Il susino, con le sue numerose varietà europee (prugne) e cino-giapponesi (susine), è una presenza comune nei frutteti e nelle coltivazioni amatoriali. Per garantire un raccolto abbondante, è essenziale monitorare costantemente la salute delle piante e intervenire tempestivamente ai primi segni di malattie o attacchi parassitari. Questo articolo esplora le principali malattie che affliggono i susini, fornendo indicazioni su come riconoscerle e strategie preventive e curative in linea con la difesa biologica ecocompatibile.
Prevenzione: Il Primo Passo per un Frutteto Sano
Come per tutte le piante da frutto, la prevenzione è fondamentale per combattere le malattie del susino. Questa inizia già nella fase di progettazione dell'impianto, dove scelte oculate possono fare la differenza.
- Sesti di Impianto Ampi: Evitare di piantare troppe piante in uno spazio ristretto, pensando di gestirle con la potatura. Sesti di impianto adeguati favoriscono una buona aerazione e riducono il rischio di malattie.
- Irrigazione Sotto Chioma: Preferire un sistema di irrigazione a goccia che bagna solo il terreno, evitando di bagnare la parte aerea della pianta, riducendo così l'umidità che favorisce lo sviluppo di funghi.
- Concimazione Moderata: Evitare l'eccesso di concimazione, soprattutto di azoto. Piante troppo concimate, sebbene esteticamente rigogliose, sono più vulnerabili ai patogeni e agli insetti.
- Trattamenti Preventivi con Prodotti Naturali: Utilizzare corroboranti e macerati/decotti di equiseto per rafforzare le piante.
- Equiseto: Questa pianta, reperibile in zone umide, può essere utilizzata per preparare macerati o decotti con proprietà rinforzanti.
- Corroboranti: Prodotti di origine naturale (come farine di roccia, propoli, lecitina) disponibili in commercio e utilizzabili senza patentino, che proteggono le piante se irrorati regolarmente sulle chiome.
Malattie Comuni del Susino e Strategie di Difesa
Bolla del Susino (Taphrina pruni)
Meno nota rispetto alla bolla del pesco, è provocata dal fungo Taphrina pruni. I sintomi, chiamati anche "bozzacchioni", si manifestano sui frutti, che si deformano, si allungano, si ricoprono di uno strato polveroso e possono cadere o rimanere attaccati alla pianta, perpetuando il fungo.
Rimedi:
- Raccolta e Eliminazione: Raccogliere ed eliminare il fogliame caduto in autunno e pulire accuratamente i tronchi per rimuovere i residui.
- Trattamenti Preventivi: In caso di precedenti infezioni, trattare con anticrittogamici quando le gemme sono ingrossate ma non ancora aperte.
- Bicarbonato di potassio: Effettuare tre trattamenti a distanza di sette dieci giorni alla prima comparsa della bolla (3 o 5 gr/lt).
Monilia
Patologia tipica delle drupacee causata dai funghi Monilia laxa e Monilia fructigena.
Rimedi:
- Eliminazione Rapida: Rimuovere i rametti disseccati e i frutti colpiti per ridurre le fonti di inoculo.
- Trattamenti Biologici: Prima della fioritura, utilizzare polisolfuro di calcio. Dalla caduta dei petali fino a poco prima della raccolta, impiegare Bacillus subtilis, un batterio con azione fungicida.
- Tisana di rafano (cren): Distribuire durante la fioritura una tisana di rafano (cren). Si interviene in pre-fioritura e ripetendo il trattamento fino alla caduta petali/scamiciatura dei frutti, se permangono le condizioni favorevoli allo sviluppo del fungo. La tisana si prepara utilizzando le radici appena raccolte. Si versa un litro d’acqua bollente su 30 g di radici grattugiate e si lascia infondere per 30 minuti.
- Potatura verde e eliminazione dei focolai di infestazione: Allontanare dal campo i frutti e i rami colpiti dalla malattia, riducono i rischi di infezione.
Corineo (Stigmina carpophila)
Malattia fungina comune alle drupacee, favorita dalle primavere umide. Si riconosce da macchie rotondeggianti rosso mattone sulle foglie, che poi disseccano e lasciano dei fori.
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Rimedi:
- Intervenire preventivamente, nel periodo autunnale, con prodotti specifici.
- In primavera dopo la scamiciatura, si può ripetere il trattamento alla comparsa dei primi sintomi della malattia, o con un andamento stagionale piovoso/caldo umido alla dose di 67.5 g/10 l.
Ruggine
Malattia fungina causata da funghi del genere Tranzschelia. Si manifesta con piccole macchie gialle sui rami bassi.
Rimedi:
- Prevenzione: Trattamenti preventivi con equiseto o zeolite.
- Trattamento Invernale: Trattamento rameico durante l’inverno per debellare le forme svernanti del fungo.
Afidi
Questi parassiti possono essere allontanati con estratti di ortica, aglio o peperoncino irrorati sulle piante. La lotta agli afidi aiuta anche a prevenire malattie virali.
Cidia del Susino (Cydia funebrana)
Farfalla le cui larve danneggiano i frutticini.
Rimedi:
- Prevenzione: Trappole alimentari (Tap Trap) e avvolgimento dei tronchi con cartoni ondulati.
- Trattamenti Biologici: Spinosad (con patentino) dalla schiusura delle uova.
- Nematodi Entomopatogeni: Trattamento autunnale del terreno con Sterinernema carpocapsae e S. feltiae.
- Protezione fisica: Coprire la chioma con reti anti insetto o chiudere i frutti in sacchetti.
- Raccolta manuale: Applicare cartoni ondulati intorno al tronco delle piante a fine dell’estate, in modo da raccogliere le larve che vi cercano rifugio per svernare. Piuttosto di distruggere questi cartoni col fuoco, è consigliabile metterli dentro a delle zanzariere.
- Bacillus thuringiensis: Per la difesa biologica si interviene con il Bacillus thuringiensis che agisce sulle larve uccidendole in pochi giorni. Per essere sicuri che i parassiti ingeriscano una sufficiente quantità di tossine si può stimolarne l’alimentazione aggiungendo 10 g/l di zucchero alla miscela.
Altri Parassiti e Malattie
- Cimice Asiatica (Halyomorpha halys): Il contenimento è affidato alla diffusione dei suoi antagonisti naturali, come la vespa samurai.
- Drosophila suzukii: Moscerino che depone le uova nei frutti in maturazione.
- Cocciniglie: Attaccano soprattutto nell’area peduncolare del frutto (cocciniglie farinose) o pungono i frutti (cocciniglia di S. José).
Approfondimenti sui Rimedi Naturali
Rame
I trattamenti rameici andrebbero limitati al periodo invernale, sulle piante spoglie, o sostituiti con polisolfuro di calcio. Molti prodotti commerciali a base di rame non sono registrati per l’uso in fase vegetativa sulle drupacee.
Decotto di Equiseto
Utile per prevenire la ruggine e rafforzare le piante. Si prepara lasciando macerare 80 g di equiseto essiccato in un litro d'acqua per 24 ore, portando poi ad ebollizione per 40-60 minuti. Filtrare e diluire fino a 10 litri.
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Bicarbonato di Sodio e di Potassio
Utilizzati contro le malattie fungine, agiscono alzando il pH e disidratando il micelio. Il bicarbonato di sodio si diluisce in acqua (5 grammi per litro, 3 grammi se sono presenti i frutti) e si applica ripetutamente a distanza di 5-10 giorni.
Acqua e Cenere
La cenere, filtrata e diluita (2 cucchiai per 2 litri d'acqua), può essere applicata sulle piante colpite o utilizzata a secco per la prevenzione.
Propoli
La propoli diluita (2-3 ml per litro d'acqua) offre un'azione protettiva contro funghi e batteri, stimolando anche la crescita delle piante.
Polisolfuro di Calcio
Per la difesa biologica nelle stagioni piovose, si possono eseguire irrorazioni con polisolfuro di calcio eseguendo trattamenti prefiorali alla dose di 30-50 g/l. Dopo la fioritura, il dosaggio diminuisce progressivamente (tra 10-20 g/l). I trattamenti in fioritura vanno evitati per non disturbare i pronubi e per evitare l’azione caustica del prodotto sui fiori. Il polisolfuro di calcio non è miscibile con altri fitofarmaci bio ed è molto corrosivo per le attrezzature impiegate per i trattamenti, che devono essere lavate bene dopo l’impiego.
Zolfo
In alternativa al polisolfuro si può impiegare lo zolfo. Il numero di interventi e il loro dosaggio dipende dall’andamento climatico e dalla pressione della malattia. Le dosi più alte si impiegano in caso di forte pressione della malattia oppure per trattamenti curativi. Il proteinato di zolfo ha mostrato un’efficacia migliore rispetto agli altri formulati.
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Bacillus Subtilis oppure il B. Amyloliquefaciens
Al momento della fioritura è possibile intervenire direttamente usando prodotti a base di due microorganismi di origine naturale: il Bacillus subtilis oppure il B. amyloliquefaciens. Se l’estate presenta un andamento climatico umido e piovoso prima della raccolta, è opportuno proteggere i frutti con i prodotti microbiologici citati.
Quando e Come Effettuare i Trattamenti
I trattamenti vanno eseguiti nelle ore fresche della giornata (mattina presto, tardo pomeriggio o sera) per evitare di inibire l'efficacia dei prodotti o causare ustioni alle piante.
Bolla del pesco
Anche se il pesco è l’obiettivo preferito di questo fungo della classe degli Ascomiceti, possono esserne colpite anche altre drupacee come mandorlo, albicocco, ciliegio, visciolo e susino.
Come si riconosce la bolla del pesco
È facile riconoscere una pianta colpita perché le foglie sembrano avere delle bolle. Si arricciano, cambiano di colore diventando rosse o giallastre e, se toccate, si rompono facilmente. In queste condizioni le foglie non sono più in grado di effettuare la fotosintesi. Per questa ragione tale malattia provoca un indebolimento progressivo della pianta, che può portarla alla morte. L’attacco di bolla non blocca solo l’attività della pianta, annullando il raccolto, per una stagione. Anche nella successiva, la pianta non essendo riuscita a nutrirsi, si presenterà più debole. In una pianta fortemente colonizzata dal fungo quasi tutti i germogli si mostrano già deformati alla loro apertura.
Quando si sviluppa la bolla del pesco?
Il fungo Taphrina deformans si sviluppa in presenza di umidità e quando le temperature sono miti, né troppo fredde, né troppo calde. Per questa ragione l’autunno e la primavera sono anche i momenti in cui dovremmo intervenire in prevenzione. Con temperature sotto ai 7-8° C il suo sviluppo si blocca, stessa cosa quando le temperature superano i 26-28° C. La pianta deve inoltre essere bagnata per permettere lo sviluppo del fungo, quindi le piogge lo favoriscono, ma a permetterne lo sviluppo basta l’umidità nell’aria. Quando arriva il caldo estivo il fungo si ferma e si può avere l’impressione che la malattia sia superata, in realtà le spore restano sulla pianta, pronte ad attivarsi quando le condizioni saranno di nuovo favorevoli. Purtroppo, anche se in estate la bolla non agisce, i danni avvenuti a primavera sono irrecuperabili. Le foglie colpite si seccano e cadono e la funzione fotosintetica ne risulta compromessa per tutta la stagione. prima dei trattamenti si rimuovono le foglie completamente ricoperte di bolla.
Trattamenti preventivi a base di rame
Contro la bolla del pesco si deve agire in prevenzione per bloccare l’attività dei funghi prima che colpiscano le nuove foglie. Vengono consigliati trattamenti in tre periodi dell’anno. Il primo alla caduta delle foglie tra ottobre e novembre, il secondo a fine inverno, tra gennaio e febbraio e il terzo (da effettuare solo se la pianta è molto sensibile) nel momento in cui le gemme cominciano ad ingrossarsi. I prodotti consigliati sono quelli a base di rame, permessi anche in agricoltura biologica. Esistono anche dei prodotti antifungini sistemici, ma questi sono ancora più impattanti nell’ambiente. I trattamenti a base di rame, risultano utili anche per la mosca dell’olivo.
Trattamenti alternativi contro la bolla del pesco
Sui nostri alberi da frutto, spesso coltivati vicino all’orto, possiamo applicare altri metodi di prevenzione e cura che ci evitino di inquinare con rame o altri prodotti più pericolosi. Ho raccolto una serie di buone pratiche alternative per prevenire, contenere e risolvere il problema. Questi trattamenti possiamo farli anche in primavera, quando il problema è già evidente e vogliamo ridurre i danni.
Decotto di equiseto e macerato di ortica
Questi due preparati sono un classico dell’orto, dove vengono utilizzati per rafforzare le piante e combattere funghi e insetti. Nel frutteto ci sono altrettanto utili. L’equiseto ci fornisce silice che aiuta le piante a sviluppare le loro strutture difensive. Anche l’ortica possiede la proprietà di proteggere le piante da diverse malattie fungine. Per questo utilizzo è consigliata una macerazione della parte aerea dell’ortica in acqua per 7 giorni (1 chilo di ortica in 10 litri di acqua), il liquido che ne risulta viene diluito con acqua 1:20 e applicato alla pianta colpita.
Acqua e cenere
La cenere prodotta da stufe e camini ci può tornare utile contro la bolla del pesco. La soluzione da applicare alle piante colpite prevede 2 cucchiai di cenere per due litri di acqua. Attenzione a filtrare bene la cenere, composta da parti di dimensioni variabili. Va filtrata per avere una polvere omogenea che dovrà passare dal nebulizzatore senza intasarlo. Ma c’è un secondo metodo che viene consigliato per applicare la cenere contro la bolla del pesco: la si può lanciare così com’è, cioè asciutta, sulla pianta, facendo attenzione alla direzione del vento, per non vedere la polvere della cenere tornare verso di noi. Questo metodo si può applicare anche per fare prevenzione. A far aderire la cenere alla pianta sarà l’umidità.
Propoli
La natura ci offre un altro prodotto efficace contro le malattie fungine. Si tratta della propoli prodotta dalle api. La propoli, materiale resinoso, per l’utilizzo in agricoltura si trova in flaconi diluita in soluzioni acquose o idroalcoliche. Fornisce un’azione protettiva nei confronti delle piante verso attacchi fungini e batterici. Il prodotto acquistato va diluito, seguendo le indicazioni dell’etichetta. Per la mia esperienza è bene diluire tra 2 e 3 millilitri di propoli in 1 litro di acqua. La propoli ha anche un effetto stimolante sulle piante.
Ramet 13 FUN 2
Ramet 13 è un prodotto specifico per combattere, attraverso la sua azione preventiva, due insidiose fitopatie: La Bolla e il Corineo sono due patologie fungine che si sviluppano sulle piante di drupacee e in particolar modo su pesco, ciliegio e mandorlo.Visto che il micelio sverna nelle lesioni della corteccia, bisogna intervenire preventivamente, nel periodo autunnale, con prodotti specifici. In primavera dopo la scamiciatura, si può ripetere il trattamento alla comparsa dei primi sintomi della malattia, o con un andamento stagionale piovoso/caldo umido alla dose di 67.5 g/10 l.
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