Judo: Storia, Origini e Sviluppo di un'Arte Marziale e Filosofia di Vita

Il Judo, che in giapponese significa "Via della flessibilità", è molto più di una semplice arte marziale. È una disciplina completa che abbraccia sport, filosofia e formazione morale, diventando un simbolo di sviluppo individuale e rispetto reciproco. La sua storia, profondamente radicata nella cultura giapponese, si intreccia con l'evoluzione sociale e i principi etici che ne fanno un'attività apprezzata in tutto il mondo.

Dalle Origini del Jujitsu alla Nascita del Judo Kodokan

Le radici del Judo affondano nell'antico Jujitsu. Jigoro Kano, il suo fondatore, studiò diverse scuole di Jujitsu, diventando Shihan (maestro) in due di queste: Tenshin shin'yo (specializzata in Katame waza, lotta corpo a corpo, strangolamenti, leve articolari) e Kito (specializzata in Nage waza, tecniche di atterramento al suolo). Quest'ultima era nota per praticare lo yoroi gumi uchi (combattimento con l'armatura), una forma di randori (pratica libera) con tecniche di proiezione, a differenza delle altre scuole che si concentravano principalmente sui kata (forme preordinate).

Nel 1882, Kano fondò una nuova scuola, il Judo Kodokan, dove insegnò il suo metodo. Eliminò le tecniche più pericolose del Jujitsu, riordinandole nei kata per una pratica sicura. Sviluppò il nage waza appreso alla scuola Kito, creando un sistema di combattimento efficace. La vera innovazione fu la formulazione dei principi fondamentali: Seiryoku zen'yo (il miglior impiego dell'energia fisica e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per progredire).

Il Contesto Storico e la Visione di Jigoro Kano

Il Giappone del XIX secolo era in un periodo di grandi cambiamenti. L'apertura forzata al commercio con l'Occidente nel 1853 portò a trasformazioni culturali e sociali significative. La caduta dello Shogunato nel 1867 e la restaurazione del potere imperiale nel 1868 segnarono la fine del sistema feudale. L'editto del 1876 che proibiva il porto delle spade decretò la scomparsa della classe dei samurai, che avevano dominato per quasi mille anni.

In questo contesto, le arti marziali tradizionali, compreso il jujitsu, persero popolarità. Jigoro Kano, professore universitario con notevoli capacità pedagogiche, intuì l'importanza dello sviluppo fisico e della capacità di combattimento per la crescita intellettuale dei giovani. Il suo scopo era quello di migliorare sé stessi attraverso la pratica del judo e contribuire al miglioramento della società, impiegando proficuamente le proprie risorse, il proprio tempo, il lavoro, lo studio e le amicizie.

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I Principi Fondamentali del Judo

Il Judo si basa su due principi cardine:

  • Seiryoku zen'yo: Il miglior impiego dell'energia fisica e mentale. Questo principio invita a utilizzare le proprie risorse in modo efficiente, sia sul tatami che nella vita quotidiana.
  • Jita kyo'ei: Tutti insieme per progredire. Questo principio sottolinea l'importanza della collaborazione e del mutuo supporto per il miglioramento individuale e collettivo.

Questi principi conferiscono al Judo un alto valore educativo, combinando l'efficacia nel combattimento con lo sviluppo personale e sociale.

Il Judo come Sintesi tra "Bun-bu"

Il judo mira a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni della cultura giapponese antica e cioè Bun-bu, la penna e la spada, la virtù civile e la virtù guerriera: ciò si attua attraverso la pratica delle tre discipline racchiuse nel judo, chiamate rentai (cultura fisica), shobu (arti guerriere), sushin (coltivazione intellettuale).

Diffusione Globale e Riconoscimento Olimpico

Il Judo si diffuse rapidamente in Giappone e nel mondo grazie a coloro che lo appresero durante i loro viaggi e ai maestri giapponesi che si recarono in Europa e in altri continenti. Figure come Koizumi in Inghilterra e Kawaishi in Francia contribuirono allo sviluppo del Judo in Occidente.

Nonostante la censura subita dopo la seconda guerra mondiale, il Judo fu "riabilitato" grazie al CIO (Comitato Olimpico Internazionale), di cui Jigoro Kano fece parte. Nel 1964, il Judo divenne ufficialmente disciplina olimpica a Tokyo, segnando un punto di svolta nella sua storia.

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Il Judo Moderno: Sport, Educazione e Filosofia

A partire dal dopoguerra, con l'organizzazione dei primi Campionati Internazionali e Mondiali, e successivamente con l'adesione alle Olimpiadi, il judo si è sempre più identificato come sport da combattimento, mutuandone le caratteristiche di agonismo che provenivano dalle discipline di lotta occidentali.

Oggi, il Judo è praticato in tutto il mondo come sport, disciplina educativa e filosofia di vita. Molte federazioni sportive, anche a livello internazionale, si impegnano a preservare i principi espressi da Jigoro Kano, promuovendo l'educazione fisica e mentale oltre al risultato sportivo.

Le Tecniche del Judo

Lo scopo delle tecniche utilizzate nel judo è sbilanciare l'avversario per farlo cadere al suolo: ciò è chiamato Nage waza (tecniche di proiezione). L'apprendimento è strutturato secondo un sistema chiamato Go kyo che ordina 40 tecniche in 5 classi in base alla difficoltà di esecuzione e alla violenza della caduta. L'arte di proiettare l'avversario al suolo dalla posizione eretta è definita Tachi waza e si suddivide in tre categorie:

  • tecniche di braccia: te waza
  • tecniche di anca: koshi waza
  • tecniche di gambe: ashi waza

Esistono poi le tecniche di sacrificio: sutemi waza, dove il praticante accetta di perdere il suo equilibrio per fare cadere il suo avversario. Queste a loro volta sono suddivise in:

  • sacrificio sul dorso: ma sutemi waza
  • sacrificio sul fianco: yoko sutemi waza

Un altro gruppo di tecniche è chiamato Atemi waza,o l'arte di colpire l'avversario e si divide in:

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  • attacchi con gli arti superiori: ude ate
  • attacchi con gli arti inferiori: ashi ate

La pratica di queste tecniche è effettuata nei Kata (forme preordinate) e comprende anche tecniche basilari di attacco-difesa da coltello, bastone, spada e pistola. Una volta l'avversario a terra, si può applicare una tecnica di immobilizzazione, osae-komi waza, di strangolamento, shime waza, o una leva, kansetsu waza. La lotta a terra viene chiamata Ne waza. Happo-no-kuzushi Il termine significa "le 8 direzioni di squilibrio" nelle quali il baricentro del corpo dell' avversario è spostato rispetto alla posizione naturale. Sono disposte idealmente a mò di rosa dei venti, ossia verso l' avanti, indietro, laterale e le due diagonali. Tsukuri e Kake La possibilità di poter eseguire con successo una tecnica di proiezione è fondata sull' ottenimento di uno squilibrio dell'avversario mediante azioni di spinta, trazione, prese sulla giacca, azioni che devono essere sempre ben calibrate e mai eccessive, per non dare la possibilità all' avversario di poterne approfittare. Far perdere la posizione o l' equilibrio, ottenendo cioè una delle 8 situazioni descritte, è denominato Tsukuri, ovvero "costruzione, preparazione". Solo dopo che tramite azioni di tsukuri si è riusciti a pervenire ad un kuzushi è possibile attaccare l' avversario con una tecnica efficace e idonea all'opportunità creatasi. Tale operazione è chiamata Kake o "applicazione". Principi di esecuzione delle tecniche SEN, l'iniziativa GO NO SEN, il contrasto dell'iniziativa SEN NO SEN, l'iniziativa sull'iniziativa Il principio SEN è tutto ciò che riguarda l'attaccare un avversario (kake) mediante tecniche dirette o concatenate (renraku waza,successione).SEN si applica in primo luogo tramite azioni di tsukuri mirate a sviluppare l'azione mantenendo l'iniziativa, continuando ad incalzare l'avversario con attacchi continui atti a portare l'avversario in una posizione vulnerabile che permetta di attaccarlo con la tecnica preferita (tokui waza)Il principio GO NO SEN si attua con l'uso dei bogyo waza (tecniche di difesa). Dette tecniche, applicabili subendo un attacco per contrastarlo, vengono suddivise in CHOWA (schivare), GO (bloccare), YAWARA (assecondare).

Il Codice Morale del Judo

Il judo si appoggia su un codice morale instaurato da Jigoro Kano che esalta otto qualità essenziali che il judoista (o judoka) deve sforzarsi di avvicinare durante il suo apprendistato:

  • L'educazione
  • Il coraggio
  • La sincerità
  • L'onore
  • La modestia
  • Il rispetto
  • Il controllo di sé
  • L'amicizia

Date Chiave nello Sviluppo del Judo

  • 1860: Nascita di Jigoro Kano (morto nel 1938)
  • 1882: Fondazione del Kodokan
  • 1886: Prime elaborazioni di kata
  • 1895: Formulazione del Go-kyo
  • 1921: Nuova formulazione del Go-kyo, lo stesso dell'attuale
  • 1922: Il Judo viene dichiarato completo nei suoi mezzi e nei suoi fini
  • 1922: Il Kodokan diviene società pubblica. Fondazione della Società Culturale del Kodokan
  • 1934: Primi campionati del Giappone
  • 1948: Prima federazione Europea
  • 1951: Prima federazione Internazionale
  • 1956: Primi Campionati Mondiali
  • 1964: Ammissione ai giochi Olimpici (maschile)
  • 1988: Ammissione delle donne alle Olimpiadi (sport dimostrativo)
  • 1992: Ammissione definitiva delle donne alle Olimpiadi

Il Judo in Italia

Nel nostro paese la prima dimostrazione di jujitsu eseguita da italiani ebbe luogo a Roma il 30 maggio 1908. Nell’incantevole scenario di villa Corsini, alle pendici del Gianicolo, «due abilissimi sottufficiali di marina diedero una dimostrazione della teoria e della pratica della lotta giapponese». Nonostante il buon esordio, il cammino del jujitsu fu lento e difficile. Sul finire del 1921, il capo cannoniere di prima classe Carlo Oletti (già imbarcato sull’incrociatore Vesuvio, che sostituì il Marco Polo in Estremo Oriente), fu chiamato a dirigere i corsi di jujitsu introdotti alla Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica a Roma. La Scuola, istituita con R.D. Il primo articolo del regolamento tecnico federale riconosceva «quale metodo ufficiale di Jiu-Jitsu, sia per l’insegnamento che per la pratica, il metodo Kano». Malgrado gli sforzi di pochi appassionati, il jujitsu si faceva largo assai lentamente tra il grande pubblico. Tra l’altro, dopo le edizioni del 1924, 1925 e 1926, i campionati italiani erano stati interrotti. E a nulla era servita, nel 1927, la trasformazione della FJJI in Federazione Italiana Lotta Giapponese sotto la guida del dinamico Giacinto Puglisi, presidente della S.S. Cristoforo Colombo. Ritenendo che la disciplina potesse fare un salto di qualità con una spettacolare manifestazione, il 7 luglio 1928 il quotidiano L’Impero organizzò con l’A.S. La manifestazione ebbe un buon successo grazie a due presenze non previste: la partecipazione dell’esperto judoka nipponico Mata-Katsu Mori, che si trovava a Roma in veste di pedagogo presso la famiglia del poeta Shimoi, e - soprattutto - l’intervento del Maestro Jigoro Kano. Pochi giorni dopo la manifestazione a Trastevere si svolsero alla SCMEF i primi esami per l’attribuzione della qualifica di Maestro. Quindi, nel giugno 1929, si disputò a Roma il quarto campionato italiano. Ma il trasferimento di Oletti a La Spezia nel 1930, nonostante le manifestazioni caparbiamente organizzate dalla Colombo, raffreddò non poco gli entusiasmi. Solo nel 1947 si ebbe una ripresa dell’attività con la nomina di una commissione tecnica presieduta da Alfonso Castelli, segretario generale della Federazione Italiana Atletica Pesante (già FAI). Sciolta la commissione tecnica, l’assemblea del GALG svoltasi a Roma il 14 novembre elesse presidente Aldo Torti e segretario Arnaldo Santarelli.

L'Importanza del Tatami

Per i praticanti di judo, la scelta del tatami giusto è fondamentale per un allenamento sicuro ed efficace. Tatami e Arti MarzialiIl legame tra il tatami e le arti marziali giapponesi è profondo e significativo, tanto da considerare il tatami non solo un elemento fisico ma un vero e proprio alleato nella pratica marziale. Questo stretto rapporto nasce dalla necessità di garantire sicurezza e protezione agli atleti durante l’allenamento e le competizioni, dove cadute e impatti sono all’ordine del giorno. La peculiarità del tatami da combattimento, con la sua struttura in grado di assorbire gli urti, lo rende ideale per attutire i colpi, minimizzando il rischio di infortuni. Nel judo, così come in altre arti marziali quali il jiu-jitsu, l’aikido e il karate, il tatami assume un ruolo centrale, diventando un simbolo di rispetto e dedizione verso l’arte stessa. Il suo impiego si estende oltre la funzionalità pratica; il tatami diventa parte integrante del rituale, dove ogni atleta si confronta non solo con l’avversario ma anche con se stesso, in un ambiente che promuove il rispetto delle regole e la crescita personale. La scelta del tatami per le arti marziali non è casuale ma si fonda su criteri ben precisi che tengono conto della sua composizione e della sua capacità di rispondere adeguatamente alle esigenze di ogni disciplina. Tradizionalmente realizzati con paglia di riso e ricoperti da un tessuto intrecciato, i tatami offrono una superficie stabile ma al contempo flessibile, caratteristica fondamentale per l’esecuzione di tecniche che richiedono precisione e controllo. L‘evoluzione del tatami nel contesto marziale ha visto anche l’introduzione di materiali moderni, che ne hanno migliorato le prestazioni in termini di durata e manutenzione, senza però tradirne lo spirito originale. Questi nuovi tatami, pur essendo più resistenti e facili da pulire, conservano la necessaria morbidezza per assicurare la sicurezza degli atleti. Il ruolo del tatami nelle arti marziali va quindi ben oltre la semplice funzione di pavimentazione; esso è un elemento che incarna i valori di rispetto, disciplina e dedizione che caratterizzano queste pratiche.

Il Saluto: un Gesto di Rispetto e Gratitudine

Il saluto nel judo, noto come "Rei", è molto più di una mera formalità o un gesto cerimoniale. È un’espressione profonda di rispetto, gratitudine e riconoscimento, che rispecchia i valori fondamentali su cui si basa l’intera disciplina. Questo semplice atto, eseguito all’inizio e alla fine di ogni sessione di pratica, di ogni incontro o competizione, e quando si entra o si lascia il dojo, rappresenta un elemento essenziale della filosofia del judo e sottolinea l’importanza della cortesia, del rispetto reciproco e dell’umiltà.SignificatoIl "Rei" è radicato nella tradizione culturale giapponese e, nel contesto del judo, simboleggia un profondo rispetto per tutto ciò che contribuisce all’esperienza della pratica marziale. Questo include il rispetto per il proprio maestro e per i compagni di allenamento, per il dojo come spazio sacro di apprendimento, e per l’arte stessa del judo. Il saluto è inoltre un momento di riflessione personale, un’occasione per ricordare i principi.

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