In Giappone, l'invecchiamento della popolazione è una realtà innegabile, con un tasso di fertilità ben al di sotto del livello di sostituzione. Questo fenomeno ha portato a cambiamenti significativi nel mondo del lavoro, nel settore sanitario e nelle relazioni intergenerazionali. In questo contesto in evoluzione, esploriamo un aspetto specifico della cultura giapponese: il sumo.
Il sumo è uno sport che affonda le sue radici in antichi rituali shintoisti e che, nel corso dei secoli, è diventato un simbolo del Giappone. Tuttavia, dietro la sua aura di tradizione e prestigio, si cela uno stile di vita impegnativo che ha un impatto significativo sulla salute e sull'aspettativa di vita dei lottatori.
Origini e Storia del Sumo
Come molti aspetti della cultura giapponese, il sumo ha delle connessioni con la Cina. Prima della dinastia Han (202 a.C. - 8 d.C.), in Cina era diffusa una lotta libera simile al sumo, chiamata kakuteigi o kakugi (juedixi in cinese). Le prime rappresentazioni del sumo lo associano a rituali shintoisti, in cui un umano combatteva contro spiriti e divinità.
Durante il periodo Nara (710-784), il sumo divenne un evento legato alle corti nobiliari. Nel periodo Heian (794-1192), questa attività sportiva venne integrata nelle funzioni di corte con banchetti chiamati sumai no sechie. Le guardie imperiali reclutavano lottatori di sumo da tutte le province per incontri chiamati meshiawase, che si svolgevano in presenza dell'imperatore.
Nel periodo Muromachi (1338-1573), il sumo tornò in auge, diventando popolare anche tra i cittadini comuni grazie alla crescita economica. L'apice della popolarità arrivò nel 1789, con l'istituzione dei titoli di yokozuna e la pratica del sumo come rituale in diversi templi shintoisti.
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Nel 1600, i samurai vaganti iniziarono a esibirsi in combattimenti di fronte al pubblico per guadagnarsi da vivere. Lo shogunato di Ieyasu Tokugawa garantì due secoli di pace e stabilità politica, ma il sistema feudale non riuscì ad adattarsi all'esplosione urbana e i samurai cercarono fortuna nelle città.
Il sumo, quindi, ha una connessione con l'anima marziale del paese e un legame ancora più antico con la sfera religiosa. Si combatteva per ingraziarsi il favore degli dei e ottenere ricchi raccolti, invitando gli spettatori a versare offerte per la costruzione di ponti o la ristrutturazione dei templi.
Regole e Rituali del Sumo Moderno
Lo scopo di uno scontro di sumo è spingere l'avversario fuori dal cerchio (dohyō) o forzarlo a toccare il suolo con una parte del corpo diversa dai piedi. Il dohyō ha un diametro di 4.55 metri ed è costruito con steli di riso, sabbia e argilla prima di ogni torneo. Al centro del ring ci sono due linee bianche (shikiri-sen) dietro le quali i lottatori si posizionano prima dello scontro.
Durante un combattimento è vietato colpire a pugno chiuso, puntare agli occhi, tirare i capelli, colpire la gola o i genitali, o tirare calci. È vietato spogliare l'avversario, una regola introdotta nel 1913 per adattarsi alla morale occidentale. L'inizio dello scontro è dettato dai lottatori, che iniziano la carica dopo aver appoggiato entrambi i pugni sul ring. In caso di incertezza, gli arbitri (gyōji) possono consultare i giudici di gara (shimpaniin) in una procedura chiamata mono-ii. In alcuni casi, il rikishi che è atterrato per primo può essere considerato il vincitore se i giudici ritengono che l'altro non avesse possibilità di vittoria. È possibile pareggiare (hikiwake) se un lottatore non riesce ad avere il sopravvento dopo diversi minuti di incontro.
Ogni match è preceduto da una serie di rituali, il primo dei quali è il dohyō-iri (ingresso al ring). Nel Makuuchi dohyō-iri, i lottatori della categoria Makuuchi salgono sul dohyō e si presentano al pubblico. Nello Yokozuna dohyō-iri, gli Yokozuna effettuano la loro cerimonia di ingresso separatamente, con il tachimochi (portatore della spada) e il tsuyuharai (araldo). I movimenti sono definiti Shiko, ovvero il sollevamento delle gambe in aria e la loro ricaduta verso il terreno.
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L'arbitro (gyoji) porta un ventaglio che ricorda un'antica arma usata dai generali, indossa abiti tradizionali e chiama i lottatori sul dohyo con fare teatrale. Anche gli arbitri sono divisi in ranghi, distinguibili dai piedi: scalzi per i principianti, con calzini e zoccoli per i più esperti.
Il gesto dello shiko serve a distrarre e intimorire l'avversario, ma anche ad allontanare gli spiriti maligni (oni). Per lo stesso motivo si sparge il sale. Prima degli incontri, lo yokozuna si presenta nell'arena con la sua cintura, accompagnato dal "portatore di spade" e dal "pulitore di rugiada", che sanciscono la sovrapposizione tra lo yokozuna e il samurai. I makuuchi fanno un ingresso di gruppo in cerchio, eseguendo una danza rituale vestiti con i kesho-mawashi, grembiuli decorati. La cerimonia di chiusura (yumitori-shiki) vede un lottatore esibirsi in una danza solitaria con un arco di bambù, simbolo di forza e vittoria.
Le regole del sumo sono semplici: l'incontro finisce quando una parte del corpo di un lottatore (tranne i piedi) tocca terra o quando il lottatore viene spinto fuori dal cerchio. Sono vietati colpi agli occhi, tirare i capelli e svestire l'avversario. Si possono usare spinte, trattenute e proiezioni, con l'eccezione del pugno chiuso. Gli incontri durano pochi secondi, ma la fase preparatoria è esaltante grazie alla componente rituale. I lottatori possono temporeggiare, fintare la partenza, rialzarsi, praticare lo shiko e spargere il sale per trovare la concentrazione e destabilizzare l'avversario.
Quando l'arbitro dà il via, i rikishi si lanciano l'uno contro l'altro in un impatto potente. Molti lottatori mulinano le mani per tenere l'avversario a distanza o infastidirlo coi colpi. Se entrambi resistono al primo impatto, l'incontro prosegue con un gioco di leve tra i due atleti che abbrancano i rispettivi mawashi e spingono tenendo il baricentro basso. La tecnica fa la differenza, e non sempre l'atleta più pesante è avvantaggiato.
La tradizione prevede 48 mosse (kimarite) con cui vincere l'incontro, ma la federazione ne elenca 82. Si dividono in spinta (oshidashi), traino (utchari), proiezioni (ipponzeoi) e sollevamenti (tsuridashi). Si può fare leva sugli arti inferiori e sgambettare l'avversario, sbilanciare con una schivata o effettuare proiezioni simili al judo. Si può persino sollevare l'avversario di peso e depositarlo a terra o fuori dal cerchio. La tecnica gioca un ruolo importante anche nella fase difensiva.
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La Vita di un Lottatore di Sumo
La vita di un lottatore di sumo è interamente dedicata agli allenamenti ed è parzialmente definita dalla Sumo Association. Quando una persona decide di diventare un lottatore di sumo, deve lasciarsi crescere i capelli per formare il codino tipico (chonmage), simbolo della casta samurai nel periodo Edo (1603―1868).
I giovani apprendisti si svegliano presto, verso le 5, per iniziare ad allenarsi. I sekitori (lottatori nella categoria makuuchi o juryo) iniziano più tardi, verso le 7, perché i giovani lottatori devono preparare i pasti, i bagni caldi e assistere i senior. La dieta è rigida e normalmente non prevede la colazione. Il pranzo tipico è il chankonabe, un piatto a base di pesce, carne e verdure bollite insieme, accompagnato da riso e birra. Dopo pranzo, i lottatori fanno una siesta. Nel pomeriggio, i giovani lottatori seguono lezioni, mentre i sekitori si prendono cura dei fan-club o si riposano.
La vita degli aspiranti lottatori di sumo non è facile, ma una volta raggiunto il professionismo, i sacrifici sono ripagati da uno stipendio considerevole. Lo stipendio mensile di un lottatore della categoria jūryō si aggira intorno agli 8.500€, aumentando di circa 3.000€ al mese per ogni salto di categoria, fino a circa 25.000€ al mese per i lottatori nella categoria yokozuna.
La carriera di un sumotori inizia in genere alle scuole medie, quando i giovani più promettenti vengono selezionati e invitati da un maestro (oyakata) per entrare a far parte della palestra (heya). Nelle palestre la vita è comunitaria, una piccola società a sé stante. Alla mattina c'è l'allenamento quotidiano (keiko), seguito dal pranzo preparato dagli allievi più giovani. I rikishi seguono un'alimentazione controllata a base di chankonabe, uno stufato di carne di pollo, pesce e verdure, accompagnato da riso bianco. I capi della scuderia hanno l'obiettivo di far ingrassare gli atleti, che arrivano ad assumere fino a 10.000 calorie al giorno. Dopo il pranzo, i lottatori dormono tutti insieme nella sala comune, poiché si ritiene che dormire subito dopo il pasto favorisca l'accumulo di massa.
Aspettativa di Vita e Problemi di Salute
Lo stile di vita del sumo ha gravi effetti collaterali. L'aspettativa di vita media per un lottatore è tra i 60 e i 65 anni, quasi due decenni meno del giapponese medio. Questo è dovuto all'impatto della dieta e dello sport sul corpo dei lottatori. Molti sviluppano diabete e problemi di alta pressione, oltre a diventare soggetti a problemi cardiaci dovuti alla quantità di massa grassa accumulata. Inoltre, il consumo di alcool può causare problemi al fegato e il peso elevato può causare problemi di artrite.
Una vita così estrema obbliga i lottatori a pagare un prezzo quando avanzano con gli anni: l'aspettativa di vita media di un sumotori è infatti di 65 anni, circa 10 in meno della media nazionale.
Negli ultimi anni sono stati apportati dei cambiamenti a tutela della salute dei lottatori, sempre a rischio per via del peso e delle conseguenze che ne derivano.
Scandali e Crisi del Sumo
Negli ultimi anni si è parlato spesso di crisi del sumo. Nel 2007, si è verificata la prima squalifica della storia di uno yokozuna, Asashōryū Akinori, proveniente dalla Mongolia. Nel 2010, Asashōryū ha annunciato il ritiro dopo aver rotto il naso a un uomo aggredito in un locale, gettando nuova luce sullo stile di vita insostenibile e sui problemi di salute dei lottatori.
Nel 2008, il giovane Takashi Saito (Tokitaizan) morì dopo essere stato picchiato e costretto a lottare fino allo sfinimento. La versione ufficiale fu che la sua morte era dovuta a un attacco cardiaco, un problema comune tra i lottatori di sumo.
Nel 2017, il lottatore Harumafuji ha ammesso di aver aggredito un altro lottatore, colpendolo in testa con una bottiglia di birra e procurandogli diverse fratture e contusioni. Questo caso ha suscitato indignazione e ha rimesso in cattiva luce lo sport.
Il Sumo nella Cultura Popolare
Il sumo è presente anche nella cultura popolare occidentale, ad esempio con i personaggi di Honda in Street Fighter e Ganryu in Tekken.
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