La faida tra Randy “Macho Man” Savage e Jake “The Snake” Roberts è una delle più memorabili e intense nella storia del wrestling, costruita su una dinamica di tensione, tradimento e vendetta che l'ha resa un cult. La "mossa del serpente" è diventata un simbolo di questa rivalità, incarnando la crudeltà e la manipolazione psicologica che hanno caratterizzato il personaggio di Jake Roberts. Questo articolo esplora in dettaglio la mossa del serpente, il suo significato, le sue implicazioni e il suo impatto duraturo sul mondo del wrestling.
Le Origini della Faida Savage-Roberts
La rivalità tra Randy Savage e Jake Roberts si sviluppò gradualmente, tessendo una trama complessa che coinvolgeva elementi personali e professionali. Il coinvolgimento di Miss Elizabeth, la moglie di Savage, fu uno degli elementi centrali. Nel 1991, Jake Roberts iniziò a flirtare con Elizabeth durante le trasmissioni della WWE, con l’obiettivo di provocare una reazione irrazionale e violenta da parte di Savage, che reagiva sempre più aggressivamente ad ogni interazione con Elizabeth.
Il punto di rottura avvenne durante il “Saturday Night’s Main Event” del 1991. Roberts, cercando di conquistare l’attenzione di Elizabeth, si avvicinò a lei e la baciò, scatenando la furia di Savage. Questo atto segnò un punto di non ritorno, intensificando la faida e portando a conseguenze estreme.
L'Introduzione del Cobra: Un'Arma Psicologica
Jake Roberts era noto per portare serpenti sul ring, utilizzandoli come una minaccia psicologica nei confronti dei suoi avversari. L’introduzione del cobra divenne un elemento distintivo della sua gimmick, amplificando la paura e l’ansia che Roberts incuteva nei suoi rivali. Il serpente non era solo un accessorio, ma un’estensione del personaggio di Roberts, un simbolo del suo lato oscuro e manipolatorio.
Il Morso del Cobra: Un Momento di Non Ritorno
Il 21 ottobre 1991, durante una registrazione di WWF Superstars of Wrestling, Jake Roberts fece mordere il cobra a Randy Savage, segnando il punto di non ritorno della faida. Questo evento scioccò il pubblico e portò la rivalità a un livello di intensità mai visto prima.
Leggi anche: Jiu Jitsu: l'arma contro lo scippo
La reazione di Savage fu immediata: il gonfiore e la febbre alta lo portarono in ospedale. Sebbene il segmento fosse stato pianificato, la situazione divenne più pericolosa di quanto previsto, dimostrando come il wrestling possa mescolare intrattenimento e dramma reale.
La Paura Reale di Jake Roberts per i Serpenti
Nonostante il suo personaggio di “Jake The Snake”, Roberts temeva mortalmente i serpenti. In un’intervista, rivelò che l’idea di usare i serpenti come parte della sua gimmick gli venne durante il suo periodo nella Mid-South, ma che aveva un’enorme paura di loro. Nonostante questa paura, il nome “Jake The Snake” divenne parte integrante del suo personaggio e la gimmick lo rese una delle figure più iconiche del wrestling.
Ted DiBiase, in particolare, non sopportava l’idea di condividere uno spogliatoio con i serpenti. Raccontò come Jake dovesse portare il suo serpente in ogni tappa dei tour, tenendolo anche nella vasca da bagno per mantenerlo umido.
L'Eredità della Faida e della Mossa del Serpente
Il segmento tra Randy Savage e Jake Roberts non solo ha segnato un momento storico nel wrestling, ma ha anche cementato la leggenda di due dei più grandi personaggi della storia del settore. Questo episodio ha mostrato come il wrestling possa mescolare intrattenimento e dramma reale, rimanendo impresso nella memoria dei fan.
La mossa del serpente, in particolare, è diventata un simbolo della capacità del wrestling di creare momenti di shock e terrore, sfruttando le paure primordiali del pubblico. Jake Roberts ha saputo utilizzare il serpente come un’arma psicologica, elevando la sua gimmick a un livello superiore e lasciando un’impronta indelebile nella storia del wrestling.
Leggi anche: L'Adolescenza e il Lato Oscuro del Bullismo
Altre Finisher Iconiche nel Wrestling ICW
Oltre alla mossa del serpente, il mondo del wrestling è ricco di finisher iconiche, ognuna con le proprie caratteristiche e il proprio impatto sul pubblico. Nel panorama della ICW (Italian Championship Wrestling), diverse finisher si distinguono per la loro efficacia e spettacolarità.
SilverKick
La vera arma della forza della natura è il SilverKick, una mossa che varia da situazione a situazione. È un colpo portentoso che raramente lascia scampo. I lottatori più intelligenti tentano di counterizzare questa temibile manovra risolutiva anticipandola. La seconda versione è quella che amo definire “out of nowhere”, ovvero a sorpresa. Questa versione del SilverKick trova nella velocità di esecuzione il suo vero punto di forza a discapito comunque della precisione, visto il tempo di caricamento pressoché nullo. Per tirare fuori una tecnica come questa in così poco tempo, Il Predatore Più Pericoloso deve necessariamente sacrificare precisione e un minimo di potenza.
Genetic Driver
C’è solo un modo per descrivere la Genetic Driver: lenta ma inesorabile. In termini puramente fisici la Genetic Driver presenta una forza di impatto impareggiabile, a discapito di un “tempo di caricamento” mediamente più lungo rispetto a una normale finisher. Più che una finisher, un’arma di distruzione di massa, se portata a segno. Nessun lottatore a noi noto è mai riuscito a uscire “pulito” dalla Genetic Driver, il che la rende un’arma temuta e rispettata. Esistono due possibili counter a quest’arma risolutiva: sfruttare il lungo tempo di caricamento e la macchinosità necessaria a OGM per uncinare entrambe le braccia del rivale, oppure inabilitare fisicamente OGM alla sua manovra finale. La Genetic Driver è spietata, ma richiede un alto prezzo da pagare: OGM deve sollevare l’avversario di peso, da una posizione molto scomoda. Per essere eseguita su avversari pesanti e forti fisicamente, il Lottatore Geneticamente Modificato debba avere tutta la sua muscolatura dorsale e femorale in ottima forma, per esprimere la potenza necessaria al sollevamento.
Caduta dal Gran Canyon
La Caduta dal Gran Canyon di Charlie Kid è da considerare il frutto della sua esperienza nel panorama del Wrestling Italiano. Oltre a richiedere un enorme quantitativo di equilibrio e agilità, questa finisher è contraddistinta da una forza di impatto davvero notevole capace di sgominare qualsiasi avversario si presenti sul ring. Quando Charlie si libra potente nel cielo, ogni avversario sa che ogni cosa che sale così in alto… prima o poi dovrà anche scendere! È una manovra pericolosissima, la classica “high risk , high reward”. Charlie Kid, carismatico e forte cowboy, in ogni incontro mette cuore, sudore e sangue per portarsi a casa la contesa. È disposto a tutto, anche a prendersi rischi enormi! La Caduta dal Gran Canyon è lo specchio esatto della sua filosofia di lotta. Il suo avversario, per evitare il peggio, deve necessariamente intervenire sul lungo tempo di caricamento. La cosa più semplice da fare è tentare di scansarsi, ancora prima che la manovra possa prendere vita. Piccolo inconveniente: il più delle volte, Charlie esegue la sua manovra risolutiva dopo la potentissima e brevettata Spear! Se impossibilitati a scansarsi prima del volo, si può sempre provare a farlo quando il Cowboy Italiano è già in cielo.
Kobra Driver
Potrà anche essere il wrestler più odiato in ICW, ma in fatto di finisher, Kobra sa il fatto suo. Il piledriver, se portato a segno, è capace di mettere ko avversari di qualsiasi stazza: finisher precisa, letale e spettacolare in grado di provocare pesanti danni alla testa a discapito di una esecuzione comunque piuttosto lenta. Un tempo di caricamento davvero molto lento, e una preparazione (entrambe le gambe del rivale vanno bloccate prima di eseguire la caduta) soggetta a possibili counter.
Leggi anche: Approfondimento sulla Cane Mossa Karate
DevilSault
Red Devil, il Fenomeno, può essere tranquillamente definito come uno tra i migliori talenti presenti nel roster attivo della ICW. La sua finisher, il DevilSault, lo rappresenta in tutto e per tutto: agile ed esplosivo. Vedere Il Fenomeno danzare agile nel cielo prima di abbattersi sul malcapitato di turno è uno spettacolo al quale ogni vero amante del wrestling deve assolutamente assistere almeno una volta nella vita. Devil stende il rivale e poi esegue il suo brevettato DevilSault e porta a casa la vittoria.
Jolly Roger DDT
Doblone ha parecchie armi a suo favore: una di queste è indubbiamente la sua Ciurma, l’altra invece è il Jolly Roger DDT. La finisher di Doblone non sarà spettacolare, ma è sicuramente precisa e letale. Il cranio impatta sul tappeto con una tale forza, che la maggior parte delle vittime dichiara di aver subito perdite di memoria, o sensazioni orribili di nausea… ma tutti concordano su una cosa: subire un Jolly Roger DDT equivale al dire addio alla contesa. Il caricamento è abbastanza lento ed è difficile per il Pirata agganciare braccio e gamba del rivale in poco tempo. In più, il Terrore dei Sette Mari non è noto per la statuaria altezza… Da un punto di vista puramente scientifico, l’altezza che si viene a creare tra la testa dell’avversario e il tappeto, nella quale si creerà l’accelerazione necessaria all’impatto, è abbastanza ridotta. Per rendere la DDT letale, Doblone deve imprimere quindi grande forza, forza che richiede concentrazione e tempo per essere generata.
Wrestling Vintage: Undertaker a Wrestlemania
In questo episodio di Wrestling Vintage ripercorriamo lo straordinario percorso di Undertaker nel più importante evento wrestling dell’anno: Wrestlemania! Nell’edizione di Wrestlemania più assurda ed imprevedibile della storia - in onda in due serate, fra ieri e oggi, senza pubblico nell’arena per via dell’emergenza Coronavirus - ci sarà comunque una certezza: ancora una volta, sarà presente all’appuntamento il leggendario Undertaker, che quest’anno se la vedrà con un rivale mai affrontato prima: AJ Styles.
Per celebrare la saga del becchino allo Showcase of the Immortals e la sua celeberrima striscia vincente, abbiamo deciso (come sempre a seguito di votazione fra io, me e me stesso) che a partire da questa puntata di Wrestling Vintage vi accompagneremo in un viaggio le cui tappe saranno le migliori rivalità del deadman al più importante evento di wrestling dell’anno.
Da un Fenomeno all'Altro
C’era una volta un lottatore proveniente dalle isole Fiji. Il suo nome era “Superfly” Jimmy Snuka ma, ogni volta che saliva sul ring, i telecronisti lo chiamavano “the phenom” per via del suo fisico scultoreo e delle sue abilità atletiche fuori dal comune. Nel 1991, anno della settima edizione di Wrestlemania, la carriera di Superfly era già sul viale del tramonto ma lui era ancora uno dei beniamini del pubblico. Sulla sua strada, quella sera, trovò un giovane wrestler che definire inquietante era un eufemismo. A sorpresa, a novembre dell’anno prima, quell’oscuro personaggio era stato presentato ai fan da “The Million Dollar Man” Ted Dibiase quale componente della sua squadra per le Survivor Series. Da quel momento, le sue prestazioni sul ring avevano impressionato per la rapidità e la schiacciante superiorità con cui si sbarazzava degli avversari. Ma a Wrestlemania VII, Kane The Undertaker - questo il nome originale del lottatore - doveva vedersela con il veterano Jimmy Snuka. Una prova decisamente più difficile, dicevano tutti…e invece no. In meno di cinque minuti, il becchino fece carne da macello anche del “fenomeno”, portandogli via quell’appellativo che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei suoi più famosi nickname. Il pubblico nell’arena e a casa non ne era ancora cosciente ma la mitica striscia vincente era iniziata quella notte.
L'Anima del Serpente
Incredibile ma vero, dopo più di un anno dal suo esordio, il pubblico cominciò a provare simpatia per quello strano becchino zombie che non sente alcun dolore. Il momento esatto in cui The Undertaker passò dall’essere uno spaventoso “cattivo” all’essere accolto fra i “buoni” fu quando sventò un attacco a sorpresa da parte di Jake “The Snake” Roberts ai danni di Macho Man e della sua manager Miss Elizabeth. Se conoscete un minimo il serpente, potrete immaginare che l’episodio ebbe delle conseguenze: infatti, non digerendo affatto l’interferenza, Jake si vendicò in occasione di una puntata del Funeral Parlor, il talk show di Paul Bearer, l’altrettanto inquietante (e comico, a dire il vero) manager di Undertaker. Fra i due si accese una forte rivalità che sfociò in un match a Wrestlemenia VIII. Come l’anno prima ma con qualche piccola difficoltà in più, anche in questo caso The Undertaker mostrò tutta la sua straordinaria superiorità. E dire che Jake “The Snake” ci proverebbe pure, mettendo a segno per ben due volte la sua mossa finale, la DDT. Ma neanche una delle manovre più temute nel wrestling è sufficiente per battere quella forza della natura. Pertanto, dopo averlo colpito con la sua Tomstone Piledriver, il deadman si prese anche l’anima del serpente.
A Caccia di Giganti
Contrariamente a quanto si potesse ipotizzare, le due prestazioni al Grandest Stage of Them All non spinsero The Undertaker in cima alla lista dei pretendenti al titolo assoluto. Al contrario, gli regalarono un paio di rivalità non esattamente esaltanti contro alcuni dei colossi della World Wrestling Federation. Alle Survivor Series del 1992, il becchino aveva battuto Kamala in un “match della bara” (per vincere devi chiuderci dentro il tuo avversario, in pratica). Non domo, il manager di quest’ultimo, Harvey Wippleman (quello con gli occhialoni da nerd, la coppola e la faccia da schiaffi), tirò fuori l’asso nella manica: un gigante ex giocatore di basket della nazionale argentina. Il temibile (e qui parte la risata) Giant Gonzales che, come prima mossa, causò l’eliminazione di Taker dalla Royal Rumble del 1993. La resa dei conti fra i due avvenne a Wrestlemania IX, edizione che si tenne all’aperto al Caesar’s Palace di Las Vegas.
Il Declino delle Finisher negli Anni 2010
Negli anni 80 le finisher erano una sentenza senza appello. Nei 90 le finisher diventano più spettacolari e caratteristiche, mantenendo quell’aurea di “colpo finale”. Gli anni 2010 sono invece la certificazione che le finisher sono come signature move, sempre più simili e copiate tra di loro, con kick out continui che fanno perdere ogni significato epico, ed esteticamente sempre più piatte e meno spettacolari.
Il wrestling è diventato ridicolo, non credibile e buffonesco da quando a uscire dalle finisher più mortali non sono solo dei veri e propri Superuomini ma wrestler assolutamente normali e spesso ben sotto la media. Non c’è poi coerenza in queste imprese visto che un Bryan e un Punk caratterizzati per molti anni come wrestler che andavano giù alla prima finisher, dimostravano una resistenza superumana in determinate occasioni. Ma nei tempi più recenti il malcostume è diventato generale e la colpa va data solo alle indies.
Tecniche di Hokuto No Ken
Una delle differenze principali tra l’edizione D/Visual e l’edizione Star Comics è stata la scelta di mettere a fine fumetto delle pagine con la descrizione accurata delle Tecniche che vengono mostrate in Hokuto No Ken. Mi piacerebbe molto pubblicarle e discuterne insieme a voi per capire anche con che criterio e giudizio vengano affermate determinate cose, poichè ci sono molte tecniche che vengono descritte cambiando le carte in tavola del manga stesso e che quindi ci possano far discutere parecchio.
Volume 1
- Hokuto hyakuretsuken (Kenshiro contro ZEED): Una rapida raffica di colpi diretta a numerosi tsubo, che provoca in pochi secondi una esplosione dall'interno dell'avversario.
- Hokuto shinken nishi shinku-ha (Kenshiro contro Picche): Un micidiale colpo col quale Kenshiro ferma un dardo avversario e lo respinge verso chi l'ha lanciato.
- Ganzan ryo-zanha (Kenshiro contro un tirapiedi di Picche): Un potente colpo di mano che, stranamente per l'arte di Hokuto, sembra avere effetto solo esteriormente senza influire sugli tsubo.
- Hokuto zankaiken (Kenshiro contro Picche): Un colpo sferrato con i soli pollici, che penetrano all'interno del cranio dell'avversario.
- Bo-jutsu (Quadri contro Kenshiro): La tecnica preferita da Quadri che consiste nel far ruotare vorticosamente un pesante e gigantesco randello.
- Ko-shu haganken (Kenshiro contro Quadri): Un doppio colpo, in cui dapprima Kenshiro sprofonda le 4 dita delle mani dietro le orecchie dell'avversario, poi lo colpisce con una poderosa ginocchiata.
- Goshiretsudan (Kenshiro contro Fiori): Una tecnica utilizzata per respingere i pugni dell'avversario.
Volume 2
- Hokuto ju-hazan (Kenshiro contro Cuori): Una tecnica particolare che sembra fatta a pennello per Cuori, avversario coperto da una massa di lardo che i colpi di Ken non riescono a penetrare.
- Nanto gokutoken (Shin contro Kenshiro): Una tecnica di difficile comprensione, visto che Shin la utilizza solo quando è a mezz'aria.
- Hokuto go-kin bundankyaku (Kenshiro contro il gigante che voleva far casino al bar): Una tecnica che consiste nel colpire l'avversario nelle spalle ed in volto ed ha come effetto l'immediato indebolimento della sua potenza muscolare.
- Sastujingei (Sergente Mad contro Kenshiro): Tecnica che consiste nel colpire l'avversario con un coltello alla velocità di dieci colpi al secondo.
- Hokuto shinken ku-kyouku ryu-bu (Kenshiro contro il Colonnello): Una tecnica che consente di evitare i colpi dell'avversario muovendosi lungo la direzione dell'aria mossa dalle armi nemiche.
- Hokuto kaikotsuken (Kenshiro contro il Colonnello): Una tecnica che, attraverso la pressione dell'indice e del medio sulla fronte dell'avversario, fa si che le sue ossa letteralmente "esplodano" verso l'esterno, perforando le carni.
- Zusho- (Kenshiro contro soldato della Croce del Sud): Uno tsubo che controlla la memoria.
Volume 3
- Hokuto kyomu shidan (Kenshiro contro 2 scagnozzi di Jackal): Una tecnica che, attraverso un leggero e istantaneo tocco delle dita, fa perdere la memoria degli avvenimenti recenti all'avversario.
tags: #mossa #del #serpente #wrestling #spiegazione
