Leggende e miti sono da sempre fioriti attorno alla pratica di arti marziali come il Judo e il Karate, così come intorno alle origini quasi mistiche associate alla tanto desiderata cintura nera. Questo articolo esplora il significato dei colori delle cinture nell'Aikido, concentrandosi in particolare sul nero e sul bianco, e fornendo un'analisi dettagliata del sistema di classificazione, della sua storia e del suo significato culturale.
Origini Storiche delle Cinture nelle Arti Marziali
Molte sono le storie sulle origini della cintura nera. La più diffusa è quella del novizio di arti marziali che comincia con una cintura bianca che, con l’andare del tempo e la pratica negli anni, si sporca diventando prima marrone e alla fine nera quando ormai l’arte è perfezionata. Pur essendo una forte metafora, questa storia non ha fondamento nella realtà.
La cintura nera fu inizialmente introdotta per designare l’abilità nel Kodokan Judo poco più di cent’anni fa. Jigoro Kano, fondatore del Judo, fu il primo ad usare la cintura nera per distinguere gli allievi dan nel Kodokan, fondato a Tokyo nel 1882.
Sistema di Gradi nelle Antiche Ryu Ha Giapponesi
Per capire il sistema educativo giapponese è necessaria una piccola prospettiva storica. L’addestramento sistematico alle armi e alla guerra si è sviluppato nelle scuole di tradizione marziale, o stili (ryu ha), tra l’undicesimo e il quindicesimo secolo. I Samurai si riunivano in clan per allenarsi all’uso delle armi e delle tecniche. Le arti marziali antiche giapponesi vennero alla fine classificate in diciotto diverse branche dette Bugei Ju-Happan, che includevano:
- Tiro con l’arco (kyujutsu)
- Artiglieria (hojutsu)
- Pugnale (tantojutsu)
- Alabarda (naginatajutsu)
- Gancio (mojirijutsu)
- Cavalleria (bajutsu)
- Lancia (sojutsu)
- Lancio del coltello (shurikenjutsu)
- Stiletto (ganshinjutsu)
- Contenimento (toritejutsu)
- Catena e falcetto (kusarigamajutsu)
- Bastone (bojutsu)
- Furtività (shinobijutsu)
- Nuoto (suijutsu)
- Spada (kenjutsu)
- Estrazione della spada (battojutsu)
- Mazza (juttejutsu)
- Autodifesa a mano nuda (jujutsu)
Generalmente, gli studenti di queste antiche ryu ha giapponesi prendevano prima il grado di Shoden, poi proseguivano con Chuden, Okuden/Mokuroku, Menkyo e alla fine Menkyo Kaiden, che significava letteralmente “licenza di trasmissione totale”. Ogni ryu ha individuale sviluppava il suo sistema di gradi, tanto che alcuni erano completamente differenti. I gradi erano di solito designati con certificati appositamente creati o lettere scritte a mano dall’insegnante o dal fondatore. Spesso i gradi più alti erano accompagnati dalla presentazione di un densho, manoscritto con istruzioni o segreti dei fondatori delle varie scuole. Alcuni densho fornivano istruzioni dettagliate anche grafiche di alcune tecniche particolari.
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Adozione del Sistema di Gradi nel Judo
Data la segretezza che caratterizzava i vari ryu ha e i loro istruttori, il sistema Menkyo aveva alcuni svantaggi. Il dott. Kano apprese da giovane le basi del Jujutsu da Teinosuke Yagi, poi studiò la Tenshin Shinyo Ryu sotto Hachinosuke Fukuda e Masatomo Iso, così come il Jujutsu Kito Ryu sotto Tsunetoshi Iikubo. Dopo aver fondato la sua scuola, il Kodokan, nel 1882, il dott. Kano affrontò anche studi accademici di molti altri stili di Jujutsu, esaminando attentamente i densho delle altre ryu ha di Jujutsu.
Poco dopo aver fondato il suo stile di Jujutsu, il dott. Kano divise gli studenti in due gruppi: quelli senza grado (mudansha) e quelli con grado (yudansha). Shiro Saigo, immortalato nel romanzo Sugata Sanshiro di Tsuneo Tomita, saltò il terzo dan e fu promosso direttamente quarto dan nell’anno successivo, nel 1885. A quel tempo tutti i gradi dan erano annunciati direttamente dal dott. Kano.
Introduzione delle Cinture Colorate
Le cinture nere per distinguere gli yudansha non erano utilizzate nel Kodokan fino al 1886-87, più o meno al tempo del torneo della Polizia Municipale di Tokyo tra la scuola Jujutsu di Hikosuke Totsuka ed il Kodokan del dott. Kano. Alla fine, l’abilità o il grado dei Judoka cominciò ad essere denotata da cinture dal diverso colore legate attorno alla vita sul judogi. Generalmente in Giappone i mudansha portano cinture bianche attraverso la progressione nei gradi kyu. Alcune scuole utilizzano la cintura marrone per i gradi kyu più alti. Le cinture nere erano tradizionalmente portate da chi faceva competizioni, dal primo dan (shodan) al quinto dan (godan).
Il Karate adottò il sistema di gradi del Judo e l’uso della cintura nera dopo che il maestro Gichin Funakoshi di Okinawa dimostrò ed insegnò le sue tecniche presso il Kodokan negli anni '20.
Significato dei Colori delle Cinture
L’origine delle cinture colorate, così come il significato dei particolari colori, è ancora avvolto nel mistero e potrebbe essersi ormai perso nella storia. Sebbene il dott. Kano non abbia lasciato niente di scritto sui vari colori utilizzati, ci ha lasciato comunque qualche traccia. In una simile eventualità, va detto che il Kodokan decise che la cintura che tale persona avrebbe indossato sarebbe stata “di spessore circa doppio del normale” per evitare che dei principianti potessero fraintenderne il significato.
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Secondo David Matsumoto, il bianco ha sempre avuto un significato speciale, simbolico, nella cultura giapponese per secoli. Quindi le cinture bianche potrebbero essere appropriate per riflettere l’innocenza e la purezza dei principianti. Un’ipotesi non verificata circa le cinture nere portate dai gradi dan è che il dott. Kano abbia preso in prestito questo concetto dagli sport praticati in Giappone nelle scuole superiori. Gli atleti avanzati erano riconoscibili dai nuotatori principianti tramite un nastro nero che i primi portavano intorno alla vita.
La selezione di cinture rosso-bianche per distinguere i gradi più alti potrebbe anche essere legata ad una tradizione simile, secondo Meik Skoss, noto storico delle arti marziali ed autore di numerosi articoli su quelle giapponesi. I giapponesi dividono tipicamente i gruppi in bianchi e rossi, basandosi su un evento storico, la guerra di Genpei, tra i due clan rivali Genji ed Heike. Come esempio, Skoss cita l’annuale Kouhaku Shihai del Kodokan, dove gli allievi di Judo vengono divisi in due gruppi, bianchi e rossi. Questo torneo fu creato subito dopo la formazione del Kodokan e divenne un evento tradizionale.
Il dott. Kano era particolarmente portato per le lingue ed aveva interessi accademici nella letteratura classica cinese, in particolare nello I-Ching, il libro delle mutazioni, una collezione di perle di saggezza morale e politica basate sul concetto degli opposti come espresso nella teoria di Yin e Yang.
Skoss afferma che l’epoca Meiji era un tempo di grandi cambiamenti sociali, economici e politici e Kano vi si ritrovava nel mezzo. Come educatore e razionalista, che rifiutava le superstizioni infondate, il dott. Kano volle creare un sistema di allenamento che non fosse pericoloso fisicamente per gli allievi e allo stesso tempo che portasse allo sviluppo del carattere di una persona e a standard morali più alti. Comunque era in competizione con le vecchie ryu di Jujutsu e sentiva che la maggior parte della cultura tradizionale fosse degna di essere preservata.
Skoss spiega che la società giapponese ha una struttura verticale, citando l’adozione di gradi a corte fin dai primi tempi dell’impero di Giappone, così come i cappelli colorati che denotavano i gradi e le severe regole che regolavano le relazioni tra essi in quei periodi. L’adozione da parte del dott. Kano di un sistema di cinture colorate si inserisce in questo contesto.
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Aikido: Un'Arte Marziale di Armonia e Unità
L’Aikido è un’arte marziale tradizionale giapponese che si basa fondamentalmente sullo studio del movimento. L’obiettivo è raggiungere la massima padronanza del corpo e utilizzare tutta la propria energia contro uno o più assalitori. Infatti, il concetto fondamentale è quello di mantenere il massimo controllo dell’equilibrio, ricevendo o anticipando il gesto d’assalto dell’avversario. L’obiettivo è modificare la posizione dell’avversario applicando tecniche di leve articolari, percussioni e proiezioni (tutti modi per farlo cadere, utilizzando il peso del corpo).
Con un allenamento costante, l’aikidoka (chi pratica l’aikido) sviluppa la concentrazione, l’agilità e impara a muoversi più velocemente. Inoltre, la pratica, a mani nude o con le armi, permette di sviluppare diverse capacità fornendo, allo stesso tempo, le chiavi per imparare a difendersi. Quindi è importante capire che questa arte marziale non è solo tecnica perché è fondamentale sviluppare l’autocontrollo, che migliora con le ore di allenamento e porta l’aikidoka ad avere sempre più fiducia in sé. Infatti, non esiste la ricerca della vittoria sull’altro perché la competizione non esiste. Quindi, ognuno pratica per il piacere dell’incontro con l’altro, di svolgere movimenti armoniosi e di superare se stesso.
Uomini e donne si allenano insieme, senza distinzione di età, cosa abbastanza rara nello sport. Infatti, entusiasmo, perseveranza e pazienza sono le qualità essenziali per migliorare nel tempo. Già nella traduzione della parola aikido, si intuisce che l’aikido non è solo un sistema di combattimento. Quindi, il nome indica il concetto fondamentale che è alla base della pratica e che sottolinea le sue caratteristiche uniche e straordinarie volte allo sviluppo delle capacità umane interiori ed esteriori. Difatti, chi esegue le tecniche di Aikido cerca di unificare l’espressione della propria abilità fisica attraverso il controllo della mente che dirige e rafforza l’azione vera e propria. Inoltre, l’armonia del movimento di ricezione di un attacco deve essere “unita” alla forza aggressiva dell’avversario in una sorta di “connubio” che disperde le energie negative per far prevalere quelle positive. Quindi, Il maestro di aikido traccia e indica la strada per raggiungere la migliore espressione tecnica, attraverso la ricerca continua di miglioramento delle capacità dell’allievo. Quest’arte marziale non si pratica l’uno contro l’altro ma insieme. Infatti, non esiste l’avversario ma un partner di cui devi prima di tutto neutralizzare l’aggressività, lo scopo essendo di calmarlo piuttosto che di colpirlo.
L'Influenza Spirituale e Filosofica
L’aikido è un’arte marziale atipica, forse una delle meno marziali in assoluto visto che dichiara come scopo l’unità umana. Infatti il maestro Ueshiba era anche un iniziato e praticante di varie pratiche spirituali ed occulte relative alla setta shintoista Omoto-kyo, tramite le quali ebbe varie esperienze spirituali che lo condussero alla fondazione dell’aikido, ovvero del cammino dell’essere uno con l’energia della vita. L’eccellenza secondo l’aikido non si raggiunge semplicemente sconfiggendo l’avversario o controllandolo, ma controllando se stessi ed impedendo all’avversario di recare danno sia a se stesso che agli altri.
Nell’Aikido, l’obiettivo fondamentale non è quello di imparare a proiettare l’avversario, ma liberare i numerosi blocchi psichici, organici e muscolari che oggi la società moderna provoca. Tutto questo, all’inizio, con lo studio delle posizioni di base e della respirazione. Imparare a liberare la propria forza interiore, sbloccando quella interna, ristabilendo altresì la circolazione sanguigna. Il respiro percorre le cinque zone del corpo, piedi, mani, testa, ristabilendo l’equilibrio principale che ha sede nella parte addominale, quella che in giapponese viene chiamata “hara”. Quando tutto l’essere viene sbloccato, e in questo senso, purificato, la forza viene espressa in modo naturale. I movimenti sono eseguiti spontaneamente e solo in questo stadio inizia lo studio delle proiezioni. La visione delle cose viene ad essere espressa nell’allenamento con la concezione della sfera e del cerchio, così da ricreare una coscienza nuova del tempo e dello spazio che appare senza distanze né confini.
Gradi e Cinture nell'Aikido
Esiste una gerarchia di cinture nell’aikido come quasi in tutti i sistemi di arti marziali. In linea generale si tende a credere che la cintura bianca sia quella del principiante, quelle colorate rappresentino i passaggi intermedi, e che quella nera stia a rappresentare il grado più alto. All’inizio, per il maestro Ueishiba esistevano solo due colori, il bianco (mudansha) e il nero (yudansha). La cosa cambiò col tempo, specie quando l’aikido raggiunse l’Occidente: era infatti non semplice distinguere una cintura bianca di sesto kyu, un vero e proprio principiante, da una di secondo kyu, quasi cintura nera, visto che entrambi vestono una cintura bianca.
E’ allora che si è pensato di dare un colore ai vari kyu:
- Bianco per il sesto kyu
- Giallo per il quinto
- Arancione per il quarto
- Blu per il terzo
- Marrone per il secondo
- Nero per il primo kyu che corrisponde al primo dan.
Tutto ciò differisce nei dettagli a seconda della federazione, della scuola e della famiglia d’origine, infatti col passare del tempo le scuole si sono differenziate anche nell’aspetto gerarchico ed è impossibile capire chi abbia o meno ragione. Rimane il fatto che l’introduzione dei colori oltre il bianco e il nero è piuttosto recente, e riflette l’influenza di arti marziali simili come il judo e il jiu jitsu, dove troviamo numerosi colori a seconda delle scuole, tra i quali anche il verde, il rosso, il celeste, il viola, il bianco e rosso, il bianco e giallo, il bianco e viola, il giallo e arancione, l’arancione e verde, il verde e blu.
Osensei Ueishiba, ovvero Grande Maestro Ueishiba, non voleva che si collegasse il colore delle cinture al grado di esperienza dello studente, che, al di là appunto del colore della cintura, era dato da una speciale pergamena consegnata dal maestro stesso. Questa tradizione è rimasta in auge in molte scuole giapponesi, mentre in Occidente la quasi totalità delle scuole utilizza cinture colorate.
L'Abbigliamento nell'Aikido: Il Keikogi e l'Hakama
Il Keikogi
Il keikogi è di cotone pesante ed è composto da pantaloni e casacca bianchi. Lo si veste per primo ed è la parte dell’uniforme che un praticante non cambierà mai durante la sua carriera. Dovrebbe essere sempre pulito e candido. Subendo molte sollecitazioni, a lungo andare potrebbe avere degli strappi. Sono il simbolo dell’uso e della passione del suo utilizzatore, pertanto alcuni di essi vengono sfoggiati con soddisfazione.
Il keikogi (divisa da allenamento) arriva nel mondo delle arti marziali grazie a Jigoro Kano, il fondatore del Judo. Quando Sensei Kano iniziò a diffondere il Judo, lo faceva ancora in abiti tradizionali, una casacca pesante e l’hakama. Il Judo, che prevede anche la lotta al suolo e l’uso delle proiezioni, diventava un po' impacciato con quegli abiti, così decise di togliere l’hakama (anche se viene utilizzata per cerimonie ed eventi importanti) e iniziare ad utilizzare una tenuta bianca, più resistente ed adatta alle continue sollecitazioni dell’allenamento.
Il bianco in oriente ha un valore importante, ricorda la purezza, ed è utilizzato nel lutto (proprio per favorire la pulizia e la purezza dell’anima che abbandona la corruzione del corpo). Nelle arti marziali simboleggia lo spirito che si avvicina alla pratica con lo spirito del principiante (Shoshin).
Quando poi Jigoro Kano invita Gichin Funakoshi a tenere una dimostrazione di karate nel suo Dojo, Sensei Funakoshi, rimane sbalordito di fronte alla compostezza e l’effetto cromatico del bianco che rende i praticanti tutti uguali (salvo per le cinture colorate che indicheranno poi il livello di pratica del praticante). All’epoca il Karate si praticava o a torso nudo o con abiti da lavoro, o in alcuni dojo con una casacca nera. Quella fu l’occasione che permise al karate di utilizzare la stessa filosofia e di adottare la divisa bianca in allenamento. Da lì fu un attimo e il keikogi si diffuse a tutte le arti marziali giapponesi (quasi tutte).
Indossare un keikogi nella pratica del Budo ha una etichetta e delle caratteristiche particolari a seconda dello stile praticato. Innanzi tutto il lembo sinistro va sopra quello destro, viceversa si farebbe una gaffe incredibile, perché significherebbe indossarlo in segno di lutto. Sotto la casacca, salvo che per le donne, non si dovrebbe indossare nulla, il keikogi di per sé è un indumento quasi “intimo” quindi in teoria meglio seguire l’etichetta ed evitare di far storcere troppo il naso ai praticanti e maestri più tradizionalisti.
Le caratteristiche del keikogi possono cambiare da stile a stile. Nel judo per esempio, la filigrana del tessuto è più pesante, ha un peso importante ed è più corta alla vita, per favorire le prese e le proiezioni. Nel karate avendo più tecniche di atemi, la casacca è più leggera, più lunga in vita, in cotone o filigrana di riso più sottile per favorire i movimenti più fluidi ed esplosivi.
L'Hakama
L’hakama è un pantalone di colore blu o nero, piuttosto ampio, che si veste sopra il keikogi e la cintura. Proviene dalla tradizione samurai e ha lo scopo di nascondere i piedi all’avversario. L’hakama necessita una cura accurata per via della sua forma, dotata di pieghe nel tessuto. L’uso dell’hakama viene concesso da parte del maestro al raggiungimento di un buon livello di pratica.
L’hakama è parte del costume di colui che pratica aikido e non si comprende quindi, perché i dan la debbano indossare ed i kyu ne siano esclusi. Viene forse esclusa ai principianti di altre discipline marziali quali il kendo, il kyudo, lo iaido, il jodo o il naginata? Il colore più usato è il nero e questo non a caso. Il nero è, sotto il profilo psicologico, il colore che più incute timore, che più induce alla distanza, che più fa desistere un ipotetico avversario da azioni avventate.
L’hakama ha delle pieghe sia davanti (6) che dietro (2). Secondo una tradizione taoista, esse rappresentano gli otto venti della terra, le otto regioni concrete dello spazio, gli otto movimenti direzionali fondamentali “happo undo” nonché gli otto punti considerati vitali del corpo umano (la base del naso, il plesso solare, lo sterno, la terza vertebra cervicale, la settima dorsale e la quarta lombare, tutte non protette da grosse fasce muscolari, la carotide con la vena giugulare, la zona ipogastrica e quella genitale.).
Alcuni studiosi orientali hanno voluto dare un altro significato alle pieghe dell’hakama, raggruppandole in 5 anteriori (la sovrapposta centrale è considerata una) e due posteriori. Questo per ricollegare il tutto agli elementi in cui è diviso il mondo nella filosofia buddista e taoista: terra, acqua, fuoco, legno e metallo. Questi, per effetto di una volontà eterna e senza tempo, interagiscono nello spazio (cielo,aria) per effetto dei calore (sole, luce). Come le pieghe si vogliano interpretare ha tuttavia poca importanza. Il significato che si vuole loro attribuire è sempre ricollegato alla misticità della filosofia orientale. Anche l’hakama ha un nodo particolare che viene posto al centro del basso venere a simboleggiare il punto del “Ki”.
L'Importanza dell'Etichetta e del Rispetto
La completa vestizione della divisa impegna circa dieci, quindici minuti. Ogni laccio deve essere allacciato correttamente e i nodi dovranno essere stretti al punto giusto. Ogni movimento nell’aikido, ha un significato. Tutti i movimenti inutili al compimento di una tecnica devono essere evitati. Per raggiungere una determinata posizione si sceglie sempre il modo più efficace, senza perdere tempo o compiere fatiche inutili. Un aikidoka deve avere movimenti eleganti e belli da vedere. Se questo avviene, con buona probabilità la sua tecnica sarà di buon livello.
Un aikidoka sa sempre cosa deve fare quando si trova sul tatami. Normalmente questa consapevolezza viene concretizzata nel silenzio che contraddistingue la pratica efficiente. Non è mai il caso di parlare di quello che si sta facendo. Meglio concentrarsi sul farlo nel modo migliore. Per questa ragione, l’unico che parla durante le lezioni è il maestro. Un aikidoka sa sempre quando è il suo turno di eseguire una tecnica e quando invece deve subirla. Il Sensei o maestro merita il tuo rispetto. E’ lui che ti insegna le tecniche, corregge i tuoi difetti con pazienza e ti indica il cammino per progredire. Insomma, il maestro è una guida che ti conosce e ti insegna la via del guerriero.
La Cintura: Più che un Segno di Grado
Comunemente la cintura è intesa come il grado di conoscenza tecnica acquisita in quest’arte. Non è mai considerata invece come la sommatoria della tecnica, della condotta, dell’equilibrio, della preparazione filosofica e della morale dell’individuo che la indossa, nonché della sua progressione permanente e continua verso la conoscenza e la saggezza. La cintura è innanzi tutto un capo di vestiario che serve a tenere ben stretta la giacca dei kimono. I rapidi movimenti di rotazione e spostamento previsti nell’aikido mal si combinerebbero con un abbigliamento troppo largo e disordinato. La cintura è inoltre utilizzata per centrare la quadratura del corpo.
I due estremi del nodo sono, in aikido, posti verso il basso a significare la flessibilità di quest’arte.
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