Introduzione
Esattamente dieci anni fa, il 17 luglio 2014, il mondo veniva sconvolto dalla notizia dello schianto, nell’Ucraina orientale, del volo MH-17 della Malaysian Airlines da Amsterdam a Kuala Lumpur. La guerra in Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022 con l'invasione del Paese da parte delle truppe russe, ha radici profonde che vanno oltre il semplice ingresso di Mosca nel Donbass. Per capire le motivazioni dei soldati russi, è necessario analizzare il contesto storico, geopolitico e le narrazioni che alimentano il conflitto.
Antefatti e escalation del conflitto
Nel corso del 2014, in Ucraina si stava svolgendo la più grande guerra europea dopo il 1945, attraverso una successione di escalation armate sempre più allarmanti da parte della Russia in Crimea e nel bacino del Donets (Donbas). La guerra della Russia è iniziata con l’occupazione della Crimea da parte delle truppe regolari russe nel febbraio 2014 ed è proseguita con l’annessione della penisola nel marzo 2014. Ad essa ha fatto seguito, nell’aprile 2014, l’incursione di truppe irregolari russe nel Donbas e, nel maggio 2014, una violenta escalation di scontri di piazza con oltre 40 morti a Odesa. Nel giugno 2014, un aereo da trasporto ucraino, Il-76, è stato abbattuto e tutti i 49 membri dell’equipaggio a bordo sono stati uccisi. L’abbattimento dell’MH-17 è seguito nel luglio 2014. Infine, le truppe regolari russe hanno iniziato a invadere, su larga scala, l’Ucraina orientale continentale a metà agosto 2014. Nonostante queste continue manifestazioni di crescente aggressività militare russa, l’Occidente ha reagito solo docilmente, con dichiarazioni politiche e misure punitive minori.
Solo dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, il 24 febbraio 2022, l’Occidente ha iniziato a prendere coscienza del fatto che la Russia è uno Stato revisionista che cerca di imporre la propria visione dell’ordine di sicurezza europeo.
Mancanza di competenze specifiche per ogni Paese
Le tensioni esplosive tra Russia e Ucraina e l’ingerenza di Mosca negli affari interni dell’Ucraina dal 1991 erano in gran parte sfuggite all’attenzione giornalistica, analitica e accademica dell’Occidente prima dell’inizio dell’aperta interferenza russa nel 2014. Le narrazioni russe dell’escalation regionale nell’Ucraina orientale e meridionale erano semplici, comprensibili e avevano senso per molti osservatori. C’è stata un’evidente mancanza di consapevolezza internazionale della metodologia ibrida russa nelle sue relazioni estere.
I reporter giunti nel 2014 in Ucraina orientale hanno assistito alle proteste filorusse e ascoltato i cittadini ucraini filorussi. Spesso non sono riusciti a contestualizzare gli eventi in corso e a classificare correttamente l’importanza delle tendenze locali filorusse apparentemente manifeste. Alcuni osservatori stranieri non hanno saputo nemmeno distinguere tra i residenti del Donbas e i “turisti politici” provenienti dai vicini Oblast russi che hanno attraversato come avventurieri il confine di Stato o sono stati trasportati in autobus in Ucraina per partecipare alla “primavera russa”. I giornalisti filo-ucraini e le altre voci locali anti-separatiste del Donbas, invece, hanno dovuto affrontare minacce aperte e violenza fisica da parte dei loro concorrenti politici, spesso guidati da Mosca o talvolta semplicemente immigrati dalla Russia. Spesso i locali filo-ucraini non potevano esprimere pubblicamente la loro posizione e quindi rimanevano invisibili ai giornalisti in visita.
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Guardare l’Ucraina attraverso le lenti russe
I media occidentali hanno iniziato a espandere la loro presenza in Ucraina in misura sufficiente solo nel dicembre 2021, alla vigilia dell’invasione su larga scala. Prima di allora, gran parte dei reportage erano realizzati da corrispondenti con sede a Mosca e che parlavano solo russo. Come ha detto Otar Dovzhenko a Radio Liberty: “Se vivi in Russia e leggi i media russi, che tu sia americano, tedesco o francese, inizi a guardare gli eventi in Ucraina, Moldavia e Bielorussia un po’ con gli occhi russi”.
Un esempio di tale squilibrio si può vedere in un articolo del NYT del febbraio 2022, purtroppo intitolato “I nazionalisti armati in Ucraina rappresentano una minaccia non solo per la Russia” - una formulazione ampiamente in linea con la propaganda ufficiale russa di allora e di oggi.
Distinguere i fatti dalla finzione
I segnali di un coinvolgimento diretto della Russia in eventi sospetti nel Donbas sono stati molteplici a partire dall’aprile 2014, se non addirittura prima. La maggior parte degli ucraini ha capito intuitivamente, fin dai primi giorni della presunta “ribellione”, che c’era qualcosa di sbagliato. Hanno percepito che questa guerra era iniziata, diretta e finanziata dalla Russia. Al contrario, l’Occidente ha impiegato del tempo per stabilire, specificare e verificare i fatti e per falsificare le numerose bugie. La lenta reazione pubblica dell’Occidente agli eventi in corso nel sud e nell’est dell’Ucraina ha lasciato spazio alla disinformazione di Mosca, che ha potuto diffondere così mezze verità e narrazioni apologetiche.
Lo specchio occidentale che immagina la Russia
Molti politici dell’Europa occidentale sono guidati dal paradigma della risoluzione pacifica dei conflitti, nato dall’impegno del secondo dopoguerra a non permettere mai più guerre e genocidi. Credevano che la Russia avesse imparato le stesse lezioni dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli obiettivi finali e la strategia complessiva della Russia sono rimasti poco chiari fino al 2022. La modalità operativa della Russia è agile e si sviluppa per tentativi ed errori. Il Cremlino cerca le vulnerabilità che possono essere sfruttate e preferisce attaccare il più a lungo possibile, al di sotto di una soglia che scateni una ritorsione.
La Russia manipola il quadro di risoluzione del conflitto
Perseguendo una tattica nota come “controllo riflessivo” o “controllo dell’escalation“, la leadership russa ha usato l’aggressione strumentale attraverso i proxy per imporre la sua volontà sull’Ucraina e le sue concezioni sui partner occidentali. Il comportamento aggressivo si è alternato a una presunta de-escalation e a finte concessioni per ingannare i politici e i diplomatici occidentali e farli sperare che una risoluzione pacifica fosse ancora possibile.
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L’impegno della Russia nella contrattazione di apparenti accordi con il suo nemico è preparato e accompagnato da un’escalation mirata. Ciò avviene per esercitare la massima pressione sul partner negoziale. Durante i colloqui, Mosca ha ricordato la sua continua disponibilità all’aggressione e al dominio dell’escalation. Ha dispiegato attivamente le sue forze regolari e per procura prima, durante e dopo i negoziati - fino al 2022, in gran parte impunemente. Allo stesso tempo, Mosca ha mantenuto - con la sua piena partecipazione al Formato Normandia, al Gruppo di contatto trilaterale (“Processo di Minsk”) e a due missioni di osservazione speciale dell’OSCE - l’illusione di una possibile risoluzione pacifica.
Le cause della guerra in Ucraina
Ragioni storiche e culturali
L’Ucraina, e in particolare la capitale Kiev, è storicamente considerata dalla Russia la culla del popolo russo e del successivo impero russo. Fino al 1991, l’Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica. Tutt'oggi, i due Stati sono indissolubilmente legati dal punto di vista energetico e infrastrutturale: l'Ucraina dipende dal gas russo e attraverso il suo territorio passano vari gasdotti che trasportano idrocarburi nel resto d'Europa.
L'espansione della NATO e la sicurezza russa
Dal punto di vista strategico, la Russia considera l’Ucraina un cuscinetto territoriale assolutamente necessario per distanziare se stessa dagli Stati Uniti. Dopo la caduta dell’URSS, gli Stati Uniti hanno espanso attraverso la NATO la propria area di influenza verso l’Europa orientale, arrivando a farvi rientrare persino l’Ucraina e giungendo così sull’uscio di casa della Russia.
La questione del gas russo
L’Ucraina è un Paese molto povero e dipende dal gas russo. Anche una buona parte del gas che serve all’Europa giunge dalla Russia proprio attraverso gasdotti che passano in territorio ucraino. Finché l’Ucraina era alleata della Russia, quest’ultima le ha venduto il gas a un prezzo di favore. Ma questo sistema si è incrinato agli inizi degli anni 2000, quando ha vinto le elezioni un partito filo-occidentale e la Russia, per “punizione” ha preteso il pagamento dei debiti e ha alzato il prezzo del gas.
La crisi del 2014: Crimea e Donbass
Tra 2013 e 2014, in Ucraina si è verificata una rivoluzione che ha portato al potere un governo filo-occidentale che ha firmato un trattato di maggiore integrazione economica con l'UE. La Russia non aveva la minima intenzione di perdere l’ex alleato e ha reagito, occupando militarmente la Crimea e sostenendo la ribellione di truppe indipendentiste in due regioni sud-orientali dell’Ucraina (Donetsk e Luhansk), conosciute col nome di Donbass.
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Gli interessi di Russia, Stati Uniti ed Europa
L'obiettivo russo è recuperare l’Ucraina sia per la sua importanza strategica e storica, sia perché Putin non vuole essere ricordato come il leader che l’ha persa. Inoltre, se in Ucraina democrazia e capitalismo dovessero funzionare, anche i cittadini russi potrebbero cominciare a chiedere maggiori diritti e libertà, creando quindi problemi di instabilità interna. Gli USA, d’altro canto, non vogliono cedere terreno alla Russia. I Paesi europei, infine, sono divisi e contano limitatamente: quelli del nord e dell’est sono terrorizzati da possibili concessioni alla Russia o da una guerra, mentre quelli dell’ovest sono in gran parte dipendenti da Mosca per le forniture di gas e temono che sanzioni troppo severe potrebbero danneggiare anche le loro economie.
Narrazioni e propaganda nel conflitto
La Russia e la mistificazione della realtà
La Russia mette in campo due tecniche comunicative: una destinata al pubblico interno e la seconda al resto del mondo. Per la propria opinione pubblica, la Russia usa la minaccia: fisica, reale. Risulta efficace per cambiare la verità degli eventi perché fa leva sulla paura. Una legge federale ha stabilito che la guerra non si potesse chiamare “guerra”, e neppure “offensiva” o “invasione”, ma solo “operazione militare speciale”. La seconda tecnica di comunicazione russa è rivolta al pubblico straniero. La propaganda russa all’estero conta non solo sui propri “agenti” che mettono in rete notizie false e fuorvianti, ma anche su una nuova “quinta colonna” di collaborazionisti inconsapevoli.
L'Ucraina e la propaganda tradizionale
L’Ucraina usa una propaganda più tradizionale, uguale per l’interno e l’estero. Un complesso di tecniche utilizzato per indurre in chi ascolta considerazioni su ciò che sta succedendo favorevoli alle necessità di Kiev. Non importa siano vere o false. E’ sempre successo in tutte le guerre. E’ la classica propaganda. Zelensky pone sotto il suo controllo anche l’informazione: la televisione ucraina è monopolizzata dallo Stato, con un unico programma trasmesso su tutti i canali di notizie centrali, la United Marathon. Prima dell’invasione russa esisteva già una legge che giustificava la chiusura dei media filo russi. Dallo scoppio della guerra le tv vengono chiuse senza alcun procedimento giudiziario. Come si “protegge” il “marchio Ucraina”? Promuovendo ogni notizia vera o falsa che evidenzia i “valori” ucraini e svilisce quelli russi.
La narrativa occidentale
In Occidente non abbiamo censura, non abbiamo minacce, non abbiamo neppure un ufficio governativo di propaganda che dice ai media cosa può o non può scrivere. Eppure la narrazione della guerra è generalmente a senso unico, allineata con la versione ucraina a cui viene dato enorme credito e di certo precedenza acritica.
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