Introduzione
Il pugnale, e più in generale le baionette, rappresentano un elemento comune a tutte le generazioni di soldati e a tutti gli eserciti in ogni scenario tattico. Considerata l'arma "di backup del backup", ovvero l'estrema risorsa in caso di fallimento delle pistole, negli ultimi trent'anni il pugnale è diventato parte integrante dell'equipaggiamento d'emergenza e per lo svolgimento di lavori da campo, ampliando il suo campo d'uso al di fuori della pura e semplice arma. Questo articolo esplora la storia e l'evoluzione delle armi da taglio nel combattimento, dalle loro origini fino all'uso moderno, con un focus particolare sui pugnali e le baionette.
Origini e Utilizzo Primordiale
Fin dalle sue origini, ancor prima degli Egizi, il pugnale costituiva l'arma degli assassini: veloce, occultabile e silenziosa. Il pugnale conservò la sua utilità fino al perfezionamento delle armi da fuoco, dalla colubrina ai moschetti ad avancarica. Oltre alle armi da fuoco, mutò completamente anche lo scenario bellico, il quale non prevedeva più il corpo a corpo puro e semplice, ma il combattimento all’arma bianca come atto conclusivo di lunghe salve di proiettili tra la fanteria e l’artiglieria.
L'Evoluzione della Baionetta
Innestabile sulla canna terminale dei fucili, la baionetta costituiva il prolungamento di quest’ultimo. Senza filo affilato ma dotata di tronco romboidale (per divaricare le ferite) ed estremità a punta, il suo uso seguiva la “carica”, dove la prerogativa non era di combattere ma di sbaragliare “a mano” la fanteria rimanente con un attacco frontale diretto.
La Prima Guerra Mondiale e la Guerra di Trincea
Studiando la morfologia del campo di battaglia tra il ‘900 e il ‘920, compaiono numerosi aspetti tecnici rivoluzionari che, impiegati su larga scala, andarono a neutralizzarsi vicendevolmente, creando situazioni di stallo. In parole povere, le armi da fuoco saturarono il campo di battaglia e costrinsero i soldati ad una guerra di posizione di trincea. Risultava impossibile per ogni fante gettarsi nella mischia e sperare di infilzare qualcuno a kilometri di distanza, sotto il fuoco falciante di tutte le bocche di fuoco del fronte. Nel caso fortuito che si fosse arrivati alla trincea nemica, la trincea (che aveva una geometria antibomba a zig-zag) non era abbastanza ampia per poter intraprendere combattimenti con un’arma lunga circa due metri e dieci. Fu proprio questo il punto di partenza che guidò gli analisti militari a rispolverare il concetto di pugnale bellico.
La Baionetta 16 e l'Innovazione Americana
La baionetta 16, ritenuta antiquata dall’esercito americano, fu sostituita da un’arma di forma più convenzionale, tra un coltello e uno spadino. Ciò permise un secondo utilizzo, anche dopo lo smontaggio dello stesso dal fucile. Per certi versi, si può considerare ciò come il vero punto di nascita del concetto di arma da corpo a corpo americana: nel caso il fante avesse perso l’arma primaria o avesse dovuto ovviare a inceppamenti, dopo l’ordine di attacco (o durante l’avanzata in corso) avrebbe potuto separare la baionetta dal fucile e proseguire, con presa di mano in stile “a lama retrocessa” all’assalto. All’epoca la fanteria aveva un addestramento sbrigativo e finalizzato all’apprendimento della tecnica generale; quindi le odierne tecniche a uso marziale impiegabili, durante la Prima Guerra Mondiale, si riducevano a due: presa retrocessa e sfondamento di linea con la baionetta innestata.
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La Pal Blade e le sue Evoluzioni
La Pal Blade fu creata per il fucile di fanteria Springfield M1903. Il manico era costruito in legno ma con la sua evoluzione, la baionetta M1942, il legno fu sostituito da guancette in bakelite per ridurre il costo di produzione. Nelle prime versioni (fino al 1918), le lame erano di metallo nudo al carbonio e tra il 1918 e il 1922 l’acciaio fu “parkerizzato” (trattamento anticorrosione al fosfato) e azzurato, con impugnature in noce nero. A tal proposito fu modificata l’anello nell’elsa per permettere la sua istallazione anche nei fucili M1 Garand.
La Guerra del Pacifico e la M1905E1
Sebbene, con l’avvento della M1905E1, la M1905 originaria passò in secondo piano, ritrovò una grande popolarità durante la Guerra del Pacifico contro i giapponesi: l’esercito nipponico infatti utilizzava la spada-baionetta Type 30 in abbinamento ai già lunghi fucili Arisaka, costringendo quindi gli americani ad una rinnovata guerra all’arma lunga.
La Baionetta M1
La M1 rappresenta l’evoluzione principale della serie 1905; sviluppata per il combattimento in ambiente europeo, mantiene le caratteristiche dell’elsa e dell’impugnatura della M1942, ma presenta una lama accorciata (fortemente voluta dalle forze armate) da 25,4 cm. Caratterizzata da una lama a punta di lancia (spear point) a doppio filo, con lo scola sangue lungo la lunghezza del dorso centrale, l’acciaio presenta una brunitura antiriflesso. Per la sua produzione, costellata da continue limitazioni al budget militare imposte della guerra, furono richiamati numerosi esemplari della baionetta M1905 per lavorazioni di accorciamento.
Fodero e Accessori
Per quanto riguarda il fodero, la prima versione (destinata alla M1905 originale) era costruito in legno foderato da una guaina in pelle marrone, con passa cintura in pelle. Il suo sostituto M1910, utilizzato dagli inglesi per il Lee-Enfield, possedeva una guaina in pelle verde e, al posto del passa cintura, un gancio per accoppiamento al cinturone. Nella Seconda Guerra Mondiale venne utilizzato il fodero M3, costituito da un astuccio in vetroresina e da una gola blocca lama in metallo; furono mantenuti i ganci per il cinturone. Generalmente veniva agganciato al cinturone nella Prima Guerra Mondiale.
Il Mark I da Trincea
Utilizzato durante tutta la Prima Guerra Mondiale (fonti citano anche la 2’G.M., la Guerra di Corea e parte della Guerra in Vietnam come residuati bellici) e prodotto dalla Frary&Clark (L.F.&C.), fu la matrice dalla quale si sviluppò, successivamente, il Mark I da trincea. Essenzialmente si basa sulla baionetta inglese P1907 per il fucile Enfield; l’attacco dell’elsa non permise l’accoppiamento con i fucili dell’arsenale americano, pertanto l’elsa fu raccordata al fondello di chiusura dell’impugnatura, fondendosi in un blocco unico. Grazie all’aggiunta di “merletti” sul raccordo paramano e di un pomello contundente nel manico (necessario per l’assemblaggio di chiusura dell’arma), si rivelò una temibile arma corta, tanto da venire adottata non solo dall’esercito degli Stati Uniti, ma anche dagli incursori britannici, australiani e dagli alleati francesi.
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Caratteristiche Tecniche del Mark I
La lama è uno stilo in acciaio al carbonio di sezione triangolare, privo di filo ma dotato di punta; la sua lunghezza si attesta sui 25,4 cm (35,5 cm complessivi con l’elsa e l’impugnatura) con brunitura antiriflesso.
Il Declino del M1917
L’M1917 passò però in secondo piano rispetto alla baionetta M1905: sebbene più corto, dotato di tirapugni e dalla spiccata vocazione “d’assalto”, l’assenza di filo costituiva una grave limitazione al suo utilizzo.
L'M1918 e i suoi Difetti
Considerato da molti analisti come il pugnale simbolo del primo conflitto mondiale, deriva concettualmente dalle esperienze maturate dai soldati americani con la M1917, risolvendone gran parte dei difetti. Dopo la Prima Guerra Mondiale, gli ulteriori ordini per la sua produzione vennero cancellati e, sebbene blasonata, non poteva competere con le baionette e con i pugnali che entrarono in produzione. L’unico difetto proprio di questo pugnale fu il costo, derivato non tanto dall’acciaio, ma dall’uso dell’ottone per la fabbricazione dell’elsa e del manico (certamente migliore del legno della M1917, ma indubbiamente antieconomico). Il difetto congenito invece, fu lo stesso del suo predecessore: la forma chiusa del tirapugni/elsa non consentiva l’esecuzione di più prese differenti in situazioni di combattimento; l’inserimento di anelli interdigitali maggiorò la capacità di controllo e impugnabilità, consentendo prese difficili in ogni condizione, pagando però la rinuncia all’uso dei guanti (impossibile quindi da usare nei periodi invernali, è l’ottone a contatto non aiutava).
Il Pugnale da Trincea M3
Ritrovò nuova giovinezza durante la Seconda Guerra Mondiale. Army la sostituì successivamente con il modello M3) dei Ranger e dell’elite aviotrasportata, il Corpo dei Marines Raiders (i quali lo sostituirono con lo stiletto FairBairn-Sikes e con la Ka-Bar mk II) e i reparti scelti dell’esercito inglese (divenne l’arma simbolo delle unità commando e S.A.S.). La lama segna la differenza primaria con il modello M1917: si trattava di una lama a daga con punta di lancia, doppio filo a nervatura centrale continua, lunga 17,1 cm (dal punto all’elsa). L’insieme di elsa e impugnatura rese particolare ed estremamente resistente il pugnale: sviluppate in un unico blocco con lavorazione in fusione di bronzo con un annerimento chimico antiriflesso. Il pomello di sfondamento fungeva da dado blocca lama, ottimizzato per l’uso contundente nella classica presa militare. La guaina in pelle fu sostituita da un fodero metallico in fusione di bronzo, senza rivestimenti esterni, anch’essa annerita chimicamente.
La Fine di un'Era e l'Adattamento ai Nuovi Scenari
La fine della Prima Guerra Mondiale sancì la fine di un’era nell’uso delle lame. Gli scenari mutarono, i combattimenti non avvennero più dentro le trincee o in spazi aperti, bensì ovunque. Da questo periodo infatti le baionette persero notevolmente d’importanza, tanto da congiungersi sempre più con il “mondo” dei coltelli e delle lame corte (eccezion fatta per l’esercito nipponico). Da un lato, le esigenze della fanteria mutarono dal puro combattimento al concetto di sopravvivenza, dall’altro, il prosperare della guerra asimmetrica condotta dalle truppe d’elite costringeva i produttori a lame sempre più compatte e bilanciate.
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La Richiesta di Lame Specializzate
Il primo segno di cambiamento si ebbe dai numerosi tipi di pugnali/coltelli adottati dagli Stati Uniti: ogni corpo d’armata richiedeva infatti una lama con particolari proprietà dedicate, impossibile quindi proporre un modello unico che assolvesse a tutte le richieste. Ciò diede forte spinta alla ricerca bellica per l’arma bianca perfetta e portò il mondo delle lame belliche contemporanee al pari delle armi da fuoco in quanto ad importanza.
Il Fairbairn-Sykes e le sue Versioni Americane
Le prime unità d’elite del Corpo dei Marines e dei Ranger dell’esercito richiedevano un pugnale tatticamente più specializzato del Mark I da trincea (utilizzato dalla fanteria). Il loro profilo di missione richiedeva solo in minima parte in fattore sopravvivenza, privilegiando notevolmente la capacità d’attacco, quindi azioni veloci di soppressione, assalto silenzioso, profilo di lama sottile e un’impugnatura che consenta capacità di presa multiple. Per avere tutto ciò fu creata una versione nazionale del coltello inglese FairBairn-Sikes F-S. Quest’ultimo fu creato nel 1941 dalla Wilkinson Sword su disegno di William Ewart Fairbairn e Eric Anthony Sykes, utilizzato dai membri del S.A.S. e dalle truppe paracadutiste britanniche. Nella sua progettazione fu tenuto conto di due fattori, l’equilibrio e l’acume.
Caratteristiche del Fairbairn-Sykes
Il primo prototipo si presentava in acciaio al carbonio nichelato e con l’impugnatura in ottone diamantato zigrinato, il fodero fu costruito in pelle marrone con un elastico di ritenzione del pugnale; il tutto per eliminare quanto possibile il rumore derivato dall’estrazione/inserimento nel fodero del pugnale stesso. Con l’inizio della produzione in massa, e con il target d’impiego molto specializzato, si decise di mantenere i materiali inalterati ma di sostituire la finitura brunita al rivestimento nichelato. La lama era lunga 16,6 cm, a daga con doppio filo, profilo piatto, dorsatura centrale corrente lungo tutta la lunghezza della lama e il filo che arrivava fino all’elsa da ambo le parti.
La Versione Americana del Fairbairn-Sykes
La versione americana si divise essenzialmente in tre modelli: il Marine Raider (da cui prese il nome e la notorietà), l’OSS e il V-42. Il Marine Raider fu adottato dal reparto d’elite del Corpo dei Marines (i Marine Raider per l’appunto), ricalcando il FairBairn-Sikes F-S; la differenza con quest’ultimo risiede nel manico, pressofuso direttamente nel codolo della lama. L’enorme richiesta di metalli strategici come l’acciaio costrinse l’utilizzo di una lega in zinco-alluminio; la scelta “a risparmio” del materiale si ritorse contro nel momento in cui si scoprì che, durante la guerra, la lega tendeva a lisciviare, lasciando la lama (allungata di 6,4 mm) e l’impugnatura estremamente fragile. Moltissimi soldati lamentarono di lame rotte con semplici stoccate di punta, else crepate dopo lavori di leva e fiorettature con conseguente corrosione precoce; per eliminare almeno l’ultimo problema si provò con la lubrificazione anti ionica a base di vasellina, cosa che rese impossibile l’utilizzo per il quale il pugnale fu creato. Fu sostituito definitivamente dalla Ka-bar mk II. Il fodero non fu esente da critiche, in quanto, sebbene uguale all’F-S, possedeva delle graffette in acciaio sulla bocca per evitare lo squarciamento del fodero stesso contro il filo della lama. Tali graffette però rigavano non poco la brunitura della lama e causavano percepibili sibili durante l’estrazione.
L'OSS e il V-42
L’OSS fu commissionato dall’Ufficio dei Servizi Strategici prodotto dalla Landers, Frary & Clark. Identico all’F-S ma accusato di essere mal temprato (utilizzo della lamiera a stampaggio) e sostituito nel 1944, in punto a favore rispetto alla famiglia Fairbairn-Sikes americana è l’utilizzo di un fodero con la bocca d’ingresso dotata di O-ring in gomma. Il V-42 fu un miglioramento sostanziale rispetto al resto della produzione americana: accorciato rispetto all’OSS (lunghezza della lama di 14 cm), era dotato di un pomolo “sfonda-cranio” e di una migliore capacità di penetrazione; grazie alla rivisitazione della lama, di stampo romboidale e non solamente piatta (ciò permise addirittura la perforazione degli elmetti in acciaio tedeschi). La sua progettazione fu curata dal maggiore Orval J. Baldwin, il quale introdusse una nuova tecnica di presa e combattimento, la presa piatta con pollice sull’elsa e la lama in posizione orizzontale: rispetto alla classica presa a martello detta classica militare, consente un movimento di polso di 60 gradi a destra e a sinistra, e di 80 gradi in elevazione. Dai maestri d’armi è considerata come un’evoluzione progressiva della presa militare, perfetta per i fendenti e soprattutto per le stoccate violente, ma di utilizzo vincolato per i duelli all’arma bianca.
Armi Non Convenzionali: Okinawa e le Isole Ryu Kyu
L’arte delle armi NON convenzionali delle isole Ryu Kyu (Okinawa), nasce in epoca feudale, per contrastare l’invasione dell’isola di Okinawa da parte dei samurai dell’impero giapponese.
Il Jo
Canna di bamboo, lunga circa 6 piedi (1,68 mt), che veniva adoperata per trasportare secchi d’acqua, bagagli, ceste da spesa quando si andava al mercato, ecc. Nel tempo, un bastone di legno più resistente, ha lentamente sostituito la canna di bambù, più fragile nei combattimenti.
Il Tonfa
Il Tonfa è un’arma di legno molto funzionale e versatile; originariamente utilizzato come freno per le ruote dei mulini. Comunemente chiamato “Manganello”, esso è attualmente in uso presso le forze dell’ordine di: E.E.U.U.; Canada; Cile; Argentina; Italia (Polizia Anti-sommossa). In Canada, è stato introdotto ufficialmente nella Metro Police Force dal Sergente Ed Bobko (Cintura Nera della ns. organizzazione). Il M° Chinellato, in qualità di istruttore di polizia, ha adottato questo strumento (il Tonfa), nell’addestramento degli uomini della Polizia Federale Argentina, a San Rafael MENDOZA. Entrambi i maestri menzionati, sono allievi del SHIHAN KEI TSUMURA (Capo Istruttore della Itosu Kai del Canada). Attualmente l’istruttore capo della “Asociaciòn Ibero-Americana de Karate y Kobudo in Argentina Sensei Ariel Occhipinti (allievo del M° Chinellato), istruisce a San Rafael (MZA) la Polizia anti-sommossa nell’arte della difesa personale e nelle tecniche di Bloccaggio/Detenzione e Autodifesa con il Tonfa.
Il Sai
Sciabola corta, munita di tre punte, adoperata ad Okinawa (Isole RyuKyu), per seminare qualsiasi tipo di cereale.
Il Kama
Il Kama è un attrezzo simile ad una falce, utilizzato in epoca presso le Isole RyuKyu, per la raccolta del riso.
Il Nunchaku
Arma snodata molto versatile, composta da due piccoli pezzi di legno, uniti da una corda (o catena) di 15 cm. Circa. Anticamente utilizzati per la macinazione manuale dei cereali.
La Cerbottana
Le origini della cerbottana sono estremamente antiche e risalgono addirittura a secoli e secoli fa. La cerbottana è un’arma estremamente affascinante in quanto rappresenta una delle prime armi da lancio. Alcuni studiosi ritengono che le origini della cerbottana risalgano al neolitico e questa fu creata da diverse popolazioni del Sud America. Sin dai primi modelli, queste armi si presentavano con dimensioni differenti a seconda dell’utilità. Le cerbottane più lunghe e con diametro più largo venivano utilizzate per cacciare animali di piccole taglie su distanze medio-lunghe. Al contrario, le cerbottane più corte e sottili sono estremamente efficaci per obiettivi a breve distanza. La cerbottana nel corso del tempo è stata sostituita dagli archi e dalle balestre a causa della sua bassa potenza.
Tecniche e Tipologie di Cerbottane
I proiettili, chiamati dardi, possono raggiungere una velocità massima di 60 metri al secondo e questa caratteristica che rende la cerbottana estremamente efficace nelle brevi distanze. Quest’arma antica, inoltre, non presenta nessun potere di penetrazione, proprio per questo motivo venivano utilizzati dei dardi ricoperti di sostanze tossiche, come ad esempio il curaro, che tramortivano immediatamente la preda attraverso delle ferite superficiali. Le più classiche cerbottane solitamente sono costruite da canne di bambù e da duro legno.
Tipologie di cerbottane
- cerbottane a canna corta: si presentano con una lunghezza molto ridotta e con un tubo dal diametro di piccole dimensioni.
- cerbottana a canna lunga: utilizzata per le lunghe distanze grazie alla lunghezza del tubo centrale.
- cerbottane sportive: lunghe circa 1,2 metri, queste armi sono ideate per essere utilizzate in apposite competizioni.
Le cerbottane professionali, invece, garantiscono una presa più stabile. Questi modelli sono, infatti, caratterizzati dalla gomma che ricopre il tubo; questo materiale garantisce maggiore aderenza delle mani sull’arma stessa.
I Nunchaku: Storia, Utilizzo e Regolamentazione
I nunchaku, un’arma tradizionale originaria di Okinawa, ha una storia ricca e complessa. Si ritiene che siano nati come strumenti agricoli, trasformati in armi di autodifesa dai contadini. La loro efficacia nel combattimento corpo a corpo ha portato alla loro adozione nelle arti marziali come il kobudo e il karate. Oggi, i nunchaku sono utilizzati anche nel freestyle e nelle competizioni, dimostrando la loro versatilità e il loro fascino duraturo.
Storia e Origini dei Nunchaku
Le radici dei nunchaku si perdono tra storia e leggenda, con la loro origine più accreditata che risale a Okinawa, un’isola giapponese che ha dato i natali a molte arti marziali. Per difendersi, i contadini trasformarono strumenti agricoli in armi improvvisate. Un’altra teoria suggerisce un’influenza cinese: i nunchaku potrebbero essere un’evoluzione dello shuang jie gun, un’arma militare a due sezioni usata in Cina già nell’XI secolo. Tuttavia, mancano prove archeologiche definitive, e alcune ipotesi alternative collegano i nunchaku a strumenti come il muge (morso per cavalli) o il hyoshiki, un segnalatore in legno usato dai guardiani notturni di Okinawa.
Utilizzo nelle Arti Marziali
Nel kobudo di Okinawa e in discipline come il karate, i nunchaku sono impiegati per sviluppare coordinazione, velocità e forza. Le tecniche includono colpi mirati a punti vulnerabili (tempie, polsi, ginocchia), blocchi per parare attacchi e prese per disarmare l’avversario. Esiste anche il Nunchakujutsu, quest’arte giapponese si concentra esclusivamente sui nunchaku, combinando attacchi, difese e manipolazioni articolari.
Freestyle e Competizioni
Il nunchaku freestyle, riconosciuto dalla World Nunchaku Association, è una disciplina performativa che unisce movimenti acrobatici e coreografie a ritmo di musica.
I Nunchaku come Arma di Autodifesa
I nunchaku possono essere un’arma di autodifesa efficace, ma con limitazioni significative. Tuttavia, il loro utilizzo richiede un addestramento intensivo: un principiante rischia di ferirsi a causa delle rotazioni imprevedibili.
Regolamentazione
La loro detenzione in casa per scopi sportivi o collezionistici è generalmente permessa, ma il porto in pubblico senza giustificato motivo è vietato in molti paesi. A livello internazionale, le normative variano. In paesi come Germania, Canada, Norvegia e Australia, i nunchaku sono vietati o fortemente regolamentati, spesso classificati come armi pericolose. Negli Stati Uniti, le leggi differiscono da stato a stato: il Massachusetts li considera illegali, mentre a New York il divieto è stato revocato nel 2018 per uso domestico o sportivo.
Consigli per l'Apprendimento
Imparare a usare i nunchaku richiede pazienza e disciplina. È consigliabile iscriversi a un corso: Un istruttore qualificato di kobudo o karate può insegnarti le tecniche corrette, riducendo il rischio di infortuni.
Il Kali Filippino: Un'Arte Marziale dalle Radici Profonde
Il Kali è un’arte marziale originaria delle Filippine, conosciuta anche come Eskrima o Arnis. Questa disciplina si distingue per l’uso di armi, sia tradizionali che improvvisate, e per l’enfasi sul combattimento a distanza ravvicinata. Il Kali è un’arte marziale completa, che sviluppa coordinazione, velocità, forza e consapevolezza tattica.
Le Origini del Kali
Il Kali ha radici antiche e complesse, intrecciate con la storia e la cultura delle Filippine. Si dice che sia nato come sistema di combattimento utilizzato dai guerrieri indigeni per difendersi dagli invasori. Nel corso dei secoli, il Kali si è evoluto, incorporando elementi di altre arti marziali e adattandosi ai diversi contesti storici.
L'Importanza delle Armi
Una delle caratteristiche distintive del Kali è l’uso di armi, sia tradizionali come il bastone (olisi), il coltello (daga) e la spada (kampilan), sia improvvisate come il sarong (un telo di stoffa) o oggetti di uso quotidiano. L’addestramento con le armi sviluppa la coordinazione occhio-mano, la precisione e la capacità di adattarsi a diverse situazioni di combattimento.
Kali: un'arte marziale adatta a tutti
Donne allo stesso modo, in quanto non richiede particolare forza fisica.
Combattimento Disarmato
Sebbene il Kali sia noto per l’uso di armi, il combattimento disarmato è una parte integrante della disciplina. Le tecniche di mano nuda includono colpi, calci, proiezioni e leve articolari, progettate per neutralizzare l’avversario in modo rapido ed efficace.
Un'Arte Marziale Radicata nella Storia
Genetico della storia di questo popolo.
La Pratica del Kali
Ogni lezione dura circa un'ora. Gli allenamenti tipici includono esercizi di riscaldamento, pratica delle tecniche di base, sparring (combattimento controllato) e simulazioni di situazioni di pericolo.
Motivazioni nello studio del Kali
Alcuni studenti si avvicinano al Kali per imparare a difendersi, altri per migliorare la propria forma fisica, altri ancora per esplorare le proprie radici culturali.
Gli Insegnanti di Kali
Gli insegnanti di Kali sono spesso maestri esperti con anni di esperienza alle spalle. Molti di loro hanno partecipato a competizioni a livello mondiale e sono riconosciuti per la loro competenza e dedizione all’arte marziale.
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