Antibiotici per Streptococcus pyogenes: una guida completa

Introduzione

Lo Streptococcus pyogenes, noto anche come streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEGA), è un batterio comune che può causare diverse infezioni, soprattutto nei bambini. Questo articolo fornisce una panoramica completa degli antibiotici utilizzati per trattare le infezioni da Streptococcus pyogenes, coprendo anche aspetti come diagnosi, prevenzione e complicanze.

Cos'è lo Streptococcus pyogenes?

Lo streptococco è un genere di batteri che comprende circa 20 specie diverse. Molte di queste specie non sono patogene per l'uomo, ma alcune, come lo Streptococcus pyogenes, possono causare una serie di malattie. Gli streptococchi coinvolti nelle malattie umane sono i cosiddetti emolitici, definiti tali perché producono una tossina in grado di distruggere i globuli rossi.

Una prima classificazione degli streptococchi viene effettuata in base all'aspetto che assumono quando vengono posti in coltura. Fra i beta-emolitici i raggruppamenti di maggiore interesse per il loro coinvolgimento nella patologia umana sono i primi due (A e B). Gli A causano la maggior parte dei disturbi riconducibili complessivamente agli streptococchi.

Infezioni comuni causate da Streptococcus pyogenes

Lo Streptococcus pyogenes è responsabile di diverse infezioni, tra cui:

  • Faringite streptococcica: nota anche come mal di gola da streptococco, è una faringite o faringo-tonsillite caratterizzata da gola arrossata e dolente e tonsille gonfie. È associata a 4-6 casi su 20 di mal di gola fra i bambini e a 1-3 casi negli adulti. La fascia di età più colpita è quella che va dai 5 ai 15 anni.
  • Scarlattina: una manifestazione cutanea che si verifica quando lo SBEGA produce alcune sostanze dette esotossine.
  • Impetigine: un'infezione cutanea superficiale caratterizzata dalla comparsa di croste e bolle.
  • Erisipela: un'infezione dello strato più spesso della pelle (derma reticolare).
  • Fascite necrotizzante: una malattia rara ma grave causata da batteri "mangiacarne" che distruggono i tessuti molli.
  • Sepsi: un'infezione generalizzata del sangue che può portare a shock settico.

Trasmissione dello Streptococcus pyogenes

La faringite da streptococco è un’infezione molto contagiosa. La trasmissione da portatore sano (ossia positivo per il batterio ma asintomatico) è possibile, ma poco probabile. La trasmissione avviene principalmente per via aerea, attraverso l’emissione di piccole goccioline di saliva durante gli starnuti, i colpi di tosse o anche mentre si parla. Il contagio può verificarsi per trasmissione indiretta, attraverso la condivisione di alimenti, posate o bicchieri o l’utilizzo di oggetti contaminati. È frequente e molto probabile la trasmissione dello streptococco fra membri della stessa famiglia. Più complicato controllare la diffusione della malattia in ambito scolastico, in particolare nella scuola dell’infanzia, in cui i bambini tendono a scambiarsi giocattoli che portano alla bocca. Il lavaggio frequente delle mani abbatte il rischio di trasmissione, in particolare nell’ambiente domestico. In particolare, è fondamentale lavare le mani con acqua e sapone dopo aver tossito, starnutito, dopo essersi soffiati il naso e prima di mangiare o cucinare. È raccomandato l’utilizzo di fazzoletti usa e getta da eliminare subito dopo l’uso.

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Sintomi dello Streptococcus pyogenes

I sintomi dello streptococco sono tipicamente faringite o faringo-tonsillite, dove le tonsille appaiono ingrossate e arrossate. Qualche volta possono presentare le cosiddette placche che, tuttavia, possono manifestarsi anche a seguito di infezione virale. A causa della sovrapposizione di alcuni sintomi, distinguere clinicamente tra infezione da streptococco e infezione virale può essere difficoltoso. Le forme virali, tuttavia, molto spesso presentano altri sintomi assenti in caso di streptococco come congiuntiviti, raffreddore, tosse, afonia e forme gastrointestinali.Tipica dello streptococco, invece, è la scarlattina, che si manifesta nel 10% dei casi. Si tratta di una manifestazione cutanea che, in presenza di carica batterica molto alta, è causata dalla liberazione di tossine da parte dello streptococco.

Altri sintomi includono:

  • Arrossamento e edema: le tonsille sono gonfie e arrossate, a volte sono visibili le cosiddette placche, cioè strie di pus prodotto dal sistema immunitario allo scopo di eliminare i batteri. L’infezione da streptococco alla gola può manifestarsi anche senza placche e la presenza di placche non deve di per sé indurre a credere che si tratti di streptococco, o comunque di un’infezione batterica. Le placche possono essere presenti anche se l’infezione è virale, come nel caso della mononucleosi infettiva, causata da un microorganismo della famiglia degli Herpes virus.
  • Enantema del cavo orale: il cavo orale, in particolare il palato (sia molle che duro), si ricopre di puntini rossi (petecchie). La lingua assume il caratteristico aspetto a fragola.

Diagnosi dello Streptococcus pyogenes

Il test per la diagnosi della faringite da streptococco è il tampone faringeo. Il tampone per lo streptococco può essere effettuato in tutti i laboratori di analisi. È oggi disponibile un kit per il tampone faringeo di rapida esecuzione, che fornisce i risultati nel giro di pochi minuti.

Per diagnosticare lo streptococco si ricorre al tampone che va effettuato correttamente, passandolo accuratamente sulle tonsille e sul faringe. Quando sono i genitori a effettuare un tampone fai-da-te capita non di rado che risulti un falso negativo, a causa della scarsa accuratezza con cui viene effettuato, soprattutto per via delle resistenze del bambino. I test rapidi, che hanno una sensibilità pari all’85% , normalmente sono sufficienti per arrivare a una diagnosi corretta. Il test colturale, invece, nonostante abbia una sensibilità poco superiore, è consigliato solamente quando ci troviamo in presenza di casi che, pur sembrando streptococco dal punto di vista clinico, come una sospetta scarlattina, risultano negativi al test rapido.

Un esito positivo o negativo al test antigenico rapido è sufficiente per la diagnosi nella maggior parte dei casi, senza necessità di eseguire un esame colturale di conferma, a meno di una forte discordanza con il quadro clinico. Non sono raccomandati esami ematici (tasso antistreptolisinico, proteina C reattiva e conta leucocitaria) per la diagnosi di faringotonsillite da SBEA o di scarlattina; la diagnosi di quest’ultima è clinica in presenza della positività del tampone faringeo per SBEA.

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Attraverso l’esame del sangue è possibile dosare il Titolo Anti Streptolisinico (TAS), ossia la concentrazione degli anticorpi anti-streptococco prodotti dall’organismo. Tuttavia, il TAS non discrimina fra infezioni in atto e pregresse. Il suo valore potrebbe essere anomalo anche nel paziente che ha già risolto la malattia.

Diagnosi differenziale

È importante distinguere l'infezione da streptococco da altre condizioni con sintomi simili, come:

  • Mononucleosi: Inizialmente, la mononucleosi è clinicamente indistinguibile da un comune mal di gola e può manifestarsi con tutti i sintomi tipici dell’infezione da streptococco: febbre, mal di gola, mal di testa, stanchezza, linfonodi del collo e delle ascelle ingrossati. Di solito, il primo sintomo a manifestarsi è il mal di gola, accompagnato da secrezioni simili a quelle di origine batterica (streptococco o stafilococco), seguito da febbre e stanchezza. Per distinguere a livello diagnostico l’infezione da streptococco da quella da stafilococco può essere eseguito il test della catalasi, al quale i primi sono negativi mentre i secondi positivi.
  • COVID-19: Come lo streptococco, anche la COVID-19 può essere inizialmente confusa con una malattia da raffreddamento. Tuttavia, quest’ultima non ha la caratteristica eruzione mucosale della gola, né il mal di gola come sintomo caratteristico.

Antibiotici per il trattamento dello Streptococcus pyogenes

La terapia antibiotica deve essere istituita entro 9 giorni dalla comparsa del mal di gola e durare 10 giorni. L’antibiotico raccomandato di prima scelta è l’amoxicillina. In assenza di altre indicazioni (recidive, fallimento terapeutico) o in assenza di controindicazioni all’amoxicillina, non è raccomandata la terapia antibiotica con amoxicillina-acido clavulanico, cefalosporine o macrolidi. In caso di allergia, sospetta o confermata, si può optare per i macrolidi (in particolare, azitromicina alla dose di 20 mg/kg/die per 3 giorni in mono-somministrazione giornaliera per superare la resistenza di SBEA ai macrolidi). Le cefalosporine di 2° e 3° generazione non dovrebbero essere raccomandate.

I farmaci antibiotici maggiormente utilizzati contro la faringite da streptococco sono rappresentati dalle penicilline, quale è l'amoxicillina per via orale. Il trattamento delle infezioni cutanee da streptococco prevede anch'esso il ricorso a farmaci antibiotici e, in particolare, alle penicilline.

Gli antibiotici che appartengono alla classe dei beta-lattamici (il più utilizzato è l'amoxicillina) sono i farmaci di elezione sia per le faringotonsilliti che per gli altri tipi di infezioni. In caso di accertata reazione allergica (orticaria e anafilassi) alle penicilline possono essere utilizzati antibiotici della classe dei macrolidi (es. eritromicina, azitromicina, claritromicina). L'antibiotico clindamicina può essere utilizzato come adiuvante alla terapia antibiotica con beta-lattamici (somministrate per via endovenosa) in caso di fascite necrotizzante o sindrome da shock tossico, in quanto riduce l'espressione delle tossine streptococciche.

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Antibiotici di prima linea

  • Penicillina: È il farmaco di prima scelta per il trattamento della faringite streptococcica.
  • Amoxicillina: Spesso utilizzata in combinazione con acido clavulanico, è un'altra opzione efficace.

Antibiotici alternativi

  • Eritromicina: Può essere utilizzata in pazienti allergici alla penicillina.
  • Azitromicina: Un macrolide che può essere utilizzato in caso di allergia alla penicillina o resistenza ad altri antibiotici.

Considerazioni importanti sulla terapia antibiotica

  • Durata del trattamento: La terapia antibiotica deve durare 10 giorni per prevenire complicanze come la febbre reumatica.
  • Adesione alla terapia: È fondamentale che il paziente segua scrupolosamente la terapia prescritta, rispettando dosi, modalità e tempi di somministrazione.
  • Resistenza agli antibiotici: In caso di resistenza agli antibiotici di prima linea, possono essere prescritti farmaci alternativi.

Complicanze dello Streptococcus pyogenes

Sebbene nella maggior parte dei casi lo streptococco scateni infezioni di lieve entità, a volte può essere associato a complicanze serie e pericolose per la salute dei più piccoli. Per questo diagnosticarlo e trattarlo correttamente è fondamentale. Le complicanze possono essere suppurative (estensione dell'infezione ai tessuti vicini) o non suppurative (reazioni autoimmuni).

Complicanze suppurative

  • Ascessi peritonsillari, parafaringei o retrofaringei
  • Otite media
  • Sinusite
  • Mastoidite

Complicanze non suppurative

  • Febbre reumatica: La più frequente (soprattutto nel bambino e nell’adolescente, meno nell'adulto) è il reumatismo articolare acuto (RAA), conosciuto anche con il nome di febbre reumatica. Si tratta di una patologia infiammatoria acuta e transitoria che si manifesta con febbre, gonfiore e dolore articolare (artrite). Le articolazioni più colpite sono le ginocchia, i gomiti, le caviglie e i polsi. La febbre reumatica è causata da una reazione di tipo autoimmunitario del corpo che, nel tentativo di eliminare il microorganismo, si confonde e attacca proprie strutture con analogie molecolari rispetto al batterio. Una sorta di “fuoco amico” che può aggredire non solo le cartilagini articolari, ma anche le valvole cardiache. Quando il sistema immunitario colpisce le valvole (soprattutto la mitralica, con minore frequenza l’aortica), il cuore si infiamma (endocardite). Il trattamento del RAA prevede (oltre all’antibiotico per l’eradicazione dello streptococco) la somministrazione di antinfiammatori non steroidei (FANS).
  • Glomerulonefrite acuta post-streptococcica: L’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A, come descritto anche nel caso delle articolazioni e delle valvole cardiache, può innescare una reazione immunitaria diretta contro tessuti del corpo (e definita pertanto autoimmunitaria). La diagnosi si basa sull’anamnesi (se il paziente riferisce di una recente faringite o scarlattina l’associazione con la glomerulo nefrite post infettiva è rapida) e può essere confermata dall’esame del sangue. La presenza di un C3 (una sostanza coinvolta nel fenomeno dell’infiammazione) basso nel sangue, è il parametro diagnostico più importante. In casi rari (1-2%), si può instaurare una sindrome renale-polmonare che porta il paziente ad insufficienza renale ed alla conseguente necessità di dialisi. La terapia aggiuntiva (oltre a quella antibiotica) è di supporto. Vengono introdotte restrizioni nell’alimentazione del paziente, che deve essere a basso contenuto di sodio e proteine. Se la riduzione della funzione renale lo rende temporaneamente necessario, il paziente deve essere sottoposto a dialisi.
  • PANDAS: In rari casi il sistema immunitario attacca il cervello, generando alterazioni neurologiche e neuropsichiatriche descritte globalmente come sindromi PANDAS. Le PANDAS sono i disordini neuropsichiatrici autoimmuni associati alle infezioni da streptococco beta-emolitico di gruppo A (dall’inglese Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections). Esordiscono improvvisamente dopo una faringite da streptococco o dopo la scarlattina. Oltre alle articolazioni (artrite) e alle valvole cardiache (endocardite), il sistema immunitario può aggredire i vasi sanguigni del cervello, determinandone l’infiammazione (vasculite). È quello che succede nella corea di Sydenham, una delle PANDAS. Chiamata anche chorea minor, è la manifestazione neurologica della febbre reumatica. La malattia viene solitamente riconosciuta su base clinica, con l’osservazione. Il paziente manifesta movimenti involontari, rapidi e non ripetitivi degli arti, che talora rendono difficile la deambulazione e che legittimano uno dei nomi più noti della patologia (Ballo di San Vito).

Prevenzione dello Streptococcus pyogenes

La prevenzione delle infezioni da Streptococcus pyogenes si basa su:

  • Igiene delle mani: Il lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone è fondamentale per ridurre il rischio di trasmissione.
  • Evitare il contatto con persone infette: Evitare di condividere oggetti personali e di stare a stretto contatto con persone che presentano sintomi di infezione.
  • Utilizzo di fazzoletti usa e getta: È raccomandato l’utilizzo di fazzoletti usa e getta da eliminare subito dopo l’uso.
  • Vaccinazione: Non è disponibile un vaccino contro lo streptococco responsabile della scarlattina e della faringite. Poiché il batterio è soggetto a continue mutazioni, l’immunità prodotta non è definitiva. Tuttavia, è disponibile un vaccino contro lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae), un altro tipo di streptococco che può causare infezioni respiratorie gravi.

Streptococco silente e portatori sani

Lo streptococco può colonizzare le mucose del rinofaringe anche quando la malattia è clinicamente risolta. Una percentuale di bambini, dal 10 al 25%, che risultano positivi al tampone sono in realtà portatori di SBEA. Lo stato di portatore può perdurare da settimane a mesi, ma è associato a un rischio minimo di complicanze e a basso rischio di trasmissione. Non è raccomandato il trattamento antibiotico nei soggetti portatori di SBEA. I test rapidi e gli altri esami microbiologici non sono in grado di distinguere un soggetto affetto da faringotonsillite da SBEA da un portatore di SBEA che ha una faringite intercorrente causata da altro agente infettivo. Per questo motivo, in assenza di sintomi acuti, o alla fine della terapia antibiotica, non deve essere eseguito il test rapido per l’identificazione della presenza di SBEA nella faringe.

Quando tornare a scuola

Il mal di gola si attenua a partire dal terzo-quinto giorno dall’esordio della sintomatologia. Se la terapia antibiotica viene istituita tempestivamente, i tempi di remissione si contraggono ulteriormente. Il rischio di contagio è massimo nella fase in cui il paziente ha dolore alla gola. Già dopo 48 ore dall’inizio della terapia il bambino non è più da considerarsi contagioso, anche se dovesse avere ancora un tampone positivo.

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