Acariasi respiratoria nei canarini: rimedi e prevenzione

L'acariasi respiratoria è una malattia parassitaria causata da un acaro denominato Sternostoma tracheacolum. Questo parassita, di piccole dimensioni e dal colorito nerastro, vive e si riproduce nella trachea, nei bronchi e nei sacchi aerei dei volatili parassitati, nutrendosi del loro sangue e svolgendovi l’intero ciclo vitale che è compreso tra le 2 e le 3 settimane. La trasmissione degli acari dagli uccelli parassitati a quelli sani avviene, il più delle volte, attraverso l’assunzione di cibo ed acqua contaminata dalle uova degli acari (eliminate dal volatile infestato attraverso colpi di tosse e feci).

Sintomi dell'acariasi respiratoria

Gli uccelli malati evidenziano difficoltà respiratoria (becco mantenuto aperto, colpi di tosse, movimenti battenti della coda) e spesso emettono un tipico rumore metallico (“click”), facilmente ascoltabile avvicinando il volatile all’orecchio. Altri sintomi sono rap-presentati dalla perdita della voce, frequente strofinio del becco sul posatoio, debolezza e calo di peso. L’emissione di muco dalle narici è un altro sintomo della malattia. Nei casi più gravi proprio la massiccia produzione di muco (conseguenza dell’azione irritati-va del parassita sulla muco-sa respiratoria) è causa di morte in quanto va ad ostruire le vie respiratorie del volatile determinandone l’asfissia.

Diagnosi dell'acariasi respiratoria

È possibile individuare gli acari direttamente dal-l’osservazione della trachea degli uccelli parassitati. Per fare ciò occorre dapprima inumidire con alcool le piume della gola del volatile, quindi, dopo averle scostate in modo da visualizzare la pelle, si procede all’illuminazione diretta della trachea con una fonte di luce incidente. Se presenti, gli acari appari-ranno come dei puntini neri in movimento. Questa operazione, ovvia-mente, riesce semplice nei volatili a pelle chiara, ma può riservare non poche difficoltà quando si tratta di osservare soggetti a cute fortemente pigmentata. Il non osservare gli acari in trachea non esclude, tutta-via, l’infestazione giacché questi potrebbero essere localizzati nelle vie respiratorie profonde (biforcazione bronchiale, bronchi, sacchi aerei). L’individuazione dei parassiti risulta, invece, semplice negli uccelli venuti a morte in quanto, durante l’autopsia, è relativamente facile osservare gli acari negli organi parassitati. E’ anche possibile individuare le uo-va di questi parassiti nelle feci o nelle secrezioni respiratorie dei volatili infestati.

Specie più colpite

L’acaro può infestare varie specie di piccoli passeriformi, in particolare Fringillidi ed Estrildidi, domestici e selvatici. Decisamente più rara la diffusione di questo parassita negli Psittacidi, tra i quali il Pappagallino Ondulato sembra essere la specie più facilmente parassitata. Tra i Fringillidi è possibile riscontrare l’infestazione da Sternostoma soprattutto nel Canarino, meno di frequente nel Cardellino e nei Ciuffolotti, mentre un maggior numero di specie della famiglia Estrildidae può essere parassitato. Tra queste il Diamanti di Gould paga il tributo più alto a questo parassita dal momento che rappresentano la specie, tanto in cattività quanto in natura, più gravemente parassitata.

Cura dell'acariasi respiratoria

Il trattamento di elezione per questa malattie è fondamentalmente basato sull’impiego di Ivermectina, molecola in grado di paralizzare i centri nervosi dell’acaro. Poiché il farmaco può agire anche nei confronti del sistema nervo-so dei volatili e le concentrazioni attualmente in commercio ne prevedono l’impiego nei grossi animali, occorre valutare molto attentamente il dosaggio da impiegare negli uccelli. Per mantenersi con un sufficiente margine di sicurezza è conveniente diluire il farmaco con glicole propilenico in rapporto di 1:9. Una sola goccia di questa diluizione, somministrata per via orale direttamente nel becco, può essere sufficiente per trattare il volatile infestato. Poiché il farmaco presenta un buon assorbimento per via percutanea può risultare utile, in alternativa, porre 1-2 gocce della diluizione direttamente sulla cute del collo, o dello spazio inter-scapolare, del volatile infestato. In quest’ultimo caso, specie se si deve trattare un gruppo di uccelli coabitanti in gabbioni o voliere, con-viene impedire ai volatili di bagnarsi; se ciò avvenisse, infatti, il farmaco (non idro-solubile) potrebbe deposi-tarsi sulla superficie del-l’acqua ed intossicare facilmente gli uccelli che andassero a berla.

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Utilizzo di Ivomec

L'Ivomec è un farmaco comunemente utilizzato, ma è essenziale diluirlo correttamente prima della somministrazione. Essendo un farmaco ad uso zootecnico, va somministrato esclusivamente su prescrizione veterinaria, che ne indicherà la modalità più sicura per l'animale. La soluzione solitamente prevede la diluizione di Ivermectina con glicole propilenico, ma non va mai eseguita senza supervisione, data la tossicità potenziale del farmaco.

Esempio di diluizione e utilizzo (da eseguire solo sotto guida veterinaria):

  • 0,01 ml di Ivomec + 0,09 ml di glicole propilenico
  • Applicazione: una goccia dietro la nuca, oppure somministrazione orale

Attenzione: Non utilizzare mai ivermectina senza controllo veterinario, poiché un sovradosaggio può essere tossico per alcune specie, specialmente soggetti debilitati o molto piccoli.

Alternative all'Ivomec

Alcuni allevatori utilizzano il Frontline Combo, applicando una goccia dietro la nuca. Tuttavia, è importante notare che l'Ivomec non è presente nell'articolo postato da Attilio sulla sezione antiparassitari. Altri prodotti come il Neoforactyl non sono raccomandati nel trattamento dell’acariosi respiratoria.

Prevenzione dell'acariasi respiratoria

La prevenzione è fondamentale per mantenere i canarini sani e protetti dall'acariasi respiratoria.

Igiene ambientale

L'igiene dell'allevamento gioca un ruolo cruciale nella prevenzione delle infestazioni da acari. È importante pulire e disinfettare regolarmente le gabbie, i posatoi e tutti gli accessori. Si consiglia di utilizzare materiali non porosi per le strutture dell'allevamento, come muratura, metallo o plastica, evitando il legno. I posatoi pieni, in legno o plastica, sono preferibili perché possono essere disinfettati settimanalmente.

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Quarantena e controllo

Introdurre nuovi soggetti in voliera può essere rischioso se non si prendono precauzioni. È essenziale isolare sempre i nuovi soggetti prima di introdurli in voliera per monitorare la loro salute e prevenire la diffusione di eventuali parassiti. Evitare di condividere beverini, siringhe e cucchiaini tra soggetti diversi per ridurre il rischio di contagio.

Fitomite: un supporto naturale

Come supporto al trattamento e alla prevenzione, può essere utile l’utilizzo del Fitomite, un prodotto naturale a base di oli essenziali con proprietà repellenti per gli acari. Il Fitomite non è un farmaco curativo, ma può essere somministrato nell’acqua da bere, ripetuto nel tempo essendo un prodotto naturale e sicuro nella somministrazione in pappagalli giovani, debilitati o anziani. Questa soluzione naturale viene diluita nell’acqua da bere, solitamente 1,5 ml per litro, per circa 8 giorni consecutivi, e poi una volta a settimana per alcuni mesi, ed è ottima anche per la lotta all’acaro rosso.

Monitoraggio costante

Monitorare costantemente lo stato di salute dei propri animali è essenziale per individuare tempestivamente eventuali sintomi di acariasi respiratoria o altre malattie.

Acari: classificazione e tipologie

Gli acari sono piccoli insetti che vivono a discapito degli uccelli, nutrendosi del loro sangue, utilizzando gli uccelli come "casa" o mangiando la cheratina delle loro penne. È importante distinguere tra le diverse specie di acari, poiché ognuna richiede un approccio specifico.

Acari mallofagi

Questi parassiti passano la loro vita sugli uccelli, nutrendosi delle piume o di parti di esse e causando notevoli fastidi agli animali. Gli acari del genere Syringophilus si annidano nel calamo delle penne nutrendosi di quest’ultime e svuotandole dall’interno. Gli acari mallofagi causano un notevole prurito agli uccelli, che spesso porta a gravi fenomeni di autodeplumazione, con gli animali che si strappano spontaneamente gran parte delle penne e delle piume. Le parti più interessate dall’autodeplumazione sono le spalle e le zone ventrali del petto e addome.

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Acari ematofagi

Questi acari si nutrono del sangue degli uccelli e risultano molto pericolosi, soprattutto durante la stagione riproduttiva. Le due specie di acari ematofagi più diffuse sono il Dermanyssus gallinae (il più comune) e l’Ornithonyssus silviarum (meno diffuso). Il Dermanyssus è molto resistente nell’ambiente e può mantenersi in allevamento da una stagione all’altra nascondendosi in anfratti, posatoi cavi, mangiatoie, molle delle gabbie ecc. Entrambi questi acari sono molto fastidiosi per gli adulti ed un sintomo caratteristico è l’abbandono del nido da parte delle femmine. Ancora più pericolosi risultano essere questi parassiti per i nidiacei, che a seguito della loro suzione di sangue vanno incontro a grave anemia caratterizzata da pallore della cute ed inedia.

Acari della rogna

Appartenenti al genere Knemidocoptes, questi acari sono responsabili di gravi forme cutanee a carico di arti, becco e cera e cloaca in passeriformi e psittacidi spesso di piccoli dimensioni. Questi parassiti si rinvengono spesso in animali debilitati, stressati o comunque deboli. Si annidano nello strato corneo dell’epitelio nutrendosi di detriti cellulari causando una ipercheratosi che porta a deformazioni del becco e degli arti. Lesioni croniche e gravi possono condurre a morte l’animale per l’incapacità di nutrirsi o di muoversi. La femmina di Knemidocoptes scava sulle pelle delle vere e proprie gallerie utili per la deposizione delle sue uova.

Diagnosi differenziale degli acari

La diagnosi dell'infestazione da acari varia a seconda del tipo di acaro.

Acari ematofagi

L’infestazione da acari ematofagi può essere diagnosticata dal ritrovamento degli acari al di sotto dell’imbottitura dei nidi o all’interno dei posatoi di plastica cavi. Anche i sintomi nei nidiacei è molto suggestiva della presenza di acari succhiatori di sangue. Una tecnica molto utile per vedere l’acaro rosso è entrare in allevamento di notte con una torcia luminosa molto forte e puntarla sui nidi. Gli acari in presenza di questa luce si immobilizzeranno senza possibilità di scappare.

Acari della rogna

La diagnosi di rogna si fa attraverso l’osservazione a 40-100 ingrandimenti di raschiati cutanei di aree colpite da ipercheratosi dove si possono agevolmente isolare i parassiti adulti.

Acariasi respiratoria

La diagnosi di acariasi respiratoria non è altrettanto semplice vista la collocazione interna nel corpo degli animali di questi parassiti. Il sospetto si formula sulla scorta dei sintomi clinici. Un primo tentativo di evidenziare il parassita si può fare trans-illuminando la trachea. Questa manovra consiste nel bagnare le piume del collo in modo da poter osservare la trachea e osservarne il contenuto ponendo dalla parte opposta rispetto allo sguardo dell’osservatore una fonte di luce puntuale ma potente. In questa maniera se si è molto fortunati si possono osservare dei piccoli puntini neri che si muovono lentamente all’interno del lume della trachea.

Gestione e controllo degli acari

Combattere gli acari è difficile ma non impossibile. Nella lotta agli acari abbiamo già molecole molto efficaci anche tra farmaci relativamente datati e a libera vendita nei negozi di prodotti per animali. Eliminare gli acari dai soli animali può essere sufficiente in caso di acari che passano tutta la vita sugli ospiti come ad esempio nel caso degli acari respiratori, degli acari rogna e nel caso di alcuni mallofagi. È invece assolutamente insufficiente nel caso degli acari che resistono bene nell’ambiente, come ad esempio per gli acari ematofagi (acaro rosso) ed alcuni mallofagi.

Fattori ambientali

L’esistenza di una correlazione diretta tra temperatura e riproduzione degli acari spiega il fenomeno delle massive infestazioni riscontrate in periodi caldo umidi come la tarda primavera e l’estate. Gli acari riproducono bene in ambiente caldo e umido!

Resistenza degli acari

I farmaci a nostra disposizione sono molto efficaci sui parassiti adulti ma non hanno nessuna azione nei confronti delle uova del parassita. Ecco perché l’allevatore ha la sensazione che appena fatto il trattamento gli animali sembrano stare meglio ma dopo 10-15 giorni il problema di ripresenta. È normale se ci si limita ad un solo trattamento! Dobbiamo aspettarcelo e prevenire questo fenomeno!

Strategie di controllo

  1. Pulizia e disinfezione: Tutto l’allevamento dovrà essere essenziale e facilmente pulibile e disinfettabile, costruito con materiali non porosi e con gabbie siano staccate di almeno 5 cm dai muri.
  2. Prevenzione dell'ingresso: Sono sempre preferibili i posatoi pieni (di legno o materiale plastico) che possono essere disinfettati una volta alla settimana lasciandoli una notte in acqua e ipoclorito di sodio. Di fondamentale importanza sono le reti antipassero e le zanzariere da porre sulle aperture dell’allevamento per ridurre il rischio di ingresso di uccelli o altri animali selvatici.
  3. Trattamento: Usare “olio di gomito” ed una aspirapolvere potente per rimuovere dall’allevamento la sporcizia più grossolana e solo dopo aver tolto polvere, penne, semi caduti al suolo, ecc.
  4. Prevenzione periodica: Una buona prevenzione si basa anche su trattamenti antiparassitari periodici, da eseguire su tutti i soggetti ove vi sia il rischio di contagio, o sui soli soggetti appena acquistati o di rientro da mostre o fiere.
  5. Trattamenti ambientali: Segnaliamo che oltre ai classici prodotti da spruzzare sono poco utilizzate ma molto utili le bombolette a rilascio totale di principio attivo per trattare ambienti difficili. Sono dei trattamenti venduti sotto forma di bomboletta che una volta azionata si svuota completamente e sotto forma di gas antiparassitario si insinua in ogni pertugio della stanza.

Trattamenti specifici

  • Acari della rogna e respiratori: Il trattamento viene in genere eseguito con applicazioni topiche o con l’assunzione orale di una soluzione di glicole propilenico ed Ivermectina.
  • Acari mallofagi ed ematofagi: La medesima soluzione può essere utilizzata, anche se ha una durata d’azione piuttosto limitata di soli pochi giorni.

Tutte queste molecole non sono state studiate in maniera specifica per le specie in questione ed il loro utilizzo si basa sulla pratica clinica e sull’estrapolazione di esperienze di campo. Per la disinfestazione ambientale vengono impiegati prodotti a base di Piretroidi od Organofosforici e Carbamati da utilizzare per la disinfestazione dell’allevamento previa rimozione degli animali dall’aviario. Queste disinfestazioni possono essere effettuate annualmente o in caso di infestazione manifesta.

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