Nella vita di tutti i giorni, spesso compiamo gesti e assumiamo comportamenti abitudinari senza pensarci troppo. Anche l'atto di vestirsi, di indossare un abito, va oltre la semplice necessità di proteggere il corpo o di rispettare il pudore. L'abito che indossiamo è quasi una seconda pelle, un'estensione della nostra identità. Il detto "L'abito non fa il monaco" non è del tutto vero: nella cultura monastica, l'abito cucito a mano dal monaco stesso diventava parte integrante della sua identità spirituale. Allo stesso modo, ciò che indossiamo riflette la nostra personalità e il nostro modo di essere, perché è una scelta che ci appartiene.
Indossare il Judogi: Un rito di preparazione
L'abito del Judo, il judogi, si indossa nello spogliatoio, un luogo spesso considerato solo uno spazio di transito per cambiarsi. Tuttavia, lo spogliatoio può essere visto come un territorio di confine, una "marca" tra la vita ordinaria e la pratica del Judo. Per questo motivo, è importante iniziare a prepararsi mentalmente al Judo ancora prima di entrare nel tatami. Svestirsi con calma e ordinare i propri effetti personali è un gesto di rispetto verso se stessi e verso l'ambiente circostante.
Il judogi, apparentemente un semplice indumento protettivo, diventa uno strumento di trasformazione psico-fisica. La cura dei gesti e degli oggetti nello spogliatoio crea un clima sociale che favorisce una relazione ottimale con gli altri sul tatami. In questo modo, il saluto diventa un gesto autentico di gratitudine, non un semplice esercizio formale.
Al termine della pratica, si ritorna nello spogliatoio per ripetere il rito al contrario. Ci si spoglia del judogi, portando con sé ciò che si è appreso durante l'allenamento. Si condividono impressioni, incertezze e intuizioni con gli altri, mantenendo sempre un comportamento rispettoso dell'ambiente.
Caratteristiche e significato del Judogi
Il Judo si ispira al combattimento reale, che spesso si svolge tra persone vestite. Per questo motivo, il judogi ricorda l'abbigliamento quotidiano. I pantaloni sono ampi e privi di bottoni o cerniere, tenuti in posizione da un cordone interno. La giacca è realizzata in tela robusta e spessa, rinforzata nelle zone più soggette a strappi. Tradizionalmente, gli uomini indossano il judogi direttamente sulla pelle, mentre alle donne è consentito indossare una maglietta di cotone e un reggiseno.
Leggi anche: Allenatore di pugilato: più di un semplice coach
Il judogi si è evoluto dal kimono, un indumento tradizionale giapponese a forma di T con linee dritte, colletto e maniche lunghe. Il kimono è un abito formale, mentre il judogi è specificamente progettato per la pratica del Judo.
Il Tatami: Il cuore del Dojo
Il tatami è la superficie su cui si pratica il Judo. È un elemento essenziale del dojo, il luogo in cui si svolge l'allenamento. Il termine "tatami" si riferisce sia alla singola stuoia che all'intera area di pratica.
Tradizionalmente, i tatami erano fatti di paglia di riso intrecciata e rivestiti di tela. Le dimensioni standard di un tatami sono di circa 180 x 90 cm, con uno spessore di 6 cm. I tatami moderni sono spesso realizzati con materiali sintetici come PVC o gomma, ma mantengono le dimensioni e le caratteristiche di base dei tatami tradizionali.
Il tatami ha diverse funzioni importanti. Fornisce una superficie di allenamento sicura e confortevole, attutendo l'impatto delle cadute. Il tatami crea anche un ambiente di allenamento tranquillo e silenzioso, assorbendo il rumore.
La scelta del tatami giusto è importante per la sicurezza e il comfort dei praticanti. I tatami devono essere abbastanza morbidi da attutire le cadute, ma abbastanza rigidi da consentire movimenti rapidi e stabili. La superficie del tatami deve essere liscia e antiscivolo per prevenire infortuni.
Leggi anche: I nomi dei due lottatori
Gradi e cinture nel Judo
Nel Judo, il sistema di gradi (kyu e dan) indica il livello di esperienza e competenza di un praticante. In origine, c'erano 5 classi di allievi (kyu) e 10 gradi di esperti (dan). Il principiante era considerato "non classificato" e progrediva dalla 5a classe (kyu) alla 1a.
Successivamente, il sistema è stato ampliato con l'introduzione di cinture colorate per i diversi kyu. I colori delle cinture variano a seconda della regione e dell'organizzazione, ma in genere includono bianca, gialla, arancione, verde, blu e marrone. Le cinture colorate sono spesso utilizzate per motivare i giovani praticanti e per riconoscere i loro progressi.
Gli esperti di Judo, dal 1° al 10° dan, indossano la cintura nera. Nell'idea del fondatore, Jigoro Kano, i primi cinque dan rappresentano un potenziamento dell'ego e una personalizzazione della tecnica, mentre i dan successivi indicano un avvicinamento all'universalizzazione della tecnica. A partire dal 6° dan, è prevista una cintura di cerimonia bianca e rossa (o rossa per i gradi più alti) per indicare l'esperienza e la saggezza del praticante.
Jigoro Kano, il fondatore del Judo, non si è mai attribuito un grado, ma ha mantenuto il titolo di Shihan (maestro). Dopo la sua morte, gli è stato conferito il 12° dan, un riconoscimento onorifico che sottolinea la sua importanza e il suo contributo al Judo.
Etichetta e comportamento nel Dojo
Il Judo non è solo una disciplina fisica, ma anche un sistema di valori e principi morali. L'etichetta (reigi) e le regole di comportamento sono parte integrante dell'addestramento.
Leggi anche: Requisiti Cintura Nera Karate
Il saluto è un elemento fondamentale dell'etichetta del Judo. Esistono due tipi principali di saluto:
- Ritsurei (saluto in piedi): Si esegue in posizione eretta, piegando il busto in avanti con rispetto. Si utilizza quando si entra e si esce dal dojo, quando si sale e si scende dal tatami, e quando si invita qualcuno ad allenarsi.
- Zarei (saluto in ginocchio): Si esegue in posizione inginocchiata, inclinando il busto in avanti verso il suolo. Si utilizza all'inizio e alla fine di una lezione collettiva, e durante l'esecuzione dei kata.
Durante il saluto di gruppo, maestri e allievi si dispongono sul tatami in ordine gerarchico, con il maestro e le cinture nere sul lato Joseki (il lato d'onore) e gli allievi sul lato Shimoseki.
Altre regole di comportamento importanti nel dojo includono:
- Mantenere un atteggiamento rispettoso verso il maestro, gli altri praticanti e il dojo stesso.
- Arrivare puntuali alle lezioni e partecipare attivamente all'allenamento.
- Prendersi cura del proprio judogi e mantenerlo pulito e in buone condizioni.
- Rispettare le regole di sicurezza e prevenire infortuni.
- Essere umili e disposti ad imparare dagli altri.
Confronto con altre arti marziali
Il judogi è simile al karategi, l'uniforme utilizzata nel Karate, in quanto entrambi derivano da un'origine comune. Tuttavia, il karategi è generalmente realizzato con un materiale più leggero e ha un taglio più ampio per favorire la velocità e la mobilità, mentre il judogi è più robusto e resistente per sopportare le prese e le proiezioni del Judo.
Il karategi è composto da una giacca (uwagi) e pantaloni, con una cintura colorata che indica il grado del praticante. La giacca è generalmente aperta sul petto per una maggiore comodità.
La testimonianza di S. Gima, allievo di G. Funakoshi, rivela che il kimono bianco da Karate è stato creato nel 1921, copiando il modello del judogi. Prima di allora, i praticanti di Karate si allenavano con abiti di tutti i giorni o a torso nudo.
