Nicolini Racconta di Pugili: Un'Esplorazione nel Mondo della Boxe

Marco Nicolini, classe 1971, ha lasciato da tempo le palestre in cui boxava, ma il suo non è stato un lungo addio al mondo del pugilato. Scrivere di sport, e in particolare di boxe, è un'arte che richiede corpo, cuore e cervello, indipendentemente dalla categoria di peso letteraria a cui si appartiene. La passione per la boxe, alimentata dalla dedizione e dallo spirito guerriero ispirati da idoli come Mike Tyson e Marvin Hagler, si è trasformata in una mappatura in perenne espansione, arricchita da una documentazione costante attinta da libri, almanacchi, riviste messicane e americane, sia cartacee che online.

L'Ispirazione e la Nascita di un Racconto

L'ispirazione per i racconti di Nicolini può nascere in luoghi diversi. A San Marino, nella sua soffitta ad uso ufficio, la ricerca di idee avviene attraverso la lettura dei suoi testi o delle pagine ingiallite della sua collezione di ritagli. Al contrario, quando si trova lontano, a volte sono i racconti a trovare lui.

L'Essenza della Boxe: Più di un Semplice Sport

La boxe è più di un semplice sport; è una vocazione, un'indole, un'attitudine. Non bastano esercizi o allenamenti estenuanti, né fisici imponenti o un pugno fulminante. L'attitudine al combattimento con i pugni non si crea dal nulla, senza ispirazione naturale. Ci vuole anche un certo tipo di cattiveria agonistica e sportiva, la vocazione a schivare e a colpire più duramente dell'avversario.

Mentori ed Eroi: Un'Epopea Proletaria

La storia di un uomo nato per combattere è una sorta di epopea proletaria, un monomito che, tanto nel trionfo quanto nella caduta, riproduce inesorabile gli atti di una tragedia greca. Dalla seconda metà del XIX secolo a oggi, per la maggior parte dei pugili la prima "palestra" è stata il ghetto, il carcere o le sordide bettole di una città portuale.

Jimmy DeForest (1868-1932), noto come Kid Woods, era figlio di acrobati e, prima di diventare pugile professionista, fu anche domatore di leoni. Primo Carnera (1906-1967), il Gigante di Sequals, fu umiliato ed esibito come fenomeno da baraccone prima di diventare una leggenda. La boxe non fa sconti a nessuno, e la tragedia della forza di un vincente non sempre porta alla redenzione. Tom Sharkey, Sonny Liston, Carlos Monzon e Tiberio Mitri sono esempi di uomini maledetti dal successo e poi risputati nei luoghi oscuri della loro anima. Jake LaMotta e Vinnie Pazienza, massacrati sul ring e dal fato, sono uniti da un'insondabile determinazione, la stessa dimostrata da campioni olimpici come Anthony Joshua e Gennady Golovkin, da Deontay Wilder e Katie Taylor.

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Tecnica e Cuore: Gli Ingredienti di un Campione

"Cosa dà un campione?" si chiede retoricamente Eddie, il "secondo" di coach Frankie Dunn in Million Dollar Baby. La risposta è "Tecnica e cuore". L'una senza l'altra non porta a nulla di buono. Troppa tecnica senza "cuore" porta a un atleta che non diventerà mai un vero campione. La tecnica si può affinare e allenare, ma il "cuore" è qualcosa che si possiede o meno. È un cuore al contempo rabbioso e capace di contenere e incanalare quella stessa rabbia, senza trascendere.

La Boxe e il Cinema: Un Legame Indissolubile

La boxe è forse lo sport più "cinegenico" in assoluto. Il cinema ha raccontato molto bene la disciplina, mettendo in luce i suoi aspetti nodali. Film come Toro scatenato di Martin Scorsese, Rocky di John G. Avildsen e Million Dollar Baby di Clint Eastwood sono pietre miliari nella rappresentazione della boxe sul grande schermo.

Federico Buffa ha affermato che il pugilato è lo sport "più fotogenico" di tutti, sottolineando come Scorsese, in Toro scatenato, abbia cambiato la percezione della storia dello sport attraverso il cinema, entrando sul ring e "penetrando" l'azione sportiva in maniera diversa.

Nicolini e la Sua Passione per la Boxe

Marco Nicolini ha pubblicato "Mille pugili" (ed. Burno), una raccolta di racconti, storie di boxeur, aneddoti, epiche e fotografie che testimoniano la sua passione per questo sport. Il libro è una scrematura sofferta di ben quattrocento biografie di pugili, introdotta da una prefazione coinvolgente.

Campioni Italiani nella Storia della Boxe

Due pugili italiani hanno un posto nella Boxing Hall of Fame: Nino Benvenuti e Duilio Loi. Benvenuti è il corpo e il volto simbolo della boxe italiana, campione olimpico nel 1960 e campione mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970. Duilio Loi, campione mondiale dei pesi welter nel 1960, ha perso solo 3 volte su 126 incontri disputati. Va ricordato anche Primo Carnera, il primo italiano a conquistare il mondiale dei pesi massimi nel 1933.

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La Boxe: Uno Specchio della Vita

La boxe è uno specchio della vita, con le sue difficoltà, le sue sconfitte, ma anche le sue risalite inattese. Come ha detto Muhammad Ali, "Dentro a un ring, oppure fuori, non c’è nulla di sbagliato nell’andare al tappeto. È sbagliato rimanere al tappeto".

La Boxe Oltre il Ring: Storie di Redenzione e Rinascita

La boxe ha ispirato anche storie di redenzione e rinascita, come quella di Mickey Rourke, che abbandonò il cinema all'apice del successo per dedicarsi al pugilato, e quella di Salvatore Ruocco, ex pugile squalificato che è diventato attore di teatro, cinema e tv.

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