Il karate sportivo rappresenta l'evoluzione agonistica di un'antica arte marziale, un insieme di pratiche originariamente concepite per il combattimento. Questa disciplina, che affonda le sue radici nella storia e nella filosofia orientale, ha subito una trasformazione per adattarsi al mondo delle competizioni, pur mantenendo intatti i suoi valori fondamentali.
Origini e Storia del Karate
Il Karate (dal giapponese "mano vuota") è un'arte marziale di origine cinese, sviluppatasi nell'isola giapponese di Okinawa intorno al XIV secolo con l'introduzione e la diffusione del tode, una forma di combattimento senza armi. L'etimologia del termine, legata ai diversi ideogrammi utilizzati per rappresentarlo, apre a molteplici interpretazioni: una di queste rende l'accezione originaria di "mano cinese", mentre un'altra, quella della "mano vuota", è riconducibile sia al fatto che il karate non prevede l'uso di armi, sia al concetto di "scavo interiore", di vuoto creato con la mano.
Nella sua dimensione sportiva, il karate prende forma nei primi anni Venti del Novecento, su impulso di colui che viene considerato il codificatore e l'inventore del primo stile moderno (lo shotokan), G. Funakoshi, che dall'antica arte marziale raccoglie anche i principi filosofici, morali e comportamentali. Nel 1931 la disciplina viene riconosciuta dal Butokukai, l'organismo imperiale preposto all'educazione della gioventù.
Sho Hashi, re di Chuzan, nel 1429 unificò i tre regni di Okinawa: Hokuzan a nord, Chuzan al centro e Nanzan a sud. Dopo la battaglia di Sekigahara (1600), i Tokugawa vittoriosi concessero al bellicoso clan degli Shimazu, che governavano il feudo di Satsuma nell’isola di Kyushu, di occupare le Ryu-kyu: 3.000 samurai compirono l’invasione senza incontrare valida resistenza (1609). Poiché fu rinnovato il divieto di possedere armi e persino gli utensili di uso quotidiano come bastoni e falcetti dovevano essere chiusi nei magazzini durante la notte, gli abitanti si dedicarono in segreto allo studio di una forma di autodifesa da usare contro gli invasori. Nacque così la scuola Okinawa-te («mano di Okinawa»), detta anche to-de («mano cinese» [l’ideogramma to caratterizza la dinastia Tang]), che si differenziava in tre stili: Naha-te, sul modello del kung-fu / gongfu della Cina meridionale (shorei-ryu), Shuri-te e Tomari-te, sul modello del kung-fu / gongfu della Cina settentrionale (shorin-ryu).
Il primo maestro delle Ryu-kyu fu Sakugawa di Shuri (1733-1815), soprannominato “Tode” perché combinò il kempo, da lui studiato in Cina, con le arti marziali di Okinawa. Fu suo allievo Sokon Matsumura di Shuri (1809-1901), maestro di Anko Azato (1827-1906), a sua volta maestro di Funakoshi. Il primo maestro di Okinawa a recarsi in Giappone fu Choki Motobu di Shuri (1871-1944), straordinario combattente ma illetterato, che perciò non ottenne grande successo come insegnante. Gichin Funakoshi nacque a Shuri (1868-1957). Bambino gracile e introverso, si appassionò alle arti di combattimento: studiò con Azato, padre di un suo compagno di scuola e maestro di svariate arti marziali, poi con Itosu, quindi con Matsumura. Nel 1921 passò per Okinawa il principe Hirohito, diretto in Europa, e nel castello di Shuri Funakoshi organizzò un’esibizione che fu molto apprezzata. Lasciato l’insegnamento, nella primavera del 1922 Funakoshi fu scelto per eseguire una dimostrazione di karate alla Scuola Normale Superiore Femminile di Tokyo, ove si stabilì. Nel 1922 scrisse Ryu-kyu kempo: karate (karate significava ancora «mano cinese» e i nomi dei kata erano quelli originari di Okinawa). I primi anni furono difficili soprattutto sotto l’aspetto economico. Nel 1931 il karate fu ufficialmente riconosciuto dal Butokukai, l’organizzazione imperiale per l’educazione della gioventù. Dopo aver utilizzato un’aula del Meisei Juku (un ostello per studenti di Okinawa nel quartiere Suidobata), per qualche tempo Funakoshi fu ospite nella palestra del maestro di scherma Hiromichi Nakayama. Nel 1936, grazie al comitato nazionale di sostenitori del karate, venne costruito il dojo Shotokan («casa delle onde di pino») a Zoshigaya. Per facilitare la diffusione del karate in Giappone l’ideogramma to, che si leggeva anche kara («cinese»), fu cambiato con un altro avente la stessa pronuncia, ma il significato di «vuoto» (sia nel senso di «disarmato», che in riferimento allo stato mentale del praticante, concetto zen di mu-shin). Il Maestro lasciò la direzione dello Shotokan al figlio Yoshitaka, che trasformò profondamente lo stile elaborato dal padre, inserendovi attacchi lunghi e potenti, che facevano uso di nuove tecniche di calci.
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Discipline del Karate Sportivo
Il karate sportivo si articola principalmente in due discipline: Kumite e Kata.
Kumite
Il Kumite è la forma di Karate più nota al grande pubblico e prevede l'incontro tra due atleti su un Tatami, un tappeto di 8x8 metri con un'area di sicurezza aggiuntiva di 2 metri. L'incontro ha una durata di 3 minuti, durante i quali i giudici assegnano punteggi per Sanbon (3 punti), Nihon (2 punti) e Ippon (1 punto) se il karateka soddisfa 6 diversi criteri tecnici. La vittoria si ottiene accumulando un punteggio maggiore rispetto all'avversario al termine dell'incontro o raggiungendo un vantaggio di 8 o più punti durante la gara.
Kata
Il Kata è un esercizio individuale che prevede la simulazione di parate, colpi e prese in assenza di un avversario. Una giuria valuta la corretta esecuzione del gesto, assegnando un punteggio in base alla precisione e alla potenza dimostrate.
Il Karate alle Olimpiadi di Tokyo 2020
Come ampiamente previsto, il percorso del karate ai Giochi Olimpici si è già concluso. La prima apparizione che abbiamo ammirato alle Olimpiadi di Tokyo 2021, infatti, almeno per il momento rimarrà l’unica. Un vero peccato per i karateka di tutto il mondo, per gli appassionati di questa arte marziale, e per lo sport in generale.
Anche se rimandato al 2021, il Karate alle Olimpiadi resta un evento epocale. Divisivo, acclamato, odiato. Un qualcosa che cambierà il nostro sport per sempre. Su questo non c’è dubbio. Io la ritengo la miglior cosa che potesse capitare al nostro sport. A prescindere dal fatto che tu pratichi Karate in WKF o in altre federazioni.
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Come saprai, fino a oggi il Karate non è mai stato uno sport olimpico. Siamo infatti 1 dei 5 sport in prova, e purtroppo non siamo stati confermati per Parigi 2024. Ma non è detta l’ultima parola. Ci sono state altre occasioni in cui il Karate è andato vicino a essere sport olimpico, mancando di un soffio l’inclusione.
Nel 1964 l’Olimpiade giapponese vede la comparsa del Judo come sport dimostrativo - ossia in prova per un Olimpiade, per poi essere confermato o meno come stabile per le edizioni successive. La scelta del paese ospitante fu orientata verso uno sport nel quale i nipponici avevano il predominio, e le medaglie sarebbero state una certezza (saranno infatti 3 ori e 1 argento). In realtà, uno smacco arrivò dall’olandese Geesink che vinse il giapponese nella categoria Open. Il Judo rappresenta un caso per noi interessante. Infatti, dopo il 1964 non è stato confermato nel 1968, ma poi divenne ufficiale nel 1972 in Messico e, come tale, rimasto tra gli sport olimpici. Potrebbe essere anche il nostro percorso… speriamo!
Fino all’Olimpiade del 1992 la nazione ospitante proponeva lo o gli sport dimostrativi. Alcuni di questi poi proseguivano l’inserimento tra gli sport olimpici in modo stabile. Tra questi, la conferma del Judo, con l’inserimento anche delle categorie femminili, e l’inserimento (nei giochi Coreani) del Taekwondo, gravarono sulla presenza di ulteriori sport da combattimento e quindi del Karate.
La successiva modifica da parte del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) sulle regole per l’inclusione di nuovi sport nel programma olimpico, determina l’impossibilità del paese ospitante di proporre gli sport. Da questo e nasce una commissione esterna che valuta l’inserimento di nuove discipline. Nel 2005 a Singapore il Karate raccoglie il maggior numero di voti nella prima tornata, ma non il necessario 66%. Nel ballottaggio al secondo turno cambiano schieramenti e scenario. A farne le spese è proprio la nostra disciplina che appariva, insieme allo Squash, prescelta inizialmente per entrare alle Olimpiadi di Londra 2012 come sport dimostrativo.
Quattro anni dopo, nella sessione CIO di Copenhagen, il Karate è di nuovo nella short list e in odore di promozione. Ma alla fine passano rugby a 7 e golf, che infatti faranno il loro ingresso nel programma olimpico di Rio 2016. E poi arriva la bella notizia.
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Solitamente sono 2 gli sport in prova ammessi alle Olimpiadi, ma per Tokyo 2020 è stata fatta una deroga. La proposta di far entrare 5 sport e non 2 è tutta merito della commissione CIO, ma il Giappone, oltre ad aver proposto alla commissione un pacchetto di sport giovani - 3 dei quali lo sono davvero (surf, skate e arrampicata) -, ha proposto anche di non farli gravare economicamente sul budget del CIO, assumendosene carico. Cosa non di poco conto, che ha permesso una certa mobilità nell’azione. Un ottimo lavoro svolto da Takashi Sasagawa, presidente della JKF, che ha contribuito (pare anche con dei fondi) al Karate a 5 cerchi.
Il Karate Olimpico è stato determinato con delle regole ben precise nelle discipline e nelle categorie. Ecco un riassunto efficace:
Il Karate ha svolto la propria competizione presso il Nippon Budokan di Tokyo in tre giornate (5-6-7 agosto 2021). Ci saranno sia Kumite sia Kata individuale per un totale di 8 categorie (6 per il kumite, 2 per il Kata). Le categorie di peso del Kumite saranno le seguenti: 3 maschili (67 kg, 75 Kg e +75 Kg) 3 femminili (55 Kg, 61 Kg, +61 Kg). Una categoria maschile e una femminile per il Kata. Gli atleti che parteciperanno saranno 80. Esattamente divisi in 50% uomini e 50% donne. La gara si svolgerà con regolamento WKF.
La competizione Olimpica si è tenuta nel leggendario Nippon Budokan di Tokyo, il cuore pulsante delle arti marziali. Inaugurato in occasione dei Giochi Olimpici del 1964, il Nippon Budokan è sito nel Parco Kitanomaru e può ospitare 15.000 spettatori. Ahimè gli spettatori non ci saranno a causa del COVID che obbliga agli stadi e palazzetti vuoti. Dentro l’ottoganale Budokan si sono affrontati gli atleti suddivisi nelle 8 categorie composte da 10 atleti ciascuno, tranne la maschile kata e il kumite -67 Kg maschile dove gli atleti saranno 11 con l’inserimento degli atleti in gara come rifugiati CIO.
La gara ha avuto due svolgimenti diversi tra Kata e Kumite.
La competizione di Kata
- Turno eliminatorio: Nel Kata gli atleti compongono due pool A e B composte da 5 atleti (6 in una pool del maschile M). Ogni atleta esegue un kata individualmente scegliendolo dalla lista ufficiale. Tutti gli atleti poi eseguono un secondo kata. La classifica è sulla base del punteggio medio dei due kata. I primi tre atleti di ogni girone si qualificano per il girone di classifica, mentre i due più bassi di ogni girone vengono eliminati e saranno classificati in base al totale dei punti ottenuti nei due kata.
- Girone di classifica: Consiste in due gironi (A e B) di tre atleti. Gli atleti eseguono un altro kata diverso dai precedenti. L’ordine di partenza è determinato da un sorteggio. I vincitori di ogni girone si contenderanno la medaglia d’oro. Il 2° classificato del Gruppo A gareggia contro il 3° classificato del Gruppo B, e il 2° classificato del Gruppo B gareggia contro il 3° classificato del Gruppo A negli incontri per la medaglia di bronzo, quindi due medaglie di bronzo saranno destinate al kata maschile e femminile.
- Medal Bouts: gli atleti eseguono un kata diverso dai precedenti, mentre l’avversario attende fuori dall’area dell’incontro. Dopo che entrambi gli atleti si saranno esibiti, staranno fianco a fianco in attesa che i giudici diano il loro voto. L’ordine di partenza è determinato dai risultati del round precedente (il concorrente che ha ottenuto il punteggio più alto indossa una cintura rossa e parte per primo; il concorrente che ha ottenuto un punteggio inferiore indossa una cintura blu e arriva secondo). L’atleta che riceve il punteggio più alto vince l’incontro.
La competizione di Kumite
- Turno eliminatorio: Suddivisi in due gironi (A e B) di cinque atleti ciascuno gli atleti competono tutti contro tutti con il sistema “girone all’italiana”. Un atleta riceve due punti per aver vinto un incontro. I primi due atleti di ogni girone (in base ai punti guadagnati per ogni incontro) si qualificano per le semifinali.
- Semifinali e Finale: Il vincitore del girone A gareggia contro il 2° classificato del girone B, e il vincitore del girone B gareggia contro il 2° classificato del girone A. I vincitori delle semifinali concorrono per la medaglia d’oro; le perdenti della semifinale vengono entrambe premiate con medaglie di bronzo (non c’è un incontro per la medaglia di bronzo).
Programma di Gara delle Olimpiadi di Karate Tokyo 2020
Di seguito il programma di gara delle Olimpiadi di Karate Tokyo 2020 che si sono tenute tra il 5 e il 7 agosto 2021. L’Orario è quello giapponese (JST), tra parentesi l’orario italiano. La sede sarà sempre quella del Nippon Budokan di Tokyo.
GIOVEDI 5 AGOSTO 2021
10:00 - 14:45 (3:00 - 7:45 in Italia)
- Kata Turno Eliminatorio (D)
- Kata Turno Ranking (D)
- Kumite -67 kg Turno Eliminatorio (U)
17:00 - 21:40 (10:00 - 14:40 in Italia)
- Kumite -55 kg Turno Eliminatorio (D)
- Kata Finale Bronzo (D)
- Kata Finale (D)
- Kumite -67 kg Semifinali (U)
- Kumite -55 kg Semifinali (U)
- Kumite -67 kg Finale (U)
- Kumite -55 kg Finale (D)
- Kata Cerimonia premiazione (D)
- Kumite -67 kg Cerimonia premiazione (U)
- Kumite -55 kg Cerimonia premiazione (D)
VENERDI 6 AGOSTO 2021
10:00 - 14:45 (3:00 - 7:45 in Italia)
- Kata Turno Eliminatorio (U)
- Kata Turno Ranking (U)
- Kumite -61 kg Turno Eliminatorio (D)
17:00 - 21:40 (10:00 - 14:40 in Italia)
- Kumite -75 kg Turno Eliminatorio (U)
- Kata Finale Bronzo (U)
- Kata Finale (U)
- Kumite -61 kg Semifinali (D)
- Kumite -75 kg Semifinali (U)
- Kumite -61 kg Finale (D)
- Kumite -75 kg Finale (U)
- Kata Cerimonia premiazione (U)
- Kumite -61 kg Cerimonia premiazione (D)
- Kumite -75 kg Cerimonia premiazione (U)
SABATO 7 AGOSTO 2021
14:00 - 20:35 (7:00 - 13:45 in Italia)
- Kumite +61 kg Turno Eliminatorio (D)
- Kumite +75 kg Turno Eliminatorio (U)
- Kumite +61 kg Semifinali (D)
- Kumite +75 kg Semifinali (U)
- Kumite +61 kg Finale (D)
- Kumite +75 kg Finale (U)
- Kumite +61 kg Cerimonia premiazione (D)
- Kumite +75 kg Cerimonia premiazione (U)
Dove vedere le Gare di Karate a Tokyo 2020
Per seguire le Olimpiadi - e non solo il Karate - ci sono 3 possibilità:
- Seguire le Olimpiadi sulla Rai: Il canale “Olimpico” della Rai è Rai2, con una programmazione che viene scelta di giorno in giorno, in base ai risultati. In alternativa, su Radio Rai 1 potrai seguire le competizioni con “Tutte le Olimpiadi minuto per minuto”.
- Seguire le Olimpiadi via Satellite: Il gruppo Discovery ha comprato tutti i diritti delle Olimpiadi, e li trasmetterà sui suoi canali. Quindi, per avere una copertura completa dovrai iscriverti al servizio a pagamento Discovery, Discovery + o Eurosport Player.
Criteri di qualificazione delle Olimpiadi di Karate
3 sono stati riservati ai migliori dell’evento di qualificazione con “Gara Secca” che si è svolto a Parigi l’11-13 giugno 2021, e di cui ti parlerò tra poco. In questo evento ha potuto prendere parte solo 1 rappresentante per nazione per categoria, tranne in quelle dove c’era già un atleta qualificato per quella nazione. Ad esempio, per l’Italia nessun Karateka -75 Kg maschile nel Kumite ha preso parte alla gara, visto che Luigi Busà era già qualificato nella categoria grazie al Ranking. I rimanenti 2 posti sono stati assegnati sulla base della ripartizione equa tra continenti, e sull’invito della Commissione Tripartitica. Infine, si sono aggiunti 2 atleti agli 80 iniziali, a causa degli inviti della A questi se ne sono aggiunti 2, derivati dall’invito della International Olympic Committee (IOC).
Atleti Qualificati alle Olimpiadi 2020 Karate
Delle 8 categorie mostrate prima - 2 per il Kata, 6 per il Kumite - questa è la lista degli atleti qualificati per le Olimpiadi 2020 di Karate, aggiornata al 28 luglio 2021 e quindi definitiva:
KUMITE MASCHILE
-67 kg
- Darkhan Assadilov (KAZ)
- Steven Da Costa (FRA)
- Angelo Crescenzo (ITA)
- Ali Elsawy (EGY)
- Naoto Sago (JPN)
- Eray Şamdan (TUR)
- Abdelrahman Al-Masatfa (JOR)
- Firdovsi Farzaliyev (AZE)
-75 kg
- Scott Thomas (USA)
- Abdelaziz Abdalla (EGY)
- Luigi Busà (ITA)
- Rafael Aghayev (AZE)
- Stanislav Horuna (UKR)
- Ken Nishimura (JPN)
- Nurkanat Azhikanov (KAZ)
- Noah Bitsch (GER)
- Gábor Hárspataki (HUN)
- Yahiro Tsuneari (AUS)
+75 kg
- Ugur Aktas (TUR)
- Sajad Ganzjadeh (IRI)
- Jonathan Horne (GER)
- Ivan Kvesic (CRO)
- Ryutaro Araga (JPN)
- Tareq Hamedi (KSA)
- Yuldashev Daniyar (KAZ)
- Irr Bryan (USA)
- Gogita Arkania (GEO)
- Daniel Gaysinsky (CAN)
KATA MASCHILE
- Damian Quintero (SPA)
- Ryo Kiyuna (JPN)
- Ali Sofuoglu (TUR)
- Antonio Diaz (VEN)
- Mattia Busato (ITA)
- Ariel Torres (USA)
- Wang Yi-ta (TPE)
- Park Hee-jun (KOR)
- Smoguner Ilja (GER)
- Almosawi Sayed Mohamed (KUW)
- Shueb Wael (EOR)
KUMITE FEMMINILE
-55 kg
- Serap Ozcelik Arapoglu (TUR)
- Anzhelika Terliuga (UKR)
- Tzu-Yun Wen (TPE)
- Miho Miyahara (JPN)
- Sara Bahmanyar (IRI)
- Ivet Goranova (BUL)
- Moldir Zhangbyrbay (KAZ)
- Anna Chernysheva (ROC)
- Plank Bettina (AUT)
- Sayed Radwa (EGY)
-61 kg
- Xiaoyan Yin (CHN)
- Giana Lotfy (EGY)
- Jovana Prekovic (SRB)
- Merve Coban (TUR)
- Mayumi Someya (JPN)
- Btissam Sadini (MAR)
- Anita Serogina (UKR)
- Claudymar Garcés (VEN)
- Grande Alexandra (PER)
- Heartault Leila (FRA)
+61 kg
- Irina Zaretska (AZE)
- Hamideh Abbasali (IRI)
- Li Gong (CHN)
- Meltem Hocaoglu Akyol (TUR)
- Ayumi Uekusa (JPN)
- Elena Quirici (SUI)
- Silvia Semeraro (ITA)
- Feryal Abdelaziz (EGY)
- Berultseva Sofya (KAZ)
- Matoub Lamya (ALG)
KATA FEMMINILE
- Sandra Sanchez (SPA)
- Kiyou Shimizu (JPN)
- Vivian Bottaro (ITA)
- Mo Sheung Grace Lau (HK)
- Sakura Kokumai (USA)
- Dilara Bozan (TUR)
- Alexandra Feracci (FRA)
- Jasmin Jüttner (GER)
- Anacan Alexandrea (NZL)
- Jovanoska Puleksenja (MKD)
Le nazioni più rappresentate ai giochi
In totale sono stati 82 gli atleti in gara, 42 uomini e 40 donne. 38 i paesi rappresentati, con l’aggiunta dei due atleti rifugiati in gara come CIO. Queste le nazioni con più qualificati:
- Turchia con 7 qualificati;
- Italia, Egitto e Kazakistan con 5 qualificati;
- Germania, USA con 4 qualificati;
- Venezuela, Ucraina, Iran, Francia e Azerbaijan con 3 qualificati.
Ottimo lavoro dell’Italia che si è presentata con 5 atleti: 3 nel kumite (Busà, Crescenzo, Semeraro) e 2 nel Kata (Busato e Bottaro). Nel caso dei giapponesi - con 1 atleta per categoria qualificato di diritto - è impressionante quanti sono i Karateka rimasti fuori dalle Olimpiadi, seppur nelle prime 15 posizioni mondiali (ti ricordo infatti che non si può avere più di un atleta per nazione in categoria).
Se andiamo ad analizzare i qualificati per continente troviamo:
- 25 qualificati per l’Asia (di cui 8 Japan);
- 37 per l’Europa;
- 9 Americani;
- 7 Africani.
Il Futuro del Karate Sportivo
Quale sarà, dunque, il destino di questa arte marziale? Il karate sarà di nuovo in scena ai World Games ed ai Giochi Europei. Nel primo caso l’attenzione sarà tutta sull’edizione 2022 in quel di Birmingham nello stato dell’Alabama (Stati Uniti), mentre nel secondo caso bisognerà aspettare l’estate del 2023 con l’appuntamento di Cracovia (Polonia).
Come detto, la competizione ha un significato ed è utile. Tutti i praticanti di arti marziali dovrebbero quanto meno provare, anche se non diventeranno Mirko Saffiotti (FIKTA) o Luca Valdesi (FIJLKAM), esponenti di prim’ordine di due federazioni piuttosto diverse. L’agonismo, se praticato nei giusti termini e con i giusti fini, non ha ragione di essere demonizzato.
Karate: non solo sport, ma una via (Do)
Non sono spaventata dalla recentissima decisione dello IOC - International Olympic Committee - di includere il karate nelle discipline olimpiche dei Giochi di Tokyo 2020. Perché dovrei? Il timore di molti è che il karate sarà trasformato in uno sport olimpico povero di tecnica e avido di spettacolo, che si perderanno i significati profondi, tradizionali, della disciplina. Io credo che il karate sia più forte di questo. Credo che il mondo segreto di quest’arte sia contenuto nei dojo di tutto il mondo, dove si tramandano i fondamenti della tecnica e della spiritualità.
Per tanto tempo non avevo capito. I segreti del karate erano rimasti tali, ma poi è sopraggiunta una chiarezza, che probabilmente non sarà mai completa, che mi ha mostrato il karate per quello che è: una via (Do), un modo di vivere. Questo è forse l’unico insegnamento che conta. Nemmeno la tecnica è importante se prima non hai visualizzato l’immagine di ciò che deve essere, se non hai compreso dove sei e dove vuoi andare. Il Maestro lo dice sempre. Allora no, non mi spaventa un’Olimpiade. Non ho paura che il karate si svuoti di significato. Credo invece che le opportunità di tramandare i segreti della tradizione aumenteranno. Qualcuno capirà. Qualcuno no. È la storia del mondo.
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