Combattere i Casi Come Bibbia: Un Significato Profondo

L'Antico Testamento, in particolare i Salmi, offre spunti complessi sul tema dei nemici e della giustizia. La visione biblica non si riduce a un facile irenismo, ma invita a confrontarsi con l'ingiustizia e l'oppressione, sollevando interrogativi profondi sul ruolo di Dio e sulla risposta umana al male.

La Rivolta Contro l'Ingiustizia nei Salmi

I Salmi, specialmente quelli imprecatori, esprimono una "sana rivolta contro l'ingiustizia." Essi rappresentano il grido di chi non si rassegna all'oppressione, confidando in un Dio che non può permettere il trionfo del male. Il salmista, sentendosi perseguitato per la sua fedeltà a Dio, esprime la sua protesta senza chiuderla nel cuore.

Questa "vendetta" invocata nei Salmi (Sal 149,7; Sal 2,8-9) non è una rivalsa personale, ma la richiesta che i ribelli siano ricondotti all'obbedienza a Dio e alla sua legge. Il salmista, fedele al principio di Deuteronomio 32,35 ("Mia è la vendetta"), invoca la giustizia divina, consapevole che "il male che uno fa ricade sul capo stesso di chi lo compie." Invocare la vendetta divina diventa così un "atteggiamento non violento", una rinuncia alla giustizia fatta con le proprie mani, basata sulla fiducia che Dio interverrà.

Fiducia in Dio e Rinuncia alla Violenza

La fede in Dio implica una rinuncia alla violenza e alla fiducia nelle armi. Come espresso nel Salmo 20,8, "Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio." Il salmista si attende aiuto non da mezzi umani, ma da Dio stesso (Sal 75,7). Il Salmo 118,8 conclude: "È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo."

La Spiritualità dei "Poveri di JHWH"

I Salmi riflettono la spiritualità dei "poveri di JHWH", un gruppo minoritario nel giudaismo postesilico, fatto spesso oggetto di soprusi e oppressione. La loro povertà diventa un "atteggiamento spirituale", una scelta messa alla prova dal successo dei malvagi. La tentazione è quella dell'invidia, la sensazione che non paghi essere fedeli alla legge del Signore.

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Il salmista supera questa tentazione osservando che "alla lunga l'ingiustizia non paga." Non i violenti, ma i miti ("anawim") possederanno la terra (Sal 37,11; Mt 5,5). Questo atteggiamento di "silenzio" è il dominio di sé, il non rispondere alla violenza con violenza, vivendo nell'attesa della giustizia di Dio.

Il Silenzio Davanti ai Nemici e la Speranza nell'Immortalità

Osservare questo "silenzio" non è facile. Il salmista di 39,2-4 ammette di aver provato a tacere, ma senza trovare pace. Ritorna al silenzio con la consapevolezza della "fugacità della vita umana" (Sal 39,5-7). Di fronte alla morte, le ricchezze perdono il loro valore.

Il salmista non prova più invidia per il successo dei violenti, avendo posto la sua fiducia in Dio, che può salvare dalla morte (Sal 49,16). La sua ricchezza è il Signore, che lo riempie di gioia più dell'abbondanza materiale (Sal 4,8). Il sonno, immagine della morte, è affrontato con tranquillità, nella speranza dell'immortalità.

Perdono, compassione e non vendetta

I "nemici" del salmista sono spesso membri del suo stesso popolo, contro cui la vendetta è proibita (Levitico 19,17-18). Il salmista affida a Dio il compito di ristabilire la giustizia, proclamandosi innocente dalla colpa della vendetta personale (Sal 7,5-6). Di fronte al bisogno dei suoi nemici, assume un atteggiamento di rispetto e compassione (Sal 35,13-14). Come sottolinea E. Levinas, è il bisogno che fa di un uomo, anche di un nemico, il mio prossimo.

Davide: un modello di nonviolenza

Molti salmi attribuiti a Davide lo presentano come un modello di "uomo nonviolento." L'episodio della caverna (1 Samuele 24), evocato nel titolo del Salmo 57, è emblematico. Davide rifiuta di uccidere Saul, rispondendo ai suoi uomini: "Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore" (v. 7). Egli rifiuta di farsi giustizia da sé, lasciando che sia il Signore a compierla.

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La Pazzia di Dio e la Scelta dei Deboli

La storia di Gedeone (Giudici 6-7) illustra come Dio scelga i deboli e gli insignificanti per compiere i suoi propositi. La riduzione dell'esercito da 32.000 a 300 uomini serve a evitare che Israele si vanti della propria forza. Come afferma Giudici 7:2, "È stata la mia mano a salvarmi."

Questo tema ricorre in tutta la Bibbia. Dio sceglie "le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, affinché nessuno si vanti di fronte a Dio" (1 Corinzi 1:27-29).

L'apostolo Paolo ribadisce che Dio sceglie i deboli, gli ignobili e i disprezzati per svergognare i bravi, gli importanti e i potenti. La conseguenza è che "nessuno si può vantare di fronte a Dio" (1 Corinzi 1:29). Anche la salvezza è un dono gratuito di Dio, non un merito umano.

Il Discorso di Carlo Maria Martini sull'Aids e il Senso del Dolore

Il discorso del Cardinale Carlo Maria Martini sull'Aids affronta il tema del dolore e della sofferenza. Martini sottolinea come il dolore e la malattia siano spesso considerati come "una perdita, un incidente di percorso che non doveva capitare." Tuttavia, egli invita a ricercarne il senso, a porre la domanda etica sul significato del soffrire.

Martini cita Elisabetta Kübler-Ross, che ha individuato diverse reazioni dei malati inguaribili: rifiuto, isolamento, risentimento, patteggiamento, disperazione e, infine, accettazione. Nella malattia, l'uomo è costretto a riflettere sulla propria esistenza. La malattia inguaribile annuncia che moriremo, anticipando il momento più importante della vita.

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Martini sottolinea che il dolore può essere "il grande risvegliatore dell'anima." La ricerca del "perché" del dolore va compiuta con la ragione umana, poiché il soffrire può dirsi "umano" se è accompagnato dalla domanda di senso.

La Risposta di Gesù al Dolore e alla Morte

Nel Nuovo Testamento, la risposta al dolore e alla morte è incarnata in Gesù Cristo. Gesù non elabora una teoria sul dolore, ma vive in sé tutti i dolori del mondo e accetta di morire. Non ci dice che il dolore è un valore, ma ci insegna che è sbagliato respingere Dio in nome dell'esperienza del dolore.

La vita che ha supremo valore nei Vangeli non è la vita fisica, ma la "vita divina", la comunicazione alla vita stessa di Dio. La vita fisica è importante in quanto via alla vita divina, eterna. Al di là della morte, ci attende la salvezza, la vita piena e definitiva in Dio.

La croce di Cristo si impone come centro assoluto della storia. Grazie a Cristo, dolore e morte non sono più un sinistro.

La Beatitudine della Povertà in Spirito

Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, medita sul significato della beatitudine della povertà in spirito (Matteo 5,3). Essere poveri in spirito significa:

  • Sul piano materiale, non trattenere egoisticamente ciò che si ha, ma condividerlo con gli altri.
  • Sul piano caratteriale, sconfessare ogni arrogante autosufficienza, rinunciare a vivere senza o contro gli altri, combattere la tentazione dell'egoismo.
  • Sul piano esistenziale, lasciare che Dio regni incontrastato sopra la nostra vita.

La vera povertà vissuta da Gesù Cristo è condivisione. Il discepolo abbandona casa e campi per seguire Gesù, abbandona anche la sicurezza della famiglia per stare con lui. Gesù è stato "il povero del Signore", dalla nascita fino alla morte, libero come può esserlo solo chi è povero nel cuore.

La Sofferenza Come Mistero e la Risposta Cristiana

La sofferenza, il dolore, soprattutto degli innocenti, sono il vero grande mistero della nostra vita. La stessa croce è uno strumento di tortura. Qual è la causa della sofferenza? Da una parte c'è il limite della nostra natura umana, la fragilità della creazione; dall'altra il peccato, che porta nel mondo ingiustizia, violenza, soprusi.

Il cristianesimo è l'unica vera risposta al dramma della sofferenza. Noi crediamo che Dio stesso, per mezzo del suo Figlio, condividendo la nostra natura umana, ha sperimentato il dolore, l'ingiustizia, la persecuzione, la morte. Ogni volta che vediamo un fratello o una sorella che soffre possiamo riconoscervi la presenza di Cristo e impegnarci per alleviare il suo dolore e curare le sue piaghe.

La Battaglia Spirituale e l'Armatura di Dio

Paolo, nella lettera agli Efesini (6:10-24), descrive la battaglia che i santi devono affrontare nell'ambito spirituale. La vittoria di Cristo ha prodotto cambiamenti importanti nel mondo spirituale. La possibilità di essere vittoriosi su Satana dipende dalla vittoria di Gesù.

Per condurre la loro battaglia spirituale con efficacia, i santi devono "essere continuamente fortificati nel Signore" e "rivestirsi della completa armatura di Dio." Questa armatura comprende:

  • La cintura della verità.
  • La corazza della giustizia.
  • I calzari della preparazione della buona notizia della pace.
  • Lo scudo della fede.
  • L'elmo della salvezza.
  • La spada dello Spirito, che è la parola di Dio.

Un'altra dimensione della battaglia spirituale è la preghiera, intesa come mezzo di lotta contro le forze spirituali della malvagità. Bisogna pregare "nello Spirito."

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