Come Combattere Atteggiamenti Mafiosi: Strategie per Cittadini Attivi e Comunità Coese

Introduzione

La lotta contro la mafia è una sfida che riguarda ogni singolo cittadino. Non si tratta di un compito riservato a eroi o figure istituzionali, ma di un impegno collettivo per difendere la democrazia e imporre la legalità. Le organizzazioni criminali prosperano grazie al disimpegno civico, all'assenza di informazione e alla ricerca di favoritismi. Questo articolo esplora strategie concrete che ogni persona può adottare per contrastare gli atteggiamenti mafiosi e contribuire a una società più giusta e trasparente.

Il Ruolo Cruciale dell'Informazione e della Trasparenza

Uno degli alleati più potenti della mafia è la mancanza di informazione. Quando la stampa è soggetta a controllo o intimidazione, la verità viene soffocata, e le attività illecite possono prosperare nell'ombra.

Informare, Monitorare e Raccontare

A livello territoriale, è fondamentale raccontare, creare occasioni di condivisione di idee e di dati intorno all’economia del proprio territorio, ai traffici illeciti presenti, alle dinamiche sociali di reclutamento e alle forme di violenza praticate sul territorio. Questo rappresenta per ogni sistema criminale la iattura più grande.

È necessario informare, monitorare e raccontare i meccanismi di corruzione e di disarticolazione della legalità e al tempo stesso difendere chi svolge questo compito a livello professionale, dalle intimidazioni, dalle minacce, dalle querele.

Sostenere l'Informazione Libera

Difendere i giornalisti e gli operatori dell'informazione dalle intimidazioni e dalle minacce è un passo cruciale per garantire un flusso di notizie libero e indipendente.

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Vigilare sulla Trasparenza Amministrativa

Votare con consapevolezza, in ogni livello, chiedere che siano adottate politiche antimafia sul tuo territorio è un esercizio che consente di alimentare il dibattito pubblico e vigilare costantemente sulla trasparenza della pubblica amministrazione.

Consumo Consapevole e Sostegno all'Economia Legale

Le mafie spesso infiltrano l'economia legale, controllando attività commerciali e sfruttando il malaffare.

Riconoscere i Segnali di Allarme

Il continuo cambiamento di gestione di negozi, la merce contraffatta, i prezzi eccessivamente ribassati, sono alcuni campanelli di allarme di infiltrazioni delle cosche nella vita quotidiana. La mafia è a chilometri zero, preferisce controllare piccoli territori in modo continuativo e persistente.

Scegliere la Legalità

Scegliere dove e come spendere i propri soldi, sostenendo le attività che hanno piena legalità in tutta la loro filiera è un gesto importantissimo per reinserire il profitto nel circuito legale.

Evitare il Gioco d'Azzardo Illegale

Un settore spesso dimenticato è quello del gioco. Attratti da guadagni facili, vincite esorbitanti, molti cittadini preferiscono giocare fuori dal circuito della legalità sulle piattaforme online di gaming o nei centri scommesse non autorizzati, non scegliendo una rete di gestori riconosciuti dallo Stato, consegnando i propri soldi alle mafie. Questi soldi fatti in modo facile sono un vero bancomat per le mafie che potrà essere riciclato e reinvestito in droga e armi.

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Investire nell'Educazione e nella Cultura della Legalità

La povertà educativa è un terreno fertile per il reclutamento di manovalanza criminale.

Contrastare la Povertà Educativa

Potrebbe sembrare la considerazione di un boomer ma la verità è che contrastare la povertà educativa è un passaggio essenziale per togliere manovalanza alla criminalità organizzata che si annida nelle pieghe del sottosviluppo sociale.

Promuovere l'Impegno Antimafia nelle Scuole

I docenti sono chiamati all’azione e alla militanza antimafia, gli studenti a esigerla. Occorre rendere obbligatorio un percorso di formazione che consenta agli insegnanti che operano nei contesti più problematici di trovare, sostenuti dalle istituzioni, soluzioni efficaci per non perdere ogni anno centinaia di ragazzi. Più di 100 mila bambine, bambini e adolescenti attualmente vivono in uno dei Comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata. “In questi giorni in cui celebriamo un passo importante per la giustizia come l'arresto di Matteo Messina Denaro è necessario ricordare a tutti noi che il miglior investimento per prevenire e contrastare le mafie è quello sull’educazione. La lotta alle mafie impone una grande sfida educativa: trasformare concretamente i territori ad alta densità criminale in aree ad alta densità educativa. Il paradosso che viviamo oggi in Italia è che proprio nelle aree dove si concentra la povertà minorile, anche la rete dei servizi educativi è più povera, senza scuole con mense, palestre e tempo pieno e attività educative diffuse.

Rifiutare Scorciatoie e Favoritismi

Le mafie si insinuano nel tessuto sociale attraverso la corruzione e il malcostume.

Dire No alla Corruzione

Le mafie sono fenomeni complessi che si avvalgono di scorciatoie comode: non si tratta di furbizia ma di arricchimento ai nostri danni.

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Succede spesso, nel generalizzato malcostume italico, di trovare qualcuno che ti promette una raccomandazione, un favore, un’agevolazione magari per un vincolo personale, di amicizia o dietro un compenso o per acquisire un credito. Quella che può sembrare una pratica innocente è un vero e proprio regalo alle mafie che si nutrono della banalità del malcostume. La nostra capacità di rifiutare scorciatoie e corruzione può fare la differenza in ogni ambito.

Etica Professionale e Lotta al Riciclaggio

Alcune professioni sono particolarmente vulnerabili ai tentativi di riciclaggio di denaro sporco.

L'Importanza dell'Etica nelle Professioni Sensibili

Ci sono alcune professioni sensibili come i commercialisti, i notai, i direttori di banca, gli imprenditori che possono fare molto. Avere una correttezza etica nello svolgimento della propria professione aiuta a respingere e a denunciare i tentativi di riciclaggio, le scorciatoie e le vie dell’illegalità bancaria.

Rompere il Silenzio e Partecipare al Dibattito Pubblico

Le mafie prosperano nel silenzio e nell'indifferenza.

Parlare, Discutere e Sensibilizzare

La comunicazione, sia essa interpersonale o rivolta a un pubblico, ha un ruolo fondamentale. Le mafie si nutrono di silenzi e di non detti, di attenzione distolta e di benaltrismo. Rimettere la lotta alla mafia al centro del dibattito pubblico, comunitario e interpersonale significa proteggere noi stessi e la nostra comunità.

Non Farsi Distrarre dalla Propaganda

Non farsi distogliere dalla propaganda politica che sposta sempre l’attenzione su altre tematiche (dai migranti, ai runner, alla gestione delle discoteche, solo per fare pochi esempi) deve essere un impegno quotidiano.

Costruire Coesione Sociale e Fiducia nelle Istituzioni

Le mafie si rafforzano dove la sfiducia e la mancanza di legami sociali creano vuoti di potere.

Rafforzare i Legami Sociali

Dobbiamo lavorare quotidianamente come artigiani, cucendo e rammendando. Bisogna mantenere saldi i legami sociali, unire le competenze, far dialogare i saperi e costruire uno spazio condiviso. Dobbiamo lavorare, tutti, ogni giorno, per rafforzare la coesione sociale. Le mafie si rafforzano laddove la sfiducia verso le istituzioni e verso gli altri produce vuoti di potere e di relazioni.

Antimafia: Un Concetto Storico e Multiforme

Gli incerti contorni storici e definitori che caratterizzano i fenomeni mafiosi e protomafiosi rendono difficile l’individuazione delle attività che, fin dalle origini, possono essere ricomprese sotto l’etichetta ‘antimafia’. La mafia è un concetto, non è un oggetto. Non è come un tavolo o una pietra. Non è neanche semplicemente un crimine: per proibire la mafia per legge ci sono voluti centoventi anni.

Al pari della mafia, anche le modalità del suo contrasto hanno assunto forme molto diverse nel tempo e nello spazio. Esse dipendono sia dalle mutevoli caratteristiche organizzative, culturali ed economiche delle mafie sia dalle più ampie trasformazioni sociali e istituzionali che definiscono il contesto in cui l’azione antimafia è storicamente situata. Mafia e antimafia sono euristicamente così connesse che è arduo comprendere cosa sia l’una senza prendere in considerazione l’altra: come ha opportunamente notato Rocco Sciarrone, «Mafia e antimafia prendono forma e si modellano a vicenda, sono due facce dello stesso oggetto di studio».

Le Due Gambe della Lotta alle Mafie: Istituzioni e Movimenti

Per tentare di fare ordine nella galassia antimafia che si espande e si trasforma da oltre un secolo, manifestandosi in forme non sempre immediatamente e consensualmente riconoscibili, appare opportuno classificare le azioni di contrasto in due grandi categorie, ciascuna delle quali ulteriormente articolata al proprio interno. Le due ‘gambe’ sulle quali si regge la lotta alle mafie sono la istituzionale e la movimentista. La prima è formata dalle attività condotte in applicazione di specifiche disposizioni di legge e materialmente poste in essere dagli apparati giudiziario e di polizia o da altre articolazioni dello Stato. La gamba movimentista è invece espressione dei singoli e dei gruppi organizzati della società che si propongono di dispiegare, in forme differenti e mutevoli, azioni alle quali si attribuisce una valenza antimafia. Va da sé che le connessioni e le retroazioni tra i due fronti della lotta alle mafie esistono da sempre e che, in qualche caso, alcune azioni siano condotte grazie alla sinergia che tra essi si crea.

Politiche Antimafia Dirette e Indirette

Per contrastare efficacemente l’intreccio di aspetti culturali, politici ed economici che caratterizza le mafie, lo Stato è obbligato a mettere in campo azioni altrettanto articolate e ad ampio spettro. Se si ritengono politiche antimafia tutti quegli interventi volti a contenere, contrastare e distruggere le organizzazioni mafiose, si possono allora far ricadere in questa categoria la previsione di uno specifico reato associativo, la costituzione di strutture giudiziarie e di polizia specializzate, l’applicazione ai detenuti per reati di mafia di uno speciale regime carcerario, la realizzazione di progetti scolastici di educazione alla legalità, la promozione di campagne di sensibilizzazione e così via.

Rifacendosi al contributo di Antonio La Spina (2005), e rimanendo nel perimetro delle politiche con un esplicito contenuto antimafia, è possibile distinguere tra politiche dirette e indirette. Della prima categoria fanno parte tutti quegli strumenti di contrasto che mirano a disarticolare l’organizzazione mafiosa, a individuare e punire gli appartenenti al sodalizio criminale, a intercettare e sottrarre i beni illecitamente accumulati dai mafiosi, a prevenire che essi e le loro ricchezze possano generare ulteriori danni alla collettività, eccetera.

Attraverso le politiche antimafia indirette lo Stato intende intervenire sulle condizioni di fondo della società, al fine di rendere più difficile commettere reati di tipo mafioso. Gli interventi che ricadono in questa seconda categoria sono volti a prosciugare lo stagno della mafiosità, rafforzando lo spirito civico e l’avversione generalizzata alle mafie. Le politiche indirette sono dunque interventi preventivi, attraverso i quali lo Stato mira a scoraggiare l’attecchimento di atteggiamenti mafiosi tra i cittadini, specie tra i più giovani. Tra gli altri, di questa categoria fanno parte i seguenti interventi: corsi di educazione alla legalità nelle scuole, politiche volte alla prevenzione del racket e dell’usura, sostegno all’associazionismo antimafia, scioglimento dei consigli comunali…

Carcere e Mafia: Un Binomio Complesso

L’ Autorità regionale di Garanzia dei diritti delle persone private della libertà personale per la Regione Calabria, vuole mettere in evidenza quale sia la maggiore criticità e quindi una delle cause del collasso dell’attuale sistema penitenziario che a causa di un apparato mafioide rischia di far crollare quell’impianto di garanzie costituzionali e regolamentari previste nel nostro stato di diritto e quindi la tenuta stessa della democrazia. Partendo da un concetto di eterotopia carceraria di Foucaultiana matrice, connesso e letto in relazione al concetto di criminalità organizzata si rappresenta nel presente studio come sia divenuto urgente trattare il tema delle mafie in carcere, delle loro dinamiche e soprattutto dell’impatto sociale dentro e fuori le mura che le stesse impongono.

Chi conosce il mondo del carcere sa che il dentro e il fuori sono strettamente interconnessi. Interconnessi nella prospettiva del male: si pensi alla pervasività mafiosa o per meglio usare un’espressione più qualificata: “come la mafia ancora oggi comanda da dentro, impone le sue regole e quando non ci riesce è disposta a uccidere per dimostrare dentro e fuori chi comanda realmente”.[4] Interconnessi nella prospettiva del bene: la forza di uomini e donne di giustizia che in un ampio e condiviso ragionamento di legalità e di moralità collaborano, ciascuno per la propria parte di competenza ad ogni iniziativa per contrastare le mafie anche da dentro.

Il "Pensare Mafioso": Un Approccio Multidisciplinare

Sotto il profilo terminologico e concettuale, appare opportuno premettere come ogni riferimento al termine mafia è in genere inteso quale “fenomeno di criminalità organizzata” originato in Sicilia. In realtà gli studi e gli strumenti fondamentali di informazione indicano con questo termine una serie assolutamente variegata e multiforme di fenomeni criminali, tra loro talmente eterogenei da rendere difficile l’individuazione di caratteri ricorrenti.

Ciò premesso, l’approccio migliore per la comprensione del fenomeno è quello di tipo multidisciplinare, che abbracci varie chiavi di lettura, da quella socio-antropologica a quella criminologica psicologica. Questa area di indagine è stata definita da Innocenzo Fiore “ il pensare mafioso”, quale sintesi dei significati relativi al modo di essere e di sentire, di guardare la vita, di creare e mantenere rapporti, di acquisire e trasmettere il sapere, tipici della cultura di appartenenza.

L’analisi criminologica di questa tipologia di ristretti ha permesso di cogliere elementi che contribuiscono a delineare la matrice psichica degli appartenenti alle organizzazioni di mafia, in un contesto, quello penitenziario, che rispecchia e forse anticipa molte dinamiche esterne.

Cinque Azioni Quotidiane Contro le Mafie

Nel contrasto e nella prevenzione alle mafie certamente le istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? Colui che magari pensa con rassegnazione di essere “condannato” alla parte di spettatore o, nel migliore dei casi, alla parte di tifoso.

Informarsi in Modo Critico

Tuttavia si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”. Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale, come oro colato, ma non considerare una verità assoluta neanche un video di “youtube”.

Consumare in Modo Critico

È possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al Nord. È anche importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali.

Partecipare al Voto

Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario.

Non Accettare Scorciatoie

Denunciare e Partecipare

L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore che ci sia per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Occorre uscire dal silenzio e prendere parola. Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più. Ci siamo spesso chiesti come si comportino questi cittadini quando si accorgono che il denaro trattato potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. Adesso non abbiamo più scuse, non possiamo più dire “non lo sapevo”. Perché solo il coraggio degli onesti può riaccendere la speranza, capendo che con le mafie non può esserci futuro.

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