Il Brazilian Jiu Jitsu (BJJ) è un'arte marziale, uno sport da combattimento e un metodo di difesa personale caratterizzato da una forte orientamento alla lotta, in particolare nel combattimento a terra. Nato dal Judo giapponese, il BJJ si concentra sull'uso di leve, chiavi articolari e strangolamenti per consentire a una persona più piccola e debole di sconfiggere un avversario più grande e forte. In questo articolo, esploreremo il mondo delle donne lottatrici BJJ, celebrando le atlete che hanno lasciato un segno indelebile in questo sport.
Le origini del BJJ e l'evoluzione del ruolo femminile
Il Brazilian Jiu Jitsu nasce dal Judo giapponese, quando il maestro Koba, rifugiato di guerra, dal Giappone andò in Brasile. Lì iniziò la pratica del ju jitsu brasiliano in Brasile, in particolare alla famiglia Grace, dove era stato ospitato. Sin dal suo principio nel 1914, l’arte ascendente del judo era separata dai sistemi più antichi di jiu jitsu giapponese da un’importante differenza trasmessa al Brazilian jiu-jitsu: non si tratta solamente di un’arte marziale ma anche di uno sport, un metodo per promuovere lo sviluppo del fisico e del carattere nei giovani, e, infine, una via di vita.
Il ruolo delle donne negli sport da combattimento è stato a lungo limitato da stereotipi e pregiudizi. Tuttavia, negli ultimi decenni, le donne hanno conquistato un posto di rilievo nel mondo delle arti marziali miste (MMA) e del BJJ, dimostrando la loro forza, abilità e determinazione.
Pionere e figure chiave
Già dalla prima metà degli anni ‘90, infatti, in Giappone, le donne avevano già iniziato a combattere a regole (o non regole) miste. Una delle prime promotion è stata la giapponese Smackgirl, ufficialmente avviata nel 2001, e subito dopo anche delle promotion maschili aprirono quasi subito le porte alle donne. Il primo vero evento di MMA di cui si hanno notizie affidabili ed approfondite fu ReMix World Cup, un torneo a tabellone con protagoniste dodici donne pronte a darsi battaglia per il premio finale di 10 milioni di yen, circa 100mila dollari. L’evento ebbe luogo in Giappone quando Neo Japan Ladies Pro Wrestling agli inizi degli anni 2000 organizzò la riunione al Nippon Budokan di Tokyo. Ad ogni modo, negli Stati Uniti, già nel 1997, nella promotion International Fighting Championships, si affrontavano Becky Levi e Betty Fagan.
Negli Stati Uniti, già nel 1997, nella promotion International Fighting Championships, si affrontavano Becky Levi e Betty Fagan. La stessa Becky Levi partecipò alla ReMix World Cup, arrivando in semifinale. Nonostante sfiorasse i cento chili, Levi dovette cedere il passo al primo vero fenomeno che le categorie femminili potessero offrire: Marloes Coenen, una fighter olandese soprannominata “Rumina” in onore del fighter giapponese Rumina Sato, vero e proprio fenomeno delle sottomissioni volanti al quale Coenen pagava tributo sottomettendo le sue avversarie in maniera simile.
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In quegli anni il Giappone poté contare su delle vere eroine di questo sport. Veterane del pro-wrestling o anche combattenti pure di grappling che avrebbero dato sangue e sudore in nome dello sport più che delle borse (misere, nella maggior parte dei casi). Si possono ricordare tra queste Megumi Fuji, Mei Yamaguchi, Rin Nakai (che ha avuto una brevissima avventura pure in UFC). Nel frattempo, sempre in Giappone, era nata anche la sezione “Jewels”, ovvero la promotion unicamente al femminile della giapponese Deep.
L'ascesa delle MMA femminili e l'influenza del BJJ
Fu in quel momento che tutte le promotion capirono l'opportunità offerta dalle fighter. Calvin Ayre, patron di Bodog Fight, per esempio, investì un patrimonio (si parlava all’epoca di circa 55 milioni di dollari) per il miglioramento della sua promotion, il che voleva dire anche aggiungere le categorie femminili.
C'è da dire che inizialmente il mondo occidentale è sembrato meno pronto di quello orientale a promuovere le MMA femminili. Tutti gli sport di combattimento, infatti, avevano mutuato un'idea stereotipata e offensiva della donna, relegata a quelle che poi diventeranno le octagon girl in UFC, delle sorta di "ombrelline". Le MMA occidentali dovranno aspettare l'arrivo di un fenomeno per ravvedersi, una fighter straordinaria come Gina Carano.
Dominate le sue avversarie nei match senza categorie di peso, la prima svolta della sua carriera si ebbe quando EliteXC - che l’aveva resa un volto noto - ebbe problemi finanziari, costringendola a cedere il suo contratto a Scott Coker, che la portò in Strikeforce. In quel momento Carano era già in contatto con dei produttori per lanciare la sua carriera di attrice ed il suo primo match in Strikeforce, valevole per la cintura dei pesi piuma, fu anche l’ultimo della sua carriera e rappresentò il primo, vero passaggio del testimone di quella che può essere considerata la prima dominatrice delle MMA femminili.
Nell’agosto 2009, Gina Carano affrontò Cristiane Justino Venancio, nota come Cris Cyborg, un soprannome ereditato dall’allora marito Evangelista Santos. Cyborg era una fighter dall'aspetto più androgino ed asciutto, muscolare e minacciosa più nell’aspetto che nei modi. Era una combattente di muay thai e di brazilian jiu-jitsu ed infatti non si limitava a combattere nelle MMA, ma nel tempo libero si concedeva tornei di BJJ e match di muay thai, che spesso vinceva. Il match tra le due fu il primo main event femminile per Showtime e gli ascolti furono da capogiro, con dei numeri che sfioravano gli 860mila spettatori. Dei numeri senza precedenti che dimostravano quanto le MMA femminili non fossero più solo mero intrattenimento tra un match e l’altro degli uomini, quanto protagoniste a tutti gli effetti.
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Cris Cyborg invece era diventata in quel modo lo spauracchio delle divisioni femminili, e pensare che fino a qualche anno fa si giocava il titolo di campionessa nelle MMA migliore di sempre insieme ad Amanda Nunes non dovrebbe sorprendere, ma solo dare una dimensione sul suo valore assoluto. Dopo però appena due difese titolate, una delle quali avvenuta contro la sopracitata Marloes Coenen, Justino venne fermata dall’anti-doping a causa dell’utilizzo di uno steroide anabolizzante.
La sospensione e la momentanea uscita di scena da parte di Justino aprirono la strada a quella che è - ad oggi giustamente - considerata il più grande fenomeno mediatico del mondo delle MMA femminili, ovvero la scalata di Ronda Rousey - una fighter la cui carriera ha ragione d’essere paragonata a quella di Conor McGregor. Anzi, probabilmente gli farebbe ombra, se pensiamo che Rousey si fosse già distinta alle Olimpiadi nel judo. Ronda ha dominato il mondo delle MMA e la divisione al limite delle 135 libbre tra il 2012 e il 2015. Le sue avversarie duravano contro di lei un battito di ciglia e venivano sempre finalizzate alla stessa maniera: tramite il suo marchio di fabbrica, un armbar perfetto.
Nel febbraio 2013 Ronda si trovò davanti Liz Carmouche, quella che descrisse come la sua avversaria più spaventosa. Chi conosce Ronda sa bene quanta energia la statunitense impiegasse nei face-off, cercando di intimidire le sue avversarie. Carmouche, nonostante la carriera della sua avversaria, nell'ottagono sembrava tranquilla. Ronda avrebbe poi dichiarato che quell’atteggiamento l’aveva preoccupata. Ad ogni modo, la pratica fu la stessa: armbar al primo round. Ronda si laureò di nuovo campionessa UFC.
La visibilità che le arrivò addosso, però, questa volta fu per lei un’arma a doppio taglio: se da un lato era la fighter più pericolosa e magnetica in circolazione, dall’altro si iniziarono a insinuare nella sua storia i primi problemi personali: la necessità di soddisfare la severa madre, anche lei ex fenomeno nel judo; una personalità spigolosa, che le aveva attirato molte antipatie a causa dei suoi modi bruschi, dei suoi festeggiamenti esagerati, del trash talking che spesso scadeva nell’insulto deliberato.
Dopo ben sette difese titolate (Strikeforce inclusa, visto che il titolo UFC veniva proprio considerato una prosecuzione di quello Strikeforce), fu Holly Holm a trovare la formula per battere Rousey. Prima di lei, solo Miesha Tate (che poi, ironia della sorte, batterà proprio Holm per laurearsi campionessa) era riuscita a resistere per più di un round con Rousey. Holm si fece inseguire per l’ottagono, puntando sul footwork imperfetto di Ronda, facendola sfogare prima di malmenarla col suo jab destro. La sua guardia southpaw mandava in confusione Rousey, che al secondo round era già cotta per i colpi al volto.
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Come spesso accade a seguito delle sconfitte di campioni dominanti, la divisione dei pesi gallo femminili divenne territorio di caccia per molte pretendenti, ma nessuna prima di Amanda Nunes è riuscita a far durare il proprio regno. Col titolo che è passato da Holly Holm a Miesha Tate, senza che le due riuscissero a difenderlo, Amanda Nunes ha occupato quel vuoto riservato alle dominatrici. Considerata oggi la più grande artista marziale mista di sempre, Nunes ha raggiunto degli obiettivi sportivi che le sue avversarie hanno potuto solo sognare.
Amanda Nunes come tante sue colleghe ha fatto delle apparizioni in Strikeforce e Invicta FC. Arrivata in UFC con grandi margini di miglioramento, ha praticamente fatto tabula rasa delle sue avversarie, perdendo inizialmente solo contro Cat Zingano. Arrivata comunque in cima in breve tempo, ha sì approfittato della mancanza di Ronda sul trono, ma l’ha sfidata immediatamente dopo, sgretolandola in quarantotto secondi. Una vittoria che ha reso Amanda Nunes, nel 2018, la sola ed unica doppia campionessa in UFC. Un record che non è stato scalfito nemmeno dai suoi due match sul filo del rasoio contro l’attuale dominatrice della divisione dei pesi mosca Valentina Shevchenko.
La divisione pesi mosca aveva già visto Nicco Montano laurearsi campionessa a seguito della vittoria di un TUF con cintura in palio.
Amanda Nunes è, ad oggi, la campionessa più dominante che si sia mai vista. La sua sconfitta contro Julianna Peña a UFC 269 le era costata il titolo, la striscia di vittorie consecutive ed anche un pizzico d’orgoglio, sebbene la brasiliana avesse promesso faville al ritorno, non curandosi di uno scivolone nel percorso. La sconfitta era arrivata per sottomissione e in pochi avrebbero giurato di vederla tornare a dominare dentro l'ottagono. Eppure, a luglio dello scorso anno, nel rematch, Nunes ha avuto ragione e ha battuto in ogni aspetto Julianna Peña. E adesso che si è ritirata, la posizione di Nunes nella storia è di cemento: resterà la più grande di sempre (finché, almeno, non ci sarà una campionessa con risultati migliori, in bocca al lupo…).
Nunes, con il suo talento e la sua storia, ha dato ancora più lucentezza a uno storia che aveva già una sua dignità, indipendente da quella delle MMA maschili.
Donne italiane nel BJJ
Visti gli ottimi risultati delle precedenti liste dedicate agli italiani arrivati a podio nelle competizioni mondiali di Jiu Jitsu Brasiliano apriamo il 2021 con un elenco dedicato esclusivamente al Jiu Jitsu femminile. Il criterio utilizzato è simile a quello delle altre liste: abbiamo preso in considerazione soltanto le lottatrici che hanno vinto una competizione mondiale nel circuito IBJJF, poiché considerata la federazione con livello di competitività più alto in assoluto in ambito Arte Suave. N.B. Noi effettueremo un controllo e poi aggiungeremo eventualmente l’atleta mancante. Mara è nota ai più per la sua carriera nelle MMA: è stata infatti la prima e unica donna italiana ad essere entrata in UFC!
BJJ come strumento di empowerment femminile
Oltre al suo valore come sport da combattimento, il BJJ può essere uno strumento di empowerment per le donne. Attraverso l'allenamento, le donne possono acquisire fiducia in se stesse, migliorare la loro forma fisica e imparare a difendersi. Il BJJ può anche aiutare le donne a superare le paure e a sviluppare una mentalità resiliente.
Crescita personale e autostima
La pratica del BJJ richiede disciplina, impegno e perseveranza. Le donne che si dedicano a questo sport imparano a superare le sfide, a gestire lo stress e a sviluppare una forte autostima. L'allenamento costante porta a miglioramenti tangibili nelle abilità fisiche e mentali, che si traducono in una maggiore fiducia in se stesse e nelle proprie capacità.
Difesa personale e sicurezza
Il BJJ è un'arte marziale efficace per la difesa personale. Le donne che praticano BJJ imparano a utilizzare leve, chiavi articolari e strangolamenti per difendersi da un aggressore, anche se più grande e forte. Questa conoscenza e abilità possono aumentare significativamente la sicurezza e la tranquillità delle donne nella vita di tutti i giorni.
Superamento delle paure e resilienza
Il BJJ può aiutare le donne a superare le paure e a sviluppare una mentalità resiliente. L'allenamento in un ambiente sicuro e controllato permette alle donne di affrontare situazioni di stress e di imparare a gestire le proprie emozioni. Questa esperienza può essere preziosa per affrontare le sfide della vita e per superare gli ostacoli con determinazione e coraggio.
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