L'arte ha il potere di suscitare emozioni contrastanti, oscillando tra emozione e razionalità. In occasione di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023, un evento straordinario ha visto il Pugile a riposo fare visita alla Vittoria Alata. Due bronzi di epoche ellenistica e romana si sono trovati l'uno di fronte all'altro a Brescia, in un dialogo silenzioso e suggestivo nel cuore del Capitolium. La mostra "Il Pugile e la Vittoria", resa possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Museo Nazionale Romano e Intesa San Paolo, offre un'occasione unica per esperti e appassionati di immergersi nel patrimonio archeologico italiano. L'allestimento, curato dall'architetto Juan Navarro Baldeweg, crea un'interazione di riflessi e aspirazioni, invitando il pubblico a riflettere sul significato di vittoria, sconfitta e resilienza.
Il Pugile e la Vittoria: Un Incontro Tra Due Mondi
Le due statue, pur nella loro diversità, incarnano aspetti fondamentali dell'esperienza umana. Il Pugile in riposo, con le sue ferite e il suo sguardo pensieroso, rappresenta la fatica, la sofferenza e la determinazione dell'atleta. La Vittoria Alata, con la sua figura imponente e la sua veste leggera, simboleggia il trionfo, la pace e la potenza di Roma.
L'architetto Juan Navarro Baldeweg ha voluto posizionare le due statue una di fronte all'altra, creando un dialogo visivo e concettuale. Tuttavia, lo sguardo tra le due opere è mediato da un vetro, un espediente che simboleggia la distanza storica e culturale che le separa. "Un dialogo tra due mondi distanti è suggerito con discrezione e rispetto", spiega l'architetto. "La lontananza che ha separato il Pugile e la Vittoria in antico si riduce nell'aula del Capitolium di Brescia. La triangolazione con lo spettatore permette di ridurre questa distanza e di cogliere i legami tra i due capolavori."
Il tema astratto che lega i due straordinari bronzi, l’assenza e la personificazione, è quello del successo, di un esito positivo, della vittoria. Il dialogo in corso tra le statue è indiretto. Siamo in presenza di una divinità e di un uomo: una osserva benigna dall’alto, l’altro riposa provato da un estenuante combattimento di cui mostra numerosi segni sul corpo. Forse la lotta non è ancora finita o se ne attende l’esito. I loro sguardi non si possono incrociare perché appartengono a mondi lontani. L’atleta si rivolge, stanco e provato, all’immagine riflessa della divinità, non osando oltre. Nell’aula del tempio il Pugile e la Vittoria Alata convivono in un’unica dimensione virtuale con lo spettatore.
Il Pugile in Riposo: Un Atleta Sofferente Ma Indomito
Il Pugilatore in riposo, datato tra il IV e il I secolo a.C., è una scultura in bronzo di 128 cm di altezza conservata presso il Museo Nazionale Romano di Roma. La statua raffigura un pugile seduto, con il corpo muscoloso e segnato dalle ferite di un combattimento. Le mani sono fasciate con bende di tela imbottite, e il suo volto esprime fatica e dolore. La caviglia destra è più gonfia della sinistra, testimoniando i colpi subiti durante l'incontro.
Leggi anche: Dale Evans: la sua storia
La scultura è un'opera di straordinario realismo, che cattura l'umanità e la vulnerabilità dell'atleta. Il suo sguardo è rivolto verso destra, come se stesse ascoltando o osservando qualcosa. La sua postura è rilassata, ma il suo corpo è teso, pronto a reagire. Il Pugile in riposo è un'immagine di forza e resilienza, che celebra la capacità dell'uomo di superare le difficoltà.
Nel 2013 il Metropolitan Museum di New York espose la scultura per la prima volta negli Stati Uniti d’America.
L'Artista e la Società:
Il Pugilatore in riposo è una scultura datata alla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. L’autore dell’opera è sconosciuto ma in passato è stata attribuita a Lisippo o ad altri scultori della sua cerchia. Gli archeologi scoprirono la statua a Roma alle pendici del Quirinale nel marzo 1855, nell’area del Convento di San Silvestro con il Principe ellenistico. Rhys Carpenter nel 1927 ipotizzò che l’opera fosse una copia dell’originale realizzato da Apollonio di Atene. Sul guanto sinistro infatti si leggeva la firma dell’artista. Gli archeologi trovarono la statua tra il secondo e il terzo muro di fondazione di un edificio antico. La scultura si trovava a 6 metri di profondità sotto il livello della piattaforma. Il racconto della scoperta si deve a l’archeologo Rodolfo Lanciani che era segretario della commissione archeologica comunale di Roma. L’archeologo scrisse che secondo la sua valutazione al momento della scoperta l’opera non risultava gettata o seppellita ma nascosta con grande cura. Il posto nel quale si trovava era inoltre stato aperto tra le fondamenta più basse del tempio del sole.
Tra il 1984 e il 1987 i restauratori intervennero sull’opera e scoprirono caratteristiche che attribuiscono il lavoro all’epoca classica. La scultura è caratterizzata da un grande realismo. Infatti gli esperti sottolineano la presenza di orecchie a cavolfiore. Quindi l’atto di rivolgere di scatto la testa a destra potrebbe essere motivato dal limitato senso dell’udito prodotto dalla pratica della lotta. La modellazione del corpo del pugile è vicina a quella dell’Eracle a riposo come si nota nella versione della statua presso Palazzo Pitti e quella presso Palazzo Farnese.
Dettagli Tecnici e Stilistici:
Il Pugilatore in riposo è una statua in bronzo di 128 cm di altezza. Nella scultura sono presenti alcuni inserti in rame che si possono osservare sulla spalla destra, sull’avambraccio, sui guanti e sulla coscia. Lo scultore utilizzò la tecnica della fusione a cera persa con metodo indiretto. Inoltre la statua è un insieme di otto parti assemblate in seguito alla fusione separata. Le labbra, le ferite e le cicatrici del volto realizzate con altro metallo furono fuse a parte e incastonate in seguito. Anche le dita centrali dei piedi risultano realizzate a parte e unite in un secondo momento. Questa accorgimento ha permesso di creare una più precisa modellazione.
Leggi anche: Paolo Roberto: Vita e successi
La statua del pugilatore presenta la superficie di alcune estremità più lucida. La scultura del Pugilatore di offre allo spettatore da più prospettive. Infatti da ogni angolo è possibile ammirare le forme dell’atleta. La struttura della statua è caratterizzata da un contrasto compositivo. Il corpo è in posizione di riposo con le braccia appoggiate alle gambe. Invece la testa ruota di scatto verso la destra del pugile. Se vista di profilo la scultura assume una struttura composta da due triangoli opposti formati dalle gambe leggermente piegate.
La Vittoria Alata: Simbolo di Trionfo e Potenza
La Vittoria Alata, datata intorno al I secolo d.C., è una statua in bronzo di circa due metri di altezza, simbolo civico di Brescia. La statua rappresenta una figura femminile alata, con un piede sospeso nel vuoto, che in origine dominava un elmo. Il braccio sinistro doveva trattenere uno scudo sul quale la divinità aveva inciso il nome di un vincitore. La veste, leggera, le accarezza la spalla destra scivolando dolcemente lungo il petto, mostrando uno dei seni sacrali.
La Vittoria Alata è un'immagine di bellezza e forza, che celebra il trionfo e la potenza di Roma. Le sue ali simboleggiano gli scontri del 69 d.C. intercorsi fra Brixia e Cremona ai tempi di Vespasiano, Ottone e Vitellio. La statua era probabilmente collocata presso il Santuario, dove anticamente venivano posizionate anche statue sportive.
La Vittoria Alata di Brescia era probabilmente posta sotto i portici del Tempio Capitolino dell’antica Brixia. Ha una datazione da circoscrivere tra gli anni 30/40 del I secolo d. C. La Vittoria era il simbolo della pace e veniva esposta nei territori sottoposti alla giurisdizione romana o nei luoghi strategici del potere. La sua presenza aveva un significato strettamente militare, designava il vincitore sul campo di battaglia, la ricostituzione della pace, la cessazione del conflitto. Questo lascia supporre che si possa trattare di un dono fatto da Roma a Brixia per il supporto offerto in un evento militare. Dopo la morte di Nerone, infatti, nella contesa tra Vitellio e Vespasiano, Brixia aveva sostenuto quest’ultimo, che ne era uscito vincitore. In cambio, la città aveva ricevuto risorse e materiali per realizzare il Tempio Capitolino. Probabilmente, è proprio in quel momento che arriva a Brixia anche la Vittoria Alata.
Un fatto curioso è che, durante il suo restauro, eseguito tre anni, le analisi delle terre presenti hanno evidenziato una compatibilità con la composizione chimica di quelle della piana padana, tra Brescia e Mantova. La statua presenta una sorta di cerchio che le cinge la fronte, decorato con bacche di mirto, simbolo appunto di vittoria. Nella sua simbologia, la Vittoria è generalmente raffigurata nei campi di battaglia, mentre cala sopra le armi dei vinti. In questo caso, la nostra Vittoria poggiava il piede su un elmo e teneva uno scudo inclinato, sul quale era inciso il nome del vincitore e il luogo della vittoria, dunque Brixia.
Leggi anche: Dal ring alla leggenda: la storia di Foreman
La Scoperta e il Significato Nascosto
Sia il Pugile in riposo che la Vittoria Alata hanno una storia di scoperta affascinante. Entrambe le statue sono state ritrovate durante scavi archeologici nell'Ottocento, nascoste per secoli sotto terra.
La Vittoria Alata, come pure i Bronzi di Riace e il Pugile si sono salvati proprio perché nascosti o sotto il mare, nel caso dei Bronzi, o sotto terra negli altri casi. La Vittoria era stata nascosta, in maniera piuttosto frettolosa, presso il Tempio Capitolino, in una intercapedine realizzata intorno al IV secolo d.C. per salvarla, insieme ad altri bronzi, da un probabile destino di fusione che l’avrebbe trasformata in spade, scudi, elmi. Fortunatamente, invece, si è preservata ed è stata riscoperta nel 1826, diventando anche un grande simbolo di vittoria morale della città nei confronti del dominio vessatorio austro-ungarico. Oggi, la sua unione con il Pugile la rende un simbolo ancora più vivo, forte e significativo.
La scoperta del pugile è molto interessante e, per alcuni aspetti, anche misteriosa. È avvenuta nel 1885, nel momento dell’urbanizzazione di Roma, durante i grandi lavori sulle pendici del Quirinale, subito dopo l’Unità d’Italia, quando Roma diviene Capitale. L’istituzione del Museo Nazionale Romano risale a quattro anni dopo la scoperta del Pugile, al 1889. La scultura è stata una delle prime opere custodite nel Museo.
Esiste poi una storia piuttosto “curiosa” sul suo ritrovamento e riguarda Rodolfo Lanciani, il grande archeologo, topografo di Roma, a cui si deve la scoperta del Pugile e di un altro bronzo, il Principe ellenistico, rinvenuto circa un mese prima. La curiosità interessante è che l’archeologo aveva ricevuto precedentemente una lettera da parte di un antiquario romano che, augurando i migliori auspici per gli scavi, “prevedeva” la scoperta di grandi sculture di bronzo. Un mistero questa affermazione, perché ci si chiede come fosse possibile anticipare una simile scoperta. Tuttavia, durante lo scavo per il Pugile, Rodolfo Lanciani si accorse che, attorno alla statua, la terra risultava essere più friabile. Oggi, è possibile ipotizzare che la scoperta del Pugile, in realtà, fosse avvenuta già qualche tempo prima in modo illegale e che la statua sia stata successivamente ricollocata sul posto, in un contesto legale, per essere inserita nel patrimonio pubblico dell’Italia. Questo mistero sulla scoperta ne rende ancora più difficile l’interpretazione. Il Pugile è stato spesso associato al Principe ellenistico, come un unico “gruppo scultoreo”, forse con un senso mitologico. Le condizioni della scoperta, però, non consentono di affermare che le due sculture fossero insieme.
L'Allestimento di Juan Navarro Baldeweg: Un Dialogo Indiretto
L'allestimento curato da Juan Navarro Baldeweg crea un dialogo indiretto tra le due statue, superando la distanza storica e culturale che le separa. Le due opere si trovano a dialogare attraverso un pannello di vetro specchiante, non invasivo e coerente con i materiali già utilizzati all’interno della sala del Capitolium: il vetro e il legno chiaro. Il pannello leggermente inclinato, consente alle due sculture di specchiarsi l’una nell’altra, costituendo una sorta di viaggio nel tempo che permette allo stesso visitatore di prendere parte al dialogo. La Vittoria è rialzata da terra, a circa 160 cm, sul suo piedistallo, mentre il pugile è seduto su un nuovo basamento realizzato ad hoc per questa occasione da Sergio Capoferri. L’illuminazione, che promana da una “Luna” ,disegnata sempre da Juan Navarro Baldeweg, trasferisce il contesto espositivo in uno spazio senza tempo.
Rispetto alla tendenza a ospitare l’arte contemporanea nei luoghi dell’antichità, questo allestimento crea una stratificazione significativa tra passato e presente. Per il Museo Nazionale Romano è importante creare questa stratificazione e far rivivere i capolavori dell’antichità, per coinvolgere anche un pubblico di non specialisti e non addetti ai lavori.
Il Pugile e la Vittoria: Un'Occasione di Valorizzazione del Patrimonio Culturale
La mostra "Il Pugile e la Vittoria" è un'occasione importante per valorizzare il patrimonio culturale italiano e per promuovere il dialogo tra le culture. L'esposizione offre al pubblico la possibilità di ammirare due capolavori dell'arte antica e di riflettere sul loro significato.
Il progetto espositivo ha reso possibile valorizzare anche altre opere delle estese collezioni archeologiche romane, meno conosciute. Una reciprocità tra istituzioni museali, che traccia un solco di una sinergica collaborazione tra uno dei più importanti musei nazionali e una fondazione di partecipazione pubblico-privata che ha in gestione il patrimonio monumentale e museale cittadino: un dialogo che si estende oltre le collezioni e le opere, ma che mette a sistema i beni culturali in una visione d’insieme super partes, esempio di originale progettualità.
Per il periodo di mostra verrà esposta in Santa Giulia, nella sezione archeologica L’età romana. La città e in corrispondenza della narrazione digitale dedicata alla Vittoria Alata, un’ala bronzea rinvenuta nell’alveo del fiume Tevere nel 1891, in corrispondenza di ponte Sisto. Il pezzo venne ritrovato insieme ad altri resti di statue in bronzo che potevano appartenere in origine ad un unico gruppo scultoreo onorario posto proprio a decorazione del Ponte, con la statua della Vittoria in posizione sommitale, in occasione di un restauro effettuato per volontà di Valentiniano e Valente tra il 365 e il 367 d. C., impiegando elementi scultorei più antichi. Contemporaneamente nella sede di Palazzo Massimo a Roma al posto del Pugile sarà esposta una statua in bronzo di un personaggio togato proveniente sempre dal gruppo scultoreo di ponte Sisto.
tags: #pugile #a #riposo #bronzo #storia #e
