L'Omicidio di un Maestro di Capoeira in Brasile: Motivi e Contesto Storico-Culturale

La capoeira, un'arte afro-brasiliana complessa e multiforme, intreccia movimenti fisici, musica, canto, danza, lotta, elementi rituali e persino filosofici, religiosi e politici. Le sue origini si radicano profondamente nella storia della schiavitù in Brasile e nella resilienza degli schiavi africani.

Le Origini della Capoeira: Un'Arte di Resistenza

Rispondere alle domande sulla storia della capoeira non è semplice, data la sua complessità, la varietà di aspetti e la mancanza di fonti storiche scritte, aggravate dalla scarsa attendibilità delle tradizioni orali.

L'etimologia della parola "capoeira" è incerta, con diverse teorie. Due delle più accreditate suggeriscono che derivi da:

  • Capão: termine che indica i luoghi in cui venivano nascosti gli schiavi fuggiti.
  • Capoeira: aree di vegetazione bassa e rada, utilizzate come rifugio dagli schiavi.

L'uso prevalente dei piedi rispetto alle mani viene talvolta spiegato come una conseguenza delle mani incatenate degli schiavi, ma questa idea è stata contestata. Non esiste ancora una spiegazione definitiva sulla compresenza di lotta e musica.

La dominazione coloniale portoghese in Brasile iniziò nel 1500 e durò fino al 1822. L'economia era basata sulle piantagioni di canna da zucchero, dove gli schiavi vivevano in alloggiamenti chiamati senzalas, che potevano essere grandi edifici o misere capanne. Gli schiavi fuggiti si rifugiavano nelle foreste, formando comunità chiamate quilombos. Il più famoso fu quello di Palmares, guidato prima da re Ganga Zumba e poi da suo nipote Zumbí, oggi considerato un simbolo della cultura nera in Brasile e un eroe della capoeira.

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La Capoeira nel Periodo Post-Indipendenza e la Repressione

Nel 1822 il Brasile ottenne l'indipendenza, ma la schiavitù continuò fino al 1888. I neri brasiliani, compresi i capoeiristi, erano devoti alla Principessa Isabella, che aveva decretato l'emancipazione dei figli degli schiavi nel 1871 e abolito definitivamente la schiavitù nel 1885-1888.

Dopo la proclamazione della repubblica nel 1889, i capoeiristi subirono una severa repressione. L'articolo 402 del codice penale repubblicano (1890) proibiva la pratica della capoeiragem nelle strade e nelle piazze pubbliche, punibile con pene detentive. La capoeira era considerata vadiação (vagabondaggio) o malandragem (astuzia dei furfanti di strada), associata ad attività criminali e disturbo dell'ordine pubblico.

In questo periodo di repressione, emersero figure leggendarie come Pedro Porreta, Chico Três Pedaços e Manoel Henrique, soprannominato Besouro Preto (‘Scarabeo Nero’), Besouro Mangangá (‘Scarabeo Gigante’) o Besouro Cordão de Ouro (‘Scarabeo Corda d’Oro’). Proveniente da Santo Amaro, Besouro era considerato un lottatore invincibile, dotato di corpo fechado (corpo invulnerabile). La sua storia si conclude tragicamente: venne ucciso a tradimento, all'età di 27 anni, da un assassino prezzolato a Maracangalha, con un coltello speciale fatto di ticum (o tucum), un materiale ricavato da una palma, capace di penetrare il suo corpo fechado.

Mestre Bimba e la Capoeira Regional

Mestre Bimba rivoluzionò la capoeira, creando la Capoeira Regional, che si caratterizzava per l'enfasi sulla prestanza atletica e sull'aspetto di arte marziale. Mestre Bimba, per dimostrare la validità del suo metodo, sfidò in combattimenti pubblici altri capoeiristi ed esponenti di altre arti marziali, vincendoli tutti e ottenendo una grande popolarità.

Altri capoeiristi, come Waldemar, Caiçara, Canjiquinha, Cobrinha Verde e Leopoldinha, seguirono l'esempio di Mestre Bimba, cercando di organizzare la pratica e l'insegnamento della capoeira.

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La Diffusione della Capoeira

Negli ultimi decenni, la capoeira ha conosciuto un vero e proprio boom in Brasile, con un aumento delle academías, dei praticanti e dell'insegnamento nelle scuole. Le autorità brasiliane hanno gradualmente riconosciuto e accettato la capoeira come parte integrante della cultura brasiliana, superando la tradizionale diffidenza.

La capoeira si è diffusa anche al di fuori del Brasile, inizialmente negli Stati Uniti e in Europa del Nord, poi in altri paesi occidentali, tra cui l'Italia.

Il Gruppo Soluna e l'Insegnamento della Capoeira

L’approccio all’insegnamento della capoeira, nel gruppo Soluna, riflette in primis la formazione accademica di Mestre Pudim, laureato in Educazione Fisica presso l’Università Federale di Santa Maria (RS). L’idea di base è che la pratica della capoeira debba poter essere svolta da tutti, a prescindere dall’età e dal sesso, nel rispetto delle specificità individuali e delle caratteristiche fisiche di ciascun allievo.

Il Gruppo SOLUNA, fondato a Roma nel 1993 dal Maestro Osvaldo da Silva (Brasile), promuove l’insegnamento della capoeira, danza-lotta tipica della cultura afro-brasiliana, e propone spettacoli di musica, danza e folclore brasiliano in Italia e all’estero. Gli spettacoli privilegiano la capoeira, specialità a metà fra il ballo e l’arte marziale, con movimenti acrobatici di grande spettacolarità, e utilizzano altri elementi tipici della tradizione folcloristica afro-brasiliana.

Il berimbau è lo strumento musicale principale della capoeira, il simbolo stesso di questa arte. La capoeira è una disciplina completa particolarmente adatta ai bambini: favorisce lo sviluppo armonioso dal punto di vista fisico, psicologico, relazionale, culturale e sociale.

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L'Omicidio di Mestre Moa do Katendê: Un Tragico Esempio di Intolleranza

L'omicidio di Mestre Moa do Katendê, avvenuto nel 2018, rappresenta un tragico esempio di intolleranza e violenza politica in Brasile. Mestre Moa, compositore e danzatore baiano, fu uno dei maggiori propagatori nel mondo di Capoeira e cultura afrobrasiliana. Credeva fermamente che, attraverso la coscientizzazione, si potesse attuare una trasformazione sociale.

Mestre Moa aveva fatto parte del Gruppo "Viva Bahia" di Emília Biancardi, con il quale viaggiò per la prima volta all'estero. Il "Viva Bahia" fu il primo gruppo di Capoeira e danze afrobrasiliane a partecipare all'evento "Bahia de Todos os Sambas" a Roma, contribuendo significativamente all'internazionalizzazione della cultura afrobaiana.

La sua morte violenta sottolinea le sfide che ancora oggi affrontano i capoeiristi e gli esponenti della cultura afro-brasiliana in Brasile, vittime di pregiudizi e discriminazioni.

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