Cadute Volanti nell'Aikido: Tecnica e Sicurezza

Ogni giorno, prima di entrare nel Dojo, eseguiamo un inchino rivolti al Kamiza, il piccolo altare in fondo alla sala di allenamento. Il saluto è la prima cosa che impariamo nelle Arti Marziali. Ci insegna ad avere rispetto: prima di tutto per noi stessi, poi per i nostri compagni, per i genitori e per gli insegnanti. Come in altre discipline marziali, nell'Aikido, la capacità di cadere in modo sicuro, nota come ukemi, è fondamentale. Questa abilità non solo previene infortuni, ma aumenta anche la fiducia e la capacità di eseguire tecniche in modo efficace.

Introduzione all'Aikido e all'Importanza delle Cadute

L'Aikido, che significa letteralmente “la via dell’armonia” (Ai: armonia, KI: energia universale, spirito, DO: via), è un'arte marziale giapponese che enfatizza l'armonia, il rispetto e la capacità di adattarsi alle circostanze. Fondata da Morihei Ueshiba, l'Aikido si distingue per la sua filosofia di non resistenza e per l'uso di tecniche che reindirizzano l'energia dell'attaccante.

Una delle prime cose che impariamo è a cadere, qualche volta anche in situazioni un po' strane, e a rialzarci sempre prontamente. Sicuramente le cadute sono un aspetto importantissimo della nostra pratica, anche come abitudine mentale a non abbatterci mai, nemmeno di fronte alle difficoltà della vita che a volte vorrebbero lasciarci a terra. Un vecchio proverbio giapponese dice: Se cadi sette volte, rialzati otto. È molto importante per i Giovani Samurai riuscire a superare le proprie paure preparandosi ad affrontare ogni tipo di difficoltà.

Origini e Principi Fondamentali

Era il 1984 quando presso l'Ass. Il Ponte venne aperto il primo corso di Ju Jutsu dedicato ai giovani e oggi molti figli di quei ragazzi praticano le arti marziali presso la ASD APS Il Ponte - Garyuan Dojo Roma insieme ai loro genitori. "Samurai", nella lingua Giapponese, vuol dire "servitore", ovvero, vuol dire sapersi mettere al servizio degli altri con competenza e disponibilità. Prima di tutto le regole di comportamento che ci permettono di comprendere immediatamente quali sono i principi che ci guidano nella pratica delle Arti Marziali:

  1. Non Attaccare
  2. Rispetto
  3. Servizio e disponibilità
  4. Mantieni sempre l’eleganza del poeta e lo spirito del drago

L'Ukemi: Ricevere il Corpo

Nella pratica delle discipline marziali la tecnica del cadere è destinata a ridurre al minimo l’impatto al quale è sottoposto il praticante, sia quando cade spontaneamente sia in seguito ad una perdita di equilibrio. Durante la sua pratica è di fondamentale interesse lo studio teorico e pratico del modo di assorbire l’impatto del proprio corpo con il suolo, al fine di evitare danni fisici. Come nel caso di altri concetti fondamentali, già nel nome di una tecnica o di un concetto vi sono importanti indicazioni, nel caso delle cadute queste vengono chiamate in giapponese ukemi, la cui traduzione letterale è: uke (ru) = ricevere, mi = corpo, quindi per estensione ricevere il corpo, attutire l’impatto del corpo, proteggere il corpo dall’impatto con il suolo.

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Tecniche di Caduta nell'Aikido (Ukemi)

Vi sono molte tipologie di ukemi, adeguate alle varie tecniche che le originano; alla base di tutte vi sono però le quattro fondamentali che sono la Mae ukemi (caduta in avanti frontale), Zempo kaiten ukemi detta anche Mae mawari ukemi che è una caduta in avanti con rotolamento eseguita da Migi (destra) e Hidari (sinistra), poi Ushiro ukemi (caduta all’indietro) e Yoko ukemi, ovvero la caduta laterale anch’essa effettuata da Migi e Hidari. Ancora una volta ribadiamo che le Ukemi sono una parte fondamentale dello studio, a cui bisogna prestare estrema attenzione e dedizione sotto la supervisione di un attento e competente istruttore. Le presenti note sono state redatte sulla base delle indicazioni di Hoa Newens Sensei sul DVD didattico “Ukemi, Kaeshiwaza”.

Mae Ukemi (Caduta in Avanti Frontale)

La Mae ukemi è una tecnica fondamentale per proteggere il corpo durante una caduta in avanti. Implica l'uso delle mani e degli avambracci per distribuire l'impatto e proteggere la testa.

Zempo Kaiten Ukemi (Caduta Rotolante in Avanti)

La Zempo kaiten ukemi, o caduta rotolante in avanti, trasforma l'energia della caduta in un movimento rotatorio, minimizzando l'impatto su un singolo punto del corpo.

Ushiro Ukemi (Caduta all'Indietro)

La Ushiro ukemi protegge la parte posteriore del corpo durante una caduta all'indietro. Questa tecnica richiede una corretta postura e l'uso delle mani per attutire l'impatto.

Yoko Ukemi (Caduta Laterale)

La Yoko ukemi è utilizzata per cadute laterali e coinvolge l'uso del braccio e della gamba per distribuire l'impatto lungo il lato del corpo.

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Sicurezza e Precauzioni

Se un pugno, un calcio, una leva articolare, uno strangolamento o una parata possono essere dosati in forza e velocità, rallentati, frazionati e studiati nelle loro componenti elementari, questo è possibile fino ad un certo punto nel caso delle ukemi: non ci si può fermare in aria, non si può invertire la caduta e prima o poi l’impatto col suolo arriva, morbido o rovinoso che sia. In passato ai principianti non veniva insegnata l’arte delle ukemi che veniva appresa, è il caso di dire, sulla propria pelle; i tempi della pratica odierna e diverse costituzioni fisiche (e psicologiche…) sconsigliano di fatto questo approccio ed infatti le modalità di esecuzione delle cadute sono tra le prime cose che vengono mostrate a chi inizia la pratica. Come tanti concetti alla base delle Arti marziali, anche quello delle cadute è “innaturale”; l’uomo ha paura di cadere sin da piccolo: ha paura di ferire il fisico e la reputazione, ha paura di mostrarsi, goffo, impacciato, sottomesso e debole.

Descrivere il modo migliore di eseguire una ukemi non è e non può essere lo scopo di quest’articolo, ma almeno qualche consiglio ai meno esperti è doveroso: innanzitutto per una buona caduta è importante fare prima dell’allenamento un pò di stretching a gambe e colonna vertebrale, poi è fondamentale comprendere la meccanica piuttosto che affidarsi all’istinto di saltare. La base della caduta è la mae ukemi (caduta in avanti) e 99 cadute su 100, anche quelle più acrobatiche, non chiedono a Uke più di una rotolata in avanti, mentre il resto dovrebbe mettercelo Tori. Sempre e comunque bisogna cercare di scaricare l’energia della caduta con un rotolamento fluido, senza creare arresti improvvisi, specie nelle cadute laterali o all’indietro, per evitare colpi di frusta alla testa e al collo e sempre proteggere appunto la testa e il collo piegando il capo portando il mento verso il busto, in maniera da evitare che questo tocchi il suolo. Altro importante espediente è “battere” con la mano sul tatami (il M° Tissier lo definisce “il kiai” di Uke”), questo consente sia di stabilire un primo “contatto” con la zona di impatto, sia di scaricare a terra l’energia cinetica della caduta e ancora, specialmente per gli uomini, usare una “conchiglia” e tenere aperte le gambe al momento dell’impatto al suolo per evitare traumi dolorosi agli organi genitali.

Principi Fondamentali per una Pratica Sicura

1) Massimizzare il contatto fisico.2) Praticare procedendo a “piccoli passi”. Lo studio delle ukemi deve essere condotto senza fretta ed in maniera progressiva. Voler “bruciare le tappe” può causare incidenti anche gravi.3) Mantenere tutto il corpo allineato in hamni.4) Mantenere sempre l’equilibrio. Come per il precedente, anche questo principio vale per tutte le tecniche.5) Mantenere sempre la connessione energetica tra i praticanti. Questo principio, in un certo senso, “chiude il cerchio” collegandosi al primo principio.

Livelli di Armonizzazione

1) I due partner eseguono la tecnica reagendo l’uno ad un contatto fisico (percossa e/o presa) dell’altro. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “kihon” e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si indica come “dankai teikini” (un gradino alla volta).2) Una volta raggiunto un grado di preparazione sufficiente al livello 1, si può passare al livello successivo, in cui due partner eseguono la tecnica armonizzandosi al movimento fisico dell’altro. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “yawarakai” (morbido, flessibile) e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si potrebbe individuare nella esecuzione “awase masu”.3) Dopo aver appreso ad armonizzarsi a livello fisico in una serie di azioni/reazioni sempre più sincronizzate e collegate tra loro, si passa alla armonizzazione dei flussi energetici. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “Ki no nagare” (flusso del Ki) e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si potrebbe individuare nella esecuzione “Kiai de”.4) Come nel caso dei principi pratici descritti al paragrafo precedente, l’ultimo punto si ricollega idealmente e praticamente con il primo.5) Praticare cadute su superfici più o meno dure, quali parquet, spiaggia, erba, terra, ecc.

Quando Non Eseguire Spontaneamente le Cadute

Una volta apprese le cadute si può essere tentati di eseguirle sempre e comunque, ma questo è opportuno solo durante la pratica “tranquilla” con un compagno fidato, viceversa, ricordando i principi alla base delle ukemi, Uke non dovrebbe mai lanciarsi di sua spontanea volontà: ad uno stage o in un’altro Dojo un Tori sconosciuto potrebbe avete idee diverse su come eseguire una tecnica oppure potrebbe decidere di cambiare tecnica all’ultimo istante o ancora, sbagliando la tecnica, potrebbe cadere rovinosamente danneggiando seriamente sé stesso e il compagno.

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Applicazioni Pratiche e Benefici Mentali

Lo studio delle ukemi conferisce sicurezza nei propri mezzi ed è quindi alla base del progresso tecnico. Senza una buona conoscenza delle cadute si avrà sempre paura di essere proiettati e i movimenti del corpo mancheranno di flessibilità e ci sarà una tendenza inconscia a porsi in difesa. Viceversa, se il praticante è ben esercitato in questa tecnica, tutti i movimenti potranno essere eseguiti con decisione e con una certa flessibilità fisica e articolare, permettendo uno studio ottimale delle tecniche, ed un aumento delle capacità di attenzione e controllo.

La caduta è interpretata come una sconfitta ed a volte, pur di non cadere, si rischiano danni ancora peggiori: in realtà cadere è una vera e propria tecnica per consentire al corpo di scaricare adeguatamente l’energia cinetica accumulata durante la proiezione, senza che questa si focalizzi in maniera traumatica su uno o due punti di impatto.

Benefici Mentali delle Cadute

Al giorno d’oggi la “spettacolarizzazione” di molte Arti marziali ha reso i praticanti più simili ad acrobatici ballerini che ad epigoni marziali: cadute volanti, proiezioni cinematografiche e spettacolari capitomboli hanno poco a che fare con lo spirito dell’Arte e servono più a stupire gli spettatori ed a gratificare l’Ego dell’esecutore che a dare una idea corretta dei principi dell’Arte. Come in molte altre situazioni, tra una esecuzione corretta ed una “fasulla” c’è lo spazio di un capello: Tori deve lasciare ad Uke un minimo di libertà per consentirgli di impostare la ukemi in maniera sicura, ma se questa “libertà” è eccessiva la caduta è solo ed esclusivamente frutto della iniziativa e della volontà di Uke, contrastando così lo spirito originario alla base delle ukemi.

E' risaputo ormai che le Arti Marziali insegnano a difendersi, a prevenire le aggressioni e ad imparare quali sono le regole di comportamento che ci permettono di vivere serenamente e in sicurezza insieme. Questi tre aspetti della pratica sono fondamentali e lo sono nel mondo fisico, ma anche nel mondo digitale. Per questo presso il nostro Dojo noi pratichiamo anche lo Zanshin Tech che è un'arte marziale nata per insegnarci a difenderci anche nel mondo di Internet.

Oltre la Tecnica: Principi Spirituali e Filosofici

In Aikido si cerca di vivere facendo attenzione alle potenziali situazioni di conflitto o di violenza, ai rapporti interpersonali, alla società, allo scopo di migliorare il mondo in cui viviamo e di essere di esempio per gli altri.

Il Rispetto e il Servizio

"Ogni giorno, prima di entrare nel Dojo, eseguiamo un inchino rivolti al Kamiza, il piccolo altare in fondo alla sala di allenamento. Il saluto è la prima cosa che impariamo nelle Arti Marziali. Ci insegna ad avere rispetto: prima di tutto per noi stessi, poi per i nostri compagni, per i genitori e per gli insegnanti. "Samurai", nella lingua Giapponese, vuol dire "servitore", ovvero, vuol dire sapersi mettere al servizio degli altri con competenza e disponibilità.

Le Arti Marziali e il Superamento dei Limiti

Nell'immaginario collettivo le arti marziali sono spesso associate alla manifestazione di capacità soprannaturali: l'esempio più noto di questo binomio sono senza alcun dubbio i guerrieri Ninja giapponesi, le cui presunte capacità di effettuare salti sovrumani, teletrasportarsi, evocare evanescenti immagini di se stessi, sono note al grande pubblico grazie alla moltitudine di film (di altalenante qualità) a loro dedicati. Eppure i guerrieri Ninja sono realmente esistiti e anzi il Ninjutsu è ancora oggi uno stile di lotta realmente praticato (e insegnato anche nel nostro paese). Dove si colloca dunque il labile confine tra realtà e fantasia ("nelle persone", ha risposto il mio istruttore quando gli ho rivolto questa domanda)?

L'Intuizione e la Percezione

Una maggiore sensibilitàUno dei più noti tormentoni dei film di azione è probabilmente quello dell'eroe che reagisce improvvisamente ed efficacemente ad un attacco portato alle spalle, oppure nella più completa oscurità (dell'ambiente o dovuta a cecità del protagonista) o altre varianti ancora: situazioni comunque estreme, accomunate dall'impossibilità di percepire attraverso il normale utilizzo dei cinque sensi un qualsivoglia indizio dell'imminente pericolo, riuscendo però in qualche modo ad anticiparlo e contrastarlo.

Il Maestro Gichin Funakoshi (1868-1957), padre del Karate moderno, lasciò una preziosissima eredità spirituale ben riassunta nei suoi venti princìpi dell'arte, tra i quali ve n'è uno che recita: "L'intuizione è importante quanto la tecnica" (in altre versioni la traduzione italiana diventa: "Prima che tecniche fisiche, tecniche mentali"). Ma è davvero possibile sviluppare in maniera così intensa la percezione di quanto ci circonda? Una buona conoscenza delle arti marziali, sia a livello fisico che mentale, è uno stato che si raggiunge solo dopo anni di costante applicazione nell'allenamento: se sussistono entrambe le condizioni di tempo e di impegno la naturale conseguenza sarà una maggiore sensibilità nei confronti della realtà percettibile.

La "Lettura" dell'Avversario

In caso di combattimento, ad esempio, un praticante di grande esperienza può arrivare a comprendere le intenzioni dell'avversario prima ancora che questo renda evidente la tecnica di attacco e agire quindi di anticipo; questo è possibile solo grazie ad una profonda conoscenza delle tecniche, che permette, osservando il proprio antagonista, di registrare eventuali segnali di preparazione nella postura o nei movimenti e perfino nello sguardo, indicatori quasi impercettibili, o comunque non comprensibili, ad un occhio inesperto.

L'espressione "percepire l'energia dell'avversario" assume allora in quest'ottica un significato ben preciso: per un non praticante potrà sembrare esagerata o fuorviante (può evocare alla mente immagini di guerrieri circondati da mistiche auree) ma è in realtà assai pertinente, se intesa nel modo corretto. A questo dobbiamo poi necessariamente aggiungere le naturali conseguenze fisiche dell'allenamento: miglioramento dei riflessi, maggiore coordinazione nei movimenti unita a velocità e potenza di esecuzione.

Il Confine tra Realtà e Leggenda

Tuttavia, molte gesta di grandi Maestri vengono raccontate con dettagli così incredibili che sarebbe superficiale ricondurre tutto ad un affinamento, pure se estremo, dell'istinto. La figura del già citato Morihei Ueshiba, ad esempio, nonostante sia un protagonista relativamente recente dei nostri tempi, ha assunto proporzioni addirittura leggendarie.

L'Interpretazione delle Testimonianze

Come interpretare simili testimonianze? Analogamente ai meccanismi che regolano il diffondersi delle cosiddette "leggende urbane", racconti come quello appena citato nascono dalla fusione di realtà, falsi ricordi e fantasia e non è sempre facile riuscire a separare i due elementi.

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