione e pari opportunità. Dietro queste disuguaglianze si nascondono dinamiche storiche, economiche e sociali che vanno ben oltre la superficie.

Nel 2013, il 10,9% della popolazione mondiale viveva con massimo 1,90 dollari al giorno, pari a circa 817 milioni di persone. Ad oggi, secondo i dati più recenti, oltre 700 milioni di persone vivono con meno di 2,15 dollari al giorno, identificando una condizione di povertà assoluta dove mancano risorse essenziali e vitali come cibo, acqua e medicine. La povertà estrema è concentrata soprattutto nei Paesi dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale, dove l'accesso ai servizi di base è fortemente limitato. La povertà assume molteplici forme, come la mancanza di istruzione, lavoro dignitoso, cure sanitarie adeguate o protezione dai disastri climatici.

Cause Strutturali della Povertà: Una Rete di Ingiustizie

Le disuguaglianze sociali non sono un fenomeno naturale, bensì il risultato di politiche economiche e sociali sbilanciate. Tagli alla spesa pubblica, fiscalità regressiva e concentrazione della ricchezza creano sistemi in cui le opportunità non sono accessibili a tutti. Le disuguaglianze persistono perché avvantaggiano chi detiene il potere economico e politico. Le élite globali influenzano le politiche fiscali e di welfare a loro favore, lasciando le fasce più deboli della popolazione senza protezioni adeguate. In molti paesi, l’evasione fiscale e i paradisi fiscali sottraggono risorse fondamentali ai servizi pubblici, amplificando il divario sociale.

Analizzare dati economici e sociali e riconoscere i meccanismi che alimentano le disuguaglianze è fondamentale per comprenderle. L’istruzione e la consapevolezza sono strumenti fondamentali per promuovere un cambiamento.

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Diversi fattori contribuiscono a perpetuare la povertà a livello globale:

  • Disuguaglianze economiche, dipendenza e sfruttamento: La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ha fatto crescere in modo esponenziale le disuguaglianze. Secondo Oxfam, l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede più del doppio della ricchezza di 6,9 miliardi di persone. Questa disparità genera esclusione e ostacola lo sviluppo nei Paesi più poveri e fragili.
  • Sfruttamento delle risorse e dell’ambiente: Intere economie del Sud del mondo sono state a lungo costruite per servire gli interessi di altri Paesi. L’estrazione di risorse naturali, il land grabbing e i meccanismi commerciali iniqui hanno impoverito territori e comunità, privandole di autonomia.
  • Crisi climatica: I cambiamenti climatici aggravano le condizioni di povertà. Eventi estremi come siccità, alluvioni e desertificazione colpiscono duramente chi dipende dall’agricoltura per sopravvivere. Le popolazioni più vulnerabili, pur avendo contribuito minimamente al riscaldamento globale, sono quelle che ne pagano il prezzo più alto. Come nel caso di Maria, che vive nel distretto di Chirundu, provincia di Lusaka, e subisce gli impatti dei cambiamenti climatici sul suo lavoro di agricoltrice.
  • Conflitti armati e instabilità politica: Guerre, violenze e regimi repressivi distruggono economie locali, sistemi sanitari e scolastici. Milioni di persone sono costrette a fuggire, perdendo tutto. I bambini e le bambine sono tra le vittime più colpite dalla guerra, spesso privati del diritto all’infanzia.
  • Negazione dei diritti: La povertà è spesso legata alla discriminazione. Donne, minoranze etniche, comunità indigene e persone con disabilità subiscono esclusioni sistemiche da istruzione, lavoro e partecipazione democratica. Questo perpetua il ciclo della povertà.
  • Analfabetismo: Esiste uno stretto legame tra povertà e tasso di alfabetizzazione. Chi non è istruito non sa quali sono i suoi diritti, né sa come rivendicarli e difenderli. In questo senso analfabetismo e mancanza di istruzione significano essere condannati alla fame e alla miseria.

Strategie per un Mondo Libero dalla Povertà

Eliminare la povertà nel mondo è possibile, ma serve un impegno collettivo. Occorre trasformare i sistemi economici e politici che generano disuguaglianze, garantire accesso equo alle risorse, tutelare i diritti fondamentali e investire nel futuro delle nuove generazioni.

ActionAid lavora da anni nei contesti più fragili per spezzare le cause strutturali della povertà. L’adozione a distanza è uno strumento potente per creare cambiamento duraturo. Sostenere un bambino o una bambina a distanza significa contribuire allo sviluppo dell’intera comunità: si migliorano scuole, si rafforzano i sistemi sanitari, si promuove l’empowerment delle donne, si creano opportunità per giovani e famiglie.

Sconfiggere la povertà nel mondo è il primo dei 17 obiettivi (Goal) indicati dall’Agenda 2030. È la sfida più grande da vincere, l’obiettivo prioritario da raggiungere per promuovere uno sviluppo sostenibile della Terra. Dal 1990 ad oggi la percentuale delle persone che vivono in una situazione di povertà estrema (con meno di 2,15 dollari al giorno) è progressivamente calata. Sono evidenti il trend di riduzione progressiva della povertà estrema nel mondo e la differente incidenza del fenomeno nelle diverse aree geografiche.

Dopo alcuni decenni di progressi costanti, gli impatti della pandemia di COVID-19 hanno invertito la tendenza positiva, con un aumento del numero di persone che vivono in grave povertà, pari a circa 70 milioni di persone. La ripresa dalla pandemia è stata poi lenta e disomogenea e ad essa si sono aggiunte situazioni di instabilità geopolitica, economica e climatica. L'eliminazione della povertà estrema sarà particolarmente difficile nell'Africa subsahariana e nelle aree colpite da conflitti. Secondo le ultime stime, nel 2022 la percentuale di persone in condizioni di estrema povertà era di circa il 9% della popolazione mondiale (circa 700 milioni di persone).

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Di fronte alle crisi economiche e alle catastrofi naturali, le fasce povere della popolazione mondiale possono cadere in uno stato di grave indigenza. Gli aiuti economici che vengono finanziati in queste situazioni, però, non sono sufficienti per aiutare queste persone a uscire dalla miseria. Quello che in realtà serve sono programmi di protezione sociale con sostegno per sanità, alimentazione, istruzione, formazione professionale, pensioni… I 17 obiettivi dell’Agenda 2030 sono strettamente collegati uno all’altro e devono essere perseguiti tutti insieme.

Le risorse vanno indirizzate verso i servizi essenziali per costruire una rete efficiente di sicurezza sociale ed economica. I dati del 2021 mostrano che la percentuale media globale della spesa pubblica totale per i servizi essenziali è di circa il 53%, con una media complessiva del 62% per le economie avanzate e del 44% per le economie emergenti e in via di sviluppo. In altre parole: serve ancora la metà delle risorse globali per garantire a tutti protezione sociale, sanitaria ed economica.

Per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo, l’Agenda 2030 ha suddiviso questo Goal in sette target, da raggiungere entro il 2030:

  • 1.1 Eliminare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata come persone che vivono con meno di $2,15 al giorno.
  • 1.2 Ridurre almeno della metà la percentuale di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue dimensioni in base alle definizioni nazionali.
  • 1.3 Applicare a livello nazionale sistemi adeguati e misure di protezione sociale per tutti, includendo i livelli minimi, e raggiungere una sostanziale copertura dei poveri e dei vulnerabili.
  • 1.4 Assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i poveri e i vulnerabili, abbiano uguali diritti riguardo alle risorse economiche, così come l'accesso ai servizi di base, la proprietà e il controllo sulla terra e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, adeguate nuove tecnologie e servizi finanziari, tra cui la microfinanza.
  • 1.5 Entro il 2030, costruire la resilienza dei poveri e di quelli in situazioni vulnerabili e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità ad eventi estremi legati al clima e ad altri shock e disastri economici, sociali e ambientali.
  • 1.a Garantire una significativa mobilitazione di risorse da una varietà di fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo rafforzata, al fine di fornire mezzi adeguati e prevedibili per i Paesi in via di sviluppo, in particolare per i Paesi meno sviluppati, ad attuare programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue dimensioni.
  • 1.b Creare solidi quadri di riferimento politici a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e attenti alla parità di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà.

La Povertà in Italia: Un Quadro Preoccupante

Secondo il Rapporto 2023 su povertà ed esclusione sociale di Caritas Italiana, nel 2023 i poveri in Italia erano oltre 5,6 milioni (pari al 9,7% dei residenti in Italia), mentre le persone a rischio di povertà e di esclusione sociale sono pari a circa un quarto della popolazione, in aumento rispetto ai rilevamenti nel lustro precedente. Le differenze regionali sono notevoli: nel Mezzogiorno il rischio di povertà riguarda quasi la metà degli individui (oltre il 40%), mentre nel Nord solo meno del 15%.

L’Osservatorio sulla povertà educativa ha rilevato che in Italia nel 2022 le persone con meno di 18 anni in povertà assoluta ammontavano al 13,4% della popolazione giovanile (pari a ben 1,27 milioni di minori). Rispetto al 2005 (quando il dato era inferiore al 5%) c’è stato un peggioramento preoccupante. Con la pandemia la quota di bambini e ragazzi in povertà assoluta aveva addirittura superato il 14%. Tra le cause di questo peggioramento, l’inflazione seguita alla fase post-pandemica è quella che ha avuto l'incidenza maggiore. Anche in questo caso esiste un certo divario tra le aree geografiche del Paese: nel Mezzogiorno la povertà assoluta minorile raggiunge il 15,9%, un valore più alto della media nazionale per i minori (13,4%) e di quella per l’intera popolazione (9,7%). Nel Centro e nel Nord la percentuale della povertà minorile scende e si attesta rispettivamente all’11,5% e al 12,3%, un dato che, seppure inferiore al Sud, è comunque superiore al dato nazionale.

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La povertà assoluta continua a rappresentare una delle più gravi piaghe sociali in Italia, interessando quasi 5,7 milioni di persone, circa un decimo della popolazione. Un dato che non può essere ignorato, soprattutto considerando la crescente complessità e stratificazione delle forme di disagio sociale. La situazione abitativa è tra le più drammatiche: molte famiglie vivono senza una casa o in condizioni abitative al limite della dignità. Questo problema è amplificato dalla mancanza di politiche abitative efficaci e da un mercato immobiliare sempre meno accessibile ai ceti più fragili. Nel contempo, il lavoro, tradizionalmente considerato il mezzo per garantire sicurezza economica, non riesce più a svolgere questa funzione. Contratti atipici, salari bassi e occupazioni intermittenti impediscono a milioni di persone di vivere in modo dignitoso. Un ulteriore elemento di disuguaglianza è l’accesso all’istruzione e alle nuove tecnologie, diventato sempre più un miraggio per le fasce deboli.

La risposta delle istituzioni, seppur presente, appare spesso inadeguata o incompleta. Ad esempio, le misure di reddito minimo introdotte negli ultimi anni, pur essendo passi importanti, non riescono a raggiungere tutti coloro che ne avrebbero bisogno, a causa di barriere burocratiche o criteri di accesso troppo restrittivi.

Tuttavia, accanto a questo quadro preoccupante, emergono segni di speranza. Le reti di solidarietà, le organizzazioni ecclesiali, il volontariato e il mondo dell’associazionismo continuano a svolgere un ruolo fondamentale nel mitigare gli effetti della povertà. I servizi offerti dalla Caritas, che nel 2023 ha assistito 269.689 persone, rappresentano un esempio di come l’impegno della società civile possa rispondere concretamente alle necessità dei più fragili. L’impegno della comunità deve essere accompagnato da una presenza più incisiva dello Stato, capace di proporre politiche efficaci e sostenibili per invertire la rotta. È necessaria una visione che vada oltre l’assistenzialismo e che punti a un cambiamento strutturale. Un approccio inclusivo e sostenibile è essenziale. La crescita economica, per essere realmente efficace, deve creare posti di lavoro dignitosi e promuovere l’uguaglianza. Guerre, cambiamenti climatici e altre crisi alimentano la povertà in tutto il mondo. Infine, è importante ricordare che combattere la povertà significa anche riconoscere la dignità di ogni individuo. Significa guardare il mondo con gli occhi dei più deboli, ascoltare le loro storie e camminare accanto a loro per esplorare nuove strade. Per invertire la tendenza della povertà e dell’esclusione sociale, è necessario osare nuovi cammini, investendo nelle persone e nelle comunità.

Lavoro e Povertà: Un Binomio Inaccettabile

Per alcuni decenni, trovare il primo significava evitare la seconda. Oggi, per molte persone, non è più così. Nella fase di implementazione dello Stato Sociale nel secondo dopoguerra “la povertà si ridusse per effetto della crescita economica e dell’espansione di altre politiche sociali (come quelle previdenziali, sanitarie e dell’istruzione) che contribuirono a ridurne il rischio e a mitigare gli effetti quando essa si verificava, ma non ci fu una politica espressamente rivolta al contrasto all’indigenza”, prosegue il rapporto. Nasce il fenomeno del “lavoro povero”, che oggi è sempre più diffuso. In Italia, spiega l’Istat in un’analisi del 2023, esiste “un’elevata percentuale di lavoratori che, nonostante siano occupati, rischiano di cadere in povertà a causa di retribuzioni orarie troppo basse, o perché svolgono lavori precari o a tempo parziale”.

Un caso eclatante in tal senso è stato quello del Reddito di cittadinanza, approvato nel 2019 e ora abolito. Da un lato, è stata una misura di contrasto alla povertà senza precedenti per importi stanziati e beneficiari raggiunti. Dall’altro, è stata anche una misura contro la disoccupazione, che ha messo una forte enfasi proprio sull’attivazione lavorativa dei beneficiari. Per Agostini e Lodi Rizzini, questo tipo di approccio, “che sovrappone politiche di contrasto all’indigenza e politiche del lavoro, costituisce una criticità”. “Il punto è trovare un equilibrio tra gli aiuti pubblici e i giusti incentivi al lavoro”, ragiona Andrea Garnero, economista del lavoro presso la Direzione per l’occupazione, il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE. Quando questo non avviene, il rischio è che le persone povere trovino occupazioni precarie, malpagate e, soprattutto per le donne su cui ricade ancora la maggior parte del lavoro di cura, inconciliabili con gli impegni familiari.

Secondo i dati raccolti da Eurostat, nel 2024, il dato italiano è stato del 10,2%, in risalita rispetto al 9,9% dell’anno precedente, ma inferiore al picco di oltre il 12% registrato nel 2017 e nel 2018. “Il dato 2024 segna un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Credo possa essere legato alla perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione, che non è ancora stata recuperata”, commenta Garnero. L’economista spiega che il lavoro povero è sostanzialmente “esploso” in seguito alla crisi finanziaria del 2007-2009 e poi è rimasto su valori elevati. Inoltre, come riporta Ansa partendo sempre dai dati Eurostat, ad essere particolarmente colpiti dalla povertà lavorativa in Italia sono soprattutto i lavoratori indipendenti (17,2%) e le persone con la sola scuola dell’obbligo come titolo di studio (18,2%). A confermarlo sono anche i dati dell’ultimo rapporto di Caritas Italiana, che analizza l’operato della capillare rete nazionale di centri di ascolto dell’organizzazione cattolica. Caritas spiega che un fattore che accomuna la gran parte delle persone ascoltate “è la fragilità occupazionale, che si esprime per lo più in condizioni di disoccupazione (48,1%) e di “lavoro povero” (23%).

“Nel nostro paese c’è un problema di specializzazione produttiva che si concentra su filiere a basso valore aggiunto e una competizione fondata sull’abbassamento del costo del lavoro, con fenomeni diffusi di illegalità, precarietà, scarsa innovazione” sostiene Di Nunzio della Fondazione Di Vittorio, riferendosi a settori come l’edilizia, il turismo e l’agricoltura. “Il lavoro povero investe anche i servizi pubblici, dove le esternalizzazioni alimentano la creazione di lavoro povero, anche per compiti fondamentali come il lavoro di cura a domicilio”, aggiunge. La Fondazione della CGIL ha presentato lo scorso novembre i risultati del progetto “Contrasto al lavoro povero e dialogo sociale” e pubblicherà presto per Futura Editrice un volume intitolato “Il lavoro povero.

Garnero dell’OCSE mette l’accento anche su altri aspetti del fenomeno. “Da un lato, e tanto più in un periodo di inflazione, c’è il grosso problema dei salari”, dice, facendo riferimento anche al libro che ha appena pubblicato sul tema, “La questione salariale” (scritto col giornalista Roberto Maina per la casa editrice Egea). Il primo caso riguarda chi ha un’occupazione stagionale, un contratto part-time o a tempo determinato per pochi mesi ma vorrebbe lavorare di più. Il secondo, prosegue l’economista, tocca la questione femminile: “nonostante i livelli record di occupazione femminile raggiunti in questi ultimi mesi, rimane il fatto che solo poco più di una donna in età lavorativa su due lavori”. E questo porta molte famiglie a non avere un reddito sufficiente.

Soluzioni per Combattere il Lavoro Povero

  • Formazione e orientamento: Preparare le persone che cercano un’occupazione, spiegare loro cosa sono i contratti di lavoro seri, fare orientamento e bilanci di competenze, lavorare sulla loro autostima e sul loro valore, far capire quali competenze sono spendibili oggi.
  • Contrattazione collettiva: Il sindacato svolge un ruolo fondamentale nella contrattazione collettiva nazionale, nella definizione dei salari in relazione agli inquadramenti, ai profili professionali, alle retribuzioni minime e alle progressioni di carriera. Con la contrattazione di secondo livello, può gestire l’organizzazione del lavoro affinché ci sia una coerenza tra i salari, i tempi, la quantità di personale che svolge il lavoro, i regimi in full time e part-time, le opportunità di formazione.
  • Salario minimo: La necessità di un salario minimo è un tema cruciale. Nonostante l’UE abbia approvato una direttiva sul tema, l’Italia rimane uno dei cinque Stati dell’Unione Europea senza una legge in materia.

Agostini e Lodi Rizzini nel report dedicato al salario minimo sottolineano la necessità di avviare “una riflessione più generale sulla qualità del lavoro, sulla sua stabilità, sui salari e sulla conciliazione vita privata - vita lavorativa”.

Sei Aspetti Chiave per Combattere la Povertà

Sappiamo che lavorando su questi 6 aspetti potremo dare un futuro migliore e una vita dignitosa a milioni di persone.

  1. Coinvolgere le istituzioni: C’è bisogno dell’aiuto delle istituzioni per combattere la povertà e la fame nel mondo. Occorre adottare politiche economiche sostenibili, che tengano conto delle esigenze delle popolazioni più povere. Politiche che siano slegate dalla mera logica del profitto. Questo dovrebbe accadere sia a livello locale che a livello globale.
  2. Ridistribuire le risorse: Ci sono Paesi che hanno troppo e Paesi che hanno troppo poco. I primi sono i cosiddetti Paesi del Primo mondo. I secondi si trovano nel Sud del nostro pianeta. Eppure, ci sarebbero abbastanza risorse per garantire a tutti una vita dignitosa. Basterebbe ridistribuirle in maniera giusta.
  3. Istruzione: Esiste una forte correlazione tra istruzione e povertà. Chi non è istruito ha difficoltà a trovare lavoro e non può far valere e rivendicare i propri diritti. Uno dei modi per porre rimedio a questa situazione è costruire scuole che siano vicine ed economicamente accessibili per chi vive nei Paesi del Sud del mondo.
  4. Parità di genere: In molti Paesi ci sono retaggi culturali che impediscono alla popolazione di risollevarsi dalla condizione di povertà estrema in cui vivono. Come quelli che limitano la libertà delle donne, a cui impediscono anche di potere lavorare ed essere indipendenti, spesso lontane dai luoghi dove si prendono le decisioni, relegate a mansioni degradanti, sottoposte agli uomini. Le donne devono invece avere un ruolo attivo all’interno della società. Bisogna, però, che vengano riconosciuti e rispettati i diritti delle donne e delle bambine di tutto il mondo.
  5. Rendere autosufficienti i Paesi del Sud del mondo: I Paesi del Sud del mondo devono diventare autosufficienti, devono essere capaci di produrre in maniera autonoma ciò di cui hanno bisogno. Questo è un passaggio fondamentale per la lotta alla povertà.
  6. Coinvolgere le persone: Per combattere la povertà c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

Libri Utili per Approfondire il Tema

  • “La povertà non è un destino” di Vandana Shiva: Analizza le cause strutturali della povertà, con un focus su globalizzazione, disuguaglianze e sostenibilità.
  • “Evicted. Sfrattati: Povertà e profitto in una città americana” di Matthew Desmond: Offre una cruda analisi della crisi abitativa negli Stati Uniti, raccontando le storie di famiglie sfrattate.
  • “Una speranza nell’inferno: La lotta contro la povertà” di Jeffrey Sachs: Affronta la povertà globale con una visione pratica e propositiva.

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