Karate Tradizionale CSEN: Storia e Tecniche

Introduzione

Il Karate-do è un'arte marziale di autodifesa a mani nude, un'attività fisica che mira a sviluppare il pieno controllo del corpo e a infondere un comportamento morale dignitoso e giusto. Questo articolo esplora la storia, le tecniche e le differenze tra il Karate-do tradizionale e il Karate sportivo moderno, offrendo una panoramica completa per appassionati e neofiti.

Origini e Storia del Karate

Le Radici nelle Arti Marziali Cinesi

Le prime testimonianze di arti marziali a mani nude cinesi risalgono al I secolo a.C. Intorno al 500 d.C., Bodhidharma fondò una scuola impostata sulla meditazione (Zen in giapponese). Viste le non buone condizioni fisiche dei monaci, insegnò loro esercizi di respirazione e ginnastica, e tecniche di combattimento a mani nude, che con il tempo furono arricchite e perfezionate sotto la denominazione di wushu (arti marziali).Le arti marziali cinesi si basano su concetti filosofici e su un'elaborata concezione del corpo umano.

L'Evoluzione a Okinawa

Secondo credenze popolari, la nascita del karate è dovuta alla proibizione dell'uso delle armi nell'arcipelago delle isole Ryukyu. Gli abitanti di Okinawa perfezionarono antiche tecniche di combattimento a mani nude ("tode", letteralmente "mano cinese"), arricchendole con elementi provenienti da arti marziali cinesi. Nel primo periodo spicca l'opera del maestro Sakugawa (1733-1815).

Shorin-ryu e Shorei-ryu

Le scuole di karate a Okinawa sono abitualmente collocate in due grandi correnti: Shorin e Shorei. Anko Itosu scrisse: "Il karate non deriva né dal confucianesimo, né dal buddismo. Esso è stato introdotto molto tempo fa dalla Cina, con le correnti Shorin-ryu e Shorei-ryu…".

  • Shorei: Mette l'accento sullo sviluppo della forza fisica e della potenza muscolare.
  • Shorin: È molto leggera e richiama il rapido volo del falco.

Secondo questa classificazione, la scuola Goju-ryu si ricollega allo Shorei. Le due scuole Shorin-ryu e Matsubayashi-ryu fanno parte dello Shorin. La scuola Shito-ryu partecipa di entrambe. La scuola Uechi-ryu è la ripresa di una scuola cinese introdotta a Okinawa da K. Uechi alla fine del secolo XIX.

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Shuri-te, Tomari-te e Naha-te

Il karate può essere ulteriormente suddiviso in:

  • Shuri-te (a Shuri) e Tomari-te (Tomari): Sul modello del kung fu della Cina settentrionale (Shorin).
  • Naha-te (a Naha): Sul modello del kung fu della Cina meridionale (Shorei).

Il Karate-do Tradizionale

Principi Fondamentali

Il Karate-do tradizionale non si limita alle tecniche di lotta o alla potenza fisica, ma aggiunge un significato morale, impegnando il praticante (karateka) a mantenere un comportamento dignitoso e giusto. I ruoli di Kohai, Sempai e Sensei sono particolarmente importanti nel Budo giapponese, che richiede umiltà e rispetto reciproco. L'ideale del Karate-do tradizionale è la difesa senza armi e il miglioramento della salute fisica e spirituale.

Il Karate-do, scritto dal Maestro Masatoshi Nakayama, evidenzia che stabilire chi vince o chi perde non è lo scopo ultimo. L'arte di autodifesa a mani nude prepara braccia e gambe al punto che l'attacco improvviso di un avversario possa essere controllato con un'efficacia non dissimile da quella che possono dispiegare le armi moderne. Il Karate-do rende il karateka padrone di tutti i movimenti del corpo come il piegarsi, il saltare, il rimanere in equilibrio ed il muovere gli arti ed il corpo in avanti e indietro, a destra ed a sinistra, verso l'alto e verso il basso, liberamente ed uniformemente. Le tecniche del karate-do vengono controllate dalla forza di volontà del karateka e giungono al bersaglio naturalmente e con precisione.

Stili di Karate-do Tradizionale

Tutti gli stili di Karate-do tradizionale (Shotokan, Goyu Ryu, Shito Ryu e Wado Ryu) perseguono lo stesso fine. La differenza risiede nelle tecniche, che sono palpabili a semplice vista:

  • Shotokan: Pone enfasi sul generare potere dall'Hara (centro del corpo), promuovendo movimenti dinamici per generare la massima potenza attraverso la rotazione o il trasferimento del corpo.
  • Goyu Ryu: Le azioni sono a corta distanza, con enfasi sulle azioni di contrazione muscolare.
  • Shito Ryu e Wado Ryu: Si trovano a metà tra i concetti di Shotokan e Goyu Ryu, con lo Shito Ryu che raccoglie entrambi gli aspetti.

L'Importanza del Kime

L'essenza della tecnica del Karate è il Kime, che significa eseguire un attacco esplosivo diretto al bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel lasso di tempo più breve. Molto tempo fa era in uso l'espressione "ikken hissatsu" che significa "uccidere in un sol colpo", ma dedurne che lo scopo del karate sia quello di uccidere è pericoloso oltre che errato. Il kime può essere effettuato percuotendo, colpendo di pugno o di calcio, ma anche parando. Una tecnica carente di Kime non può in nessun modo venir considerata vero Karate e non importa quanto questa esteriormente possa sembrare tale.

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Sun-dome

Le gare non fanno eccezione; tuttavia è contrario alle regole giungere al contatto vero e proprio per il pericolo che ciò comporta. Sun-dome significa arrestare la tecnica appena prima del contatto col bersaglio (un sun equivale a circa 3 centimetri). Ma l'esecuzione di una tecnica senza kime non è vero Karate e, di conseguenza, il problema consiste nel come sanare la contraddizione che sussiste tra kime e sun-dome. La risposta è questa: il bersaglio si stabilisce convenzionalmente appena prima del punto vitale dell'avversario.

Confronto tra Karate-do Tradizionale e Karate Sportivo Moderno

Differenze Filosofiche e Tecniche

La proiezione della maggior parte degli sport è segnata verso il lavoro tecnico e lo sviluppo fisico, ma la proiezione del karate-do tradizionale non si trattiene nelle tecniche di lotta o nella potenza fisica. Il tradizionale karate-do cerca di fare un passo avanti, aggiungendo alle tecniche un significato morale, impegnando il Karateka a mantenere un comportamento degno e giusto nei confronti delle persone.

Secondo Hidetaka Nishiyama, la differenza tra il Karate-do tradizionale e il Karate moderno sportivo è notevole. Nelle competizioni tradizionali, tutto si basa sul "colpo definitivo" (Todome), senza seconde possibilità. La competizione è a un solo punto (Ippon), e si deve lavorare molto sulla tecnica base. Il Karate sportivo, invece, si è sviluppato a partire dal Karate-do tradizionale, ma ha subito cambiamenti cruciali, passando da un'arte marziale di difesa personale a un sistema a punti multipli basato sulla velocità.

Il Colpo Definitivo vs. La Velocità

Nel Karate tradizionale si riconosce come Ippon valido alla tecnica realizzata correttamente con il massimo potere, la distanza adeguata e un controllo preciso. Se questa tecnica non avesse alcun controllo e si applicasse nella distanza reale, dovrebbe lasciare fuori combattimento l'avversario. Nel Karate sportivo, i punti si basano sull'essere il più veloce a raggiungere l'obiettivo, senza necessità di applicare un colpo con la massima potenza.

Categorie di Peso e Tecniche Limitate

Nel Karate-do tradizionale le dimensioni dell'opponente sono irrilevanti, basandosi sulla difesa personale. Nel Karate sportivo esistono categorie di peso, poiché si basa sul concetto del gioco e non dell'arte marziale. Il sistema di competizione del kumite nel Karate sportivo ha una limitazione di tecniche, molte delle quali sono proibite per proteggere il competitore.

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Katas: Tradizione vs. Estetica

Nelle competizioni di katas, per avere successo nei tornei tradizionali è necessario avere un'ottima qualità nelle tecniche di base, rispettando il kata originale, il ritmo, la postura e l'enfasi. Nel Karate sportivo moderno, molti praticanti hanno cambiato i ritmi e le posture, rendendo il kata completamente diverso e spesso privo di senso pratico.

Figure Chiave nella Storia del Karate

  • Maestro Masatoshi Nakayama: Ha contribuito a rendere il Karate una disciplina sportiva e agonistica diffusa in tutto il mondo.
  • Hidetaka Nishiyama: Istruttore capo della International Traditional Karate Federation, ha evidenziato le differenze tra Karate-do tradizionale e Karate sportivo moderno.
  • Gichin Funakoshi: È stato il primo a formare una scuola di karate a Tokyo.
  • Chojun Miyagi: Fondatore del Goju-ryu, ha promosso l'importanza del respiro e delle tecniche di presa, bloccaggio e proiezioni.

L'Unificazione del Karate e le Federazioni Mondiali

In Giappone il Karate era diviso tra tante scuole di stile. L’imperatore Hirohito, spinto dal ministero della Cultura, chiede l’unione di tutte le forze sotto una stessa organizzazione. I primi Campionati del Mondo si svolsero a Tokyo nel 1970. Da qui a poco il maestro giapponese Hidetaka Nishiyama, in disaccordo con Delcourt, decide di abbandonare la WUKO e di dar vita nel 1974 alla IAKF, International Amateur Karate Federation.

Nel 1977 il CIO propone che il Karate diventi sport olimpico riconosciuto, anche se non parteciperà alle Olimpiadi. Alla fine del 1989 il CIO sollecita la WUKO a riprendere i negoziati con la ITKF per raggiungere l’unificazione entro il 1990 ma ogni contatto non porterà a alcun risultato. L’11 dicembre 1992 il direttore generale del CIO François Carrard si incontra con una delegazione della WUKO e durante la riunione si propone che la nuova federazione mondiale del karate unificato prenda il nome di WKF, World Karate Federation.

Nel maggio del 1996, viene fondata a Francoforte (Germania) la WKC, World Karate Confederation. Nello stesso anno a Osaka, sotto la direzione di Tatsuno, viene firmato un protocollo tra Delcourt e Nishiyama. Su pressione del CIO viene eletto presidente della WKF Antonio Espinos. Nel 2000 a Sydney la WKF prende ufficialmente parte alla riunione del CIO come federazione riconosciuta, ma l’8 luglio 2005 ancora una volta il CIO boccia l’entrata del Karate tra le discipline olimpiche di Pechino 2008.

All’inizio del 2014 il M° Sean Henke diventa Chairman della WUKO&AD e firma il protocollo d’intesa con le principali organizzazioni mondiali per la fondazione della UWK (United World Karate) la nuova organizzazione mondiale che avrà come scopo la riunificazione del Karate nel mondo attraverso la divisione in tre settori: Generale, Tradizionale e Contatto.

Il Goju-ryu: Un Esempio di Stile Tradizionale

Kanryo Higaonna salpò per il Fuzhou nell'autunno del 1867. Tuttora non vi è consenso d'opinioni sull'esatta identità di Ryu Ryu Ko, nè sul preciso stile di arti marziali che lui insegnava. Comunque, viene ampiamente riconosciuto che la famiglia di Ryu Ryu Ko fosse originariamente di classe aristocratica e a quei tempi solo le classi aristocratiche studiavano le arti marziali. A causa di conflitti interni, che minacciavano il sistema feudale e quindi anche l'aristocrazia Cinese, la famiglia fu costretta a nascondere il suo status per poter sopravvivere. Per questa ragione Ryu Ryu Ko lavorò come muratore e costruttore. Successivamente sopravvisse realizzando una varietà di oggetti della vita quotidiana come ceste, mobili ed altri articoli di bambù.

Chojun Miyagi, all’età di undici anni, fu portato da Ryuko Aragaki (1875-1961) il quale lo mandò da Kanryo Higaonna. Dopo la morte di Higaonna il benestante Miyagi, che si occupava a tempo pieno dello studio delle arti marziali, programmò un viaggio nel Fuzhou, la mecca delle arti di combattimento del sud della Cina (Nan Quan), per visitare il luogo di nascita del Naha-te di Kanryo Higaonna e per onorare la tomba di Ryu Ryu Ko.

Nel 1925 Miyagi fece una dimostrazione per il principe Chichibu-Nomiya, e poco dopo, nel 1926, fondò l’Okinawa Karate Kenkyu-Kai (Club per la Ricerca del Karate di Okinawa), insieme a Chomo Hanashiro (Shuri-te), Choyu Motobu (Tomari-te) and Kenwa Mabuni. Un anno dopo, Chojun Miyagi dimostrò a Jigoro Kano, tecniche di presa, bloccaggio e proiezioni nonchè l’esatto utilizzo del respiro. Nel Maggio del 1934, Chojun Miyagi, su invito, viaggiò verso le Hawaii dove insegnò e diede dimostrazioni fino al febbraio del 1935.

Nel febbraio del 1954 si riunì il Comitato Generale del Gojuryu di Okinawa (chiamato Goju Kai) formato dagli studenti più anziani di Miyagi, tra i quali: Nakaima Genkai (Presidente), Madanbashi Keiyo (Vicepresidente), Meitoku Yagi, Iha Koshin e dal figlio secondo genito di Miyagi Kin. Kin rispose che più volte il padre aveva indicato Ei'ichi MIYAZATO quale unico possibile suo erede. Lo stesso confermò la vedova di Miyagi. Nato nel 1922 cominciò la pratica del Karate con il padre (allievo diretto di Kanryo Higaonna) per poi diventare allievo di Miyagi intorno ai 13 anni. Alla morte del suo maestro, Miyazato continuò ad insegnare al Giardino di Miyagi fino al 1956 quando, con il benestare della famiglia di Miyagi per continuare gli insegnamenti trasmessi dal suo Maestro, aprì il suo Dojo a Naha: il Jundokan.

Come detto, nel 1933 il Gōjū-ryū fu la prima scuola di Karate ufficialmente riconosciuta dal budo nel Giappone dal Dai Nippon Butoku Kai.

Karate CSEN e l'Insegnamento Autentico

Per parlare di karate tradizionale sembrerebbe legittimo rifarsi alla storia del karate e trarne le debite conseguenze e conclusioni, ma purtroppo parlare di storia del karate è come muoversi sulle sabbie mobili. Quello che oggi può sembrare un dato certo può venire vanificato da un momento all’altro; l’unica cosa sicura è che ci muoviamo in un ambito fortemente ipotetico, anche se, specialmente per i tempi recenti, un certo numero di dati sono in nostro possesso. Il karate era praticato sino agli albori del XX secolo in segreto, ed anche nell’era odierna sono più le cose non dette, volutamente taciute, di quelle pubblicate. L’insegnamento autentico è l’insegnamento che viene trasmesso da cuore a cuore, direttamente da maestro ad allievo, non con supporti audiovisivi.

Un vero Maestro ama il proprio allievo, e adotta tutti gli espedienti e quelle sottigliezze pedagogiche che ritiene opportune e che meglio si prestano a favorire lo sviluppo completo della personalità e dell’abilità tecnica dell’allievo. Per cui molti eventi vengono spesso modificati con l’intento di educare e motivare positivamente l’allievo.

L'Esperienza Personale e l'Insegnamento

L'autore si avvicinò a questa disciplina quando, a solo 6 anni, era un bambino timido e introverso, e non aveva idea di come quell’incontro avrebbe cambiato irrimediabilmente la vita per tutti gli anni a venire, portandolo a scoprire un mondo così vasto che ancora oggi non finisce di stupirlo. Nell’ultimo periodo troppo spesso sedicenti “maestri” di questa nobile arte sono finiti al centro di terribili fatti di cronaca; il mio proposito è accendere una luce mediatica diversa sul karate.

La Trasformazione del Karate

Gli abitanti di Okinawa, di conseguenza, iniziarono a perfezionare antiche tecniche di combattimento a mani nude (“tode” , letteralmente “mano cinese”), arricchendole con elementi provenienti da arti marziali cinesi. Tuttavia, il karate non era ancora praticato da tutti, ma era invece retaggio della nobiltà che si allenava segretamente e che arrivò a fare del karate una manifestazione simbolica del proprio rango. Nonostante la mobilità sociale intervenuta tra il XVII e il XVIII secolo, e la conseguente penetrazione dell’arte dei nobili in altre fasce sociali, fino a prima del XIX secolo il karate rimase sconosciuto alla maggioranza della popolazione e molti segreti rimasero tali.

Tuttavia fu difficile insegnare Karate secondo il vecchio modello di Okinawa, per via dei meccanismi che si stavano iniziando ad innescare intorno al karate. In Giappone si era sul punto di allontanare le arti marziali dalla tradizione, per entrare in una visione più consumistica della loro fruizione, sperando in una maggiore diffusione e quindi in vantaggi economici derivanti dal maggior numero di praticanti che si sarebbe raggiunto. Il Karate come Via poteva difficilmente sopravvivere, perché c’era bisogno dell’aspetto sportivo, della competizione e di stimoli esterni. Funakoshi era contrario a questa mentalità, perché prevedeva che il Karate, come sport agonistico, avrebbe perso i propri valori di contenuto e cercò quindi di controllare gli inevitabili cambiamenti per dirigerli verso una direzione positiva, in linea con il suo storico assunto per cui il Karate è Via di sincerità.

Ciononostante dal 1957, sotto l’abile regia del Maestro Masatoshi Nakayama (1913-1987) il Karate divenne una disciplina sportiva e agonistica diffusa in tutto il mondo. Nelle sue competenze ha all’attivo un diploma della FGI (Federazione Ginnastica d’Italia) da cui sono conseguite due specializzazioni relative alle arti marziali ed alla danza sportiva, presso il CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) per l’insegnamento ad adulti e bambini.

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