Karate e Taekwondo: Differenze e Similitudini di Due Discipline Marziali

La denominazione "arti marziali" comprende un ampio numero di discipline di combattimento e autodifesa, prevalentemente di origine orientale. Si ritiene, infatti, che le arti marziali, intese come sistema di studio delle tecniche belliche e allenamento del corpo, siano nate tra l'India e la Cina e si siano di qui diffuse in altre regioni dell'Asia. Queste discipline, tramandate attraverso i secoli, si sono evolute e diversificate, dando vita a stili unici come il karate e il taekwondo.

Origini e Storia

Notizie documentate sulle discipline marziali in Cina trapelano dalle descrizioni delle prime guerre tribali, al tempo del leggendario Imperatore Giallo (2697-2597 a.C.). Nel periodo della dinastia Zhou (11° secolo-221 a.C.), le tecniche a mani nude e il tiro con l'arco furono catalogati tra le discipline da guerra, accanto all'utilizzo dei carri trainati da cavalli. Guardando con attenzione alle testimonianze risalenti ai primi periodi della storia cinese documentata, si nota già un'importante distinzione tra le arti marziali e la lotta comune. Tale distinzione non riguarda il campo di applicazione o le tecniche usate, quanto piuttosto lo scopo a cui esse sono rivolte; le arti marziali, infatti, erano considerate come facenti parte di un sistema globale di educazione non solo militare, avente per scopo finale la trasformazione radicale dell'allievo. Per questa ragione, in tutte le diverse culture in cui si sono poi sviluppate, le arti marziali sono state sempre considerate uno strumento di crescita morale e spirituale, con una concezione non dissimile dall'ideale di atleta nella Grecia antica o dai codici cavallereschi del nostro Medioevo.

Taekwondo: L'Arte Coreana dei Pugni e dei Calci

Il taekwondo o tae kwon do è un’arte marziale coreana che pone l’enfasi sui calci frontali, laterali, circolari, semicircolari e all’indietro. Si sviluppò in Corea più di 2300 anni fa. Il taekwondo nacque come arte marziale di difesa a corpo libero. Era conosciuta come subak e derivava dall’ancora più antica arte del taekkyeon. All’epoca la Corea era suddivisa in tre regni rivali, dove il popolo veniva addestrato a combattere disarmato. Quando agli inizi del ventesimo secolo i giapponesi invasero la Corea, le arti marziali coreane furono proibite. Costretti a praticarle in segreto, le varie arti si ramificarono in diversi stili. Tuttavia, a seguito di una conferenza realizzata nel 1955, finalmente vennero unificate e unite sotto un metodo di insegnamento comune. Segnaliamo che tae significa “distruggere con i piedi”, kwon “colpire o distruggere con la mano”, e do è una parola che vuol dire “cammino”, “via”. Il termine si può quindi tradurre come “il cammino del piede e del pugno”.

Le radici di questa disciplina sportiva affondano nella Corea antica, durante il periodo dei Tre Regni, più di 2000 anni (circa 57 a.C. - 668 d.C.), la Corea era suddivisa nei regni di: Koguryo Paekche Silla Qui, i guerrieri coreani praticavano tecniche di combattimento come il Taekkyon e il Subak per l'autodifesa e l'addestramento militare. Queste tecniche furono particolarmente sviluppate dai giovani aristocratici del regno di Silla, noti come Hwarang, che combinavano abilità marziali con valori etici e morali. Successivamente a questo periodo, e quindi nei periodi Goryeo (918-1392) e Joseon (1392-1910), l'arrivo delle armi da fuoco portò a un declino delle arti marziali, anche se non scomparvero del tutto.

Quando la Corea fu occupata dal Giappone (tra il 1910 e il 1945), la pratica e i corsi arti marziali coreane vennero limitati ma molti coreani furono esposti a quelle giapponesi come il karate e il judo. Grazie a questo incrocio di tecniche coreane e giapponesi, si sviluppò il Taekwondo: dopo la liberazione della Corea, diversi maestri di corsi di arti marziali coreani promuovevano infatti stili che integravano elementi delle due culture. Queste varie scuole furono poi unificate sotto il termine Taekwondo nel 1955 da un gruppo di maestri guidati dal generale Choi Hong Hi. Fu negli anni '60 e '70 che il governo sudcoreano promosse attivamente il Taekwondo come sport nazionale e simbolo di identità culturale. E da sport nazionale, si superarono i confini: nel 1973, fu istituita la World Taekwondo Federation, che contribuì a promuovere il Taekwondo come sport internazionale. Dalle Olimpiadi di Sidney del 2000, è ufficialmente inserito tra gli sport Olimpici.

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Stili di Taekwondo

I principali corsi arti marziali di Taekwondo sono quelli regolati dal World Taekwondo (WT) e dall'International Taekwon-Do Federation (ITF), ciascuno dei due ha caratteristiche distintive e un diverso approccio alla pratica.

Lo stile del World Taekwondo è quello presente nelle Olimpiadi, e si caratterizza per questo:

  • Enfasi sui calci: le tecniche di calcio sono molto importanti e vengono eseguite ad alta velocità e con estrema precisione.
  • Punteggio elettronico: nei tornei, vengono utilizzati sistemi elettronici per registrare i punti, rendendo il processo di giudizio più obiettivo.
  • Protezione: per ridurre il rischio di infortuni, gli atleti indossano protezioni per il corpo, il capo e gli arti.

Le caratteristiche principali dell'ITF includono:

  • Forme tradizionali (Tul): vengono enfatizzate le forme (una sequenza di movimenti e tecniche prestabilite) come strumento di allenamento e valutazione del progresso.
  • Enfasi sull'autodifesa: è posta molta attenzione sulle tecniche di autodifesa, incluse prese e proiezioni.

Karate: La Via della Mano Vuota

D’altro canto, il karate nacque qualche centinaia di anni fa nelle isole Ryūkyū (Giappone), oggi conosciute con il nome di Okinawa. Si sviluppò a partire dal kung fu cinese. Le sue origini risalgono al sedicesimo secolo, quando nel 1600 il Giappone occupò con la forza Okinawa e confiscò tutte le armi. Gli abitanti del posto furono costretti a lottare con mani e piedi scalzi, privati di ogni altro utensile. Il termine “karate” vuol dire “mano vuota”.

All’inizio del 20° secolo, fu introdotta nel resto del paese, differenziandosi in una serie di stili diversi, dallo Shotokan al Goju-Ryu, dal Kyokushinkai al Wado-Ryu. Ad accomunarli le tecniche che regolano l’uso di pugni, calci, usando le ginocchia o i gomiti ed una molteplicità di altre tecniche.

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Tecniche e Stili di Combattimento

Karate e taekwondo sono arti marziali che, pur con molti punti in comune, mostrano altrettante differenze.

Karate

Il karate è un’arte marziale basata su pugni, calci, colpi col ginocchio o con il gomito e tecniche a mani nude. Questa disciplina comprende anche tecniche di bloccaggio, immobilizzazione e di proiezione (abbattimento). In quanto ai movimenti, sono nitidi e lineari. Nel karate, le posizioni sono generalmente più basse e stabili, come la posizione in avanti (zenkutsu-dachi) e la posizione indietro (kokutsu-dachi), che offrono una solida base per eseguire le tecniche. Nel karate viene messa grande enfasi sulle tecniche di pugno e colpi di mano, inclusi pugni diretti, blocchi e colpi con il bordo della mano (shuto) o con il gomito o con il ginocchio. I calci sono utilizzati ma meno prominenti rispetto ai pugni, includono calci frontali (mae geri), laterali (yoko geri) e rovesciati (ushiro geri).

Taekwondo

Il taekwondo enfatizza invece maggiormente le tecniche dei calci. È comunque una disciplina completa che comprende movimenti di pugni, colpi a mano aperta, abbattimenti, lanci e bloccaggio delle articolazioni. Il Taekwondo pone molta più enfasi sui calci, che sono l'elemento principale, le posizioni sono più alte e mobili, per favorire calci rapidi e più dinamismo.

Segnaliamo che secondo lo stile tradizionale, la posizione iniziale del taekwondo è a braccia unite, mentre nel karate si inclina il torso verso il basso, con le mani posizionate appena sotto la cintura e mantenendo lo sguardo fisso sull’avversario.

Filosofie a Confronto

Oltre a coinvolgere il corpo e a richiedere uno sforzo fisico, il Taekwondo tocca anche la mente. Infatti enfatizza la crescita personale, la disciplina mentale e l'integrità morale. Chi apprende le sue tecniche di combattimento sviluppa anche carattere e disciplina poiché vi sono alla base principi morali.

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I 5 principali principi del Taekwondo:

  • Cortesia (Ye Ui): lo studente è incoraggiato a mostrare rispetto verso i compagni di allenamento, gli insegnanti e gli avversari.
  • Integrità (Yom Chi): L'integrità implica avere consapevolezza di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ammettere i propri errori e sforzarsi di migliorare continuamente, rispettare le regole e mantenere un comportamento etico.
  • Perseveranza (In Nae): Un principio di fondamentale importanza per migliorarsi continuamente, perfezionare le proprie tecniche e raggiungere i propri obiettivi, superare le difficoltà e avere una mente positiva anche di fronte alle sfide e alle difficoltà.
  • Autocontrollo (Guk Gi): Controllare le proprie emozioni e reazioni, mantenendo la calma sotto pressione e evitando comportamenti impulsivi, per gestire conflitti in modo pacifico e prendere decisioni ponderate.
  • Spirito indomito (Baekjul Boolgool): Coraggio e determinazione di fronte alle avversità. Non bisogna farsi abbattere dalle difficoltà, ma piuttosto affrontare ogni situazione con coraggio e determinazione, superando le proprie paure.

A guidare il Karate è il Bushido, il codice dei samurai che si basa su 8 principi enfatizza l'onore, la disciplina e il coraggio. I praticanti di Karate seguono il Dojo Kun, tradotto letteralmente: "Regole del luogo ove si ricerca la Via” che include una serie di principi etici tra cui il rispetto, l'autocontrollo e il miglioramento personale, con un'enfasi particolare sull'autodifesa pratica ed efficace.

Dunque, come per il Taekwondo anche il karate ha al suo interno principi etici per il miglioramento di se stessi, validi per la vita di tutti i giorni. Il rispetto, ad esempio, è alla base di entrambe le discipline.

Uniformi e Sistemi di Grado

Le unformi che si usano per il karate e taekwondo sono simili, in entrambi i casi devono favorire i movimenti e non essere d'ostacolo per il corpo. Il dobok(도복), cioè l'uniforme, del taekwondo è formato dalla casacca, un pantalone, e una cintura ddi (벨트). L'uniforme del karate si chiama invece karategi ed è formata da una giacca con maniche lunghe, pantaloni e una cintura.

Gradi nel Taekwondo

  • 10º kup: Bianca
  • 9º kup: Mezza Gialla
  • 8º kup: Gialla
  • 7º kup: Mezza Verde
  • 6º kup: Verde
  • 5º kup: Mezza Blu
  • 4º kup: Blu
  • 3º kup: Mezza Rossa
  • 2º kup: Rossa
  • 1º kup: Mezza nera
  • 1º poom: Nera 1º poom
  • 1º dan: Nera 1º dan

Gradi nel Karate

Nel karate invece c'è sempre la presenza delle cinture ma la scala è differente, e la classificazione è per kyū (che in realtà variano in base alle federazioni):

  • bianca
  • bianco-gialla
  • gialla
  • gialla-arancione
  • arancione
  • arancione-verde
  • verde
  • verde-blu
  • blu
  • blu-marrone
  • marrone
  • marrone-nera
  • e da qui le cinture nere

Differenze nelle Competizioni

Nella competizione, le differenze tra karate e taekwondo si vedono a colpo d’occhio. Nel secondo si usano casco e protezioni per il torace, mentre nel karate non è previsto alcun tipo di protezione. Anche se fino ad oggi entrambe le arti marziali rientravano tra le discipline olimpiche, a partire dai giochi di Parigi 2024 il karate non sarà più presente.

Nei tornei tradizionali di karate, pugni e calci fanno guadagnare la stessa quantità di punti, quindi i partecipanti realizzano lo stesso numero di entrambi i movimenti. Nel taekwondo, invece, si ottengono più punti per i calci rispetto ai pugni.

Regole del Judo

Provare a riassumere in poche righe le tante regole di questa complessa arte marziale è impossibile ma cercheremo di darvi un’infarinatura generale. Prima di tutto, il campo di gioco è un quadrato di 14 metri con un’area all’interno di 10x10 metri che è considerata attiva. L’uniforme, chiamata “gi”, deve essere resistente con maniche e gambe a meno di cinque centimetri da mani e piedi, con una cintura che viene annodata in maniera tradizionale. Ci sono tre modi di segnare punti nel judo: il migliore è l’ippon, che garantisce una vittoria immediata e si può ottenere facendo volare l’avversario e schienarlo al tappeto. Si può anche segnare costringendo l’avversario ad arrendersi o bloccandolo al tappeto per almeno 25 secondi. Il waza-ari vale la metà dell’ippon e si può ottenere dopo aver bloccato l’avversario per meno di 25 secondi. Lo yuko è un punteggio inferiore, concesso per prese brevi o lanci meno efficaci ma è solo utile in combinazione con altri punteggi, visto che vale meno di tutti.

C’è anche un sistema di penalità, chiamate shido nel caso siano poco gravi o hansoku per errori gravi, che valgono quattro shido. Evitare lo scontro per troppo tempo è punito, mentre una penalità grave vale la vittoria dell’avversario e l’espulsione dal torneo. Colpire con pugni o calci, toccare il volto di un avversario o causare danni fisici sono tutte penalità gravi. Ci sono cinque minuti di tempo per accumulare più punti possibili. In caso di pareggio si passa ai supplementari, con il cosiddetto Golden Score: chi segna un punto di ogni tipo vince. Se non si segna un punto, deciderà la terna arbitrale.

Regole del Karate

A parte il kata, ovvero le competizioni dove gli atleti vengono valutati per la precisione con la quale compiono alcune figure standard, le gare di kumite, ovvero combattimento, sono abbastanza simili a quelle del judo. I partecipanti sono divisi in classi di peso, vestono un’uniforme tradizionale senza ricami o strisce ma, contrariamente a quanto si pensi, non vestono cinture colorate secondo il grado che hanno raggiunto. Uno porta la cintura blu, l’altro una rossa, solo per distinguerli, oltre ad un’altra serie di protezioni per il corpo, i piedi ed altre parti sensibili. Il sistema di punti è più semplice rispetto al judo: vengono assegnati punti per colpi alla testa, al volto, al collo, al petto, all’addome, al fianco e alla schiena. Non basta però sfiorare l’avversario, il colpo dev’essere portato in maniera adeguata, vigorosa, con tempismo, alla distanza giusta, in maniera sportiva.

Un colpo può valere tre, due o un punto, a seconda delle condizioni: un ippon viene assegnato se si colpisce con un calcio il volto o per un colpo ad un avversario a terra, un waza-ari da 2 punti per calci al tronco mentre lo yuko da un solo punto viene assegnato a pugni al torso o al volto. Si vince un incontro segnando più punti del rivale alla fine del tempo regolamentare ma non è l’unico modo. Essere in vantaggio di otto punti segna la fine dell’incontro, come aver reso l’avversario incapace di continuare. In caso di pareggio, i giudici assegnano la vittoria. Ultima differenza con il judo, le dimensioni del tatami: in questo caso un quadrato di 8 metri di lato con un metro extra, considerato una zona sicura.

Tecniche Chiave

Uno degli elementi comuni alle due arti marziali sono le prese, usate per controllare l’avversario e portarlo al tappeto. Il judo si concentra sui lanci ed i blocchi, mentre il karate usa le prese per aprire spazi agli attacchi, principalmente coi calci. Buona parte dell’allenamento è concentrato su come difendersi a distanza ravvicinata.

I lanci sono parte di entrambe le discipline ma usate in maniera diversa. Nel judo lo scopo è schienare l’avversario, come avviene nella lotta greco-romana; nel karate invece serve per mettersi in posizione di vantaggio e quindi controllare al meglio la situazione. Il tempismo è fondamentale e parte dell’allenamento di base.

Quando invece si passa ai colpi, le differenze filosofiche sono evidenti. I colpi nel judo sono solo una distrazione prima di provare uno schienamento mentre il karate si preoccupa più di mettere a segno colpi nelle parti vitali. Gli attacchi nel judo non vengono mai da soli, ma sono inevitabilmente seguiti da prese e lanci, per destabilizzare l’avversario. L’attacco nel karate, invece è fine a sé stesso: pugni, calci e blocchi sono fondamentali per creare distanza, controllare la situazione e, alla fine, sconfiggere l’avversario.

Judo: Armonia ed Efficienza

Il judo è originario del Giappone, sviluppato come sistema di autodifesa e metodo di educazione fisica e mentale. Si ispira alle antiche pratiche di combattimento dei samurai giapponesi, come il Jujutsu, una disciplina che comprendeva tecniche di proiezione, immobilizzazione, leve articolari e strangolamenti.

Per quanto riguarda la "lotta", la differenza fondamentale sta nel fatto che nel judo l'obiettivo principale è immobilizzare a terra e far cadere l'avverario utilizzando tecniche precise. Esistono vere e proprie tecniche di immobilizzazione chiamate osae-waza. Il combattimento è corpo a corpo, con l'obiettivo quindi di sbilanciare l'avversario. A differenza del Taekwondo, dove gambe e braccia sono utilizzate prevalentemente per colpire l'avversario, nel judo non è previsto nessun colpo.

Per quanto riguarda la filosofia, alla base del judo ci sono diversi principi tra cui questi 2, che hanno particolare importanza:

  • Seiryoku Zenyo: utilizzare al meglio le energie fisiche e mentali, un judoka deve cercare di applicare la tecnica con precisione e controllo, utilizzando la forza dell'avversario a proprio vantaggio.
  • Jita Kyoei: trovare armonia con se stessi e con gli altri, quando si svolge judo ma anche nelle normali attività quotidiane. Attraverso la cooperazione e il rispetto reciproco, tutti possono trarre beneficio dalla pratica del Judo.

Dunque, proprio come per il taekwondo e il karate, il Judo non è solo una disciplina sportiva ma mira anche a sviluppare il carattere di chi lo pratica e a coltivare deteminati valori come il rispetto, l'integrità e e la perseveranza.

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