Introduzione
L'affascinante mondo delle arti marziali giapponesi, con la sua storia ricca e le sue diverse discipline, ha lasciato un segno indelebile nella cultura globale. Questo articolo esplora la storia di un maestro giapponese di judo, concentrandosi sulle influenze che hanno plasmato il suo percorso e sull'impatto che ha avuto sulla diffusione delle arti marziali in Italia, con uno sguardo particolare alla Liguria e alla città di Imperia.
Radici e Influenze Giapponesi
Il contesto storico in cui si sviluppa questa storia è quello dell'epoca d'oro dei film di Bruce Lee e delle competizioni tra diverse scuole di arti marziali. In questo scenario, figure come Ichikura e Toyofuku, rispettivamente 3°/4° dan e 7° dan, emergono come punti di riferimento. È importante notare che, all'epoca, molti di coloro che si autodefinivano "maestri" spesso si attribuivano da soli i gradi dan.
Le radici del budo classico giapponese affondano nel XV secolo, con scuole come Katori Shinto Ryu e Kashima Shinto Ryu che rappresentano le più antiche tradizioni marziali registrate. Queste scuole, complementari tra loro, hanno influenzato profondamente lo sviluppo delle arti marziali giapponesi.
Il maestro Shiigi Munenori, nato nel 1938, incarna questa eredità. Introdotto fin da giovane allo studio del budo classico, Shiigi divenne un esperto di judo e jūjutsu, riconosciuto in Giappone come uno dei maggiori esponenti dell'arte della spada. La sua filosofia, che equipara il budo alla vita quotidiana, enfatizza un sistema di pratica basato su livelli, lo "Shu Ha Ri", che va oltre la semplice esecuzione dei kata.
La tradizione del Katori Shinto Ryu è stata tramandata all'interno della famiglia Shiigi. Shiigi Keibun (1898-1977), padre di Munenori, fu una figura di spicco nel mondo delle arti marziali giapponesi. La sua scuola privata, la Nitto Juku, offriva un'educazione completa che includeva arti marziali come kenjutsu, jūjutsu e judo, oltre a materie accademiche.
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Shiigi Keibun studiò Katori Shinto Ryu con Hongu Toranosuke, allievo di Iizasa Morisada (il 18° successore di Iizasa Choisai alla guida di Katori Shinto Ryu), Kashima Ryu con il padre Shiigi Eishun, Kashima Shinto Ryu con Ishikawa Tokusaburo e Jikishin Kage Ryu con Sakakibara Kenkichi. Il maestro Keibun riteneva che, nonostante le differenze superficiali, le tecniche di Kashima Shinto Ryu, Katori Shinto Ryu e Jikishin Kage Ryu condividessero la stessa teoria sull'uso della spada. Il figlio, Munenori, concorda, sottolineando che la pratica è solo più veloce in Katori Shinto Ryu, più lenta in Jikishin Kage Ryu e intermedia in Kashima Shinto Ryu.
Il legame tra la famiglia Shiigi e il Tempio di Kashima è sempre stato molto importante. Shiigi Keibun era il vicedelegato del Tempio, e la sua calligrafia è stata utilizzata come modello per l'incisione sul grande monolite all'ingresso del Tempio.
Il Judo a Imperia e in Liguria
La nascita della sezione Judo presso la Società Ginnastica Andrea Doria risale al 27 giugno 1962, con l'obiettivo di unire i judokas della Lega Ligure Judo, provenienti da Savona, Imperia, Bordighera, San Remo, Ventimiglia e Genova. A partire dal settembre dello stesso anno, la sezione iniziò l'attività agonistica e organizzativa, mettendo a disposizione le strutture della Società.
La pratica del judo all'Andrea Doria fu inaugurata nella stagione 1972-1973, sotto la direzione tecnica del maestro Massimo Sasso, che aveva iniziato a Genova la pratica del karate con il maestro giapponese Sugano.
Kendo: Un'Altra Arte Marziale che Prende Piede
Parallelamente allo sviluppo del judo, anche il kendo trovò spazio in Liguria. A Savona, la Shindokai e la Yama Harashi, pur non essendo in ottimi rapporti, a volte univano le forze per accogliere maestri come Ichikura e Toyofuku. Nel 1977, la vita portò lontano dal dojo, ma nel 1990 un nucleo di bambini si aggregò attorno ai due nipoti di Gianni Sarti: Alessandro Sarti, Carlo Caviglia, Massimo Taglienti e altri, portando a grandi successi nelle giovanili ai Campionati Italiani.
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La storia del kendo a Savona è segnata da difficoltà logistiche e dalla mancanza di spazi adeguati. Dopo la chiusura del dojo, la Itto Ryu Kendo Savona, presieduta da Gianni Sarti, si trovò a lottare contro la cronica mancanza di spazi e orari irregolari. Nonostante le difficoltà, la passione per il kendo non si spense mai, e nel 1997, grazie all'arrivo di Luigi Scola e altri appassionati, si ricominciò a costruire.
Negli anni successivi, una nuova generazione di kendoka, tra cui Minetto, Dallosta, Coletta e Calvi, ridiede entusiasmo alla disciplina. Grazie a questa nuova generazione, tra il 2007 e il 2008 il palmares cominciò ad arricchirsi di podi piccoli e grandi.
Aikido: Un'Arte di Pace e Armonia
L'aikido, con le sue radici nelle antiche arti da guerra giapponesi, rappresenta un'arte marziale di pace e armonia. Il suo insegnamento, tradizionalmente tenuto segreto e rivelato solo a pochi discepoli, trae origine dalle gesta dei samurai.
Tra le figure chiave nella diffusione dell'aikido in Europa, spicca Tadashi Abe, un kamikaze sopravvissuto che divenne uno dei pionieri di questa disciplina in Francia. Abe iniziò la pratica dell'aikido ad Osaka nel 1942, sotto la diretta supervisione di Morihei Ueshiba Sensei, e nel 1952 si trasferì in Francia, dove iniziò a insegnare aikido nel Dojo di Judo del Maestro Mikinosuke Kawaisihi.
Abe pubblicò in francese due dei primi libri sull'aikido, e la sua tecnica veniva considerata particolarmente dura, veloce ed efficace. Tuttavia, al suo ritorno in Giappone nel 1959, criticò aspramente l'Aikikai, ritenendo che le tecniche si fossero trasformate in uno "sport effeminato che aveva perso la maggior parte del suo spirito Samurai".
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In Italia, l'aikido fu introdotto grazie all'attività dei numerosi club di judo, e figure come il Prof. Salvatore Merge', che aveva praticato come sotodeshi all' Hombu Dojo di Tokyo, e la scultrice giapponese Haru Onoda, allieva diretta di O’ Sensei, contribuirono alla sua diffusione.
Lealtà e Devozione: Il Simbolo di Hachiko
La storia di Hachiko, il cane Akita che aspettò invano il suo padrone alla stazione di Shibuya per dieci anni, rappresenta un simbolo di lealtà e devozione. Questa storia, poco nota in Italia, ha ispirato Antonino Saporito, un allevatore di Akita di Givoletto, che ha dedicato la sua vita a questa razza.
Saporito, ex ristoratore e istruttore di judo, si innamorò della cultura giapponese durante un viaggio a Tokyo. Oggi, il suo allevamento è il più grande d'Europa, con 50 Akita e una manciata di Shiba. Saporito importa Akita dal Giappone, e il suo maestro di judo fa da interprete.
La passione di Saporito per gli Akita lo ha portato a creare un'azienda agricola, dove si dedica all'allevamento e all'addestramento di questi cani. La sua storia testimonia come la cultura giapponese, e in particolare le sue arti marziali e i suoi simboli di lealtà, possano influenzare profondamente la vita delle persone.
Pierre Chassang: Un Eroe della Resistenza e Pioniere dell'Aikido
La figura di Pierre Chassang incarna un connubio unico tra coraggio, impegno e passione per l'aikido. Nato nel 1919, Chassang partecipò attivamente alla Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale, distinguendosi per il suo eroismo e la sua determinazione.
Dopo la guerra, Chassang si avvicinò all'aikido, diventando uno dei pionieri di questa disciplina in Francia. Nel 1962, fondò l'Associazione Culturale Europea Aikido, che divenne la Federazione Europea d'Aikido nel 1977. Nel 1975, fondò la Federazione Internazionale di Aikido, contribuendo allo sviluppo dell'aikido a livello mondiale.
Chassang fu un uomo di grande modestia e generosità, che dedicò la sua vita alla diffusione dell'aikido senza mai chiedere nulla in cambio. La sua storia rappresenta un esempio di come le arti marziali possano essere un veicolo di valori come il coraggio, l'impegno e la perseveranza.
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