Guantoni da Boxe: Storia ed Evoluzione di uno Sport Amato e Conteso

La boxe, sport amato per la sua importanza storica, per il mix di passione e sudore, fatica e impegno, è anche uno sport contestato. Molti vorrebbero cancellarlo dai libri, dai palinsesti televisivi, dalle competizioni sportive, perché considerato violento, senza considerare la rabbia che spesso si manifesta in altri sport, come il calcio. Ma la storia e la leggenda di questo sport sono radicate nel tempo.

Forse sarebbe il caso di scoprire cosa si nasconde dietro un paradenti, un paio di calzoncini, due guantoni e due cuori che si battono per dimostrare chi è il più forte, su un ring, non in mezzo al traffico, sul luogo di lavoro o in famiglia.

Le Antiche Origini del Pugilato

Le origini del pugilato risalgono all'antichità. Incontri famosi sono descritti nell'Iliade e nell'Eneide. I combattenti usavano proteggersi le mani con lacci di cuoio rinforzati con placche di piombo. Il pugilato entrò a far parte del programma olimpico nel 668 a.C. e la letteratura tramanda i nomi dei vincitori delle olimpiadi su un arco di tempo di oltre un millennio. Non erano previste categorie di peso e per questo motivo, la disciplina, a livello agonistico elevato, era riservata a soggetti di taglia notevole.

Il pugilato era presente anche nella Roma antica. Il combattimento terminava con la resa di uno dei due contendenti; le ferite gravi (e a volte anche la morte) erano accettate, non essendo dovute a malvagità, ma semplicemente alla superiorità tecnica e atletica. Abbiamo tante testimonianze di graffiti preistorici risalenti al III millennio avanti Cristo, dove è possibile ammirare uomini che combattono con pugni chiusi. I primi combattimenti sono descritti anche in citazioni dei poemi omerici, e tra inni e leggende della civiltà Greca, Romana, Mesopotamia e dell’antico Egitto. I combattimenti terminavano spesso con la morte, inizialmente erano senza protezioni, solo successivamente i Greci iniziarono ad usare lacci di cuoio con placche di piombo per protezioni alle mani. Nel medioevo questa disciplina ebbe un declino.

La Nascita della Boxe Moderna

Bisogna giungere al 1719 per vedere nascere a Londra una scuola moderna di pugilato. Nello stesso anno un certo James Figg si autodichiarò campione di boxe avendo vinto 15 combattimenti e non trovando nessun avversario che avesse il coraggio di sfidarlo. Figgn era un'"armadio", aveva un corpo di atleta, era alto 1.84 cm e pesava 84 kg. Al tempo non si parlava di boxe ma di "nobile arte della difesa". Naturalmente, oltre al sapersi difendere, a scuola si imparava anche come far valere i propri diritti, i quali erano meglio difesi dopo abbondanti mescite di birra e gin. Non esistevano regole di combattimento e i pugilatori lottavano a mani nude.

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Il successore sul trono di Figg, certo Jack Broughton, propose nel 1743 un codice di regole che includevano: l'identificazione di un ring delimitato da corde, la presenza di due secondi che potessero assistere il pugilatore, l'identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo. Inoltre venivano indicati i colpi vietati e ciò: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura. Era inoltre prevista la sospensione dell'incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugilatori erano a terra; trascorsi i 30 secondi si contavano 8 secondi: chi non era in grado di riprendere era sconfitto. Non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Era inoltre regola che si facessero scommesse e gli stessi pugilatori scommettevano su se stessi. Famoso il caso di Johnson Jackling che, forte della sua superiorità, nella seconda metà del 1700 si arricchì grandemente puntando sempre su se stesso. Morì però in povertà, dopo aver suscitato entusiasmi enormi e sperperato la sua fortuna.

La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella di oggi, i colpi venivano portati anche a martello, il perimetro entro il quale combattevano i pugili era delimitato dagli stessi spettatori, oppure si tracciava una linea circolare a terra. Quando James Figg decise di ritirarsi, formò la prima Accademia della boxe, in seguitò cominciò ad organizzare incontri in un anfiteatro ad Oxford Street. Il successore di Figg fu George Taylor, suo atleta nell’anfiteatro, che divenne campione d’Inghilterra.

Le Regole del Marchese di Queensberry e l'Evoluzione delle Categorie di Peso

Nel 1825 si svolse il primo incontro tra un campione britannico, Sayer, e un campione americano, Heenan. Finì dopo 42 riprese con un'invasione di campo da parte della folla, la fuga dell'arbitro e un verdetto di parità che calmò parzialmente gli animi degli spettatori. L'ambiente delle scommesse avvelenava progressivamente il pugilato e i verdetti risentivano della mancanza di regole certe cui gli arbitri potessero rifarsi.

Furono quindi scritte regole, per merito soprattutto del marchese di Queensberry, che aprirono la porta al pugilato moderno. Nel 1865 John Sholto Douglas scrisse insieme all’atleta John Graham Chambers le regole del marchese di Queensberry, il codice della boxe scientifica che contiene i fondamenti principali comuni anche con la boxe moderna: obbligo guantoni, round, KO, categorie di peso. Venivano introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); veniva stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'altro pugile di allontanarsi senza colpire il pugile caduto, anche se questo aveva solo un ginocchio a terra. Erano obbligatori guanti nuovi. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto; rimaneva fluttuante il numero delle riprese che veniva lasciato alla contrattazione tra i pugili. Tuttavia, era facoltà dell'arbitro prolungare l'incontro sino a che non fosse manifesta l'inferiorità di uno dei due contendenti. Rimaneva quindi il concetto che il perdente era colui che soccombeva, soluzione quindi molto prossima a quella del KO.

Bisogna arrivare ai primi del 1900 per la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri: 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali.

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La Boxe Oggi: Principi e Protezioni

La boxe di oggi ha principi molto semplici, si combatte in un quadrato, come protezioni abbiamo l’utilizzo di guantoni, caschetto, conchiglie e paradenti per limitare i danni della massima potenza di un pugno, l’incontro si divide in più riprese da tre (o meno) minuti, e con l’intervallo di un minuto, per i professionisti il caschetto non viene usato.

Il primo “codice della boxe scientifica” fu scritto nel 1865 per mano di John Douglas e dell'atleta John Chambers. Questa raccolta di regole, contenente i fondamentali della boxe che conosciamo ancora oggi, sancì l'inizio di una boxe meno violenta e più sicura, considerata come una disciplina di abilità e velocità piuttosto che di mera forza fisica. Dal momento in cui fu scritto questo testo, i combattimenti iniziarono a prevedere l'uso obbligatorio dei guantoni, la divisione dell'incontro in più riprese da tre minuti ognuna, l'intervallo di un minuto tra una ripresa e l'altra, l'istituzione del KO, secondo il quale il pugile perdeva l'incontro se nono si riprendeva entro 10 secondi, l'istituzione delle categorie di peso per permettere ai pugili di combattere con atleti appartenenti alla stessa categoria. Indubbiamente, le emozioni che un incontro di boxe può suscitare sono molto intense e coinvolgenti sia per i lottatori sia per il pubblico. Non a caso, i campioni di pugilato vengono considerati dal mondo come vere e proprie leggende, mentre i guantoni da combattimento sono oggi un emblema di forza e coraggio.

Campioni Italiani che Hanno Fatto la Storia

  • Primo Carnera: Soprannominato "la montagna che cammina", (nato a Sequals 25 ottobre 1906, morto 29 giugno 1967), era un uomo di oltre 197 cm di altezza, quando la statura media dell’uomo italiano era 165 cm. Nel 1925 trovò occupazione in un circo come lottatore e venne notato da Paul Journée che lo convinse a diventare un pugile.
  • Mario D’Agata: Soprannominato "il piccolo Marciano", (nato ad Arezzo il 29 Maggio 1926, morto a Firenze il 4 Aprile 2009), pesi gallo. Sordomuto dalla nascita, vinse il titolo italiano e poi quello mondiale dei pesi gallo nel 1956.
  • Nino Benvenuti: (nato a Isola d’Istria il 26 Aprile 1938). Iniziò a praticare il pugilato all’età di 13 anni e vinse numerosi titoli sia da dilettante che da professionista.

Questi campioni italiani, non sono certamente gli unici, ma sono quelli che hanno fatto avvicinare a questo sport grazie ai racconti di un padre, anch’egli maestro di pugilato.

Campioni Internazionali Che Hanno Scritto la Storia della Boxe

  • Muhammad Ali: Considerato da molti come il pugile più forte di sempre, è stato il detentore del titolo mondiale di campione dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978. Medaglia d'oro al pugilato nei Giochi Olimpici di Roma del 1960, Clay si è sempre distinto per la sua particolare rapidità nei movimenti e nei colpi malgrado la sua stazza imponente.
  • Mike Tyson: Divenne una vera star internazionale tra gli anni '80 e '90. Vincitore di una serie di titoli quando era ancora giovanissimo, Tyson non era considerato solamente un campione di pugilato, ma anche un vero emblema di forza, capace di intimidire gli avversari con la sua fama di “Iron Mike”.

Marche Storiche di Guantoni da Boxe

  • Leone: Fondato nel 1947 dal Cav. Orlando Leone, inizialmente attivo negli accessori da calcio, divenne il brand indiscusso dei guantoni della boxe in Italia. Oggi, alla terza generazione della famiglia Leone, il marchio si è esteso anche alle altre discipline da combattimento.
  • Everlast: La cui attività iniziò nel lontano 1910 nel Bronx. Inizialmente, l'azienda Everlast fondata dalla famiglia Golomb produceva costumi da bagno. L'idea si trasformò in un progetto di successo quando il pugile Jack Dempsey richiese dei guantoni da boxe più resistenti.

Muay Thai: Un'arte Marziale con Radici Antiche

La Muay Thai è un’arte marziale con una lunga tradizione, che risale a centinaia di anni fa. Le origini e la storia primordiale di questa arte sono sconosciute; tuttavia, i ricercatori risalgono ai periodi di sviluppo della Muay dal XIII° secolo in poi. La classificazione tradizionale della storia del Siam (che diventerà Thailandia nel 1949) si basa su cinque epoche, ognuna delle quali è identificata dalla capitale eletta in quel momento. Secondo questa classificazione esistevano un’era preistorica o pre-Sukhothai, un’era Sukhothai, un’era Ayutthaya, un’era Thonburi e un’era Rattanakosin; quest’ultima è comunemente divisa in 3 epoche (antico, medio e tardo Rattanakosin).

La Muay Thai ha attraversato molte trasformazioni nel corso dei secoli passando da tecnica puramente da campo di battaglia a sport ben regolato. Lo sport da combattimento molto apprezzato che conosciamo oggi è il risultato della mescolanza dell’antica Muay con la Boxe occidentale: questo mix è stato creato nel corso di pochi decenni, durante l’era Rattanakosin media e tarda, che corrisponde all’incirca agli anni che vanno dal 1909 al 1970.

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Durante il regno di Rama VI (re Mongkut) (1909-1924), la Muay subì una prima grande trasformazione che portò al futuro sviluppo di quest’Arte. In effetti, il primo stadio di boxe permanente (Sanam Muay Suan Kularb) fu eretto nel 1921 e gli incontri di boxe cominciarono ad essere organizzati con regolarità. I pugili usavano ancora avvolgere le mani con corde di cotone grezzo, combattendo con le vecchie regole del Muay Kard Chiek. In questo periodo iniziarono ad essere utilizzati i guantoni da Boxe occidentale e le regole e le normative lentamente diventarono più stringenti, al fine di definire un nuovo approccio al combattimento, meno brutale ed estremamente spettacolare. L’introduzione del pugilato occidentale non fu inizialmente benvenuta: tuttavia, allenatori e combattenti accettarono il nuovo “compagno” e assorbirono poco a poco gli elementi che potevano migliorare la loro tecnica e metodologia di allenamento.

Nel periodo di Rama VII (re Prachathipok) (dal 1924 al 1933), furono creati altri due stadi: Sanam Muay Lak Muang e Sanam Muay Ta Chang. In quegli anni numerosi libri di testo furono scritti da eminenti insegnanti dell’epoca, delineando un’arte marziale in piena evoluzione: questo processo non si è più fermato ed è ancora attivo al giorno d’oggi. Secondo molti esperti questa capacità evolutiva rappresenta la vera forza della Muay Thai. Nel 1929 fu dichiarato obbligatorio l’uso dei guantoni da boxe: la morte di un pugile causata dai colpi alla testa che aveva subito nel corso di un combattimento di Kard Chiek portò alla decisione finale di vietare l’uso dei bendaggi con corde.

Prima della seconda guerra mondiale, la Muay Thai ha attraversato per molti anni una fase di tranquillità. La fondazione dello stadio Rajadamnern di Bangkok è stata ordinata dall’ex primo ministro Pibulsongkram. La società italiana “Imprese Italiane all’Estero” ha vinto il contratto per la costruzione dello stadio nel 1941. La prima pietra è stata posata il 1° Marzo (lo stadio definitivo completamente attrezzato è stato terminato nel 1951). Più tardi, alla fine del 1944, iniziò un tentativo di rilanciare lo sport nazionale thailandese e dopo la fine della guerra, nell’agosto del 1945, il rilancio era in pieno svolgimento. Il Rajadamnern Stadium è stato ulteriormente rinnovato: entro la fine di quell’anno si ricominciarono a disputare incontri di boxe. Quegli anni hanno visto la grande trasformazione di una disciplina di combattimento ancestrale che si è evoluta in uno sport moderno.

Cosa è successo ai vecchi stili di Muay che si sono evoluti autonomamente in ogni regione della Thailandia e hanno fatto la storia di quest’arte prima che la modernità la cambiasse? I quattro principali stili regionali sono Muay Lopburi (Thailandia centrale), Muay Korat (Thailandia nord-orientale), Muay Chaiya (Thailandia meridionale) e Muay Ta Sao (Thailandia settentrionale). In effetti questi anni sono etichettati come periodo dello “sviluppo” o del “cambiamento” dai seguaci degli stili tradizionali: la Muay Thai da Boran divenne Moderna.

I thailandesi sono molto pragmatici: quando i bisogni cambiano, gli strumenti devono cambiare di conseguenza. Per questo motivo, tutti i principali stili regionali hanno adattato le loro tecniche alla nuova necessità di competere con regole e regolamenti che non avevano mai usato prima. Il risultato fu che molte delle tecniche che avevano reso famosi i praticanti di Muay nel corso dei secoli, iniziarono lentamente ad essere abbandonate perché considerate obsolete.

Il famoso stile di combattimento Pla Kat iniziò ad essere abbandonato: i Pla Kat o pesci da combattimento attaccano e si ritirano velocemente più volte fino a quando l’avversario non viene sconfitto. Prima dell’introduzione dei guantoni da boxe, molti Nak Muay Kard Chiek (combattenti) utilizzavano la stessa strategia per colpire e tornare rapidamente in una posizione sicura, evitando così con un veloce gioco di gambe un possibile contrattacco. Questo atteggiamento era simile a quello usato dai combattenti della provincia di Nakhon Ratchasima (Korat): in realtà, quel periodo ha visto una lunga serie di prestazioni vincenti da parte dei pugili di Muay Korat, poiché il loro stile era già adatto a recepire le nuove regole. Uno dei marchi della moderna Muay Thai, il famoso Tae Wiang (calcio circolare) è stato preso in prestito dai pugili Korat; in breve tempo si è rivelata una delle tecniche di calcio più efficaci che potevano essere utilizzate nelle competizioni moderne e la maggior parte dei combattenti e degli insegnanti l’ha adottato.

Le tecniche di pugno provenienti dal pugilato occidentale erano di gran lunga le migliori quando si combatteva con i guantoni da boxe. I combattenti thailandesi tendevano a fare affidamento sugli arti inferiori (ginocchia e parte inferiore della gamba) e sui colpi di gomito per attaccare: dall’introduzione dei voluminosi guantoni da boxe si sono visti costretti a ristrutturare il loro stile e hanno dovuto “imparare” a usare la nuova attrezzatura. Senza presunzione, hanno studiato e alla fine hanno imparato il nuovo modo di utilizzo del pugno guantato senza dimenticare alcuni dei colpi di mano della vecchia scuola come il pugno del pescatore, il colpo a mano aperta e il colpo col dorso del pugno . Il cosiddetto pugno del pescatore era in realtà un pugno a martello che i combattenti usavano per attaccare le clavicole e la sommità della testa. Il colpo col palmo o tallone della mano era una tecnica usuale sia nei combattimenti di Kard Chiek che nelle tecniche corpo a corpo militari. Il dorso della mano veniva utilizzato per scagliare larghe sventole orizzontali o corti colpi dall’alto verso il basso: i primi miravano al lato della testa mentre il secondo tipo veniva impiegato per attaccare la radice del naso da una distanza ravvicinata.

Attingendo alla loro vasta esperienza, in pochi anni i migliori insegnanti thailandesi riuscirono a codificare una superba nuova arte di combattimento che combinava il meglio dei due mondi: l’antica Arte dei guerrieri siamesi e la moderna Scienza degli atleti occidentali. Anche se la Thai Boxing è un meraviglioso ibrido che ha trovato il suo posto tra gli sport più spettacolari, non si può negare che durante gli anni del grande cambiamento da Muay Kard Chiek a Thai Boxing, per un breve periodo di tempo, i combattenti hanno mostrato il meglio di due mondi: quello antico (ancora legato all’antica Muay Boran) e quello moderno (prodotto dal mix di boxe occidentale e Muay tradizionale). Per i professionisti moderni e soprattutto per tutti i Khru Muay lo studio dei sistemi di allenamento, delle strategie di combattimento e delle tecniche speciali dei grandi combattenti tailandesi di quel tempo ha il massimo valore.

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