Judo: Storia, Origini e Tecniche di un'Arte Marziale Globale

Il Judo, che letteralmente significa "via della cedevolezza", è un'arte marziale giapponese relativamente recente, le cui radici affondano nell'antica esperienza del Ju-Jutsu, il tradizionale metodo giapponese di lotta a mani nude. Quest'arte, formalmente nata in Giappone nel 1882 grazie al Professor Jigoro Kano, fondatore del Kōdōkan, è oggi una disciplina olimpica riconosciuta a livello mondiale. I praticanti di tale disciplina sono denominati judoisti o più comunemente judoka.

La Nascita del Judo e il suo Fondatore

Jigoro Kano, nato il 28 ottobre 1860 a Mikage, una piccola città costiera vicino a Kobe, proveniva da una famiglia di mercanti con ascendenze in un modesto clan di samurai. Terzo di cinque figli, Kano crebbe in un'epoca di grandi cambiamenti per il Giappone, segnata dalla fine del sistema feudale e dall'apertura alla cultura occidentale. In questo periodo di transizione, le arti marziali tradizionali, compreso il Ju-Jutsu, rischiavano di essere dimenticate.

Il giovane Kano, tuttavia, si interessò profondamente a queste discipline, rintracciando maestri di Ju-Jutsu e dedicandosi con impegno allo studio delle diverse scuole e stili. In breve tempo, acquisì una notevole esperienza nell'arte della difesa e dell'attacco.

Nel 1882, all'età di ventitré anni, Kano fondò la sua scuola, il Kodokan, e iniziò a insegnare il proprio metodo, che chiamò Judo, distinguendolo dal Ju-Jitsu. Il suo dojo, una sala di pratica di soli 24 metri quadrati, ospitò inizialmente solo nove allievi.

L'Ascesa del Judo Kodokan e il Riconoscimento Ufficiale

Nonostante i dubbi iniziali sull'efficacia del Judo in combattimento, il Kodokan si affermò rapidamente come una delle principali scuole di arti marziali in Giappone. Nel 1886, la Direzione della Polizia metropolitana di Tokyo, interessata al ritorno del Ju-Jitsu e del Kenjitsu (scherma giapponese), organizzò un torneo tra il Kodokan e la scuola di Totsuka, una delle più importanti scuole di Ju-Jitsu dell'epoca.

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Il Kodokan vinse la maggior parte dei combattimenti, dimostrando la superiorità del Judo non solo nei principi, ma anche nella tecnica. Questa vittoria sancì definitivamente la supremazia del Judo Kodokan sulle altre scuole di Ju-Jitsu.

In seguito, il Kodokan di Tokyo divenne un'organizzazione di risonanza mondiale, punto di riferimento per tutti i Judoka. Il Professor Kano, divenuto un importante funzionario governativo, si impegnò affinché anche l'aspetto sportivo del Judo venisse riconosciuto. Purtroppo, questo sogno si realizzò solo nel 1964, ventisei anni dopo la sua morte, quando al Judo, unica tra le Arti Marziali, fu riconosciuta la dignità olimpica.

La Filosofia del Judo

Il Judo non è solo un'arte marziale, ma anche un metodo educativo e una filosofia di vita. Il termine "Judo", che significa "via della cedevolezza", esprime il principio fondamentale di utilizzare la forza dell'avversario a proprio vantaggio, adattandosi alle circostanze e sfruttando al meglio le proprie energie.

Jigoro Kano, influenzato dai principi del Confucianesimo, sviluppò un codice morale per il Judo, basato su valori come il rispetto, il coraggio, la sincerità, l'onore, la modestia, la gratitudine, l'autocontrollo e l'amicizia. Questi valori sono considerati essenziali per la crescita personale e per il contributo positivo alla società.

Due dei principi fondamentali del Judo sono "Seiryoku-Zenyo" (massima efficienza) e "Jita-Kyoei" (prosperità e beneficio reciproci). Il primo incoraggia l'uso intelligente ed efficiente della forza, mentre il secondo sottolinea l'importanza della solidarietà e dell'aiuto reciproco.

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Attraverso la pratica del Judo, gli individui sviluppano non solo abilità fisiche, ma anche qualità morali e un profondo senso di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.

Evoluzione e Diffusione del Judo nel Mondo

La diffusione del Judo al di fuori del Giappone iniziò all'inizio del XX secolo, grazie agli emigrati giapponesi e ai maestri inviati all'estero per insegnare. Paesi come il Brasile, gli Stati Uniti e le nazioni europee furono tra i primi ad accogliere il Judo.

Un importante passo verso l'internazionalizzazione del Judo fu la fondazione della Federazione Internazionale di Judo (IJF) nel 1951. L'IJF ha unificato le regole del Judo a livello globale, facilitando lo svolgimento di competizioni internazionali e promuovendo lo scambio culturale tra i praticanti di diversi paesi.

L'ammissione del Judo nel programma olimpico per i Giochi di Tokyo del 1964 fu un evento fondamentale, che portò questo sport a un livello di riconoscimento e prestigio mai raggiunti prima.

Oggi, il Judo è praticato da milioni di persone in quasi tutti i paesi del mondo, dimostrando la sua universalità e la sua capacità di adattarsi a diverse età e capacità fisiche.

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Tecniche e Pratiche del Judo

Le tecniche di Judo sono classificate in diverse aree, tra cui le tecniche di proiezione (Nage-waza), di controllo a terra (Katame-waza) e le forme di esercizio preordinate (Kata).

  • Nage-waza (Tecniche di Proiezione): L'obiettivo è sfruttare la forza e il movimento dell'avversario per proiettarlo a terra. Si dividono in tecniche di piede e gamba (Ashi-waza) e tecniche di braccio e mano (Te-waza).
  • Katame-waza (Tecniche di Controllo a Terra): Si applicano una volta che l'avversario è a terra e includono immobilizzazioni (Osae-waza), strangolamenti (Shime-waza) e leve articolari (Kansetsu-waza).
  • Kata (Forme): Sono sequenze preordinate di tecniche eseguite con un partner, che servono per perfezionare e dimostrare le tecniche in un contesto non competitivo.

Un altro aspetto fondamentale del Judo è il sistema di graduazione, che riflette il progresso di un individuo nella pratica. La progressione attraverso le cinture, da bianca a nera, è un percorso che richiede dedizione, impegno e una continua crescita sia tecnica che personale.

Il Judo in Italia

Nel nostro paese la prima dimostrazione di jujitsu eseguita da italiani ebbe luogo a Roma il 30 maggio 1908. Nell’incantevole scenario di villa Corsini, alle pendici del Gianicolo, «due abilissimi sottufficiali di marina diedero una dimostrazione della teoria e della pratica della lotta giapponese». Nonostante il buon esordio, il cammino del jujitsu fu lento e difficile.

Sul finire del 1921, il capo cannoniere di prima classe Carlo Oletti fu chiamato a dirigere i corsi di jujitsu introdotti alla Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica a Roma. Il primo articolo del regolamento tecnico federale riconosceva «quale metodo ufficiale di Jiu-Jitsu, sia per l’insegnamento che per la pratica, il metodo Kano».

Malgrado gli sforzi di pochi appassionati, il jujitsu si faceva largo assai lentamente tra il grande pubblico. Tra l’altro, dopo le edizioni del 1924, 1925 e 1926, i campionati italiani erano stati interrotti. E a nulla era servita, nel 1927, la trasformazione della FJJI in Federazione Italiana Lotta Giapponese sotto la guida del dinamico Giacinto Puglisi.

Ritenendo che la disciplina potesse fare un salto di qualità con una spettacolare manifestazione, il 7 luglio 1928 il quotidiano L’Impero organizzò con l’A.S. La manifestazione ebbe un buon successo grazie a due presenze non previste: la partecipazione dell’esperto judoka nipponico Mata-Katsu Mori e - soprattutto - l’intervento del Maestro Jigoro Kano.

Pochi giorni dopo la manifestazione a Trastevere si svolsero alla SCMEF i primi esami per l’attribuzione della qualifica di Maestro. Quindi, nel giugno 1929, si disputò a Roma il quarto campionato italiano. Ma il trasferimento di Oletti a La Spezia nel 1930, nonostante le manifestazioni caparbiamente organizzate dalla Colombo, raffreddò non poco gli entusiasmi.

Solo nel 1947 si ebbe una ripresa dell’attività con la nomina di una commissione tecnica presieduta da Alfonso Castelli. Sciolta la commissione tecnica, l’assemblea del GALG svoltasi a Roma il 14 novembre elesse presidente Aldo Torti e segretario Arnaldo Santarelli.

In occasione dell'Olimpiade del 1948, per iniziativa del Budokwai di Londra, fu convocata una conferenza internazionale presso il New Imperial College a South Kensington. Si decise la costituzione dell’Unione Europea di Judo, di cui fu eletto presidente l’inglese Trevor P.

Il 29 ottobre 1949 si riunì a Bloemendaal, in Olanda, il II Congresso dell’UEJ, che approvò lo statuto e il regolamento tecnico, ripreso da quello del Kodokan. Torti ne divenne presidente, Castelli segretario e la sede venne trasferita a Roma.

Il IV Congresso dell’UEJ si tenne a Londra il 2 luglio 1951 e diede vita alla Federazione Internazionale di Judo, che elesse Torti presidente e Castelli segretario. Nel settembre 1952, al congresso di Zurigo, la presidenza passò a Risei Kano e la sede si trasferì a Tokyo, ma Torti fu posto a capo della ricostituita UEJ.

Etichetta e Ambiente: il Dōjō e il Judogi

Il luogo dove si pratica il Judo si chiama Dōjō, termine che indica un luogo di studio e di ricerca della "via". Nel Dōjō, il rispetto per l'etichetta (reihō) è fondamentale.

Il Judogi è l'uniforme utilizzata dai judoka, composta da pantaloni (zubon), giacca (uwagi) e cintura (obi). Il colore della cintura indica il grado e l'esperienza del judoka.

L'Importanza del Saluto (Rei)

Il saluto nel Judo, noto come "Rei", è un'espressione di rispetto, gratitudine e riconoscimento. Viene eseguito all'inizio e alla fine di ogni sessione di pratica, di ogni incontro o competizione, e quando si entra o si lascia il dojo.

Il "Rei" simboleggia il rispetto per il maestro, i compagni di allenamento, il dojo e l'arte stessa del Judo.

Judo: un Percorso di Crescita Personale

Il Judo è molto più di uno sport o un'arte marziale. È un percorso di crescita personale che promuove lo sviluppo fisico, mentale e spirituale. Attraverso la pratica del Judo, gli individui possono acquisire abilità marziali, forza interiore, disciplina e un profondo rispetto per gli altri. Il Judo insegna come affrontare le sfide con grazia, resilienza e integrità, contribuendo a formare individui utili alla società.

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