Il pugilato, inteso come arte del combattimento con i pugni, ha radici antichissime che si perdono nella notte dei tempi. Testimonianze di graffiti preistorici risalenti al III millennio a.C. raffigurano uomini che combattono con i pugni chiusi. Le prime descrizioni di combattimenti si trovano nei poemi omerici, e inni e leggende delle civiltà greca, romana, mesopotamica ed egizia. Inizialmente, questi combattimenti spesso terminavano con la morte, senza protezioni. Solo successivamente i Greci iniziarono a utilizzare lacci di cuoio con placche di piombo per proteggere le mani.
La Rinascita del Pugilato Moderno
Nel Medioevo, questa disciplina subì un declino. Fu solo nel 1700 che il pugilato iniziò a evolversi, grazie agli inglesi che introdussero regolamenti, trasformando questo stile di combattimento cruento in un vero e proprio sport. James Figg, nei primi anni del Settecento, concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare, definendolo "nobile arte".
La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella odierna. I colpi venivano portati anche a martello, e il perimetro di combattimento era delimitato dagli stessi spettatori o da una linea circolare tracciata a terra. Quando James Figg si ritirò, fondò la prima Accademia della boxe, organizzando incontri in un anfiteatro a Oxford Street. Il suo successore fu George Taylor, suo atleta nell'anfiteatro, che divenne campione d'Inghilterra.
Nel 1865, John Sholto Douglas, insieme all'atleta John Graham Chambers, scrisse le regole del marchese di Queensberry, il codice della boxe scientifica. Questo codice contiene i fondamenti principali comuni anche con la boxe moderna: obbligo dei guantoni, round, KO e categorie di peso.
Il Pugilato Moderno: Principi e Regolamenti
La boxe moderna ha principi molto semplici: si combatte in un quadrato, utilizzando guantoni, caschetto, conchiglie e paradenti per limitare i danni. L’incontro si divide in più riprese da tre (o meno) minuti, con un intervallo di un minuto. Tra i professionisti, il caschetto non viene usato.
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Gli Albori del Pugilato Italiano
La prima riunione pugilistica, intesa in senso moderno, si svolse a Verona il 1 maggio 1909. Un vero pioniere del pugilato italiano fu il genovese Pietro Boine, che il 10 luglio 1910 a Valenza Po divenne anche il primo campione dei massimi, sia pure per l'Alta Italia. Boine nel 1912 fondò a Milano il "Club Pugilistico Nazionale". Nello stesso periodo, a Roma, l'americano di colore James Rivers aprì l'"Accademia Pugilistica". Attorno a questi due poli si sviluppò un moto di interesse che portò alla costituzione - con l'incoraggiamento della Federazione Atletica Italiana - della Federazione, avvenuta a Milano nel marzo 1916, in piena guerra. Gian Domenico Roseo ne divenne il primo presidente.
La Federazione Pugilistica Italiana (FPI)
La FPI si diede una struttura organica solo nel 1919, e una squadra italiana prese parte per la prima volta ad un torneo durante le Olimpiadi Interalleate di Jonville (1920). La Federpugilistica entrò a far parte del CONI nel 1927. Il primo titolo europeo di un pugile italiano fu quello di Erminio Spalla (1923), il primo titolo mondiale quello di Primo Carnera (1933), entrambi nei massimi. La Federazione è elencata nella Legge 16.2.1942, n. 426.
Un passaggio fondamentale nella storia della FPI fu la prima edizione dei Campionati italiani, che si svolse nel 1920. Un anno dopo, Piero Ostalli venne eletto Presidente. Fino al 1922 si alternarono nel ruolo di Segretario generale Galli, Ribeira e Mario Folco. Il 1922 fu l'anno dell’elezione di Gian Giacomo Roseo, sostituito due anni più tardi da Giacomo Grassi. Il ruolo di Segretario fu ricoperto da una coppia di dirigenti, Villa e Mazzurelli. Giacomo Grassi diede però le dimissioni nel 1927 e il Comitato Olimpico Italiano intervenne investendo Giacomo Corbari nel ruolo di Commissario straordinario. Questi venne assistito dal Segretario Pietro Massara e dai consulenti tecnici Galli e Lomazzi. Carlo Lomazzi fu Consulente tecnico nel biennio 1927/28.
L'anno successivo Giacomo Grassi tornò a ricoprire il ruolo di Presidente. Ma ad aprile, dopo solo tre mesi di carica, venne sostituito da Carlo Carini. Vice presidente Ugo Bordoni, Segretario Luigi Bossi. Grassi, in ogni caso, fu "costretto" a tornare al vertice e, a seguito di una crisi insanabile, venne nominato Commissario straordinario. Massara, il Segretario.
Il 1929 fu l’anno del trasferimento. La Federazione traslocò i suoi locali da Milano a Roma e Raffaello Riccardi si insediò al vertice federale, rimanendo Presidente per ben dieci anni. Edoardo Mazzia fu Segretario generale in questo periodo.
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Nel 1939 Bruno Mussolini, figlio di Benito, divenne Presidente, con Segretario Musti De Gennaro. Il ruolo di Bruno Mussolini, deceduto in carica, fu successivamente preso dall’altro figlio del Duce, Vittorio.
Il Conte Francesco di Campello, nel 1944, fu dapprima nominato Commissario straordinario e successivamente venne eletto Presidente. Edoardo Mazzia tornò a ricoprire il ruolo di Segretario, carica che mantenne fino al 1954, anno del suo decesso. Nel 1947, dopo una breve presidenza ad interim di Mario Teodori, Bruno Rossi venne eletto Presidente, ma rimase vittima di un incidente stradale e nel 1958 venne sostituito da Silvio Podestà, che ricoprì il ruolo ad interim.
Nel 1959, nel corso del Congresso di Napoli, venne rieletto presidente il Conte Francesco di Campello, che per quattro anni ricoprì la carica. Poi, nel luglio del 1963, fu la volta del ritorno di Silvio Podestà, che fino al marzo del 1969 fu Presidente federale. Il Congresso di Ancona elesse poi Presidente l’onorevole Franco Evangelisti, mentre nel marzo del 1981 fu la volta di Ermanno Marchiaro.
Successore di Marchiaro fu Gianni Grisolia, eletto Presidente nel marzo del 1997, mentre il 10 marzo del 2001, al Congresso celebrato a Roma, ci fu l'elezione di Franco Falcinelli nel ruolo di Presidente, che si è confermato nel 2005 e nel 2009. A Falcinelli è succeduto nel 2013 Alberto Brasca, il quale nel 2017 ha ceduto il testimone a Vittorio Lai.
Campioni Italiani Indimenticabili
Diversi pugili italiani hanno lasciato un segno indelebile nella storia di questo sport. Tra questi, spiccano:
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Primo Carnera: Soprannominato "la montagna che cammina", Carnera (nato a Sequals il 25 ottobre 1906 e morto il 29 giugno 1967) era un gigante di oltre 197 cm di altezza, in un'epoca in cui la statura media dell'uomo italiano era di 165 cm. Emigrato in Francia da giovane per lavorare come carpentiere, trovò impiego in un circo come lottatore grazie alla sua imponente stazza. Notato da Paul Journée, ex campione francese dei pesi massimi, Carnera accettò la proposta di diventare pugile.
Mario D’Agata: Soprannominato "il piccolo Marciano", D’Agata (nato ad Arezzo il 29 maggio 1926 e morto a Firenze il 4 aprile 2009) fu un peso gallo straordinario. Sordomuto dalla nascita, iniziò a frequentare la palestra di pugilato a 18 anni. Dopo un centinaio di incontri tra i dilettanti, chiese di passare professionista, una richiesta mai fatta prima da un sordomuto. Superando le difficoltà iniziali legate alla sua difficoltà nel percepire il gong, D’Agata vinse il suo primo incontro da professionista nel 1950. Nel 1955, dopo essere stato ferito in un incidente, conquistò il titolo europeo e, nel 1956, il titolo mondiale dei pesi gallo allo Stadio Olimpico di Roma.
Nino Benvenuti: Nato a Isola d’Istria il 26 aprile 1938, Benvenuti iniziò a praticare il pugilato a 13 anni, spinto dal padre ex pugile. Le sue grandi vittorie, sia da dilettante che da professionista, sono numerose.
Agostino Cossia: Un Campione Napoletano alle Olimpiadi
Un lutto ha colpito il pugilato italiano con la scomparsa di Agostino Cossia, campione d'Italia dilettanti dei piuma negli anni 1955 e 1956. Nato nel 1930 a Piscinola, periferia nord di Napoli, è stato il primo pugile napoletano nella storia delle olimpiadi. Partecipò infatti ai Giochi di Melbourne 1956 e fu sconfitto al primo turno dal sovietico Wladimir Safronov, poi vincitore della medaglia d'oro. Pugile di gran temperamento, fu l'unico a non conoscere il tappeto nel percorso del russo verso il titolo. Alla sua esperienza olimpica il figlio Antonello, attore di teatro, ha dedicato una pièce teatrale dal titolo “A testa alta”, presentata per la prima volta al teatro Mercadante nel 2007. Passato al professionismo, ottenne nove vittorie, una sconfitta ed un pari. La carenza di ingaggi lo indusse a lasciare l'attività agonistica anche perché nel frattempo era stato assunto al Comune come vigile urbano. La passione per la boxe lo trattenne però nell'ambiente come insegnante.
Il Pugilato a Napoli Oggi
Il pugilato continua a essere una disciplina popolare a Napoli, con numerosi eventi e iniziative che promuovono questo sport. Una festa celebra i campioni della boxe napoletana con la presentazione del libro "I pugni degli eroi", scritto da Franco Esposito e Dario Torromeo. L'evento vede la partecipazione di pugili che hanno fatto la storia della boxe napoletana, come Patrizio Oliva, ex campione olimpico e mondiale dei pesi superleggeri.
Clemente Russo: Un Esempio Moderno
Clemente Russo, nato a Caserta il 27 luglio 1982, è un altro esempio di pugile napoletano di successo. Cresciuto a Marcianise, ha conquistato cinque titoli italiani, i mondiali militari del 2004 e la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Almeria. Nel 2007 si è aggiudicato il Mondiale dilettante di Chicago. A Pechino, nel 2008, ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi. Ha partecipato anche alle Olimpiadi di Londra nel 2012, vincendo un'altra medaglia d'argento, e nel 2013 ha vinto la medaglia d’oro ai Campionati Europei di Almaty. Russo è il pugile con più incontri disputati nella storia della boxe dilettantistica italiana. Oltre alla sua carriera sportiva, Russo ha partecipato a film e reality show.
Il Pugilato: Più di uno Sport
Il pugilato è spesso visto come uno sport che va oltre la semplice competizione fisica. Richiede disciplina, rispetto delle regole e forza di volontà. Molti lo considerano uno sport formativo ed educativo, capace di trasmettere valori importanti ai giovani, soprattutto a quelli che provengono da contesti difficili.
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