La partecipazione della pugile algerina Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi 2024 ha acceso un acceso dibattito, mescolando risultati sportivi con questioni di genere, identità e regolamenti sportivi. La sua storia, segnata da esclusioni, riammissioni e polemiche, culmina con una medaglia olimpica, ma anche con un persistente strascico di controversie.
Un percorso accidentato verso le Olimpiadi
Imane Khelif, nata il 2 maggio 1999 a Tiaret, in Algeria, ha intrapreso la carriera pugilistica dopo aver assistito alle Olimpiadi di Rio del 2016, nonostante l'iniziale opposizione della sua famiglia. Dopo anni di sacrifici, ha debuttato ai Mondiali del 2018, classificandosi al 17° posto. Nel 2021, ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo, nella categoria 60 kg, senza però raggiungere il podio.
L'esclusione dai Mondiali 2023
La svolta è arrivata ai Mondiali del marzo 2023 a Nuova Delhi, organizzati dall'International Boxing Association (IBA), ente sportivo non riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Khelif è stata squalificata dalla competizione a poche ore dalla finale a causa di un test di idoneità di genere risultato non conforme. Secondo l'IBA, i test condotti sulla pugile avrebbero evidenziato "un livello eccessivo di testosterone e la presenza di cromosomi maschili nel DNA".
Il presidente dell'IBA, Umar Kremlev, aveva dichiarato che Khelif stava cercando di ingannare tutti fingendosi donna, mentre la pugile si era difesa parlando di un complotto politico per impedirle di vincere.
La riammissione alle Olimpiadi di Parigi 2024
Nonostante la squalifica, il CIO ha ammesso Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi 2024. Il CIO, che non riconosce l'IBA come ente legittimo, ha certificato che Khelif "rispetta le norme di ammissibilità e di iscrizione alla competizione, nonché tutte le norme mediche applicabili". Le regole del CIO prevedono che la soglia di testosterone in circolo sia inferiore a 10 nmol/L nei 12 mesi precedenti al torneo e per la durata delle competizioni.
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Il portavoce del CIO, Mark Adams, ha dichiarato: "Si tratta di atlete che hanno boxato da sempre con le donne e che rispettano tutte le regole di ammissibilità previste da questi Giochi".
La competizione olimpica e la medaglia
Alle Olimpiadi di Parigi 2024, Imane Khelif ha gareggiato nella categoria 66 kg (pesi welter). Il 1° agosto, il suo incontro con l'italiana Angela Carini si è concluso prematuramente con il ritiro di quest'ultima dopo pochi secondi, a causa di un "pugno troppo forte".
Successivamente, Khelif ha vinto ai punti contro l'ungherese Anna Luca Hamori nei quarti di finale, assicurandosi così una medaglia di bronzo, dato che non è prevista la finale per il terzo e quarto posto nel programma olimpico di pugilato.
La semifinale contro Janjaem Suwannapheng
Nella semifinale, disputata il 6 agosto alle 22:34, Imane Khelif ha affrontato la thailandese Janjaem Suwannapheng, mettendo nel mirino la finale per l'oro.
Le reazioni e le polemiche
La partecipazione di Imane Khelif alle Olimpiadi ha suscitato reazioni contrastanti e alimentato un acceso dibattito.
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Il mondo conservatore e la destra politica
Il mondo conservatore e la destra politica hanno spesso considerato Khelif come un uomo, sostenendo che la sua partecipazione alle competizioni femminili non garantisce una competizione equa. Alcuni esponenti politici italiani hanno definito l'incontro tra Khelif e Carini come "un uomo che combatte contro una donna".
Il mondo "LGBTQ friendly" e progressista
Al contrario, il mondo "LGBTQ friendly" e progressista ha difeso il diritto di Khelif a competere come donna, sottolineando che si è sempre identificata come tale e che rispetta le regole stabilite dal CIO.
Il sostegno del presidente algerino
Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha espresso pubblicamente il suo sostegno a Imane Khelif, congratulandosi per i suoi risultati e onorando l'Algeria e le donne algerine.
Le reazioni nel mondo dello sport
Anche nel mondo dello sport le opinioni sono divise. Alcuni temono per l'incolumità delle atlete nate femmine, mentre altri sostengono il diritto di Khelif a competere, purché rispetti le regole.
Il ministro dello Sport italiano, Andrea Abodi, ha espresso preoccupazione per la mancanza di un allineamento nei parametri dei valori minimi ormonali a livello internazionale, sottolineando l'importanza di garantire la sicurezza degli atleti e l'equità della competizione.
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Le accuse di "misgendering" e transfobia
Alcuni giornali italiani sono stati accusati di "misgendering" (l'attribuzione a una persona di un genere in cui non si riconosce) e transfobia per aver definito Khelif come "un uomo algerino" che starebbe per prendere a pugni una donna italiana.
La posizione di Gaynet
Il presidente di Gaynet, Rosario Coco, ha precisato che Khelif non è una donna trans, ma una persona intersex che si è sempre socializzata come donna e ha una storia sportiva nelle competizioni femminili.
Imane Khelif: atleta intersex o transgender?
Un punto cruciale del dibattito riguarda l'identità di genere di Imane Khelif. Non è accertato che l'atleta algerina abbia cambiato sesso, quindi non è corretto definirla transgender. Khelif è stata spesso definita come una persona intersex, ovvero una persona nata con caratteristiche sessuali primarie e secondarie non riconducibili univocamente al genere maschile o femminile.
L'iperandrogenismo, ovvero l'eccessiva produzione di ormoni maschili (androgeni), in particolare di testosterone, da parte delle ghiandole endocrine, surreni e ovaie, è una condizione che può rientrare nei disordini della differenziazione sessuale (DDS).
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