Il Ju-Jitsu, un'arte marziale ricca di storia e sfaccettature, si manifesta in una miriade di stili, ognuno con la propria evoluzione e peculiarità. Questo articolo esplora l'albero genealogico del Ju-Jitsu, tracciando le connessioni tra diversi stili e mettendo in luce figure chiave che hanno contribuito alla sua diffusione e sviluppo.
L'Impegno per la Crescita del Ju-Jitsu in Lombardia
In Lombardia, si assiste a un forte impegno nella condivisione e collaborazione tra tutti gli stili di Ju-Jitsu affiliati alla Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). Questo sforzo mira a sviluppare ogni forma di Ju-Jitsu, garantendo pari dignità e rilevanza a tutti gli stili, anche a livello nazionale. La Fijlkam, sotto la presidenza nazionale del settore Ju Jitsu del Dott. Antonio Amorosi, ha visto una crescita significativa nel numero di praticanti. Stili federali principali come il Metodo Bianchi, l'Hontai Yoshin Ryu, l'Hapkido, il Wjjf-Wjjko e il Ju Jitsu Go Ju si stanno unendo con l'obiettivo comune di far crescere la "dolce arte".
La federazione nazionale svolge un ruolo cruciale nel coordinamento e nella connessione tra i diversi stili, promuovendo un'attività amatoriale, didattica e agonistica capillare e massiccia. Gli stili che soddisfano i requisiti necessari possiedono un "albero genealogico" riconosciuto a livello nazionale e internazionale, un presupposto fondamentale per una divulgazione chiara, corretta e distintiva.
Un esempio di questo impegno è il seminario unificato degli stili di Ju-Jitsu in Lombardia, tenutosi nel dojo Bu-Sen di Voghera - Pavia. L'evento, organizzato da Divya Academy SSD con il patrocinio della Fijlkam Regione Lombardia, ha visto la partecipazione di maestri di diversi stili, tra cui Lorenzo Milano (Hapkido / Wjjf-Wjjko), Gianfranco Camerini (Wjjf-Wjjko / Karate), Alessandro Ormas (Hontai Yoshin Ryu), Sandro Cappello (Hapkido/Taekwondo), Vittore Dal Bon (Metodo Bianchi) e Daniele Pellegatta (Metodo Bianchi / Judo). I partecipanti hanno avuto l'opportunità di praticare lezioni interessanti di stili affini, legati dagli stessi principi.
Hapkido: Armonia e Forza Vitale
L'Hapkido è un'arte marziale coreana sviluppatasi verso la metà del XX secolo, combinando tecniche marziali esistenti con nuovi metodi. Si ritiene che gran parte del suo bagaglio tecnico derivi dal Daito Ryu Aiki Jujutsu, un'arte giapponese reinterpretata e integrata con concetti filosofici e tecniche marziali coreane. L'Hapkido impiega più di 11000 tecniche di base, modificate o combinate per creare migliaia di varianti. Le tecniche di autodifesa sono caratterizzate da un flusso continuo di colpi, parate, prese e proiezioni. I movimenti circolari, costanti e fluidi, sono studiati per armonizzarsi con la forza dell'avversario.
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Il nome Hapkido deriva da tre concetti: Hap (armonia, unione, coordinamento), Ki (forza vitale universale, energia) e Do (la via, il metodo, il percorso). L'interpretazione del nome Hapkido simboleggia l'idea di "divenire uno con l'universo" o di "armonizzare la mente, il corpo e lo spirito con la natura". L'Hapkido integra tutte le principali aree tecniche delle arti marziali: colpi, calci, movimenti di evasione, bloccaggi, prese, proiezioni, armi, tecniche interne (meditazione, respirazione, sviluppo dell'energia interna) e terapeutica.
Kickboxing: Un Mosaico di Tecniche di Combattimento
La kickboxing è uno sport da combattimento che combina tecniche di pugni e calci. Nata in Giappone negli anni '80, la kickboxing ha radici in diverse arti marziali, tra cui il full contact karate, la muay thai, il Sambo russo e il sanda cinese. I promoter giapponesi, ispirati dal successo dei match di boxe tailandese, decisero di eliminare i colpi di gomito, ginocchio e le prese, creando uno sport in cui gli atleti usano pugni e calci alle gambe, al tronco e al viso. In America, la kickboxing si sviluppò dall'unione di tecniche di pugilato con quelle di karate e kung fu, dando vita al Full Contact Karate.
Oggi, la kickboxing prevede quattro specialità:
- Light contact: Scambio di colpi ad impatto limitato con l'obiettivo di toccare il più possibile l'avversario.
- Semi contact: Scambio veloce di colpi dove vince chi colpisce per primo l'avversario.
- Full contact: Colpi portati a fondo con l'obiettivo di mettere KO l'avversario.
- Low Kick: Calci alle gambe, una tecnica devastante portata alla ribalta dalla thai boxe.
Daito-Ryu Aikijujutsu: L'Antica Arte del Clan Takeda
Il Daito-Ryu Aikijujutsu è considerato una delle più antiche e nobili scuole di bujutsu in Giappone. Le sue origini risalgono al clan Minamoto e al suo coinvolgimento in conflitti come la guerra Gosannen (1083-1087). Nel periodo Edo (1600-1868), la città di Aizu-Wakamatsu era nota per la potenza del castello Tsurugajo, difeso dalle truppe del clan Aizu, addestrate dal clan Takeda. Nel 1868, durante la rivolta, giovani Takeda combatterono valorosamente contro le forze nemiche.
Takeda Sokaku (1860-1943) è la figura chiave nella storia del Daito-Ryu Aikijujutsu. Fu lui a far uscire l'arte dal segreto secolare in cui si era tramandata, insegnandola a numerosi allievi. Il 36° Sōke, Takeda Tokimune (1915-1993), decise di far conoscere al mondo le tecniche di difesa proprie di quest'arte marziale solo nel 1990, accettando i primi allievi stranieri. Il Daito-ryu Aikijujutsu si caratterizza per le varianti omote (frontale o esterno) e ura (posteriore o interno) di quasi ogni tecnica. La scuola Takumai aggiunge altre tecniche dette "Daito-ryu Aiki Nito-ryu Hiden".
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Il Daito Ryu Aikijujutsu Renshinkan: Una Scuola in Continua Evoluzione
Il Daito Ryu Aikijujutsu Renshinkan, introdotto in Italia nel 2002 dal Sensei Alfonso Torregrossa, si distingue per i suoi movimenti fluidi e armoniosi, che consentono di neutralizzare la forza dell'avversario senza opporre resistenza diretta. L'arte comprende un vasto repertorio di tecniche, tra cui proiezioni, leve articolari, immobilizzazioni e colpi, oltre all'utilizzo di armi tradizionali giapponesi. Il Renshinkan affonda le sue radici nell'insegnamento di Matsuda Toshimi, un allievo di Sokaku Takeda, che fondò il suo dojo, lo Shobukai - Shobukan. Tra i suoi allievi si distinsero Maeda Takeshi Sensei e Ryuho Okuyama Sensei.
Michio Takase, l'attuale custode del Daito-ryu Aikijujutsu Renshinkan, rappresenta un ponte tra il passato e il futuro di quest'arte marziale. La sua profonda conoscenza del Daito-ryu, unita alla sua capacità di trasmettere i suoi insegnamenti in modo chiaro ed efficace, lo rendono un maestro eccezionale. La scuola custodisce antichi testi, makimono e quaderni tecnici che tramandano fedelmente gli insegnamenti di Takeda, Matsuda e Maeda.
Brazilian Jiu-Jitsu: L'Arte Suave che Conquista il Mondo
Il Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ) è nato in Brasile nella prima metà del XX secolo come evoluzione del Jiu-Jitsu. Stili di combattimento con tecniche di Jiu-Jitsu sono stati riscontrati in molti popoli antichi. La creazione del Jiu-Jitsu deriva dal fatto che un samurai poteva finire disarmato e aver bisogno di un metodo di difesa senza armi. Maeda lasciò il Giappone nel 1904 e visitò numerosi paesi. Carlos Gracie fu il primo della famiglia Gracie ad imparare il Jiu-Jitsu e a sfidare atleti di altre arti marziali in combattimenti che chiamò vale tudo.
Negli anni '80 del XX secolo esponenti della famiglia Gracie emigrarono negli USA e lì organizzarono dei tornei interstile, da cui nacque l'Ultimate Fighting Championship (UFC) nel 1993. Il campione della famiglia Gracie che doveva rappresentare lo stile di lotta era Royce, uno dei figli di Helio, che dominò i lottatori del torneo, compresi quelli più forti fisicamente. Il BJJ si trova ad esaltare gli scambi di lotta a terra, dove la posizione "di guardia" è divenuta una delle caratteristiche principali dello stile.
Makimono: Rotoli di Saggezza nel Daito-ryu
Nel mondo del Koryu, i makimono (rotoli) assumono un ruolo di primaria importanza. Nel Daito-ryu Aikijujutsu, i makimono hanno svolto un ruolo fondamentale fin dalle sue origini. Studiare e approfondire i makimono significa immergersi nel cuore pulsante di quest'arte marziale, cogliendone l'essenza e la trasmissione autentica di generazione in generazione.
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