Il karate è molto più di una semplice arte marziale o attività sportiva. È un patrimonio culturale, un modo di vita che si tramanda di generazione in generazione, un concetto di vita: la via della mano vuota. Infatti, se ci si interessa alla filosofia e ai valori che ne fanno parte, è possibile applicarli nella vita quotidiana. I valori morali promossi dagli insegnanti di Karate (Sensei) aiutano a comprendere il rispetto per gli avversari, sul tatami e nella vita, per rimanere degni sia nella vittoria che nella sconfitta. Allo stesso modo, grazie al codice delle cinture dei colori, il karateka prende coscienza della gerarchia stabilita e dei propri progressi.
Introduzione al Karate
Il karate è un'arte marziale giapponese che combina diverse tecniche di combattimento difensive e offensive. Si basa sul potenziamento muscolare e sulla ricerca dell’efficacia del corpo (potenza, elasticità, agilità, ecc.) e quindi può essere considerato come un'arte marziale completa. Tuttavia, più si va avanti nella pratica e più si sviluppano l’intelligenza, la saggezza e il controllo che saranno poi prevalenti rispetto alle capacità fisiche. Di fatto, più si pratica e più si consolida l’aspetto mentale.
La storia del Karate
Notizie certe sulla storia del karate, al di là delle leggende e delle credenze popolari, si hanno solo a partire dal 1600, quando le condizioni socio-politiche dei nobili di Okinawa mutarono profondamente. Si impoverirono e per questo furono costretti a dedicarsi al commercio e all’artigianato. Il risultato di questo avvicinamento tra ceti sociali fu la dispersione dell’antica arte marziale, che venne tramandata, perché sopravvivesse, ad una ristrettissima cerchia di eletti appartenenti al ceto basso. Alla nascita del karate moderno contribuirono anche le arti marziali cinesi. I viaggiatori giapponesi che si recavano in Cina, cercarono di apprendere le arti marziali del posto, basate soprattutto su una profonda filosofia e una particolare concezione del corpo umano. Il fondatore di quella che, di fatto, fu la prima scuola dell’arte di Okinawa fu Sokon Matsumura. Molto più tardi, nel 1922, il Maestro Gichin Funakoshi si esibì a Tokyo, esportando così l’arte marziale al di fuori dell’isola di Okinawa. Subito dopo il suo allievo, Anko Itosu, ebbe l’intuizione di inserire il Karate nelle scuole, dando così il via alla diffusione di questa arte, pronta ad essere accolta anche nei paesi occidentali. Certamente il karate praticato oggi è distante dallo spirito originario dei suoi fondatori anche se rimane fondamentale l’aspetto che concilia mente e corpo, psiche e fisico. La pratica del karate include tutte le sfumature della vita perché è una regola di vita. Questi 3 aspetti devono essere sviluppati in armonia. Colui che ha imparato a non rinunciare durante i combattimenti ed è riuscito a costruirsi una forza mentale fuori del comune, non rinuncerà ad affrontare anche le prove della vita quotidiana. Quindi gestirai meglio le difficoltà sia sul tatami che nella vita.
I benefici del Karate
Nei bambini, il karate migliora l’orientamento spazio temporale, come saper distinguere la sinistra dalla destra. A questa lateralizzazione, si aggiunge anche la verticalità, della quale i bambini, piano piano prendono coscienza, (braccia-gambe). Dall’adolescenza in poi, gli esercizi di karate permettono di costruire un’ottima base muscolare. Inoltre, fanno lavorare i diversi gruppi muscolari e quindi rinforzano le articolazioni. Nella pratica, il karateka ha dei benefici al sistema cardiovascolare grazie al lavoro di resistenza.
La pratica costante migliora la capacità energetica che consolida le motivazioni. Inoltre, la pratica ti aiuta a combattere le paure irrazionali e ti rende autonomo nella gestione dello stress. Infatti, più sei teso e più ti risulterà difficile eseguire le sequenze o combattere. Nel kata, la respirazione è essenziale. Si accompagna ai movimenti e, ad esempio se l’esercizio è lento, devi eseguire un’inspirazione lunga e profonda. Infatti, l’allenamento favorisce l’espulsione di CO2.
Leggi anche: Cintura da wrestling personalizzata: istruzioni
L'importanza del codice morale
E’ un codice d’onore ed etico che gestisce l’insieme delle arti marziali. Il dovere di ogni praticante, che sia allievo o maestro, è credere e interpretare questi principi per essere un modello per gli altri e trasmettere l’interesse per le arti marziali ma anche le regole di “buona condotta”. E’ la virtù essenziale. Nessuno può pensare di essere Budoka (guerrieri nel senso nobile) se non ha una condotta esemplare. Dal senso dell’onore, derivano tutte le altre virtù. Non esiste l’onore senza lealtà e fedeltà nei confronti di alcuni ideali e di quelli che li condividono. Inoltre, la fedeltà necessita sincerità nelle parole e nelle azioni. La menzogna o l’equivoco generano il sospetto che è la fonte di tutte le divergenze. Nel karate-do, il saluto è l’espressione di questa sincerità, è il segno di colui che non traveste né i suoi sentimenti, né i suoi pensieri ma sa essere autentico. La forza d’animo che serve per sfidare il pericolo e la sofferenza si chiama coraggio. Ed è proprio il coraggio che spinge a farsi rispettare in ogni circostanza, quello che ti rende giusto e che ti aiuta, nonostante le tue paure, ad affrontare le prove. La bontà e la benevolenza sono segni del coraggio che denotano una grande umanità. Ti spingono all’aiuto reciproco e ad essere attento al prossimo ed alla vita. La bontà e l’umiltà non possono esprimersi sinceramente senza equilibrio. Essere umile, privo di protagonismo e vanità, è l’unico modo per essere equilibrato. Lealtà, onestà e sincerità sono i pilastri della rettitudine. Ti aiutano anche a prendere una decisione ragionevole con convinzione. La rettitudine genera il rispetto per gli altri: la buona educazione è l’espressione del rispetto dovuto all’altro, qualsiasi siano le sue qualità, le sue debolezze o la sua posizione sociale. L’autocontrollo è la qualità essenziale di una cintura nera. Infatti rappresenta la capacità di controllare i propri sentimenti, pulsioni, istinti.
Shotokan e altri stili
Il Maestro Gichin Funakoshi, che fondò lo Shotokan, espose i Venti Principi del Karate che contengono, per esteso, i concetti basilari di questa arte che coniuga abilità, umiltà e pazienza, sia interiore che esteriore. Lo Shotokan (Karate-Do) venne fondato dal Maestro Gichin Funakoshi che considerava il karate come una disciplina interiore. Venne preso ad esempio da varie scuole subendo anche diverse variazioni. Tutt’oggi è lo stile maggiormente praticato e si caratterizza per le posizioni basse, stabili e forti (uno stile più statico rispetto agli altri). Prevede competizioni sia di Kata che di Kumite. Lo Shitō-ryū, venne fondato dal maestro Kenwa Mabuni nel 1931. Si trasferì ad Osaka nel 1929 dove aprì una sua palestra per insegnare la sua interpretazione del Karate-Do. Il nome Shitō-ryū non è altro che l’insieme delle iniziali dei suoi più importanti maestri. Il Goju-Ryu è lo stile più antico di tutti, quello ancora praticato ad Okinawa, dove ebbe origine. Goju-Ryu in giapponese significa “stile duro-morbido“, o “scuola (ryū) della durezza (Gō) e cedevolezza (jū)”. Alterna quindi tecniche dure a quelle più morbide. Il primo Maestro fu Kanrio Higahonna che visse per moltissimo tempo in Cina. Il Wado-ryu è uno stile moderno che fonde il karate di Okinawa con un elemento nuovo, il Kumite. Wado-ryu significa “La scuola della Via della Pace“. Le posizioni sono molto alte e morbide, la distanza tra gli avversari medio-corta e lo stile dà grande importanza alla fluidità dei movimenti del corpo e alla velocità. Negli anni sessanta, gli esponenti della Japan Karate Association, decisero di esportare il Karate anche in Occidente e per perseguire questo obiettivo mandarono dei Maestri in Europa e negli Stati Uniti, veri pionieri del karate internazionale. La diffusione di questa disciplina fu inarrestabile, aiutata anche da stages, competizioni e seminari.
Kihon, Kata e Kumite
Il kihon è l’apprendimento delle tecniche basilari e degli schemi motori che con la pratica diventano sempre più compositi e complessi. Movimento isolato, sequenze dinamiche e più complesse, questa pratica aiuta il principiante ad imparare e acquisire le tecniche di base. Infatti, eseguire senza tregua le tecniche di base assicura l’acquisizione di una meccanica gestuale completa e richiedono la massima precisione di esecuzione (tecnica, contrazione muscolare breve ed isometrica, potenza ed espressività ritmo). Ad esempio, nel karate Shotokan, i movimenti devono essere morbidi e profondi. I movimenti nel kata possono anche essere applicati con un avversario vero durante gli esercizi chiamati bunkai. Il kata (forma) è una sequenza di tecniche eseguite da un karateka che affronta un avversario immaginario. Esistono 2 tipi di competizioni nel kata: individuale e a squadra. Nelle arti marziali, il kata rappresenta le forme di combattimento svolto con uno o più avversari immaginari. Il kumite è la forma di combattimento più usata in karate e si basa su tecniche piedi-pugni. L’apprendimento è integrato in una pianificazione evolutiva adatta ad ogni livello. La priorità è di riuscire ad eseguire le diverse tecniche con controllo e seguendo regole precise. Si arriva al combattimento libero solo quando si è ottenuta la cintura nera, proprio perché questo richiede una conoscenza perfetta delle tecniche, preparazione fisica, mentale e controllo assoluto dei colpi per evitare incidenti. Le tecniche utilizzate sono di leve e di proiezioni. Il colpo portato non ha l’obiettivo di mettere KO l’avversario ma di esprimerne il potenziale. Quindi, le tecniche vanno eseguite sempre con controllo completo.
L'abbigliamento
Per praticare il Karate, bisogna avere il karate-gi, composto da una giacca i cui lembi si sovrappongono (uwagi), e dei pantaloni di cotone bianco (zubon). Sopra la giacca si indossa la cintura colorata (obi): ad ogni colore corrisponde un livello di conoscenza acquisita. Il colore della cintura si cambia solo superando gli appositi esami. Per avere la cintura di un colore che indica un livello superiore di abilità è necessario eseguire, di fronte ad una commissione, un esame per dimostrare l’adeguata competenza acquisita. A seconda della scuola che si frequenta, la dimostrazione può prevedere l’esecuzione di forme (kata), l’autodifesa e combattimento (kumite).
Posizioni e Spostamenti
Le posizioni sono le basi per apprendere la tecnica. Ne esistono almeno una ventina che rispondono alla diversità delle situazioni che può incontrare un karateka. Le posizioni di combattimento sono, per ogni situazione, il migliore compromesso tra stabilità e mobilità. La stabilità è fondamentale, sia in attacco che in difesa, per mantenere l’equilibrio e la trasmissione dell’energia. Le posture basse, come quella del cavaliere, sono importanti per proseguire le tecniche, reagire oppure rimanere fermo davanti all’avversario. L’ Heisoku dachi è una posizione di attesa che si adotta per fare alcuni saluti ed è una posizione di preparazione di una tecnica di gamba. Non può essere mantenuta a lungo perché è una posizione instabile e vulnerabile. La Neko Achi Dachi, posizione del gatto, è una postura difensiva o di attesa che facilita lo spostamento veloce. La gamba dietro è piegata e sopporta quasi tutto il peso. Il combattimento è una fase dinamica, durante la quale il combattente non è mai statico. Cambi di guardia, riposizionamento di fronte all’avversario, schivare, sono momenti di transizione sia negli appoggi che nei cambi di posizione. Di conseguenza, sono momenti di relativa vulnerabilità. Quindi gli spostamenti vengono studiati in modo da mantenere l’equilibrio. Il Tsugi Ashi (pas chassé o passo scivolato) è senza dubbio la forma di spostamento più usata in gara perché facilita i movimenti veloci e di media ampiezza senza cambiamento di guardia. Si usa per adattare il proprio posizionamento di fronte all’avversario per poi attaccare o schivare. Il piede dietro passa avanti e lo spostamento provoca un cambio di guardia. L'Hiki Ashi è un passo indietro in cui le gambe rimangono leggermente flesse durante lo spostamento.
Leggi anche: Strategie di Kumite
Tecniche di difesa
In primo luogo, il karate è un’arte di difesa e questo spirito si ritrova nei kata che iniziano tutti con una tecnica di difesa. Nelle arti marziali, il concetto di difesa è molto ampio ed è a volte difficile distinguerlo dall’attacco, in quanto si confondono nel parare l’attacco e preparare il contro attacco. L'Age Uke è una difesa doppia e molto forte effettuata con le 2 braccia incrociate al livello dei polsi per bloccare un calcio. Il Teïsho Uke è una difesa col palmo della mano in cui si usa la parte esterna del palmo della mano per deviare gli attacchi. E’ una tecnica che richiede una grande precisione. Lo Shuto Uke è una difesa col taglio della mano, un bloccaggio con la mano aperta effettuato dall’interno verso l’esterno con il taglio esterno della mano e si usa contro i colpi. Le tecniche d’Atemi (pugni e calci) sono destinate a mettere fuori uso l’aggressore. Tra gli attacchi alla parte superiore, si distinguono i “tsuki”, pugni diretti, e gli “uchi”, colpi indiretti. Viene usato durante un combattimento ravvicinato. La forma Ushiro (indietro) aiuta anche a liberarsi di una presa all’indietro. L'Ura Tsuki è un pugno palmo girato verso l’alto. Il Gyaku Zuki è un pugno diretto che si fa durante un passo in cui il braccio si distende con forza nel momento in cui il piede tocca terra. Le tecniche con gli arti inferiori presentano il doppio vantaggio di potenza e allungamento. Tuttavia, l’equilibrio è precario perché, il calcio, si porta su un piede o nessuno, in caso di salti.
Come allenare a schivare i colpi nel Karate
L'abilità nello schivare i pugni proviene in massima parte dall'allenamento, non da riflessi innati. Leggere questa guida non farà di te un maestro del combattimento, ma ti insegnerà la forma corretta da utilizzare mentre ti alleni.
La posizione di guardia
Tieni i pugni chiusi di fronte al viso volto per proteggerlo. Tenere il mento basso rende la tua faccia un bersaglio più piccolo da colpire e ti protegge il collo. Controlla le spalle, gli occhi e i movimenti dei piedi del tuo avversario, oltre alle mani. È importante non guardare mani e piedi del tuo avversario, ma rivolgere invece lo sguardo al centro del suo corpo affinché tu possa vedere la direzione di ogni pugno. Quindi, muovi continuamente la testa in modo da cambiarne sempre la posizione e farla diventare un bersaglio più difficile da colpire.
Tecniche di schivata
Ti serve muoverti di poco per evitare un pugno. Lo scopo di questa mossa è di entrare nel raggio del pugno dell'avversario (avvicinandosi a lui), pronto a rispondere in modo duro. Più forte è il pugno, più è vantaggioso evitarlo dato che questo squilibrerà l'avversario allungando il suo tempo di recupero. Non esagerare questo movimento e non spostarti troppo in avanti, dato che rende più difficile mantenere l'equilibrio e guardare l'avversario. Se vuoi, usa il piede principale per spostarti leggermente verso l'avversario e mentre torni alla posizione originale, spostati a "U" attorno al pugno. Arretra o ruota il corpo nella direzione del colpo.
È importante restare in forma per reagire prontamente. È naturale rispondere a un pugno in faccia chiudendo gli occhi, ma bisogna fare attenzione a evitare troppo spesso con lo stesso metodo, perché un bravo combattente potrebbe fare una finta, e seguire con un vero pugno proprio dove hai spostato il volto.
Leggi anche: Come affrontare Kylo Ren in battaglia
Il Gyaku Zuki
Il Gyaku zuki è un pugno effettuato con l’arto superiore arretrato coadiuvato dalla spinta delle gambe che eseguono uno spostamento di scivolamento (yori ashi). Il braccio esegue una semplice distensione senza pre-caricamento, con la rotazione tipica della mano che si “avvita” durante la traiettoria per portare “l’arma” nella tipica posizione del pugno seiken (pugno corretto/adeguato: colpo con le prime due nocche del dito medio e indice). La caratteristica fondamentale di questo pugno è la tipica contro-rotazione delle anche che chiudendosi esprimono efficacia e rendono questo colpo più di un semplice pugno. Nella parte finale il pugno deve avvenire con la traiettoria lineare per effetto della distensione del braccio grazie all’uso del tricipite, ma la partenza avviene dopo la spinta degli arti arretrati dall’uso delle anche. Può essere utilizzato sia come tecnica chudan (busto) sia jodan (al volto) e spesso è utilizzato anche verso il basso (gedan) per chiudere una tecnica di proiezione andata a segno. Mentre la tecnica Kizami zuki è poco presente nei Kata, il Gyaku zuki lo si trova già dalle prime forme codificate: ad esempio nell’heian Nidan. Spesso nelle forme è utilizzato in combinazione con altri colpi di pugno divenendo una tecnica doppia (ren zuki) o tripla (sambon zuki). La tecnica è presente in tutti gli sport di combattimento e arti marziali e alcuni principi sono comuni. La tipica rotazione delle anche che lancia il braccio è presente ad esempio anche nella boxe, dove il diretto risulta tra i colpi maggiormente potenti. Rispetto al jab, la maggiore ampiezza del movimento rotatorio determina un’importante accelerazione, che si traduce in un incremento della potenza del colpo. La ragione per cui il diretto risulta essere più potente del jab è da attribuirsi quindi alla maggiore distanza percorsa dal pugno, che gli permette di accumulare più energia cinetica. Un tempo tecnica regina del combattimento il Gyaku zuki rimane uno dei colpi largamente utilizzati e allenati. Se nella versione al volto fa della dalla velocità di esecuzione e la traiettoria penetrante di difficile lettura difensiva la sua efficacia, nella versione al busto è ampiamente apprezzato per la profondità e la potenza espressa in fase di contatto.
La sequenza motoria del pugno Gyaku Zuki prevede:
- Spinta della gamba posteriore che con la distensione crea l’inizio del movimento
- Spostamento della gamba anteriore, appoggio del piede arretrato che inizia a intra-ruotare determinando la rotazione dell’anca.
- Rotazione dell’anca che ruotando sull’asse del busto effettua una trasformazione di forza centripeda in vettore forza lineare.
- Distensione del braccio controlaterale con impatto al bersaglio.
- Richiamo dell’arto che termina l’azione rientrando in guardia (zanshin) e della gamba anteriore che ripristina l’assetto indietro.
Spesso l’assetto viene ripristinato rientrando in posizione laterale (shiko dachi kumite) per incrementare l’effetto di ritorno in zanshin.
Allenare il Gyaku zuki
Per allenare il Gyaku zuki, è fondamentale curare la tecnica attraverso esercitazioni a vuoto per comprendere il movimento dei piedi e la coordinazione con la spinta delle gambe, scegliendo quale scuola di pensiero seguire. In atleti esperti si possono utilizzare anche più di una di queste metodiche tecniche. Molti sottovalutano l’importanza del Kihon “a secco” come fondamentale del Kumite. Successivamente, si allena a coppie la tecnica cercando il bersaglio dapprima statico e poi dinamico, riuscendo a trovare la giusta distanza, il controllo e la corretta esecuzione tecnica appresa a vuoto. Il bersaglio può essere anche un colpitore, possibilmente un focus pad piccolo per simulare il bersaglio viso, oppure si possono utilizzare colpitori più robusti nelle tecniche al busto. Infine, si introduce la tecnica nel contesto tattico prescelto, sfruttando le reazioni dell'avversario per testare quale sequenza tattica si addice di più alla situazione e come sfruttarle a proprio vantaggio.
Errori da evitare
- Avvisare l’avversario: evitare tutti i movimenti parassiti che avvisano l’avversario della vostra intenzione di attacco, come pre-caricare l’arto superiore, effettuare spostamenti “piede scaccia piede” (tsugi ashi), aprire l’anca per caricare il pugno.
- Percorso più lungo: la strada più breve che unisce il pugno al mento/busto avversario è una linea, quindi è indispensabile evitare traiettorie che “sporcano” il gesto rendendolo più lento e meno efficace.
- Rimanere sul colpo: è importante arrivare per primo, ma se si rimane sul colpo senza rientrare in zanchin (assetto che permette il controllo) l’avversario potrà contrattaccare e l’efficacia del colpo sarà vana.
- Irrigidirsi: rimanere rilassati è fondamentale! Se il tuo corpo partirà da uno stato di tensione, seppur minimo, difficilmente potrà esprimere la massima potenza.
Segreti per un Gyaku zuki efficace
- Sottolineare l’impatto: visto la necessità di applicare vigore al pugno senza poter sfigurare l’avversario in volto, accompagnare l’arrivo della tecnica di braccio con l’arrivo del piede anteriore al suolo che produrrà un suono simultaneo al pugno.
- Hikite, la mano che cattura: è fondamentale per sottolineare la velocità di esecuzione dell’arto che effettua il gyaku zuki di richiamarlo indietro dopo la sua distensione. Molti portano addirittura la mano al fianco con uno scambio delle braccia.
- Schiacciare in basso: la penetrazione del Gyaku zuki soprattutto chudan deve avvenire con una traiettoria orizzontale, quindi è indispensabile schiacciarsi verso il basso affondando lo zenkutsu dachi e portando la gamba posteriore intra ruotata con la tibia parallela al suolo.
- Proteggere il volto con l’altra mano: mentre si esegue il Gyaku zuki non dimenticarsi che l’avversario può attaccare di rimessa e quindi mantenere la mano opposta in posizione di difesa davanti al volto. Per effetto della rotazione delle anche il braccio anteriore tende a ruotare ed andare fuori protezione, quindi allenare l’arto ad essere indipendente dalla rotazione.
- Convinzione, spirito combattivo: effettuare una tecnica con l’arto anteriore che compie pochi centimetri di spazio, con una spinta delle gambe può arrivare a distanze maggiori con convinzione e soprattutto con la determinazione necessaria a convincere gli arbitri che il colpo è efficace.
- Variare le altezze: rendere efficace l’attacco di Gyaku zuki portando in combinazione tecniche ad altezze diverse; primo attacco al viso, secondo al busto o viceversa.
Gyaku zuki di rimessa
Il gyaku zuki eseguito dopo una azione di difesa è largamente usato nella versione al volto. Parare, schivare o togliere la distanza e poi seguire con una tecnica di pugno al volto con l’arto arretrato è molto utilizzato dai karateka e premiato spesso con il punto. Il segreto sta nella fase di spinta che deve essere appropriata alla distanza che si è venuta a creare dopo la fase di difesa. È importante allenare le diverse forme di risposta: con spinta e rotazione dell’anca, solo con rotazione, solo distensione dell’arto, in funzione del tipo di difesa effettuata.
tags: #come #allenare #a #schivare #colpi #karate
