Storia e sviluppi del Karate: Un'analisi approfondita

Il karate, arte marziale con radici profonde nelle isole Ryukyu (l'odierna Okinawa), ha subito una notevole evoluzione nel corso dei secoli, trasformandosi da tecnica di combattimento segreta a disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo. In questo articolo, esploreremo la storia del karate, concentrandoci in particolare sull'Accademia del Sole e sui suoi sviluppi, esaminando le figure chiave, le influenze culturali e le tappe fondamentali che hanno plasmato questa nobile arte.

Le Origini del Karate: Un'Arte Marziale Segreta

Le radici del karate affondano nel "tode" (lett. "Mano cinese"), un insieme di tecniche di combattimento sviluppate a Okinawa a partire dall'unione di arti marziali autoctone e di quelle importate dalla Cina. Nei primi anni del governo Meiji, Okinawa venne assorbita dall'impero giapponese, trasformandosi nell'omonima prefettura. Fu nella sua capitale Naha che, nel gennaio 1927, in occasione di un'importante dimostrazione di arti marziali organizzata per la visita del prof. Jigoro Kano, vennero coniati tre nuovi termini: Shuri-te, Tomari-te e Naha-te, divenuti rapidamente di uso comune.

Naha-te: le origini

Il maestro Higaonna studiò col maestro Ryu per trent’anni. Al suo ritorno a Okinawa cominciò a insegnare l’arte del combattimento, ma si convinse che, benché il combattimento che aveva imparato fosse eccellente, non rispondeva alle esigenze del suo paese natio. Dopo lunghi studi e duro lavoro, riuscì a creare il Naha-te, un’arte migliorata che combinava i buoni punti del karate con alcuni elementi del combattimento cinese. La visione del maestro Higaonna intravedeva un mutamento dalla tecnica all’arte, da individui a gruppi. Applicò questa forma di arte migliorata e più pratica nei suoi insegnamenti alle scuole di polizia e alle scuole medie. Cominciò così la concretizzazione della sua visione e, col diffondersi dei suoi principi, si diffuse anche la sua fama. Il maestro Higaonna fu conosciuto come il “Santo dei pugni” ed è riconosciuto padre del Goju-Ryu.

Ricco di famiglia, Chojun Miyagi fu in grado di dedicare la sua vita esclusivamente allo studio delle arti marziali. Ineguagliato come maestro e devoto allo sviluppo dell’arte, disse: “Se avessi dedicato il mio tempo e le mie ricchezze a qualche altra iniziativa avrei avuto successo; ma io ho dedicato la mia vita a apprendere con padronanza tutto quanto derivava dal maestro Higaonna”. E così fece. Dopo la morte del suo maestro, il maestro Miyagi ritornò in Cina per due volte a studiare e a raccogliere ulteriori elementi sulle arti marziali. Nel 1933, quando fu creata la Dai Nippon Butok Kai ( la più grande organizzazione di arti marziali riconosciuta dal governo giapponese ante-guerra), il maestro Miyagi presentò il suo articolo “Una descrizione del karate - Do”, in qualità di rappresentante delle arti marziali di Okinawa. Come risultato della sua presentazione, il karate ricevette riconoscimento ufficiale di arte marziale giapponese. Anche se la padronanza del karate del maestro Miyagi era profonda, il suo più grande risultato fu l’organizzazione dei metodi di insegnamento di karate. Introdusse esercizi preparatori, esercizi supplementari, Fukyu Kata (kata unificato), kihon kata (forme di base) ed esercizi di rilassamento, tutti sviluppi veramente di importanza epocale nell’insegnamento del karate. Inoltre, le sue lezioni alla scuola di polizia e nelle scuole medie aiutarono a ridefinire l’immagine pubblica del karate. A quel tempo, era opinione comune che il karate avrebbe impoverito una persona o lo avrebbe resa patita del litigio. Anche se maestro nello stile Goju-Ryu (Naha-te), il maestro Chojun Miyagi volle studiare il karate in modo ancora più completo. Andò a trovare il più rispettato maestro di Shuri-te, il maestro Anko Itosu, e gli chiese di istruirlo. Il maestro Itosu rispose dicendo:” Tu sei il più grande discepolo del maestro Higaonna e hai conquistato le tecniche del Naha-te. Non hai bisogno di studiare con me. Il maestro Miyagi non demorse e si recò spesso in visita dal maestro Itosu per studiare lo Shuri-te.

L'influenza del Tomari-te

Nel 1938, l’anno successivo all’inizio della Guerra nel Pacifico (1937-1945), ogni gruppo di karate presente nel Giappone centrale venne invitato a registrare le rispettive scuole presso la Dai Nippon Butoku Kai (DNBK o Società delle virtù marziali del grande Giappone). Mentre un gran numero di esperti che si rifacevano allo Shuri-te e al Naha-te andavano registrando le loro scuole presso la DNBK, quelli appartenenti al Tomari-te non risultano nella lista ufficiale di questi 33 esperti. In realtà, tecniche, alcuni kata e principi fondamentali di quest’ultima tradizione di combattimento apparentemente svilita, scomparsa e dimenticata vennero assorbiti in modo frazionato da quasi tutte le altre scuole di karate. In particolar modo, i maggiori beneficiari del Tomari-te furono proprio i sistemi stilistici degli attuali stili Shotokan, Shotokai, Shito-ryu, Wado-ryu, Shorin-ryu, Goju-ryu, Ryuei-ryu ecc.

Leggi anche: Potenziamento gambe nel Karate

Cominciando dalle testimonianze riferite alla tradizione orale, si ritiene che le prime tecniche di combattimento siano state insegnate alla popolazione del villaggio portuale di Tomari nella seconda metà del ‘700 mediante i nobili Yara Rido uekata (Wuliang Lìdao, 1725-1816), responsabile della scuderia reale nella zona di Chatan e Shungo Teruya satunushi pechin (1733-1815), probabilmente il nonno dell’autentico Tode Sakugawa (Kanga Teruya, 1786-1867).

Lao Leong e il Tomari-te di Ahnan

Il grande catalizzatore della tradizione di Tomari e la conseguente rivoluzione delle tradizioni di Shuri e Naha si devono all’eredità lasciata da Lao Leong, la persona ricordata da Gichin Funakoshi come il “naufrago di Anan”, da altri con epiteti come “Channan” o “Chinto” oppure come un marinaio o un pirata. Queste sono le parole del fondatore dello Shotokan: “…Un cinese del Fujian proveniente da Ahnan che era naufragato a Okinawa insegnò Chintō (il kata Gangaku) a Gusukuma ed a Kanagusuku di Tomari. Lo stesso cinese del Fujian insegnò anche Chinte a Matsumora e ad Oyadomari, mentre Yamazato apprese Ji’in ed a Nakazato insegnò Jitte. Siccome egli era così ansioso di ritornare a casa in Cina, l’insegnante di Ahnan insegnò vari kata a diversa gente”.

Anzitutto occorre chiarire che Anan (siccome la prima “A” possiede un accento tonico e risulta come aspirata, è più corretto scriverla come Ahnan) era un sobborgo di Fuzhou, la capitale della provincia cinese del Fujian. Da un punto di vista storico e geografico, il porto di questa antica metropoli era l’unico attracco cinese consentito all’attività mercantile rivolta verso le popolazioni straniere, perciò importantissimo per Okinawa già dalla fine del XIV secolo. L’esperienza della scuola cinese parzialmente confluita nella tradizione guerriera di Okinawa riferita all’insegnamento del monaco taoista Lao Leong - “Tomari-te di Ahnan” o “Ahnan Tomari-te” - afferma inoltre che proprio nell’area di Ahnan si trovava il dojo di Fuzhou chiamato “Ryu Ru Ko”, erroneamente attribuito dagli okinawensi al capo-istruttore di questo locale distrutto durante l’ultimo conflitto bellico.

Dei cinesi che insegnarono le arti marziali nel regno delle Ryukyu, Leong fu quello che soggiornò e vi insegnò più a lungo, per l’intera durata del suo pellegrinaggio. Come ricorda la tradizione, il giovane Leong giunse verso la metà dell’800 nel villaggio dei pescatori di Tomari e trovò rifugio in una grotta - ora famosa col nome di Furuherin, ovvero “vecchia caverna” - sulle colline che ospitano l’odierno cimitero monumentale. Dopo un certo periodo, venne accolto dai nobili di Tomari ai quali, in cambio di cibo ed assistenza, insegnò loro la propria arte. Come ogni artista marziale, era determinato ad insegnare ciò che sapeva, perciò Leong, essendo di fede taoista, prese anche il percorso di minor resistenza. Egli modificò la sua arte in modo tale da farla risultare più simile ai duri stili esterni a cui gli Okinawensi erano abituati. Venerato come abile insegnante, i suoi principali allievi furono Kosaku Matsumora, Kokan Oyadomari e Gikei Yamada, per questo ricordati come i “Tre grandi di Tomari”.

Terminati i sette anni di pellegrinaggio ad Okinawa concordati col suo insegnante, durante il quale dovette vivere ed addestrarsi da solo come parte della sua maturazione nelle arti marziali, Leong tornò ad Ahnan nel Fujian. In vari modi, Lao Leong rimase in contatto con alcuni suoi studenti di Okinawa che, col passare del tempo, insegnarono ciò che avevano appreso ai propri allievi.

Leggi anche: Significato del Karate Budo

L'Accademia del Sole: Un Faro nel Mondo del Karate Italiano

Il 15 dicembre 1963, a Parigi, nasce il primo congresso Europeo di Karate, grazie all'iniziativa di figure fondamentali come il Maestro Augusto Basile, considerato uno dei padri fondatori del karate italiano, insieme ai maestri Aarts Leeo e Stas per il Belgio, Cherix Bernard per la Svizzera, Karl Heinzk Kiltz per la Germania, Bell per l’Inghilterra, Delcourt e Sebban per la Francia.

Nel 1965, la Japan Karate Association (JKA) inviò in Europa quattro grandi Maestri: Taiji Kase, Keinosuke Enoeda, Hirokazu Kanazawa ed Hiroshi Shirai. A Parigi esisteva già un’organizzazione di karate e la scuola di Henry Plee, tra i cui primi allievi diretti si ricordano Piccini, Bettoni, Brogi, Campolmi, Romani, Piazzesi e Notari. Presto, si consolidarono contatti con i maestri Plee e Muratami. In altre città, iniziarono ad organizzarsi altri gruppi di karate.

Figure Chiave e Organizzazioni Pionieristiche

Augusto Basile, praticante di judo dal 1954 al 1958 con il maestro A., fu una figura cruciale in questo periodo. Nel 1965, il KIAI si sciolse per confluire nella Fik, con l’intento di formare un’unica organizzazione, guidata da un manager sportivo, l’avv. Augusto Ceracchini, allora Presidente Regionale della FIAP (Federazione Italiana Atletica Pesante).

Ceracchini, come neo Presidente della FIK, incrementò il numero delle società e degli affiliati, spostando il centro politico-organizzativo sportivo a Roma, intuendo il potenziale del karate in Italia e nel mondo. A Milano, il maestro Shirai divenne il punto di riferimento tecnico italiano. Roberto Fassi, allievo di Henry Plee, è stato il pioniere del karate lombardo.

L'eredità di Hiroshi Shirai

Il maestro Hiroshi Shirai, nato il 31 luglio 1937 a Nagasaki, incontrò il karate presso la Komazawa di Tokio, grazie al maestro Taiji Kase. A differenza della FIK, l’AIK non aveva i canali giusti e gli appoggi politici nel CONI. A Milano, Shirai mise a disposizione il piano terra di un suo immobile come sede della neo nata FESIKA.

Leggi anche: Comprendere il Regolamento Palloncino Kata Karate FIJLKAM

Scissioni e Riorganizzazioni nel Karate Italiano

La FIK perse 136 società sportive, che crearono la FIAM. L’avvocato Cerracchini reagì con forza, esercitando pressioni e pubblicando articoli polemici. Nel 1976, Falsoni, Fassi, Barioli, Fassione, Parisi, Munda ed altri entrarono in contrasto con il segretario generale FIAM Coladonati, portando alla costituzione della CIAM (Confederazione Italiana Arti Marziali) creata da Antonio Coladonati. La FIK recuperò terreno, mentre la FIAM entrò in crisi per mancanza di sbocchi internazionali.

In questo periodo, la FIK era affiliata alla UEK-WUKO, mentre la FESIKA era affiliata alla EAKF-IAKF. Nel 1977, il GAISF riunì a Barcellona i vertici delle maggiori organizzazioni di karate, tra cui WUKO e IAKF. Giacomo Zoia, già segretario generale dell’IAKF e presidente della EAKF, smentì le iscrizioni di 28 paesi presentate dall’IAKF, creando un colpo di scena.

Nel 1981, Mario Pescante, in rappresentanza del CONI, elesse alla presidenza della FILPJ il dott. Alla stessa assemblea generale del 17 febbraio 1985, il Presidente uscente Marco Tosatti lasciò la poltrona al dott. Purtroppo, le promesse fatte non furono mantenute, generando contrasti e insoddisfazione. Il CONI consigliò alle diverse organizzazioni di karate di unificarsi in una sola Federazione.

Il 24 maggio 2008, a Roma, nacque la F.I.K. (Federazione Italiana Karate), su iniziativa del Dott. Il 7 novembre 2008, Shihan Nishiyama, capo istruttore della ITKF, morì a Los Angeles. Il 13 settembre 2010, morì anche il Maestro Carlo Henke, 8° dan e per vent’anni Presidente della Fesik.

Con lettera di dimissioni inviata il 25 ottobre 2010, la Fik uscì ufficialmente dalla WKC (World Karate Confederation), concentrando le energie nella W.U.K.F.

Verso l'Unificazione e il Riconoscimento Olimpico

Il 6 marzo 2012, a Roma, la FITKA (Federazione Italiana Karate Tradizionale) e la FIJLKAM firmarono un protocollo d’intesa, alla presenza dei Maestri Shirai e Parlati per la FITKA, e del Direttore Tecnico della nazionale Prof.

Nel 2013, la FIK approvò l’utilizzo della “prova video” alle gare di Kumite, un’innovazione radicale nell’arbitraggio.

Il karate fu battuto tre volte per essere ammesso alle Olimpiadi, l’ultima volta a S. Petersburg il 29 maggio 2013. Antonio Espinos estromise George Yerolimpos dalla WKF, scatenando una guerra di intenti.

Ad Ostia (RM), il 29 novembre 2013, il Consiglio Federale della Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate, Arti Marziali prese atto delle dimissioni del dottor Matteo Pellicone, Presidente da circa 33 anni.

Il 1 febbraio 2014, a Roma, Domenico Falcone fu eletto Presidente federale con il 97% delle preferenze.

Tra il 16 e il 18 luglio 2014, a Losanna, Svizzera, le principali Federazioni Internazionali di Karate formarono un corpo unificato, la United World Karate. Richard Jorgensen, Presidente della Karate Tradizionale Internazionale Federation (ITKF), fu eletto Presidente della United World Karate.

Il 6 novembre 2014, al 22° Campionati del Mondo di karate senior a Brema (GER), Antonio Espinos fu riconfermato all’unanimità alla presidenza della WKF.

Il 12 giugno 2015, la I.K.U. uscì dalla UWK.

Il 3 agosto 2016, il karate fu introdotto nel programma dei Giochi olimpici di Tokyo 2020.

Il 30 agosto 2016, l’Associazione Sportiva Dilettantistica Federazione Italiana Karate (FIK) fu scossa dalla prematura perdita del Presidente Daniele Lazzarini.

tags: #karate #accademia #del #sole #storia

Post popolari: