Taekwondo, Africa, Sviluppo e Povertà: Un'Analisi Multidimensionale

L'intreccio tra taekwondo, sviluppo africano e povertà è un argomento complesso che richiede un'analisi approfondita sotto diverse prospettive. Questa analisi terrà conto delle dinamiche politiche, economiche e sociali che influenzano il continente africano, con un'attenzione particolare al ruolo dello sport come strumento di inclusione sociale e sviluppo.

Il Contesto Globale e l'Africa

I BRICS e l'Africa: Un Nuovo Ordine Mondiale?

Il vertice dei BRICS, l’assalto all’ambasciata cinese in Sudan, la prima visita in Cina del presidente della Repubblica Democratica del Congo, il calo dell’appeal di Cina e Stati Uniti tra l’opinione pubblica africana sono tutti segnali di un mondo in rapido cambiamento. Sono alcuni dei venti paesi interessati a entrare nei BRICS, la sigla che riunisce Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. I ministri degli Esteri delle nazioni coinvolte si sono riuniti per discutere un possibile ampliamento della membership. In apertura, il capo della diplomazia sudafricana Naledi Pandor ha esaltato il ruolo del blocco come megafono delle economie emergenti.

Secondo diverse fonti, il gruppo starebbe valutando se spostare la sede del summit di agosto dal Sudafrica alla Cina o al Mozambico: nessuno dei due paesi ha firmato lo Statuto di Roma e pertanto non sarebbe tenuto a far rispettare il mandato di arresto spiccato dalla Corte penale internazionale contro Vladimir Putin. Pare proprio che i BRICS lo utilizzeranno per valutare se introdurre una moneta comune. Pandor ha ammesso che il progetto segnala la volontà degli Stati membri di sganciarsi dal dollaro americano, per difendersi dagli effetti secondari delle sanzioni occidentali contro la Russia. Tuttavia, il diplomatico ha sottolineato la necessità di procedere con cautela: la questione va discussa “adeguatamente”.

Ana Palacio, ex ministra degli Esteri della Spagna, commenta che “l’abilità dei BRICS a realizzare le sue ambizioni rimane tutt’altro che certa. Nessuno dei suoi membri smetterà di mettere al primo posto gli interessi nazionali, anche se questo è esattamente ciò che ha frenato a lungo i BRICS”. Palacio aggiunge che “la rinascita dei BRICS è inquietante, anche perché il gruppo non ha dimostrato una capacità di vera leadership globale. Le lamentele condivise riguardo l’Occidente - legittime o meno - non possono supportare un ordine mondiale basato su regole”.

La Cina e l'Africa: Una Relazione Complessa

La visita del presidente della Repubblica democratica del Congo Félix Tshisekedi a Pechino, mirava a rinegoziare gli accordi minerari stipulati nel 2008. Le due parti hanno concordato di valutare regolarmente la cooperazione mineraria nell’interesse a lungo termine di entrambi i paesi. Un annuncio vago affiancato da una serie di protocolli d’intesa su infrastrutture, economia digitale ecc…nessuno dei quali però legalmente vincolante. Ha catturato maggiore attenzione tra gli analisti la decisione di rafforzare le esercitazioni militari congiunte. Per rabbonire l’opposizione, pare che una volta tornata in patria la delegazione di Tshisekedi abbia fatto di tutto per sostanziare la trasferta cinese: secondo il ministro degli Esteri Christophe Lutundula la visita doveva servire a rimodulare la cooperazione con Pechino dalle infrastrutture verso lo sviluppo industriale in un’ottica più win-win.

Leggi anche: Taekwondo: Arte Marziale Globale

In occasione dell'Africa Day, il ministro degli Esteri cinese Qin Gang ha respinto le accuse di “neo-colonialismo” e “trappola del debito”, sottolineando i comuni benefici dei rapporti storici tra Cina e Africa. Nel suo discorso figurano la liberazione dal colonialismo, l’esplorazione del percorso della modernizzazione, nonché la battaglia contro l’Ebola e il COVID-19. Qin ha affermato che “Per quanto cambi la situazione internazionale, la Cina è sempre stata al fianco dell’Africa e non è mai stata assente”.

Wang Yi ha dichiarato: “La riforma del Consiglio di Sicurezza dovrebbe sostenere l’equità e la giustizia, aumentare la rappresentanza e la voce dei paesi in via di sviluppo, consentendo ai paesi più piccoli e medi di avere maggiori opportunità di partecipare al processo decisionale del consiglio”.

L’operazione di evacuazione dei cittadini cinesi dal Sudan è avvenuta con successo: come rimarcato dai media statali è stata la terza volta che la Marina cinese ha inviato navi per svolgere operazioni di evacuazione all’estero, dopo gli episodi della Libia nel 2011 e dello Yemen nel 2015. Nel frattempo, l’ambasciata cinese a Karthoum è stata presa d’assalto: secondo il Ministero degli Esteri, “la milizia ribelle ha rubato alcune auto diplomatiche dalla sede dell’ambasciata cinese, manomettendo documenti e vandalizzando mobili. Il vice rappresentante permanente di Pechino alle Nazioni Unite, Dai Bing, ha dichiarato durante una riunione del Consiglio di sicurezza: Dovremmo “trarre insegnamento dalla situazione in Sudan, mantenere un adeguato livello di pazienza con la transizione politica in certi Paesi, incrementare il sostegno e salvaguardare la complessiva stabilità regionale”.

La Questione del Debito Africano

Il Ministero degli Esteri cinese ha fatto riferimento all'”egemonia del dollaro” come la ragione principale del peggioramento della situazione del debito in molti paesi africani. La portavoce Mao Ning ha dichiarato: “Questo non è altro che un doppio standard. In effetti, i massicci aumenti dei tassi di interesse da parte degli Stati Uniti hanno aumentato il costo del finanziamento e del rimborso del debito che devono affrontare i paesi africani. Questa è la causa principale della questione del debito dei Paesi africani”.

Secondo la Reuters, hacker di Pechino si sarebbero introdotti nelle infrastrutture digitali dei ministeri e delle istituzioni statali del Kenya. L’ufficio del presidente William Ruto ha risposto che i tentativi di spionaggio informatico non sono un’esclusiva cinese: il governo di Nairobi è stato preso di mira da “frequenti tentativi di infiltrazione” anche da parte di hacker americani ed europei.

Leggi anche: L'eredità di Hazem Kamal nel Taekwondo

I prestiti concessi da Pechino ai paesi africani sono significativamente più economici di quelli dei creditori commerciali, ma notevolmente più costosi di quelli erogati dagli istituti multilaterali come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Associated Press si è occupata degli effetti dell’indebitamento nei confronti della Cina sulla spesa pubblica e i servizi essenziali dei paesi mutuatari. Il credito concesso negli ultimi anni è passato attraverso accordi di swap, diventando ancora meno tracciabile. Lo stesso risultato è stato ottenuto con la creazione di società di comodo a cui è stato erogato il credito per progetti infrastrutturali.

Il presidente dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), Jin Liqun, ha recentemente spiegato che la strategia di investimento dell’istituto si concentra sullo sviluppo delle infrastrutture, compresi i progetti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. A differenza della Banca Mondiale, “la nostra idea non è quella di affrontare direttamente la riduzione della povertà. Cerchiamo di promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso investimenti nelle infrastrutture”.

Sembra che le banche cinesi siano ancora disposte a puntare una fiche sul continente, anche sui progetti ritenuti troppo controversi dai competitor occidentali. La China Exim Bank finanzierà l’oleodotto dell’Africa orientale, dopo che la Standard Chartered Bank si è tirata indietro in risposta alle preoccupazioni avanzate dagli ambientalisti.

Iniziative di Pace e Mediazione

Il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa ha annunciato che Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky hanno accettato di incontrare, a Mosca e Kiev, un gruppo di sei leader africani, per discutere un potenziale piano di pace, i cui dettagli non sono stati divulgati. Oltre al Sudafrica prenderanno parte alla missione Senegal, Uganda, Egitto, Repubblica del Congo e Zambia, paesi, scelti per rappresentare le diverse posizioni sulla guerra russo-ucraina all’interno del continente.

Andrea Spinelli, cofondatore di Slow News ed esperto di Afriche, ha dichiarato: “Vedremo, qualsiasi cosa dica Ramaphosa va prima visto accadere (spesso è smentito dal suo stesso ufficio). Negli ultimi anni i diplomatici di molti paesi africani si sono super-specializzati nelle trattative sui conflitti (capirai!), magari può veramente diventare qualcosa di concreto. Prima dobbiamo vedere cosa succede con la riunione dei Brics in Sudafrica però, quello secondo me sarà un momento chiave (la questione dell’arresto di Putin)”.

Leggi anche: Tecnologia nel Taekwondo

Il Ruolo Crescente dei Rapporti a Livello di Élite

Nel libro “Africa Rossa: il modello cinese e il continente del futuro” viene raccontato come - tra aumento del debito africano e rallentamento economico globale - l’interesse di Pechino per il continente sia sempre più politico. In questo nuovo corso sino-africano rivestono un ruolo crescente i rapporti a livello di élite. La Mwalimu Julius Nyerere Leadership School, con sede in Tanzania, è una delle istituzioni lanciate dalla Cina per coltivare i legami con l’establishment africano.

Secondo uno studio dell’Africa Center, tra il 2018 e il 2021, oltre 2.000 poliziotti e uomini delle forze dell’ordine africani hanno seguito corsi di formazione in Cina. Diverse agenzie di pubblica sicurezza cinesi hanno accordi con 40 paesi africani, compresi 13 trattati di estradizione rispetto agli zero nel 2018. Lo scopo principale di questo tipo di sinergie è tutelare i connazionali (o rimpatriare i fuggiaschi) presenti in Africa.

Investimenti e Sviluppo Economico

L’Egitto sta cominciando a guardare più seriamente alla Cina. Le aziende cinesi hanno investito oltre 8 miliardi di dollari nella Zona economica speciale del canale di Suez, realizzata congiuntamente dalle autorità egiziane e cinesi nell’ambito della Belt and Road Initiative. Nel vicino Marocco, invece, la sino-tedesca Gotion High Tech ha deciso di aprire uno stabilimento per la produzione di batterie per veicoli elettrici, puntando sulla presenza consolidata di un’industria automobilistica locale e dell’accesso facilitato ai vari materiali critici.

Lo Sport come Strumento di Sviluppo e Inclusione Sociale

Il Parasport in Africa: Un Potenziale Inespresso

I paratleti africani hanno conquistato 63 medaglie - tra oro, argento e bronzo - in diverse discipline. In testa si sono piazzate: Algeria (12, di cui 4 ori), Tunisia (11, di cui 4 ori) e Marocco (11, di cui 4 ori). Rispetto alle Paralimpiadi Rio 2016, l’Africa non si è certo distinta né in termini di rappresentanza né di risultati ottenuti. Molti Stati, infatti, non sono stati in grado di far competere i propri atleti. E le medaglie vinte sono state 36 in meno.

“Tokyo 2020” offre quindi lo spunto per una riflessione sulla scarsa importanza attribuita dal Continente al parasport, laddove questo rappresenta invece un potente strumento di integrazione e inclusione dei disabili tanto all’interno delle proprie società di appartenenza che a un più ampio livello globale. Non a caso, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità stabilisce, all’art. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che il Protocollo sui diritti delle persone con disabilità addizionale alla Carta Africana dei diritti umani e dei popoli, a distanza di 3 anni dalla sua adozione, non è ancora entrato in vigore. Non solo, molti Stati non ancora hanno emanato “Leggi speciali” dedicate ai disabili ovvero prevedono normative insufficienti e lacunose. In altre parole, abusi, discriminazioni, stigma continuano a essere una costante per i disabili africani, spesso del tutto invisibili. Esclusi da ogni opportunità di istruzione e occupazione. Ostacolati nello sviluppo delle loro aspirazioni. Ignari nella maggior parte dei casi dei loro diritti.

Storie di Successo e Sfide

Ntando Mahlangu - affetto sin dalla nascita da emimelia fibulare e costretto su una sedia a rotelle fino all’età di 10 anni- è stato in un certo senso “fortunato”. Dopo l’amputazione nel 2012 di entrambi gli arti, l’associazione benefica Jumping Kids lo ha infatti dotato delle sue prime lame. L’organizzazione inoltre gli ha garantito la possibilità di studiare e di praticare sport. Il talento ha poi fatto il resto. Ntando ha conquistato, all’età di 14 anni, la medaglia d’argento alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Il primo oro nei campionati mondiali paralimpici di Dubai (2019). “Grazie alle lame ho imparato a volare. A esprimere me stesso“, dice Ntando. “Correre per la mia Nazione è un onore.

Il discorso fatto fin qui per i bambini, vale mutatis mutandis anche per le donne disabili africane. “In Rwanda molti giovani con disabilità, soprattutto le ragazze, non vanno a scuola, non lavorano, neppure escono dalle loro stanze“, dichiara Liliane a un noto quotidiano italiano. Liliane ha una disabilità acquisita all’età di 9 anni, dopo essere stata travolta da un’auto a Kigali mentre stava andando a comprare il latte. “Nell’urto mi si è rotta la gamba destra. Purtroppo non mi hanno curata in modo adeguato e l’osso si è irrimediabilmente deformato”. Liliane però non si è arresa. Il Rwanda è stato l’unico team dell’Africa subsahariana a qualificarsi per Tokyo 2020. “La mentalità sta cambiando e, grazie alla crescente popolarità dello sport paralimpico, in Rwanda oggi c’è molto più sostegno culturale. Ci sono più porte aperte per i disabili”, spiega Liliane.

Il 32enne Parfait è arrivato a Tokyo direttamente dal campo profughi di Mahama in Rwanda. La disabilità di Parfait è frutto della guerra. Scoperto il taekwondo, Parfait ha iniziato a partecipare a eventi nazionali e regionali, vincendo una medaglia dopo l’altra. Per i rifugiati, “lo sport è molto più di un’attività di svago. La squadra paralimpica dei rifugiati - composta da 6 atleti di origine siriana, afghana e burundese - è nata dalla stretta collaborazione tra l’UNHCR e il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), che dal 2016 lavorano per fornire ai “migranti” disabili l’accesso al parasport nella convinzione di offrire loro uno strumento di inclusione e uguaglianza.

Sfide e Prospettive Future

Povertà, Disuguaglianza e Accesso alle Risorse

Le ragioni sono rintracciabili in due fattori principali. Secondi i dati raccolti dall’African Child Policy Forum (ACPF), il Sudafrica - Paese relativamente benestante - ha 1 fisioterapista ogni 45.000 persone. In Uganda, solo il 18,5% dei bambini disabili ha accesso ai servizi specializzati di terapia e fisioterapia. In Senegal, la percentuale si abbassa all’11,6%. Riguardo all’istruzione, nell’intero continente appena il 2% dei bambini con disabilità frequenta la scuola a causa di barriere architettoniche, economiche, familiari, politiche. In cifre nazionali - a titolo esemplificativo - questo significa che: in Etiopia, il 48% dei bambini disabili non è mai entrato in un istituto scolastico; nella Repubblica Centrafricana il 67%; in Sierra Leone il 76%.

La Necessità di un Impegno Concertato

Il Continente africano deve ancora percorrere molta strada per promuovere le attività parasportive e garantire l’accesso alle stesse a quanti più disabili possibili. Più precisamente, oltre 250 milioni di telespettatori hanno potuto guardare in diretta le cerimonie di apertura e chiusura della manifestazione. Un’iniziativa lodata dagli stessi paratleti africani.

tags: #taekwondo #africa #sviluppo #povertà

Post popolari: