Pugili Inglesi Neri Famosi: Un'Analisi Storica e Culturale

L'articolo esplora l'influenza e l'impatto dei pugili neri e di etnia Rom (Pavee) nel panorama pugilistico inglese, analizzando le sfide affrontate e il loro contributo allo sport. Verranno esaminati atleti di spicco come Tyson Fury, Billy Joe Saunders e Andy Lee, evidenziando come le loro storie abbiano ispirato le nuove generazioni. Inoltre, si discuterà il tema del razzismo nello sport e le iniziative intraprese per contrastarlo.

L'Ascesa dei Pugili Rom Britannici: Tecnica ed Elusività

I nomadi britannici, come Tyson Fury, stanno conquistando il mondo della boxe, ma il loro stile di combattimento si discosta dall'immagine stereotipata del pugile selvaggio e imprevedibile. A differenza del personaggio interpretato da Brad Pitt in "Snatch", i pugili Pavee si distinguono per la loro tecnica raffinata e la capacità di evitare i colpi. Non sono noti per la loro potenza di knockout, ma per la loro agilità e strategia difensiva.

Billy Joe Saunders, con un record di 29-0, incarna questo stile. La sua schivata del destro di Lemieux nel 2017, con tanto di scherno all'avversario al centro del ring, ne è un esempio lampante. Saunders ha sottolineato l'importanza della difesa nella boxe, definendola "l'unico sport in cui è legale essere uccisi". Ha inoltre evidenziato la necessità di essere astuti, oltre che fisicamente e mentalmente preparati.

Il padre di Saunders ha raccontato che, a causa delle frequenti risse tra ragazzini nelle comunità nomadi, portò Billy Joe in una palestra di boxe per imparare a difendersi. Le prime lezioni si concentravano sull'evasione dei colpi, un'abilità essenziale per sopravvivere in un ambiente competitivo.

Alan Smith, allenatore della iBox Gym a Londra, ha notato che molti ragazzi provenienti da comunità simili combattono in modo simile: "Sono nel circuito amatoriale e professionistico da 35 anni e ho visto ogni stile possibile. Ma i nomadi combattono tutti nello stesso modo. Sono pugili difensivi, si appoggiano sul piede dietro e credo che sia perché si allenano insieme."

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Tra gli atleti allenati da Smith spicca Dennis McCann, pugile imbattuto nella categoria pesi gallo con un record di 8-0 e cinque vittorie prima del limite. Smith lo descrive come una "superstar in miniatura", dotato di talento, coraggio e una notevole capacità di intrattenere il pubblico.

Tyson Fury: Il Re Zingaro che Ha Conquistato il Mondo

Tyson Fury, soprannominato "Gipsy King", è il nomade più famoso nei combat sport. Nel 2015 ha spodestato Klitschko, conquistando quattro cinture mondiali, e nel 2020 ha sconfitto Wilder per KO. Tuttavia, dopo aver raggiunto l'apice del successo, Fury ha attraversato un periodo di profonda crisi personale.

Nel podcast di Joe Rogan, Fury ha rivelato di aver desiderato la morte e di aver tentato il suicidio schiantandosi con la sua Ferrari. L'amore per la famiglia lo ha dissuaso dal compiere l'atto estremo. Ha intrapreso un percorso di redenzione, perdendo oltre sessanta chili e tornando sul ring nel 2018.

Dopo soli due incontri, Fury ha sfidato Deontay Wilder in un match al cardiopalma. Nel 2020, la rivincita con Wilder gli ha restituito la cintura mondiale che mancava da cinque anni.

Fury crede che la boxe offra una possibilità di successo a persone di ogni estrazione sociale. Prima di lui e Saunders, pochi pugili di etnia Pavee avevano raggiunto questo livello. "Siamo solo io e Billy Joe. Ora però ci sono tanti giovani in ascesa, e ora hanno visto che ce la si può fare. Se ci riesco io, chiunque può riuscirci. Ma non è questione di nomadi o non nomadi… chiunque può. Qualsiasi sia il tuo background, il tuo percorso, la boxe ti dà la possibilità di raggiungere risultati grandiosi, se sei abbastanza bravo."

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Saunders ha aggiunto che il successo di lui e Fury motiva i giovani delle comunità nomadi a dedicarsi allo sport anziché iniziare a lavorare o sposarsi precocemente. "Ci guardano e pensano, << passiamo qualche ora in più ad allenarci, mettiamoci un po’ più di impegno, non sposiamoci subito e via."

Andy Lee: Un Precursore Irlandese

Prima di Fury e Saunders, l'irlandese Andy Lee è stato il primo atleta di etnia Pavee a vincere un titolo iridato, diventando campione dei pesi medi nel 2014. Secondo Smith, "Lee ha cambiato tutto per i pugili di famiglia nomade. Ha provato a tutti che si può competere al massimo livello e ha aperto la strada."

Frank Warren, promotore pugilistico e rappresentante di Fury, ha spiegato che il successo di Lee, Fury e Saunders è dovuto al fatto che le comunità si sono stabilizzate. I nomadi ora vivono in campi organizzati e si allenano nelle palestre locali, partecipando al circuito amatoriale. "I nomadi, viaggiando, non si allenavano in palestra, ma prendete Blly Joe: era di Hatfield, si è allenato lì. Anni fa si muovevano su e giù per il paese per fare quello che fanno e non prendevano la boxe seriamente. Ora si sono sistemati nelle loro aree e ci sono più ragazzini che frequentano le palestre e arrivano a competere," ha affermato Warren.

Warren ha inoltre ricordato pugili come Johnny Frankham e Tony Collins, dotati di talento ma privi di disciplina. "Frankham andava a correre la mattina con la sigaretta in bocca! Puoi anche essere talentuoso, servono disciplina e olio di gomito."

Controversie e Sfide Sociali

Le carriere di Fury e Saunders sono state segnate da controversie. Fury ha rilasciato dichiarazioni omofobe e antisemite, mentre Saunders si è attirato critiche per comportamenti inappropriati. Smith ha dichiarato di essere a suo agio in loro compagnia, nonostante la cattiva stampa che li riguarda. "Non godono di buona stampa, ma ci sono cresciuto insieme, ne ho allenati molti ed è molto facile andarci d’accordo. Mi sento a mio agio quando sono in loro compagnia."

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Nonostante le sfide e le controversie, Fury e Saunders sono diventati degli eroi per i giovani delle comunità nomadi, ispirandoli a perseguire i propri sogni nello sport. Warren continua a mettere sotto contratto atleti Pavee, e Smith ritiene che ci saranno sempre più pugili di questa etnia a raggiungere il successo. "Il Regno Unito è davvero fortunato ad avere un movimento pugilistico così prospero," ha commentato l'allenatore. "È uno sport sano, è ben pagato ed è anche molto televisivo. Il momento è proficuo per la comunità Pavee e, più in generale, per tutti, indipendente dal contesto da cui provengono."

Razzismo e Sport: Una Piaga da Combattere

Il razzismo nello sport è un problema persistente che richiede un impegno costante per essere eradicato. Come ha affermato Giacomo Zamagni, "Razzismo e sport sono due parole che non hanno nessun senso vicine: metterle nella stessa frase è una forzatura. Lo sport è condivisione, è unione, il razzismo è tutto il contrario."

Tuttavia, lo sport è anche un riflesso della società, e le disuguaglianze sociali e la paura del diverso possono manifestarsi anche in questo ambito. Il Teorema di Thomas, "se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze", illustra come le percezioni distorte possano portare a discriminazioni concrete.

Negli anni '60, Don Haskins, allenatore di basket al Texas Western College, sfidò le convenzioni razziali schierando una squadra con sette giocatori neri. La vittoria nel campionato NCAA del 1966 fu un momento storico che contribuì a abbattere i pregiudizi razziali nel basket.

Muhammad Alì, nato Cassius Clay, fu un altro atleta che si distinse per la sua lotta contro il razzismo. Si rifiutò di andare in Vietnam e si convertì all'Islam, cambiando il suo nome. Alì si scagliò contro il razzismo negli Stati Uniti e difese i diritti degli uomini neri.

Tommie Smith e John Carlos, durante le Olimpiadi di Città del Messico del 1968, alzarono il pugno sul podio per protestare contro la discriminazione razziale. Il loro gesto ebbe conseguenze negative per le loro carriere, ma divenne un simbolo della lotta per i diritti civili.

Negli ultimi anni, episodi di razzismo negli stadi di calcio hanno suscitato indignazione e richieste di azioni concrete. Calciatori come Kevin Prince Boateng e Marco André Zoro hanno denunciato pubblicamente gli insulti razzisti.

Alcune società calcistiche, come il Chelsea, hanno istituito corsi contro il razzismo per i propri tifosi. In Germania, la regola del "50+1", che attribuisce la maggioranza delle quote ai tifosi, promuove un senso di responsabilità e contribuisce a educare i tifosi.

"A Thousand Blows": Un Affresco della Londra Vittoriana e della Boxe

La serie "A Thousand Blows", ambientata nella Londra vittoriana del 1880, racconta la storia di due giovani giamaicani, Hezekiah Moscow e Alec Munroe, che si trovano coinvolti nella malavita locale e nel mondo della boxe illegale. La serie si ispira a personaggi reali e offre una disamina delle differenze di classe e razza nella Londra del XIX secolo.

Hezekiah Moscow, interpretato da Malachi Kirby, è un personaggio che incarna il futuro e la capacità di adattamento. Stephen Graham interpreta Sugar Goodson, un pugile veterano che rappresenta un'etica antica e teme il cambiamento. La serie esplora i temi della sopravvivenza, dell'emarginazione e della lotta per la redenzione.

L'Era di Jack Johnson e le Tensioni Razziali

Agli inizi del Novecento, la figura di Jack Johnson, soprannominato "il gigante di Galveston", irruppe nel mondo della boxe, diventando il primo pugile nero a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi nel 1908. La sua vittoria scatenò reazioni contrastanti in un'America ancora profondamente segnata dalla segregazione razziale.

Johnson, con il suo stile di vita sfarzoso e le sue relazioni con donne bianche, sfidò apertamente le convenzioni sociali dell'epoca. I quotidiani presentarono l'incontro con Tommy Burns come una prova della superiorità della razza bianca, ma la vittoria di Johnson infranse questo mito.

Dopo la vittoria di Johnson su Jeffries nel 1910, si verificarono disordini e linciaggi a danno dei neri in molte città. Gli Stati Uniti vietarono la proiezione dell'incontro e, nel 1912, il "Sims Act" sancì il divieto assoluto delle proiezioni pubbliche di incontri di pugilato.

Johnson fu perseguitato e condannato per sfruttamento della prostituzione da una giuria di soli bianchi. Nonostante le avversità, il suo mito rimase vivo nelle comunità di colore.

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