Storia e origini del Karate: Un viaggio dalle radici antiche all'arte marziale moderna

Il karate, un'arte marziale emblematica, è più di una semplice attività sportiva: è una disciplina che incarna una filosofia, un codice morale e un percorso di crescita personale. Le sue origini affondano in secoli di storia, evolvendosi da antiche tecniche di combattimento a mani nude fino a diventare una pratica globale con diverse sfaccettature.

Le origini del Karate a Okinawa

Il Karate si sviluppò nel XV secolo a Okinawa, una piccola isola a sud-est del Giappone, all'epoca sotto il dominio cinese. In questo contesto storico, per prevenire rivolte, le armi furono vietate agli abitanti. Di conseguenza, la popolazione locale perfezionò antiche tecniche di combattimento a mani nude, conosciute come "Tode" (Mano cinese), arricchendole con elementi provenienti dalle arti marziali cinesi.

Le radici del Karate possono essere fatte risalire all'arte da combattimento cinese Chao-lin, originaria dell'omonimo tempio fondato nel 495 d.C. Quest'arte era legata a pratiche religiose buddiste o taoiste, con la leggendaria figura di Bodhidharma che si dice abbia insegnato in loco nel VI secolo. Tuttavia, non esiste una filiazione diretta e univoca del Karate da quest'arte, ma piuttosto una sua elaborazione nel corso della storia, influenzata dalle esperienze dei vari praticanti e dagli scambi tra diverse scuole.

L'influenza dell'arte del combattimento dal sud della Cina si diffuse verso Okinawa, dove la pratica della lotta a mani nude continuò anche nel XVII secolo, quando l'isola fu conquistata da un signore feudale giapponese che mantenne il divieto di uso delle armi.

Dalla segretezza alla divulgazione

Inizialmente, il Karate non era praticato diffusamente dagli abitanti di Okinawa, ma era appannaggio della nobiltà, che si allenava segretamente. Nel tempo, divenne una manifestazione simbolica e distintiva del loro rango, più che un'applicazione pratica. Tra il XVII e il XVIII secolo, una maggiore mobilità sociale tra le diverse classi portò probabilmente a una penetrazione dell'arte dei nobili in altre fasce sociali e a una sua trasmissione esoterica.

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Nonostante ciò, fino a prima del XIX secolo, il Karate rimase sconosciuto alla maggioranza della popolazione, e molti segreti furono mantenuti dai praticanti. Questa segretezza e la trasmissione orale dei precetti spiegano la rarità di libri o appunti sul Karate risalenti a quel periodo.

Durante la dinastia Meiji (1868-1912), con l'istituzione del sistema di istruzione ufficiale e della coscrizione militare, i medici incaricati delle prove di idoneità fisica notarono e segnalarono la prestanza dei praticanti di Karate. Anko Itosu (1830-1915) fu il primo a insegnare Karate in una scuola elementare nel 1901, e successivamente, nel 1902, la sua pratica fu introdotta nelle ore scolastiche di educazione fisica. In vista di una sua divulgazione in Giappone, Itosu scrisse "I dieci precetti del Tode".

Nel 1906, Gichin Funakoshi (1868-1957), allievo di Itosu, insieme ad altri maestri, realizzò la prima esibizione pubblica a Okinawa. Solo molto più tardi, nel 1922, si esibì anche a Tokyo, anno in cui pubblicò il suo primo libro sul Karate, "Karate-do Kyohan". Successivamente, Funakoshi svolse un'importante attività divulgativa, soprattutto nelle università.

La trasformazione del Karate in Giappone

In Giappone, tuttavia, fu difficile insegnare Karate secondo il vecchio modello di Okinawa. Si era sul punto di allontanare le arti marziali dalla tradizione, per abbracciare una visione più consumistica della loro fruizione, sperando in una maggiore diffusione e vantaggi economici. Il Karate come Via (Do) faticava a sopravvivere, poiché si sentiva la necessità di introdurre l'aspetto sportivo, la competizione e stimoli esterni.

Funakoshi era contrario a questa mentalità, prevedendo che il Karate, come sport agonistico, avrebbe perso i suoi valori di contenuto. Cercò quindi di controllare gli inevitabili cambiamenti, per dirigerli verso una direzione positiva, in linea con il suo storico assunto che il Karate è Via di sincerità. Perciò, non acconsentì all'agonismo, ma cercò un sistema di insegnamento che permettesse un accesso al Karate possibile anche in futuro, ma limitato, in modo che la sua pratica non degenerasse in mero sforzo stilistico.

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Ciononostante, dal 1957, sotto la guida di Masatoshi Nakayama (1913-1987), il Karate divenne una disciplina sportiva e agonistica diffusa in tutto il mondo.

Il Karate in Italia

Negli anni '60, il Karate approdò anche in Italia grazie al Maestro Hiroshi Shirai, che, con la propria Federazione (FIKTA), resta ancora oggi il massimo divulgatore del Karate Tradizionale di stile Shotokan.

Il Karate: arte marziale, sport e filosofia di vita

Il Karate è un'arte marziale che può essere vista come un'attività sportiva, ma anche come molto di più. Chi si interessa alla filosofia e ai valori che fanno parte del Karate può applicarli nella vita quotidiana. I valori morali promossi dagli insegnanti di Karate (Sensei) insegnano il rispetto per gli avversari, sul tatami e nella vita, per rimanere degni sia nella vittoria che nella sconfitta. Allo stesso modo, grazie al codice delle cinture dei colori, il praticante di Karate prende coscienza della gerarchia stabilita e dei propri progressi.

Il Karate è un'arte marziale a mani nude che permette, grazie a un allenamento razionale, di educare il corpo e la mente a rispondere a qualsiasi tipo di aggressione. Il praticante ha a disposizione un ampio ventaglio tecnico basato sull'uso di armi naturali del corpo umano: piedi, mani, ginocchia, ecc.

Il Karate è un patrimonio, una cultura, un modo di vita che si trasmette da una generazione all'altra. La sua forza è di essere un concetto di vita: la via della mano vuota. È un'arte marziale giapponese che combina diverse tecniche di combattimento difensive e offensive. Il Karate si basa sul potenziamento muscolare e su una ricerca dell'efficacia del corpo (potenza, elasticità, agilità, ecc.) e può quindi essere considerato un'arte marziale completa. Tuttavia, più si avanza nella pratica, più si sviluppano l'intelligenza, la saggezza e il controllo, che diventano prevalenti rispetto alle capacità fisiche. Di fatto, più si pratica, più si consolida l'aspetto mentale.

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Tecniche fondamentali del Karate

Il Karate comprende diverse tecniche fondamentali, tra cui:

  • Calci (Keri): tecniche di percussione eseguite con le gambe e i piedi.
  • Pugni (Tsuki): tecniche di percussione eseguite con le mani e i pugni.
  • Parate (Uke): tecniche difensive per bloccare o deviare gli attacchi dell'avversario.
  • Proiezioni (Nage): tecniche per sbilanciare e atterrare l'avversario.

Il Kata (forma) è una sequenza di tecniche eseguite da un karateka che affronta un avversario immaginario. Esistono due tipi di competizioni nel kata: individuale e a squadra. Nelle arti marziali, il kata rappresenta le forme di combattimento svolto con uno o più avversari immaginari.

Il regolamento di gara ammette un lieve contatto a livello addominale, ma nessun contatto al volto con pugni e calci.

Benefici del Karate per bambini e adulti

L'importanza del codice morale del Karate e dei valori delle arti marziali accompagna il bambino nel riconoscimento dell'autorità. I bambini che praticano questa disciplina ne traggono grandi benefici. Presso l'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, sono state aperte lezioni di Karate per bambini malati di tumore e altre malattie croniche, per insegnare loro a gestire meglio la malattia e il dolore.

Dall'adolescenza in poi, gli esercizi di Karate permettono di costruire un'ottima base muscolare. Inoltre, fanno lavorare i diversi gruppi muscolari e quindi rinforzano le articolazioni. Nella pratica, il karateka ha dei benefici al sistema cardiovascolare grazie al lavoro di resistenza. Nei bambini, il Karate migliora l'orientamento spazio-temporale, come saper distinguere la sinistra dalla destra. A questa lateralizzazione si aggiunge anche la verticalità, della quale i bambini, piano piano, prendono coscienza (braccia-gambe). La pratica costante migliora la capacità energetica che consolida le motivazioni.

Inoltre, la pratica aiuta a combattere le paure irrazionali e rende autonomi nella gestione dello stress. Più si è tesi, più risulterà difficile eseguire le sequenze o combattere. Nel kata, la respirazione è essenziale. Si accompagna ai movimenti e, ad esempio, se l'esercizio è lento, si deve eseguire un'inspirazione lunga e profonda. L'allenamento favorisce l'espulsione di CO2.

Le scuole e gli stili del Karate

Nel corso della sua evoluzione, il Karate ha dato origine a diverse scuole e stili, ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. Tra i più noti, si possono citare:

  • Shotokan: fondato dal Maestro Gichin Funakoshi, è lo stile più diffuso al mondo. Si caratterizza per le posizioni basse, stabili e forti, e per l'enfasi sulla potenza e la linearità dei movimenti.
  • Shito-ryu: fondato dal Maestro Kenwa Mabuni, combina elementi dello Shuri-te e del Naha-te. Si distingue per la sua completezza tecnica e per la vasta gamma di kata praticati.
  • Goju-Ryu: è lo stile più antico di tutti, quello ancora praticato ad Okinawa, dove ebbe origine. Goju-Ryu in giapponese significa "stile duro-morbido“, o “scuola (ryū) della durezza (Gō) e cedevolezza (jū)”. Alterna quindi tecniche dure a quelle più morbide.
  • Wado-ryu: è uno stile moderno che fonde il karate di Okinawa con un elemento nuovo, il Kumite. Wado-ryu significa "La scuola della Via della Pace“. Le posizioni sono molto alte e morbide, la distanza tra gli avversari medio-corta e lo stile dà grande importanza alla fluidità dei movimenti del corpo e alla velocità.

Altri stili includono Uechi-ryu, Kyokushinkai, Ashihara, Enshin, Shidokan e Seido Juku.

Il Dojo Kun: il codice morale del Karate

Ogni scuola di Karate tradizionale definisce per i propri allievi i principi morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti. Questo codice, noto come Dojo Kun, varia in base alla scuola e allo stile, ma generalmente include concetti come:

  • Ricerca della perfezione del carattere.
  • Impegno a fondo nel perseguire la Via del Karate.
  • Fervore nello spirito.
  • Rispetto delle regole di etichetta.
  • Astensione dalla violenza.

L'abbigliamento e il sistema di gradi nel Karate

Per praticare il Karate, è necessario indossare il karate-gi, composto da una giacca (uwagi), pantaloni di cotone bianco (zubon) e una cintura colorata (obi). Ad ogni colore della cintura corrisponde un livello di conoscenza acquisita, che viene verificato attraverso esami specifici.

Il sistema di gradi nel Karate prevede due categorie principali:

  • Kyu: gradi per principianti, che partono da un numero crescente (es. 9° kyu) e avanzano in maniera decrescente fino al kyu di numero più basso.
  • Dan: gradi per esperti, che iniziano con il 1° dan (Shodan) e raggiungono livelli più elevati.

I praticanti con grado di dan sono chiamati yudansha e indossano tipicamente una cintura nera. Dopo il 6° dan, la cintura nera può essere sostituita da una cintura bianca-rossa, che simboleggia un nuovo inizio.

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