Il sumo, sport nazionale giapponese, affonda le sue radici in una storia millenaria e in rituali shintoisti. Spesso frainteso in Occidente, il sumo è molto più di una lotta tra uomini di grossa stazza; è una disciplina complessa che intreccia sport, cultura e religione. Questo articolo esplora la storia del sumo, i suoi riti, le regole, l'allenamento dei lottatori e la sua rappresentazione nel mondo dei manga, con un focus su "Hinomaru-Zumou".
Le Origini e la Storia del Sumo
Il sumo ha origini antichissime, risalenti a circa 2.000 anni fa, come un semplice duello basato sulla forza fisica. Due stati che sicuramente influenzarono molto il sumo giapponese furono Cina e Corea. Con l'avvento dell'agricoltura, si sarebbe poi sviluppato come rituale religioso durante i matsuri per propiziare buoni raccolti. Il primo incontro di sumo della storia è menzionato nel "Kojiki", dove le divinità Takemikatsuchi no Kami e Takeminakata no Kami si sfidano in una gara di forza.
Fu durante l'era Edo (1603-1868) che il sumo divenne sport agonistico e spettacolo per gli abitanti delle grandi città, diventando il primo sport professionale del Giappone, regolamentato e codificato. Tuttavia, durante il periodo Meiji (1868-1912), il sumo attraversò una fase buia, venendo bandito e disprezzato a causa dell'occidentalizzazione. Nel 1884, l'imperatore, per contrastare gli effetti negativi dell'occidentalizzazione sulla cultura nipponica, organizzò un torneo di sumo, il cui successo ravvivò la popolarità del sumo e l'orgoglio nazionale.
Regole e Rituali del Sumo
Le regole del sumo sono semplici: vince il lottatore che riesce a spingere l'avversario fuori dal dohyô (il ring) o a fargli toccare il suolo con una qualsiasi parte del corpo che non sia la pianta del piede.
Prima di ogni incontro, i lottatori eseguono una serie di rituali:
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- Dohyoiri: i lottatori di sumo di alto livello salgono sul dohyo per essere presentati alla platea, indossando il keshomawashi, un rigido grembiule in seta decorato con stemmi e scritte che identificano gli sponsor del torneo.
- Yokozuna dohyoiri: l'entrata in scena degli yokozuna, i lottatori di livello più alto, con una cerimonia dedicata.
- Lancio del sale: i rikishi cospargono il dohyo con del sale, un gesto scaramantico per purificare il ring e allontanare gli spiriti maligni.
- Shiko: i rikishi sollevano una gamba quasi verticalmente e la riabbassano con vigore, colpendo il suolo con un tonfo. Questo movimento serve sia come stretching preparatorio sia per spaventare gli spiriti maligni.
Oltre a questi rituali, ci sono diverse azioni proibite durante un incontro, come prendere l'avversario a pugni, tirargli i capelli, infilargli le dita negli occhi o strattonargli il perizoma.
I Lottatori di Sumo: I Rikishi
I lottatori di sumo, detti rikishi, intraprendono la professione e sono obbligati a portare la capigliatura dei samurai, con la crocchia annodata sulla testa (chonmage). Prendono un nome d'arte, shikona, scelto da un rigido elenco di nomi popolari o riferimenti a divinità naturali. Durante la carriera, devono mostrarsi in pubblico con acconciatura e abiti tradizionali, comportandosi con onore.
Gli yokozuna, il livello più alto, rappresentano l'assoluta eccellenza sportiva e incarnano lo spirito del sumo. La loro condotta deve essere esemplare e sono yokozuna a vita, ritirandosi solo quando le loro prestazioni calano.
Allenamento e Vita Quotidiana
I rikishi vivono nelle heya, palestre dove la vita è comunitaria. L'allenamento quotidiano, keiko, inizia al mattino presto a stomaco vuoto e consiste in esercizi a corpo libero e nell'apprendimento delle tecniche di lotta. Dopo l'allenamento, consumano un abbondante pranzo a base di chankonabe, uno stufato di carne, pesce e verdure, per aumentare di peso.
La dieta dei lottatori è controllata, con l'obiettivo di farli ingrassare. I più capaci arrivano ad assumere 10.000 calorie al giorno. Dopo pranzo, i lottatori dormono per favorire l'aumento di massa.
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Tornei di Sumo
Durante l'anno si disputano 6 tornei, honbasho, della durata di 15 giorni ciascuno: a gennaio, maggio e settembre a Tokyo, a marzo a Osaka, a luglio a Nagoya e a novembre a Fukuoka. Le promozioni e retrocessioni vengono decise in base ai risultati dei tornei.
I lottatori sono suddivisi in dieci categorie, ma solo le prime cinque rientrano nei makuuchi, i professionisti con stipendi più corposi.
Il Sumo nei Manga: Hinomaru-Zumou
Il manga Hinomaru-Zumou, pubblicato da Shounen Jump Weekly, ha reso popolare il sumo tra i giovani. La storia segue Ushio Hinomaru, un piccolo studente che entra nel club di sumo della Oodachi High School e punta a diventare il miglior lottatore e Yokozuna.
Il manga affronta temi come storia, rispetto, onore, disciplina, forza e coraggio, senza distorcere l'essenza del sumo. Le tavole sono ben disegnate e i personaggi sono ben caratterizzati.
Hinomaru Sumo: un successo
"Hinomaru Sumo" (o "Hinomaruzumou" che si voglia dire), serie animata tratta dall’omonimo manga firmato da Kawada per Shounen Jump di Shueisha sin dal 2014, ha un compito perciò parecchio difficile: come riuscire a rendere il sumo interessante per un pubblico di ragazzi? Come riuscire a conciliare uno sport solitamente seguito da un pubblico adulto, così tradizionale, incapsulato in regole rigidissime e immutabili, con i tipici elementi dei manga per ragazzi di casa Shueisha, che prevedono personaggi giovani, carismatici, e combattimenti spettacolari?In un primo momento, va detto, che l’ago della bilancia va tutto verso queste ultime caratteristiche, perciò si ha tanto “shounen” e poco “sumo”. Lo stesso cast protagonista fa una strana impressione: in uno sport dove i lottatori sono generalmente enormi, adulti e dalla corporatura imponente, avere come eroi personaggi giovanissimi, fighetti, bassi, magri o col fisichetto scolpito e l’addominale sempre in vista fa assai strano, così come vederli con capelli a punta, colorati e strampalati invece del tipico chonmage, l’acconciatura caratteristica dei lottatori professionisti.È una storia semplice, scontata, già sentita mille altre volte, quella di "Hinomaru Sumo", anche se altre volte era il baseball, il calcio, la pallavolo o un altro sport del caso: spronato dalla presenza di un piccolo genio di grande talento, lo scalcinato club sportivo su cui nessuno avrebbe scommesso uno yen riesce a farsi un nome, rincorrendo sogni di gloria. Ci sono tutti, proprio tutti, gli elementi delle serie sportive: il piccolo genio protagonista, rivali che diventano amici, l’atleta figlio d’arte super quotato, l’allenamento strambo col vecchio maestro, la rivalsa, le tecniche speciali, la concezione dello sport come divertimento e crescita personale piuttosto che come competizione. Eppure, tutto funziona benissimo, un episodio tira l’altro, sappiamo già come andrà a finire tutto, ma la vicenda è assai avvincente. E, non lo avremmo mai detto, ma siamo felicissimi di essere stati smentiti, coniugare “sumo” e “shounen” è possibile e funziona.Per sua natura, il sumo è uno sport particolare, breve e conciso, caratterizzato solo da un piccolo ring di forma circolare e due lottatori che devono buttarsi fuori spingendosi a vicenda. Gli incontri durano solo pochi secondi, e non ci sono tecniche particolari o elementi particolarmente spettacolari. "Hinomaru Sumo" le tecniche speciali ce le ha, ma non rinuncia a raccontare il suo sumo con dovizia di particolari e un certo realismo, esasperando i pochi secondi dell’incontro reale con effetti puramente grafici che valorizzano la potenza degli atleti (kanji giganteschi su sfondo che annunciano gli altisonanti nomi delle tecniche, fiamme che si sprigionano dagli occhi dei lottatori a simboleggiare il loro ardente spirito combattivo, creature mistiche sullo sfondo), ma senza evocare Stand o ridurre in mille pezzi il dohyo, come, invece, accadrebbe altrove. Gli incontri sono credibili, brevi, non durano mai più di mezzo episodio e si compongono di poche, ma decisive, azioni. Nel tempo che dilata i pochi secondi dell’incontro reale trasformandoli in una decina di minuti d’episodio, un altro classico delle serie sportive, che qui si rivela uno dei maggiori punti di forza della storia: flashback e riflessioni interiori dei personaggi.Uno degli elementi più riusciti di "Hinomaru Sumo" sono, infatti, proprio i personaggi. Cosa che ci stupisce, dato che, per come ci erano stati presentati, con la loro estetica da shounen fighetto che poco si confà alla sacralità del sumo, tutto sembrava meno che potessimo affezionarci. Eppure, man mano che la vicenda va avanti, ognuno di loro riesce a tracciare un percorso di crescita personale che lo farà cambiare radicalmente rispetto all’inizio della storia: l’ex asso della lotta libera che ha cominciato a fare sumo quasi per gioco riesce ad arrivare ad un livello tale da sconfiggere gli atleti più quotati; il personaggio magrolino, femmineo e timidino, palese pesce fuor d’acqua in un mondo di colossi giganteschi, riesce a farsi strada con impegno e fiducia in se stesso; il quattrocchi apparentemente antipatico e sulle sue si dimostra un attento osservatore e buon consigliere per quelli che pian piano diventano i suoi migliori amici; il ciccione insicuro e preso di mira dai bulli diventa colui che riesce a trascinare tutti gli altri e condividere con loro il suo sogno, e il bullo che lo prendeva di mira intraprende un meraviglioso percorso di redenzione che lo porta a riflettere sui suoi errori e sull’entità del dolore che ha arrecato alle sue vittime."Hinomaru Sumo" si trasforma ben presto in una storia di amicizia, legami e crescita personale, che coinvolge non solo i personaggi protagonisti della squadra del liceo Odachi, ma anche quelli delle scuole avversarie, di cui pian piano ci viene svelato qualche retroscena, qualche storia passata, qualche caratteristica, e in alcuni casi riescono addirittura a fare amicizia coi nostri, donandogli consigli e instaurando rapporti che vanno aldilà dello spingersi a vicenda su un ring circolare.Come da tradizione di questo tipo di storie, il protagonista stesso sembra essere quello meno interessante di tutti, quello che più facilmente si fa rubare la scena dai suoi compagni: troppo apparentemente perfetto, troppo vincente, con poche sfumature. Tuttavia, lo dice il titolo, questa è anche e soprattutto la sua storia, e, nonostante ci voglia un po’, anche Hinomaru riesce via via a brillare e a farsi amare dagli spettatori, tramite un percorso fatto di vittorie e sconfitte (in "Hinomaru Sumo" non si vince sempre, anzi), una travagliata storia familiare e un problema, quello dell’essere più basso degli standard che definiscono i lottatori professionisti (io e i miei 160 cm scarsi di altezza siamo tutti con te, Hinomaru!), che si frappone fra lui e la realizzazione del suo sogno.Man mano che va avanti la storia, cominciano ad affiorare anche elementi di sumo più tradizionale. I personaggi sono ragazzi che frequentano un club scolastico, non ancora a livello professionistico, ma di tanto in tanto compare qualche vecchio maestro, qualche celebre campione adulto, a donare un’atmosfera più classica. Il realismo con cui è dipinto il "giapponesissimo" ambiente del sumo fa il resto. In un azzeccatissimo gruppo di episodi, i nostri sono in trasferta a Nagoya, sede di un prestigioso torneo che ha luogo a luglio, si concedono una gita turistica al castello e svolgono un ritiro all’interno della più tipica delle sumo-beya, le federazioni di sumo, di cui si mostra con perfetto realismo la vita quotidiana dei lottatori, tra allenamenti, faccende domestiche e pasti a base di enormi porzioni di chanko-nabe (pasto tipico di lottatori di sumo, consistente in uno stufato di carne, pesce e verdure assortite): chi scrive, come si diceva in apertura, ha vissuto a lungo nella zona di Aichi, ha visitato molto spesso Nagoya e ha avuto l’occasione di assistere agli allenamenti dei lottatori di sumo in vista del suddetto torneo estivo, condividendo con loro chiacchiere e un abbondante pasto a base di chanko-nabe, e vi può assicurare che "Hinomaru Sumo" non si è inventato nulla, il mondo delle sumo-beya è davvero così come mostrato nell’anime.A livello grafico, "Hinomaru Sumo" dà il massimo nell’adrenalinica resa dei combattimenti. Piacevole ma meno bello lo stile con cui sono disegnati i personaggi, che ha un retrogusto un po’ fighetto e un po’ da bara manga amatoriale pubblicato su Pixiv, con corpi muscolosi ben dettagliati ma volti un po’ troppo semplicistici e caricaturali. Avendo uno stile decisamente adatto, non stupisce il fatto che abbia ispirato diverse fanart del genere sulla popolare art community giapponese, quanto più la proliferazione di fanart dedicate a quei due personaggi femminili in croce che compaiono nella serie, che sono decisamente poco importanti per le vicende e non sono poi così caratteristici da dover dedicare a loro (e non ai protagonisti maschili, che sono i principali) così tanti disegni.Molto bella la parte musicale, in particolar modo le quattro sigle, tre delle quali sono brani estremamente energici, perfetti per una serie di argomento sportivo, con la prima ending che entra nella testa e non ne esce più. Ma, inaspettatamente, è proprio l’ultima sigla di chiusura a colpire. In primis, perché totalmente diversa da tutte le altre, con un ritmo molto più lento e dolce. Classica ballad come le tante che vanno molto di moda in Giappone, proprio per questo, in realtà, si rende perfetta a rappresentare la nostra storia di amicizia, sogni e crescita personale che si svolge sul sacro ring circolare delle divinità shinto. Fiorite, ciliegi,poiché sulla strada di ognuno fiorisce il proprio fiore.Fiorite, ciliegi.La risposta che ancora non ti è visibileè già dentro di te.Con questa forza, spicca il volo!Fiorite, ciliegi.Un giorno, anche quel cielosi tingerà del colore della primavera.Fiorite, ciliegi.Le lacrime che hai versatodiventeranno la risposta che stai cercandoCon questa forza, risplendi!
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