Incontri Clandestini di Pugilato: Storia e Legislazione

Il mondo degli incontri clandestini di pugilato è avvolto da un alone di mistero, violenza e fascino. Praticati da secoli in diverse culture, questi combattimenti a mani nude rappresentano una sottocultura complessa con radici profonde nella storia e nell'antropologia umana.

Origini Ataviche e Testimonianze Storiche

La boxe a mani nude ha origini preistoriche, ataviche, difficili da ricostruire con precisione. Dana White, il Presidente di UFC, ripete spesso che prima di qualsiasi altro sport ci sono stati due uomini che hanno fatto a pugni davanti a un gruppo di curiosi radunatosi in fretta per vedere chi avrebbe avuto la meglio: «Il fighting è stato il primo sport di sempre. Il combattimento è nato insieme all’uomo, è nel nostro DNA: sarà sempre qui con noi, morirà con noi». Testimonianze di questa pratica si trovano sin dalla civiltà egizia e da quella sumera e assiro-babilonese. Nell’Antica Grecia e in epoca romana, ma anche in tutta l’Asia esistevano diverse tipologie di combattimento riconducibili a forme primordiali di pugilato (se ne parla nell’Eneide, per fare un esempio, con la sfida tra Entello e Darete, uno dei primi racconti di sport della letteratura). Queste forme di pugilato resistono per secoli senza mai sparire del tutto, ma conoscendo un momento di grande crisi con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando inizia a diffondersi la cultura delle armi e soprattutto il duello con la spada.

La Rinascita in Inghilterra e la Clandestinità

Con il mondo moderno, però, l’idea di due uomini che fanno a pugni torna a essere presente, soprattutto in Inghilterra. Se ne parla ad esempio in un documento del 1861, mentre nel 1867 vengono redatte le famosissime regole del Marchese di Queensberry, che tra le altre cose obbligano i contendenti a utilizzare i guantoni, dando così vita a quello che sarà il pugilato “tradizionale”, combattuto in un ring, con pugili dalle mani coperte e precise regole d’ingaggio. È questo il momento in cui invece la boxe a mani nude entra in un limbo di clandestinità, venendo vietata praticamente in ogni paese nel mondo, fino a riemergere dalla sua ombra solo pochi anni fa, nel 2015, sempre in Inghilterra.

Il Bare-Knuckle Boxing: Dalla Clandestinità al Successo Globale

Da quel momento l’ascesa della Bare-knuckle boxing è stata rapidissima, tanto che la sua diffusione esponenziale viene paragonata a quella di UFC. Oggi esistono diverse promotion attive, e il loro giro d’affari è notevole. La più importante è l’americana “Bare Knuckle Fighting Championship” (BKFC), fondata nel 2018 da David Feldman. Nel 2016 David Feldman, si spende per convincere le giurisdizioni dei vari Stati americani a rendere legale la boxe a mani nude, dopo essere entrato in questo mondo già nel 2011. Lo fa il Wyoming nel 2018, dopo che l’ultimo evento legale sul suolo americano era andato in scena nel 1889. Nasce così il circuito “Bare Knuckle Fighting Championship”, innescando un effetto a catena rapidissimo che coinvolge altri Stati americani.

Un passo fondamentale per raggiungere questo risultato storico è stata la stesura di un regolamento, che per questa promotion prevede cinque round da due minuti, con tre divisioni di peso femminili e nove maschili. Combattendo senza guantoni il rischio di fratture per gli atleti aumenta, sia delle ossa del viso che - soprattutto - di quelle della mano: quindi il modo di combattere cambia completamente rispetto alla boxe, e per lo stesso motivo è più facile che i match terminino per knockout. A mani nude i pugni sono più duri da incassare, non c’è nulla che li attutisca.

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Nel tempo l’espansione della Bare-knuckle boxing è stata notevole, e ad oggi si tratta dello sport da combattimento di maggiore ascesa a livello globale: ormai gli eventi della BKFC vanno in scena quasi ogni weekend, la disciplina è legale in 25 Stati americani e la promotion è arrivata fino a Londra, in Medio Oriente, in Europa dell’Est e Sud America. Nel 2022 il colosso Triller ha acquistato le quote di maggioranza della promotion.

Il Fascino degli Incontri Clandestini: Onore, Violenza e Denaro

Gli incontri clandestini di pugilato, spesso legati a comunità marginalizzate o a circuiti illegali, rappresentano un fenomeno complesso. Il film Snatch di Guy Ritchie mostra come, all'interno della comunità Pavee, il pugilato a mani nude sia uno strumento per risolvere dispute e affermare la virilità. Il documentario Knuckle racconta la faida tra due famiglie irlandesi che si affrontano in combattimenti di bare-Knuckle boxing con in palio rispetto e denaro.

Vice UK ha definito questa sottocultura come un mondo di orgoglio, onore e violenza. James McRory, soprannominato Gipsy Boy, è considerato una leggenda del pugilato senza protezioni, cresciuto con una rigida educazione cattolica ma presto ribellandosi a qualsiasi tipo di autorità.

King of the Streets (KOTS): Il Lato Oscuro del Pugilato Clandestino

Mentre la BKFC si afferma come realtà legale, nell’ombra resistono alcune tipologie di combattimenti clandestini come quelli organizzati dal circuito King of the Streets (KOTS), che si presenta alla stregua di “un fight club illegale fondato in Svezia noto per la sua politica senza regole. Nessuno sa chi lo gestisce. Negli anni KOTS ha accumulato un seguito enorme e controverso sui social media. Mantiene ancora il suo anonimato e lo status clandestino”. Gli incontri vengono pubblicati su YouTube e generano milioni di visualizzazioni. Non ci sono limiti di tempo né round, si combatte sia in piedi che a terra fino al ritiro di uno dei due avversari e sono ammesse persino ditate negli occhi e morsi.

Legislazione e Sfide Legali

La legislazione riguardante gli incontri clandestini di pugilato varia a seconda del paese e della giurisdizione. In generale, questi combattimenti sono illegali perché non rispettano le norme di sicurezza e le regolamentazioni che tutelano la salute dei partecipanti.

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La legalizzazione della Bare-knuckle boxing in alcuni stati americani rappresenta un punto di svolta, ma la strada è ancora lunga e complessa. La sfida è quella di garantire la sicurezza degli atleti e di regolamentare un settore che per troppo tempo è rimasto nell'ombra.

La Boxe e i Pregiudizi da Sfatare

Boxe vuol dire bad boys cresciuti nei quartieri poveri in cui la delinquenza la fa da padrone e regna incontrastata sopra le leggi. La boxe femminile è in piena ascesa: a dispetto di quanto si creda, non è uno sport per soli uomini! Questo è quello che si avrebbe la tendenza a pensare guardando le notizie relative a personaggi come Mohamed Dridi (1968-2016) - prima campione di boxe poi giornalista - che è stato ritrovato morto per un colpo d'arma da fuoco nel suo appartamento di Palavas-les-Flots nel dicembre del 2016. O quando si legge che Tyson Fury - campione di boxe anglaise - è risultato positivo alla cocaina nel settembre 2016, prima di un combattimento contro Vladimir Klitschko. Ma questi casi non sono rappresentativi di un'intera categoria. Di certo, non tutti coloro che praticano la boxe inglese, thai boxe o altre discipline come karate e full contact sono dei delinquenti o hanno una vita turbolenta una volta scesi dal ring. D'altra parte, i valori promossi in palestra sono in netta contrapposizione con la forza bruta: parliamo di rispetto, protezione, astuzia, coraggio, combattività…

Danilo Fanfano: Dalla Strada al Riscatto Etico

La storia di Danilo Fanfano, un giovane torinese che ha vissuto per strada e ha partecipato a incontri di boxe clandestini per sopravvivere, è un esempio di come lo sport possa essere una via di fuga dalla criminalità e dalla disperazione. Grazie alla sua passione per le arti marziali e alla sua forza di volontà, Danilo è riuscito a reinventarsi e a creare un'app che premia i comportamenti etici e morali.

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