L'abbandono del pugilato femminile è un tema complesso e multifattoriale, che merita un'analisi approfondita. Recenti eventi, come il ritiro di Angela Carini alle Olimpiadi di Parigi 2024, mettono in luce alcune delle sfide che le atlete affrontano in questo sport. Questo articolo esplorerà le possibili cause di tale abbandono, prendendo in considerazione fattori fisici, psicologici, sociali e culturali.
Il Ritiro di Angela Carini: Un Caso di Studio
L’Olimpiade di Angela Carini è terminata prematuramente, durando appena 46 secondi. L’azzurra ha infatti abbandonato l’incontro valido per gli ottavi di finale della categoria -66 kg di boxe contro l’algerina Imane Khelif. L’avvio del match era stato oggettivamente a senso unico per la nord-africana, che si era fatta sentire subito con un tremendo montante destro. Dopo aver subito una combinazione destro-sinistro, la campana si fermava per andare all’angolo e farsi sistemare i lacci del caschetto. Dalle prime informazioni, pare che la causa dell’abbandono sia di natura puramente fisica: pare infatti che Angela Carini abbia riportato una sospetta frattura al naso. Peraltro sembrerebbe aver detto al direttore tecnico Emanuele Renzini: “Mi fa troppo male“.
Angela Carini ha poi spiegato il motivo dell’abbandono qualche minuto dopo ai microfoni federali: “Ho messo fine al match perché dopo il secondo colpo, dopo anni di esperienza e una carriera sul ring a lottare, ho sentito un forte dolore al naso. Con la maturità da pugile ho detto ‘basta’ perché non riuscivo più a portare a termine il match. Avevo sentito un dolore troppo forte al naso. Sono andata all’angolo, con l’esperienza ho alzato la mano e ho detto ‘maestro non ce la faccio, ritiratemi perché mi fa troppo male il naso’. Ho il cuore a pezzi, perché io sono una combattente, mio padre mi ha insegnato ad essere una guerriera.”
Questo episodio, pur essendo specifico, solleva interrogativi più ampi sulle ragioni che possono portare una pugile ad abbandonare la competizione, sia a livello agonistico che amatoriale.
Fattori Fisici e Infortuni
La natura stessa del pugilato, uno sport di contatto ad alta intensità, espone gli atleti a un rischio significativo di infortuni. Nel caso di Angela Carini, la sospetta frattura al naso è stata la causa immediata del suo ritiro. Tuttavia, infortuni ripetuti o mal curati possono portare a problemi cronici e, in definitiva, all'abbandono dello sport. La paura di subire ulteriori danni fisici può anche influenzare la decisione di un'atleta di continuare a competere.
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Pressioni Psicologiche e Sociali
Oltre agli aspetti fisici, le pressioni psicologiche e sociali giocano un ruolo cruciale. La competizione ad alti livelli è estenuante e richiede una forte resilienza mentale. Le aspettative elevate, la paura del fallimento, lo stress da prestazione e la pressione dei media possono contribuire a un deterioramento del benessere psicologico dell'atleta.
Inoltre, le pugili possono trovarsi a dover affrontare stereotipi di genere e pregiudizi sociali. Arti marziali e sport come il Wing Chun, il Karate, la Boxe sono state sempre associate a qualcosa di molto maschile e ad una prerogativa per i soli uomini. Oggi la situazione sta lentamente cambiando: molte ragazze intraprendono infatti un percorso marziale con lo scopo di essere in grado di difendersi da sole, sfogarsi e gestire meglio lo stress.
La società infatti spinge tutt’ora ad un ideale di bellezza che in molti casi è incompatibile con una pratica sportiva di alto livello. Spesso le ragioni del drop out riguardano infatti mode, spinta alla “perfezione”, difficoltà nella gestione scolastica. Per praticare molti sport infatti è necessario un fisico tonico e robusto che si discosta dai classici canoni estetici. Nel mondo delle arti marziali questo fenomeno è ancora più evidente che in altri sport. La maggior parte dei corsi sono popolati prevalentemente da maschi, questo per qualsiasi arte marziale.
Disparità di Genere e Mancanza di Supporto
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, il pugilato femminile continua a essere meno riconosciuto e supportato rispetto alla sua controparte maschile. Questa disparità si manifesta in diversi modi, tra cui:
- Minore copertura mediatica: Le competizioni femminili spesso ricevono meno attenzione da parte dei media, il che può influire sulla visibilità delle atlete e sulla loro capacità di attrarre sponsorizzazioni.
- Minori opportunità di finanziamento: Le pugili possono avere difficoltà ad accedere a finanziamenti e borse di studio, il che rende più difficile sostenere i costi di allenamento, viaggi e attrezzature.
- Mancanza di modelli di ruolo: La scarsità di figure femminili di successo nel pugilato può rendere più difficile per le giovani atlete immaginare un futuro nello sport.
L'importanza della Mentalità e del Supporto
L’unica cosa che possiamo fare per migliorare questa situazione è migliorare la mentalità. Non è tanto la mentalità della società quanto la mentalità di ciascuno di noi. Siamo noi i diretti responsabili dell’andamento della società. Cambiare la nostra mentalità a favore di una maggiore apertura e un maggior desiderio di acculturarsi è una cosa doverosa per crescere come persone e come società. Questo cambiamento deve venire sia da parte delle donne che da parte degli uomini. Sia donne che uomini devono imparare a fare quello che piace a loro senza preoccuparsi dell’opinione degli altri e di qualche possibile ripercussione.
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Il supporto da parte di allenatori, familiari e amici è fondamentale per aiutare le atlete a superare le sfide e a perseverare nel pugilato. Un ambiente di allenamento positivo e inclusivo può contribuire a rafforzare la fiducia in sé stessi, a ridurre lo stress e a promuovere il benessere psicologico.
Progressi e Iniziative per l'Uguaglianza
A livello sportivo si stanno comunque compiendo degli sforzi importanti, a livello organizzativo e di iniziative. Basti pensare alle Olimpiadi dell’era moderna, nella prima edizione di Atene 1896 riservate ai soli uomini. Fino ad arrivare ai giochi di Londra 2012 dove le donne costituiscono il 45% degli atleti, e dove è stato introdotto per la prima volta il pugilato femminile, l’ultima disciplina ancora riservata ai soli atleti maschi. Anche in Italia si sono fatti numerosi progressi, soprattutto dal 1985, anno in cui la UISP presentò la Carta dei Diritti delle donne nello sport. A partire dal gender gap salariale e dallo status economico.
Altri passi in avanti sono stati fatti nel 2020. Unar, UISP e Lunaria hanno firmato un protocollo d’intesa per monitorare episodi di discriminazione e intolleranza. La nascita dell’Osservatorio è una novità assoluta in Europa, e si occuperà principalmente dello sport amatoriale e dilettantistico. Èqui infatti che si registra la maggior parte degli episodi, e dove si formano i giovani sportivi di domani.
Stereotipi di Genere e Bodyshaming
La discrepanza più importante resta comunque a livello di stereotipi di genere e di bodyshaming. Lo sport, inoltre, deve cercare di tirar fuori il talento e il meglio da tutti, anche e soprattutto da chi non ha le possibilità economiche o di visibilità, oppure non ha delle conoscenze o delle esperienze fortunate. Questo purtroppo è una delle principali cause di abbandono e di mancato inizio di un’attività sportiva ad alti livelli, insieme al gap di genere.
Esempi di Resilienza e Determinazione
Come quella di Kathrine Virginia Switzer, la prima donna a partecipare alla famosa Boston Marathon nonostante gli ostacoli durante il percorso di gara. E ancora, la nostra Josefa Idem. Campionessa olimpica, trentotto medaglie tra Europei, Mondiali e Olimpiadi, di cui è recordwoman di presenze con otto partecipazioni. Per citare esempi più recenti ma meno conosciuti, il caso della libanese Doumouh Al Bakkar. Tutte storie, queste, che servono come monito universale per non arrendersi mai di fronte ai gap di genere e se si ha un obiettivo ben preciso, e di come la lotta per il proprio successo e per il proprio rispetto sia indispensabile da perseguire in maniera assidua e costante.
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Il Caso di Imane Khelif e le Questioni di Genere
Il caso di Imane Khelif, la pugile algerina che ha affrontato Angela Carini, solleva ulteriori questioni legate al genere e all'ammissibilità delle atlete alle competizioni. Le accuse mosse contro Khelif, relative ai suoi livelli ormonali, evidenziano la necessità di regolamenti chiari e trasparenti, basati su evidenze scientifiche e rispettosi dei diritti umani delle atlete.
Secondo le regole del Cio invece sì: Khelif - per quello che sappiamo - è un’atleta intersex e iperandrogina. Ovvero, una donna con una eccessiva produzione di ormoni maschili (androgeni), in particolare di testosterone. Nel suo lungo comunicato, il Cio contesta proprio quei test effettuati dall’IBA, che esclusero dai Mondiali sia Imane Khelif che Lin Yu-ting. “Tutti gli atleti che partecipano al torneo di pugilato dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 rispettano i regolamenti di ammissibilità e di iscrizione della competizione, nonché tutti i regolamenti medici applicabili stabiliti dalla Paris 2024 Boxing Unit (PBU)”. Il Cio ricorda che queste regole “sono state applicate anche durante il periodo di qualificazione”, difendendo quindi ancora una volta la scelta di consentire a Imane Khelif e Lin Yu-ting di partecipare ai Giochi.
Il Cio sottolinea che le regole di ammissibilità non devono essere modificate durante la competizione in corso e qualsiasi modifica alle regole deve seguire le procedure appropriate e basarsi su prove scientifiche. Il Cio si impegna a proteggere i diritti umani di tutti gli atleti che partecipano ai Giochi Olimpici, come da Carta Olimpica, Codice Etico del CIO e Quadro Strategico del CIO sui Diritti Umani.
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