Per coltivare appieno la passione dei giovani karateka, è essenziale comprendere le tre K del karate: Kihon, Kata e Kumite. La partecipazione attiva dei genitori, presenziando alle lezioni dimostrative, agli esami di cintura e sostenendo i figli durante le competizioni, dimostra un interesse condiviso e rafforza il legame familiare attorno a questa disciplina.
I tre pilastri del Karate
Il Karate si fonda su tre pilastri fondamentali:
- Kihon (fondamentali): Rappresenta le tecniche di base del Karate, essenziali per costruire una solida base.
- Kata (le forme): Sono sequenze di movimenti coreografati che preservano l'integrità delle tecniche.
- Kumite (il combattimento): È l'applicazione pratica delle tecniche contro un avversario reale.
Kata: la conservazione delle tecniche
In giapponese, "kata" significa "forme". Ogni kata è una sequenza precisa di movimenti, eseguita in modo identico ogni volta per preservare l'integrità di ogni tecnica nella sua forma più pura. Le tecniche all'interno di un kata sono sequenziate per rispecchiare scenari di combattimento reali. I giudici valutano 102 kata codificati, provenienti da diversi stili di karate.
Kumite: l'applicazione pratica
Il kumite è la componente interattiva dell'allenamento nel Karate, dove gli studenti applicano le loro tecniche contro avversari reali. Questa pratica permette di acquisire una comprensione pratica dell'efficacia delle tecniche apprese. Il kumite comprende diversi metodi di allenamento, con complessità crescente. Nel Karate Shotokan, i principianti iniziano con il gohon kumite, una sequenza predeterminata di attacchi e difese. Man mano che gli studenti progrediscono, gli esercizi di kumite diventano più impegnativi e meno rigidi, potendo includere più avversari per migliorare la consapevolezza situazionale e l'adattabilità.
Regole di sicurezza nel Kumite
Le competizioni di kumite nel karate applicano rigide regole di sicurezza. I colpi a pieno contatto sono generalmente limitati al torso, con restrizioni o proibizioni per i colpi alla testa e all'addome. I punti sono assegnati per pugni o calci eseguiti correttamente, e gli incontri durano tipicamente 3 minuti. Una tecnica vale da uno a tre punti. La vittoria si ottiene con 8 punti di scarto sull'avversario, oppure con il punteggio più alto al termine del tempo.
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Cos'è il Kumite
Il Kumite è l'allenamento delle tecniche con un avversario, una delle tre componenti fondamentali del Karate. Il suo insegnamento risale agli anni '30. "Kumite" viene tradotto come "combattimento", ma questo termine non riflette totalmente il suo significato. Il Maestro Funakoshi sosteneva che "Non ci sono dispute nel Karate": il significato di "Kumite" è ben diverso.
Kumite: "Incontro delle mani"
Kumite si compone di due termini: "Kumi" (mettere insieme) e "te" (mano). Kumite si può interpretare come "l'incontro delle mani" tra due avversari che si fronteggiano, con l'obiettivo di accrescimento reciproco nella pratica del Karate, attraverso l'apprendimento delle tecniche di attacco e di difesa. Questa definizione risale alle tipologie di combattimento all'origine del To-de (mano cinese), con le esercitazioni a coppie come muchimi-di.
Il controllo nel Kumite
La regola chiave quando si pratica Kumite è il controllo per il rispetto dell'integrità dell'avversario. Nella pratica tradizionale, solo ai praticanti più esperti era permesso portare le tecniche ad un contatto fisico a livello del tronco, mentre per le tecniche al viso doveva essere sempre rispettato il massimo controllo. Sia in fase di attacco che in fase di difesa sono fondamentali vigore di applicazione e rapidità dei gesti. L'attacco sarà tanto più efficace, quanto più le tecniche di braccia o di gamba saranno effettuate sprigionando la massima energia, forza e rapidità. La difesa sarà tanto più impenetrabile quanto migliore sarà la posizione di guardia e quanto più scattanti e decise saranno le parate.
Kumite Karate Shotokan
Fu Yoshitaka Funakoshi, il figlio del M° Gichin Funakoshi, ad introdurre il Kumite nel Karate Shotokan nei primi anni '30, elaborando le tecniche e l'addestramento per il combattimento, differenziandosi dal padre che continuò invece a preferire il Kata durante i suoi allenamenti. Nel 1930, Yoshitaka codificò il Gohon Kumite, una forma di combattimento basata su cinque passi in avanti effettuati da chi attacca, portando tecniche sia a livello Jodan che Chudan in rapida successione. Fonte di ispirazione per questa prima versione del Kumite fu il Kendo, disciplina che Yoshitaka aveva appreso Maestro Hakudo Nakayama.
Successivamente, lo stile di Karate Shotokan si arricchisce anche di altre forme di combattimento:
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- Sanbon kumite: l'attaccante dichiara l'attacco e lo ripete tre volte, facendo un passo avanti
- Kihon Ippon Kumite: combattimento contro un solo avversario che attacca dichiarando il proprio unico attacco portato da una posizione prefissata
- Jiyu Ippon Kumite: l'avversario dichiara il suo unico attacco che viene però effettuato da una posizione libera e con spostamenti liberi
- Jiyu Kumite: il combattimento libero dove gli avversari non dichiarano quali tecniche eseguiranno.
Queste forme di combattimento rappresentano diversi livelli di apprendimento del Kumite: Gohon e Sanbon Kumite mirano a rafforzare la tecnica e lo spirito dei Karateka, e a rendere automatiche le tecniche di difesa e di attacco. Il Jiyu Ippon Kumite, invece, nasce come preparazione al vero e proprio combattimento libero dando particolare importanza allo studio e all'apprendimento dell'uso della corretta distanza. Infine, il Jiyu Kumite è l'espressione finale del massimo delle potenzialità tecniche, mentali e di tattica dei Karateka. Nella pratica del Kumite assume un'importanza fondamentale la scelta della strategia che varia da karateka a karateka e da combattimento a combattimento. Sulla base delle proprie potenzialità la strategia cambia, e si adatta in funzione dell'avversario che ci troviamo di fronte.
Kumite moderno
La pratica del Kumite tradizionale è attualmente meno frequente ed è rimasta una caratteristica dei dojo che adottano una filosofia "vecchio stampo" nell'allenamento del Karate. Da molti anni, però, si è diffusa una versione moderna del Kumite che consiste nel combattimento sportivo contro un avversario. Anche in questo caso il controllo rimane comunque una regola fondamentale. Definito come Shiai Kumite, il Kumite moderno segue delle regole specifiche, in continuo aggiornamento, che vanno a disciplinare le tecniche, i punti e le sanzioni applicabili in modo da garantire lo svolgimento del combattimento in sicurezza. Molte tecniche proprie del Karate non sono ammesse per la loro intrinseca pericolosità. Ad esempio, non è consentito effettuare tecniche a mano aperta come haito, shuto o nukite e i vari colpi di gomito (tate enpi, mae enpi, yoko enpi) non è ammessa la ginocchiata (hiza geri) e le proiezioni come kata goruma, o-goshi e tomoe nage sono vietate. Le regole applicate al Kumite sportivo, prevedono anche che il karateka utilizzi delle protezioni (guantini, paradenti, corpetto, conchiglia per gli uomini e paratibie/parapiedi) per proteggere le parti più vulnerabili e ridurre ulteriormente il rischio di infortuni.
Kumite a contatto pieno
Come per tutto il Karate, anche per il Kumite ne esistono di diverse forme, colori e sapori. Il Kumite a contatto pieno è praticato da molte scuole di Karate Giapponese, come il Kyokushin, il Bogu Kumite, lo Shinkarate, il Seido Karate, ed anche il derivato full contact. Tutti comunque sono regolamentati e quindi con limitazioni nei colpi: molti proibiscono uso di tecniche di pugno al viso, alcuni proibiscono le proiezioni, alcuni utilizzano protezioni più imbottite o caschetti completi.
Scegliere un Karategi da Kumite
Il karategi da kumite è un indumento tecnico utilizzato nel karate sportivo per il combattimento. Si differenzia dal karategi tradizionale e da kata per avere le maniche e i pantaloni più lunghi, che rispettivamente coprono fino al polso e alla caviglia, e per la lunghezza della giacca che arriva quasi al ginocchio (2/3 della coscia). Altra sua caratteristica peculiare è il tessuto leggero o superleggero, lasciando completa libertà ai movimenti rapidi che devono essere eseguiti durante il combattimento. Difficilmente i karategi da kumite sono 100% in fibra naturale, infatti, generalmente sono in tessuto misto (in cotone e con una componente sintetica) che ne garantisce la massima leggerezza. L'atleta indossa questo karategi sia durante l'allenamento che in occasione delle competizioni ufficiali. Per gli allenamenti non ci sono particolari vincoli sul modello di karategi da indossare, invece per le competizioni è meglio optare per karategi omologati. L'omologazione (ad esempio WKF - World Karate Federation) è riportata con un'apposita targhetta cucita generalmente sulla parte inferiore della giacca e viene anche indicata nelle caratteristiche del prodotto in fase di acquisto. Sul mercato sono disponibili varie tipologie di karategi da kumite di differenti marche. Come per gli altri karategi, anche per quello da kumite il prezzo può variare in base al brand e al tipo di lavorazione o al tessuto usato. Scegliere un buon prodotto (buon rapporto qualità prezzo) sarà un investimento a lungo termine!
Regole del Kumite Fijlkam
Facendo riferimento alla sfera dell'agonismo, numerose sono le regole che disciplinano il Kumite. Per quanto riguarda "l'abbigliamento", gli atleti devono presentarsi sul tappeto con colori diversi: il primo chiamato (Aka) indossa cintura e protezioni (guantini, parapiedi, paratibie) rossi; invece, il secondo (Ao) ha cintura e protezioni di colore blu. Tuttavia, questa distinzione non è obbligatoria in fase di allenamento.
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La regola chiave nella pratica del Kumite è il controllo, per la tutela dell'incolumità dei due atleti. Oltre all'obbligo di utilizzo di adeguate protezioni, è stato sviluppato un regolamento secondo il quale è proibito:
- ogni contatto con tecniche di braccia portate alla testa
- qualsiasi attacco alle articolazioni, agli occhi, alla spina dorsale, alla gola e a tutte quelle parti del corpo ritenute vitali.
Le tecniche proibite sono sanzionate con un'ammonizione di tipo C1 e sono consentiti al massimo 3 richiami per ammonizione C1 (Chukoku, Keikoku, Hansoku Chui). Qualsiasi ulteriore contatto viene penalizzato con Hansoku, che corrisponde alla squalifica dell'atleta. Il contatto leggero è ammesso nella categoria di età più grande (Seniores). È invece proibito per le classi più giovani (Cadetti e Juniores), dove può essere ammesso solo un leggero "skin touch" delle tecniche di gamba al viso. Esiste anche una seconda categoria di ammonizioni, chiamata C2. Questa sanzione viene assegnata se l'atleta assume un atteggiamento antisportivo, ad esempio evita il combattimento, adotta un tattica di passività oppure esce dall'area di gara.
La vittoria viene assegnata sulla base di un punteggio tenente conto delle tecniche arrivate a segno e delle penalità. Gli arbitri valutano l'andamento della gara e premiano una tecnica con l'assegnazione del "punto" se questa rispetta 6 criteri:
- Buona forma: efficacia della tecnica
- Applicazione vigorosa: la potenza e la velocità della tecnica
- Zanshin: consapevolezza di mantenere la propria attenzione sull'avversario anche dopo aver concluso una tecnica di attacco
- Timing: la scelta del tempo giusto per mettere a segno una tecnica
- Distanza corretta: la tecnica finale completamente distesa si arresta nel punto ottimale del bersaglio, con skin touch o assenza di contatto
- Atteggiamento sportivo: eseguire una tecnica senza "malizia" ma con la massima concentrazione per ottenere l'obiettivo di acquisire il punto.
Non tutte le tecniche hanno uno stesso valore, infatti si possono assegnare 1, 2 o 3 punti:
- Yuko - 1 punto: per le tecniche di braccia portate nell'area Jodan o Chudan del corpo
- Waza-ari - 2 punti: per i calci Chudan
- Ippon - 3 punti: per i calci Jodan e tecniche di proiezione con chiusura, o di chiusura sull'atleta accidentalmente caduto.
La durata del kumite è differente nelle diverse classi di età: per gli Esordienti il combattimento è più breve e dura solo 1 minuto e mezzo, nei Cadetti, Juniores e Master dura 2 minuti ed infine nelle categorie degli U21 e Seniores la durata è di 3 minuti.
Come partecipare a gare di Kumite Karate
Il giovane karateka può affacciarsi al mondo delle gare di kumite già a 12 anni, iniziando la sua carriera agonistica dalla categoria di età più giovane, quella degli esordienti (12-13 anni). C'è però un altro requisito necessario per poter partecipare ad una gara di kumite: aver conseguito almeno il grado di cintura marrone (1° kyu) o il grado di cintura nera 1° DAN. Per gli atleti più grandi che per età rientrano nelle attività agonistiche promosse dalle federazioni, sarà sufficiente avere il requisito del grado.
Se consideriamo ad esempio il regolamento FIJLKAM, gli atleti sono suddivisi in specifiche categorie di età:
- Esordienti: 12-13 anni
- Under 14: 14-15 anni
- Juniores: 16-17 anni
- Seniores: 18-35 anni
- Master: 36-65 anni
L'attività agonistica non è quindi solamente riservata ad atleti più giovani, ma anche a Karateka più "esperti" che possono così continuare a mantenere attivo il loro spirito da agonista! Questi due elementi (età e grado) sono in comune alle gare di Kata, così come avere categorie distinte per maschi e femmine. Ma nelle gare di kumite c'è un ulteriore criterio di suddivisione degli atleti partecipanti, cioè il peso. Sempre secondo il regolamento FIJLKAM, le classi di età sono divise in diverse categorie di peso che varia anche fra maschi e femmine.
È importante iscriversi nella giusta categoria di peso: è consentita al massimo una tolleranza di ±0.5 kg rispetto ai limiti di peso della categoria scelta. Se al momento del controllo non si rientra nel peso, potrebbe essere compromessa la partecipazione alla gara.
Durante l'anno agonistico sono numerose le competizioni programmate, richiamando atleti dalle diverse società una regione (per attività agonistiche sul territorio regionale) oppure da tutta Italia e talvolta anche da oltre confine per manifestazioni sportive nazionali ed internazionali. Una delle gare più ambite e desiderate è quella delle Finali Nazionali o più comunemente chiamata "Campionato Italiano" (solo la Federazione riconosciuta dal CONI: la Fijlkam può fregiarsi del titolo di Campione Italiano e Campionato Italiano, gli altri organizzano manifestazioni nazionali).
Strategie e tattiche nel Kumite
Nel Budo giapponese le principali condizioni per vincere una battaglia sono riassunte in una sola frase: "primo l'occhio (ICHI-GAN), secondo il piede (NI-SOKU), terzo il fegato (SAN-TAN), quarta la forza (SHI-RYOKU).
Esaminiamo in dettaglio questa frase:
- Prima tappa: Ton-Ton-Ton. Il primo Ton è l’attacco dell’avversario, il secondo il bloccaggio e il terzo il contrattacco. Questo è il ritmo più rudimentale della difesa e contrattacco.
- Seconda tappa: Ton-ToTon.
- Terza tappa: To-Ton. To è l’attacco incompleto dell’avversario e ton è un contrattacco. Questo si effettua nel momento di vulnerabilità del primo attacco ( tragitto preparatorio). E’ quello che si chiama Sen-Te o Deai, la “tecnica che precede”.
- Quarta tappa: Ton. Il contrattacco colpisce l’avversario ancora prima che l’attacco di quest’ultimo sia uscito dalla sua mente: la sua volontà dell’attacco non si è ancora concretata.
- Quinta tappa: “…..”, cadenza di “niente”. In questo stadio, il combattimento scompare e si può dire che sia questo l’ideale del combattimento.
Il Kumite del resto si fa in due, va da se che ognuno adopererà la strategia che meglio gli si confà.
L'importanza del Kumite nell'allenamento del Karate
Il Kumite è un elemento importante, sebbene non indispensabile, nella vita di un karateka. Non conta tanto la vittoria o la sconfitta, ma quanto l'arte riesce a infondere nel praticante, migliorandolo. Un karateka che non partecipa alle gare di Kumite non è meno bravo, completo o degno di stima di un giovane campione. L'importante è la crescita personale, non quella dell'apparire. Nel Kumite, l'uomo è messo alla prova e impara a rispondere opportunamente agli stimoli esterni, a controllare emozioni e azioni, ad adattarsi. Si impara tanto a vincere quanto imparare a combattere, a trovare una risposta adeguata, a valutare la scelta dell'attesa-difesa o dell'iniziativa-attacco.
Kime si può tradurre come “decisione estrema”, cioè l’espressione dell’efficacia massima delle tecniche corporee. Nel combattimento libero tradizionale gli avversari lavorano controllando gli attacchi, lo fanno liberamente seppur nel rispetto di certe convenzioni perché comunque non si tratta di un combattimento reale. Nel combattimento libero occorre in primo luogo perfezionare la capacità di controllo, la percezione dei movimenti e la percezione degli attacchi dell’avversario. Nel combattimento libero si cerca di integrare la valutazione della distanza con la scelta di tempo e ritmo di esecuzione nella totalità delle tecniche pur restando all’interno della convenzione. Nel karate gli istanti di sicurezza sono quelli in cui la mano o il piede di un avversario non toccano l’altro, anche se si trovano a distanza molto ravvicinata, e questa è un’analogia rispetto al combattimento con la sciabola.
Tipi di Kumite fondamentale
Per allenare il combattimento, nel senso del karate-do, vengono studiati alcuni tipi di kumite fondamentale: combattimento a cinque passi, a tre passi, a un passo, semilibero e libero.
- Kihon-Gohon-kumite: Combattimento Fondamentale Con Cinque Passi. Due atleti si dispongono una davanti all'altro alla distanza di un pugno, uno dei due effettua il kamae ed esegue gli attacchi facendo cinque passi in avanti. L'altro atleta effettua cinque parate arretrando e infine contrattacca sul posto con chudan gyaku zuki.
- Kihon-Sanbon-kumite: Combattimento Fondamentale Con Tre Passi. Due atleti si dispongono una davanti all'altro alla distanza di un pugno, uno dei due effettua il kamae ed esegue gli attacchi facendo tre passi in avanti. L'altro atleta effettua tre parate arretrando e infine contrattacca sul posto con chudan gyaku zuki.
- Kihon-Ippon-kumite: Combattimento Fondamentale Con Un Passo. Due atleti si dispongono una davanti all'altro alla distanza di un pugno, uno dei due effettua il kamae ed esegue l'attacco facendo un passo in avanti.
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