Leone Jacovacci: Una Storia di Pugilato, Identità e Razzismo nell'Italia Fascista

Introduzione

La storia di Leone Jacovacci è una vicenda complessa e affascinante che intreccia sport, identità razziale e le politiche discriminatorie del regime fascista in Italia. Nato da padre italiano e madre indigena, Jacovacci lottò per essere riconosciuto come italiano in un'epoca in cui il colore della pelle rappresentava un ostacolo insormontabile. La sua vicenda è stata riscoperta e portata alla luce grazie al lavoro dello storico Mauro Valeri e del regista Tony Saccucci, che ne hanno fatto un documentario.

Le Molteplici Identità di Leone Jacovacci

Leone Jacovacci nasce in Congo, figlio dell’italiano Umberto e dell’indigena Zibu. Nel 1902 torna in Italia con il padre e viene registrato all’anagrafe come cittadino italiano. La sua vita prende una piega inaspettata quando, scappato di casa, allo scoppio della prima guerra mondiale riesce a cambiare identità e ad arruolarsi nella marina inglese col nome di John Douglas Walcker.

Durante questo periodo, Jacovacci scopre il suo talento per la boxe e negli anni '20 combatte in Francia sotto le mentite spoglie dell'afroamericano Jack Walker. Questa capacità di assumere diverse identità e di eccellere in contesti differenti dimostra la sua resilienza e il suo desiderio di affermarsi nonostante le difficoltà.

Il Ritorno in Italia e la Lotta per il Riconoscimento

Nel 1925, Jacovacci prende una decisione sorprendente: tornare in Italia e rivendicare la propria italianità. Nonostante le difficoltà che avrebbe incontrato a causa del colore della sua pelle, Jacovacci si sentiva profondamente legato alla sua terra d'origine.

Tuttavia, il regime fascista gli pone numerosi ostacoli burocratici. Inizialmente, gli viene contestato di non aver svolto il servizio militare in Italia e di non avere la residenza. Jacovacci dimostra di essere stato soldato per un Paese alleato (l’Inghilterra, sebbene sotto il falso nome di John Douglas Walker), cosa che era equivalente, e poi si trasferisce in Italia per superare anche il secondo ostacolo. Ma il regime aggiunge continuamente nuovi requisiti da rispettare, rendendo di fatto Jacovacci apolide e "invisibile". La Federazione Pugilistica Italiana (FPI) non gli concede la tessera, impedendogli di competere per il titolo italiano o europeo.

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Il Razzismo nell'Italia Fascista e il Caso Jacovacci

La storia di Jacovacci mette in luce un aspetto spesso trascurato della storia italiana: il razzismo durante il regime fascista. Sebbene il fascismo non fosse apertamente razzista verso i suoi meticci fino a un certo periodo, questi erano tenuti a rimanere in secondo piano. Il primo censimento dei neri in Italia avvenne nel 1938, se ne contarono 78, anche se erano molti di più, perché non si capiva bene chi dovesse essere contato. Valeri denuncia una sorta di vuoto storiografico sul tema dei “neri italiani” che vivevano in Italia: è stato affrontato il rapporto tra fascismo ed ebrei e neri stranieri delle colonie, ma, tranne qualche eccezione, mai quello tra fascismo e neri italiani, meticci che vivevano in Italia.

La legge dichiaratamente contro i meticci, pensata per le colonie, viene promulgata solo nel 1940 e stabilisce che il figlio di un genitore italiano e uno indigeno acquisisce solo la cittadinanza del secondo; una clausola di questa legge però precisa che i meticci nati prima del 1940 sono da considerarsi “ariani”: questo ci dice che prima di tale anno in Italia vi era una presenza non indifferente di meticci che dovevano essere in qualche modo salvaguardati.

La vicenda di Jacovacci, quindi, non è solo la storia di un pugile di talento, ma anche la storia di un uomo che ha dovuto lottare contro il pregiudizio e la discriminazione per affermare la propria identità.

Il Documentario e la Memoria Storica

Il regista Tony Saccucci ha realizzato un documentario sulla storia di Leone Jacovacci, basandosi sul libro "Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico" dello storico Mauro Valeri. Il documentario non si limita a raccontare la biografia di Jacovacci, ma esplora anche il processo di ricostruzione storica e l'importanza di ricordare il passato per comprendere il presente.

Saccucci ha scelto di inserire nel documentario anche la storia dello storico Mauro Valeri, per dimostrare che la storia è frutto di continua interpretazione e reinterpretazione. L’idea di inserire nel documentario la storia di Valeri mi è venuta una sera a cena con lui, mentre stavamo buttando giù la sceneggiatura sul solo “pugile del duce”; gli chiesi perché avesse speso ben sei anni della sua vita a scrivere un libro, Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico, con grande fatica, un libro denso e certo difficile che non ha avuto molta diffusione.

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L'Eredità di Leone Jacovacci

La storia di Leone Jacovacci continua a essere rilevante oggi, in un'epoca in cui il razzismo e la discriminazione sono ancora presenti nella società. Gli insulti che si rivolgevano a Jacovacci sono gli stessi che si riservano a Balotelli e presuppongono tale assunto: non possono esistere italiani non bianchi. La sua vicenda ci ricorda l'importanza di combattere il pregiudizio e di difendere i diritti di tutti, indipendentemente dal colore della pelle o dall'origine etnica.

Nel ’45 Jacovacci rientra in Italia dalla Francia, dove durante la seconda guerra mondiale aveva fatto l’operaio, riprende la cittadinanza italiana e viene recuperato come pugile per una serie di tornei “comunisti” (ne danno conto alcuni articoli dell’epoca de L’Unità).

La giustizia a Leone Jacovacci viene resa innanzitutto dal libro di Mauro Valeri Nero di Roma. Storia di Leone Jacovacci, l’invincibile mulatto italico (Palombi 2008), una poderosa biografia di oltre 400 pagine; che cosa può aggiungere di nuovo e diverso, dal punto di vista del mezzo, un documentario? Il documentario, rispetto al libro, consente di rivolgersi ad una platea molto più vasta. Per la praticità, anzitutto, dato che il volume ha oltre 400 pagine mentre il documentario dura poco più di un’ora; inoltre le pagine di Valeri sono pagine per studiosi, per addetti ai lavori, mentre il documentario può rivolgersi sia un ragazzino che una persona più anziana o di cultura medio-bassa. Diciamo che io sono stato il divulgatore dell’opera di Valeri, in più ho aggiunto la questione della “metodologia” storica: la prospettiva del mio documentario, rispetto all’opera di Valeri, inserisce uno sguardo “metanarrativo” che racconta anche la storia dello storico di Jacovacci.

Altri Eroi Dimenticati: Nazario Sauro e la Memoria Storica Italiana

La storia di Leone Jacovacci si inserisce in un contesto più ampio di figure eroiche dimenticate o trascurate dalla storiografia ufficiale italiana. Uno di questi è Nazario Sauro, un patriota istriano che lottò per l'annessione della sua terra all'Italia durante la prima guerra mondiale. Come Jacovacci, Sauro fu vittima delle circostanze storiche e politiche del suo tempo, e la sua storia è stata spesso oscurata o distorta.

Presso l’Acquario di Genova il sommergibile Nazario Sauro è addirittura visitabile, e probabilmente molti visitatori, pigri nell’interrogare il web (l’oracolo dei tempi moderni), si chiederanno chi fosse esattamente costui. Succede anche dalle nostre parti, in Sardegna, quando i turisti si incuriosiscono leggendo lo strano nome di una torre algherese: Sulis. Chi mai sarà? O uno stadio cagliaritano dedicato ad un certo Amsicora. Per non parlare di un altro personaggio eroico, ma dimenticato, tale Sigismondo Arquer.

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Romano Sauro è il figlio di Libero, uno dei figli (insieme a Nino, Anita, Albania ed Italo) dell’eroe. E solo la scelta di questi nomi parla più di una biografia. Romano è un ammiraglio in pensione, giovanile e con l’aspetto di un uomo di mare, anche se nato in una casa in montagna perché i suoi dovettero andare via dall’Istria per salvare la pelle. Ha scritto un libro avvincente come un romanzo: Nazario Sauro, storia di un marinaio. E con le copie di questo libro, stivate nella sua barca a vela di dieci metri, è partito dalla Liguria alcuni mesi fa per un lungo viaggio che toccherà almeno 100 porti italiani e non solo.

La storia di Nazario Sauro è raccontata in un libro dal nipote e dal pronipote e viaggia per mare tra i porti italiani e le coste adriatiche. Il nonno di Romano Sauro nasce a Capodistria (città istriana dell’impero Austro Ungarico) il 20 settembre 1880. Il nipote, nel libro, ci descrive anche episodi intimi, famigliari e poco conosciuti. La fuga dalla finestra della sua casa sul porto, a Capodistria, a soli 14 anni, per essere italiano e per raggiungere il padre in Albania. L’esperienza di navigazione tra le isole della Dalmazia e Venezia. Il breve fidanzamento e i cinque figli. L’aiuto portato nel 1915 ai terremotati della Marsica (30 mila morti). L’impegno con cui memorizzava ogni dettaglio delle coste o delle mosse austriache perché “sarebbe stato utile a suo tempo”. L’ingresso nella Marina e le oltre sessanta missioni di guerra. L’ultima missione sul sommergibile Giacinto Pullino e quella dannata secca della Galiola (il nome anche della barca di Romano) che lo ha esposto alla cattura. Il processo sommario a Pola ed il tentativo, con falsa identità, di non farsi riconoscere. Il drammatico incontro con la madre che finge di non riconoscerlo, e la testimonianza decisiva del cognato, militare austriaco. Il boia che arriva da Vienna, come con Cesare Battisti. L’esecuzione a due ore dalla sentenza. Nazario ha 36 anni, è il 10 agosto 1916.

Il Pugilato come Metafora di Vita: Armando Casamonica e la Redenzione

Il pugilato, come disciplina sportiva, può essere visto come una metafora della vita, con le sue sfide, i suoi ostacoli e le sue possibilità di redenzione. La storia di Armando Casamonica, un pugile proveniente da una famiglia nota per i suoi legami con la criminalità organizzata, ne è un esempio emblematico.

Famiglia complessa quella dei Casamonica capace di dare alla luce molti capi crimine e anche tanti pugili di grande valore. Armando Casamonica, 23 anni, fresco campione dei superleggeri, è un esempio in positivo. Due modi diversi di veicolare la violenza, una brutale da scaricare sulla strada - lo dicono le inchiesta della procura di Roma - per imporsi con la forza con l’obiettivo di controllare spicchi della Città Eterna e vendere la droga. Un’altra controllata, educata, legale, anni di allenamento e disciplina che si trasformano in un’arte, salire su ring danzare, colpire e schivare. Pugili erano anche Sandro, che non ha mai avuto problemi con la giustizia, e Romolo (Zorba) Casamonica, quest'ultimo olimpionico a Los Angeles 84. Un altro boxeur è stato Domenico Spada, Vulcano, ex campione pesi medi, condannato insieme ad altri esponenti dei clan Spada e Casamonica per diversi reati. Nelle fila della criminalità capitolina hanno fatto "scuola" pugili prestati al recupero crediti e alle spedizioni punitive per conto dei boss.

Armando Casamonica la sua prima corona - nuovo campione italiano dei pesi superleggeri - l’ha conquistata venerdì sera al Cus Palermo. Quello di venerdì tra Casamonica e Picardi è stato un incontro di rara potenza: dieci riprese ad alta intensità agonistica da parte di entrambi i pugili, che non si sono risparmiati nemmeno per un istante. Casamonica ha giocato il ruolo del boxeur aggressivo, da puro “pressure fighter”, riuscendo talvolta ad anticipare il sinistro di Picardi con ottimo tempismo. Da parte di Picardi c'è stata una boxe compassata ma precisa, con cui ha colpito spesso di rimessa, ma allo stesso tempo ha cercato di rispondere con determinazione negli scambi alla corta distanza.Dopo le prime sei riprese, piuttosto equilibrate e ripartite equamente tra i due pugili, 'La Furia del Quadraro' Casamonica è riuscito a mantenere sempre un alto volume di azioni e di colpi messi a segno, che lo hanno premiato agli occhi dei giudici: 96-94, 97-93, 96-94 i cartellini che hanno fatto di lui il nuovo campione italiano dei pesi superleggeri.

La storia di Casamonica dimostra come lo sport, e in particolare il pugilato, possa offrire una via d'uscita dalla criminalità e dalla marginalità sociale, e come la disciplina, la determinazione e il rispetto delle regole possano portare al successo e alla realizzazione personale.

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