Il Judo è molto più di un semplice sport da combattimento; è un'arte marziale che affonda le sue radici nella storia e nella filosofia giapponese. La sua evoluzione, sia in ambito agonistico che nell'arbitraggio e nelle regole di gara, testimonia la sua continua crescita e adattamento.
Origini e Filosofia del Judo
Le origini del Judo sono strettamente legate alla necessità di autodifesa. In un'epoca in cui solo la casta militare poteva portare armi, e persino i soldati dovevano disarmarsi in presenza di figure di alto rango, le persone più vulnerabili cercarono metodi per proteggersi. Il Judo, come altre arti marziali, offre una via, quella della "cedevolezza o dell'adattabilità".
Secondo Jigoro Kano, il fondatore del Judo, la meditazione è un elemento chiave per la trasformazione personale, e il Judo non fa eccezione. Questa disciplina non è solo un insieme di tecniche fisiche, ma anche un percorso di crescita interiore.
L'Ambiente di Combattimento: Il Tatami
Il terreno di lotta nel Judo è chiamato tatami, un tappeto elastico che fornisce una superficie sicura per i combattenti. Le dimensioni del tatami sono precise: deve avere un quadrato centrale di 8x8 metri, circondato da un'area di sicurezza di almeno 3 metri. È importante che ci sia una distanza minima di 5 cm e massima di 7 cm tra i tatami.
La lotta può continuare anche a terra, dove l'obiettivo è immobilizzare l'avversario. Questa fase del combattimento è conosciuta come Ne Waza.
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L'Abbigliamento: Il Judogi
Per praticare Judo, è necessario indossare il judogi, un abito bianco composto da casacca e pantaloni. Il colore bianco simboleggia l'uguaglianza tra i contendenti. Il taglio del judogi è di ispirazione giapponese, e il tessuto è in cotone resistente. È proibito allacciare o slacciare la cintura senza il permesso dell'arbitro.
Terminologia di Base
Nel Judo, i combattenti sono chiamati tori (colui che esegue l'azione) e uke (colui che la subisce). Il termine Atemi-Waza si riferisce alle tecniche di colpi nei punti vitali. Il Katame-Waza comprende le varie tipologie di immobilizzazioni derivanti dall'antico Jujitsu della scuola Tenshin-shin-yo-ryu, specializzata nel controllo e nell'Atemi-Waza. Jigoro Kano stimava che il 20% di questa tecnica si sviluppa in posizioni erette, mentre l'80% a terra sul tatami.
Kata: Le Forme del Judo
Il Judo include diverse forme codificate chiamate Kata, tra cui:
- Randori-no-Kata: composto da 15 principi d’azione di proiezione
- Kime-no-Kata: è la decisione senza riserve
- Ju-no-Kata: è il Kata della cedevolezza, tradotto in un’alternanza tra energia nascosta e passività (Yin) da una parte, ed espressione appariscente dell’energia (Yang) e dell’iniziativa.
- Koshiki-no-Kata: sono i passaggi storici dei movimenti di lotta
- Itsutsu-no-Kata: è il cammino verso la Verità, in cui l’uomo incontra gli elementi della natura, armonizzandovi.
Tecniche di Base: Posizioni e Cadute
Posizioni Fondamentali
Per effettuare la posizione naturale (Shizen tai), è necessario divaricare le gambe con un’ampiezza uguale a quella delle spalle. Spalle e ginocchia sono rilassate, mentre il torace deve essere normale, cioè non spinto in avanti, invece pancia e stomaco sono in tensione.
In una posizione più avanzata, è necessario allargare maggiormente le gambe, avendo cura che le ginocchia siano flesse, mentre il tronco va abbassato. Il peso deve essere distribuito equamente sulle gambe con il viso dritto in avanti.
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La Presa (Kumi Kata)
Il Tori che esegue l’azione Shizen tai(Kumi kata destro) prende il risvolto sinistro di Uke (l’avversario che subisce) con la mano destra, e con quella sinistra la sua manica destra, all’altezza del gomito. Tori, per effettuare la presa di difesa dalla posizione destra, passa la mano destra sotto l’ascella sinistra di Uke.
Spostamenti
In questi spostamenti i modi di camminare sono due: l’uno con camminata regolare (ayumi ashi) e l’altro, tsugi ashi, con un piede conduttore, ed il secondo che si avvicina a qualche centimetro dal piede trainante, anticipando così il passo successivo.
Tecniche di Caduta (Ukemi)
Le tecniche di caduta sono fondamentali per la sicurezza nel Judo. Alcune delle tecniche di caduta includono:
- Caduta all'indietro (Ushiro Ukemi): Partendo dalla posizione naturale (Shizen tai) Uke (chi si difende) solleva le braccia davanti a sé sino a tenerle orizzontali. Flette quindi il collo puntando lo sguardo all’altezza del nodo della propria cintura, perché in questo modo la sua nuca non toccherà il tatami. A questo punto si flette sui talloni, e curvando la schiena si lascia rotolare all’indietro. Toccando con la schiena il tappeto batte le mani sullo stesso. Può essere eseguita da entrambe le parti, destra e sinistra.
- Caduta laterale (Yoko Ukemi): Ancora Uke, dalla sua posizione eretta, solleva il braccio destro, avanzando con il piede sinistro (oppure al contrario). Quindi fa scivolare la gamba in avanti, flettendosi in progressione sulla gamba sinistra sino ad accucciarsi sul tallone sinistro (o sempre viceversa), lasciandosi quindi andare in caduta sul lato destro, battendo sempre il tatami con la mano e l’avambraccio destri.
- Caduta in avanti rotolata (Mae Ukemi): Più semplicemente caduta rotolata in avanti. Sempre Uke avanza con il piede destro, flette poi sulle due gambe, posando la mano sinistra sul tatami davanti al piede sinistro. Tronco inclinato in avanti con gamba destra più flessa della sinistra. Uke quindi appoggia la mano destra sul tappeto tra quella sinistra ed il piede destro. Il braccio destro è flesso ad arco con la schiena ricurva e la testa rientrata in mezzo alle spalle. A questo punto Uke distende le gambe e rotola sul braccio destro.
- Caduta in avanti (Mae Ukemi): Sempre Uke si lascia andare in avanti, ma prima di toccare il tappeto tende le braccia in innanzi, toccando così il tatami con le mani e gli avambracci, dondolando quindi sulle braccia.
Regolamento di Gara
Il combattimento è diretto da un arbitro e due giudici. I combattenti si posizionano a circa 4 metri di distanza e fanno il saluto in piedi. L'arbitro dà le istruzioni e i combattenti tornano alle rispettive posizioni iniziali.
Area di Combattimento
L'area di combattimento deve avere un quadrato centrale di misura 8 x 8 m, con un'area di sicurezza di 3 m. Deve esserci una distanza di almeno 5 cm tra i tatami, fino a un massimo di 7 cm.
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Punteggio
Il punteggio più alto che un judoka può guadagnare è un ippon. Quando l'ippon viene assegnato, l’incontro termina. L’ippon si può ottenere atterrando l’avversario di schiena, con una presa al collo o al braccio. Se un colpo o un'altra tecnica vengono eseguiti con successo ma senza soddisfare tutti i requisiti per l'ippon, viene assegnato un waza-ari (mezzo punto). Due waza-ari in una partita sono l'equivalente di un ippon.
Durata dell'Incontro
Ogni match dura 5 minuti per gli uomini e 4 minuti per le donne. Se allo scadere del tempo il punteggio è di parità si ricorre al golden score.
Arbitraggio
L'arbitro e i giudici hanno il compito di valutare le azioni dei combattenti e assegnare i punteggi. L'opinione del giudice è determinante. Il combattimento è diretto da un arbitro e due giudici.
Penalità
I combattenti possono essere penalizzati secondo la gravità dell’azione. Una infrazione molto leggera sarà punita con una penalizzazione. La gravità dell’infrazione determina la penalità.
Azioni Proibite
Alcune azioni sono proibite nel Judo, tra cui:
- Applicare ASHI GARAMI (gambe avviluppate).
- Metà del corpo fuori dell’area di combattimento.
- Lasciare la presa per impedire l’azione del combattimento.
- Uscire dall’area di combattimento od obbligare l’avversario a farlo.
- Avere un comportamento sconveniente per evitare la sconfitta.
- Afferrare la gamba dell’avversario.
- Strizzare la gamba dell'avversario.
- Utilizzare le dita delle mani intrecciate.
Ne Waza
Il Ne Waza si riferisce alle tecniche a terra. Durante il Ne Waza, è proibito lasciare la presa.
Infrazioni
Le infrazioni possono essere penalizzate a seconda della loro gravità. L'arbitro valuta la gravità dell'azione e assegna la penalità appropriata.
Judo Paralimpico
Il judo è entrato nel programma paralimpico alle Paralimpiadi di Seul 1988 per gli uomini e alla Paralimpiadi di Atene 2004 per le donne. È una disciplina riservata esclusivamente agli atleti con disabilità visiva. I concorrenti sono classificati in base alla gravità della loro disabilità visiva (dalla classe B1 alla B3). Tutte le classi, però, gareggiano nella medesima competizione, suddivisa in sette categorie di peso per gli uomini (-60kg - 66kg - 73kg -81kg - 90kg - 100kg +100kg) e sei per le donne (-48kg - 52kg - 57kg - 63kg - 70kg +70kg).
Le regole sono quasi identiche al judo olimpico, ma una differenza significativa è che nel judo paralimpico il judoka deve afferrare la manica e il bavero dell'avversario e restare fermo prima che un incontro possa iniziare. Le sfide prendono il via non appena l'arbitro annuncia 'Hajime!' ('Inizio!').
Gradi (Dan)
Il Judo riconosce 6 gradi (Dan) di capacità, in ordine crescente: Bianca (esordiente), gialla, arancio, verde, bleu e marrone.
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