Combatté contro il Rajah Bianco: Storia di Sandokan e James Brooke nel Borneo

Ardito, collerico, coraggioso fino all’inverosimile, Sandokan è, assieme al Corsaro Nero, il più celebre pirata-gentiluomo creato da Emilio Salgari alla fine dell’Ottocento. Le avventure di Sandokan, la Tigre di Mompracem, si intrecciano indissolubilmente con la figura del Rajah Bianco, James Brooke, in un contesto storico e geografico affascinante: il Borneo del XIX secolo. Questo articolo esplora la storia di questo conflitto, analizzando i personaggi, i luoghi e gli eventi che hanno alimentato la leggenda.

Sandokan: Il Pirata-Gentiluomo e la sua Nascita Letteraria

Sandokan viene presentato per la prima volta ai lettori nel 1883 dal quotidiano veronese La nuova arena, che pubblica a puntate il romanzo I pirati della Malesia di Emilio Salgari. Altrimenti noto come la Tigre di Mompracem, dal nome dell’isola su cui sorge il suo covo, ha un carattere audace, impetuoso e fiero. Insieme, Sandokan e Tremal-Naik si ritroveranno a combattere il feroce Suyodana, capo dei Thug che sovente uccidono strangolando i nemici con un sottile filo nero in nome della dea Kalì.

Il personaggio di Sandokan incarna l'ideale del pirata-gentiluomo, un eroe romantico che combatte contro l'ingiustizia e l'oppressione. La sua figura è avvolta da un'aura di mistero e fascino, alimentata dalle esotiche ambientazioni malesi e dalle avvincenti avventure narrate da Salgari.

James Brooke: L'Avventuriero che Divenne Rajah

Irriducibile nemico di Sandokan è l’infido James Brooke, detto il Rajah Bianco. Egli è il rappresentante della Compagnia delle Indie nell’isola di Labuan, l’avamposto coloniale inglese. Il personaggio è storico e tutt’altro che perfido, un abile avventuriero che esplorò le coste del Borneo stabilendosi a Kuching nel Sarawak dove riuscì a riunificare le tribù costiere delle quali divenne il rajah, spesso in contrasto con la potenza coloniale britannica che avanzava in tutta l’Asia orientale.

La famiglia Brooke aveva quarti di nobiltà e il padre era alto magistrato britannico incaricato della Indian Company a Benares, dove nacque James nel 1803 e a dodicenne fu inviato in Gran Bretagna per gli studi che durarono quattro anni. Tornato in India nel Bengala si arruolò nel Sesto Reggimento di Fanteri Indigena e rivelandosi un buon sottufficiale. Nel 1825 partecipò alla campagna contro il regno di Birmania che minacciava gli interessi della Indian Company in Bengala e rimase seriamente ferito in uno scontro,dopo un lungo periodo di cure a Calcutta fu rimpatriato per la convalescenza e gli fu assegnata una pensione di guerra.

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Nel 1830 era di nuovo in viaggio per l’India,ma la nave subì un lunghissimo ritardo per un’avaria e il giovane Brooke decise di non riprendere più servizio nell’esercito e proseguì per la Malesia,visitò Malacca,l’isola di Penang e la nuova città di Singapore fondata dal nobile avventuriero britannico Raffles. Libero da ogni impegno,continuò il suo viaggio per scoprire quell’oriente che lo affascinava sempre di più e navigò lungo le coste indocinesi per raggiungere la Cina e visitarne i centri costieri meridionali,tornò in Inghilterra convinto che il suo destino era in estremo oriente e sempre meno in madrepatria dove si sentiva estraneo.

Nel 1835 alla morte del padre,con l’eredità fu in grado di finanziare le sue avventure e acquistò la nave Royalist con la quale prese la rotta per l’estremo oriente, in gran parte dominato da regni locali e colonie europee dove non si sentiva a proprio agio,restava il Borneo le cui coste meridionali erano sotto l’influenza degli olandesi che avevano colonizzato l’indonesia,il resto era ancora un”immensa isola dai territori selvaggi e inaccessibili,montagne,fiumi,foreste e popolazioni ignote. Le coste settentrionali facevano parte del sultanato islamico del Brunei,ma da tempo infestate da pirati che rendevano insicura l’antica rotta delle spezie orientale e attaccavano con le veloci navi phraos tutti i vascelli che la incrociavano,saccheggiando anche le popolazioni Dayak costiere,costrette a rifugiarsi nell’interno della foresta lungo i fiumi ,ma anche qui i potenti pirati malesi facevano violente incursioni razziando e distruggendo i villaggi,i cui abitanti erano destinati alla schiavitù.

Brooke, a differenza del personaggio romanzato da Salgari, fu una figura complessa e controversa. Se da un lato si distinse per il suo ruolo nella lotta alla pirateria e nella modernizzazione del Sarawak, dall'altro il suo governo fu caratterizzato da un forte autoritarismo e da politiche che favorirono gli interessi britannici.

Il Contesto Storico: Il Borneo nel XIX Secolo e la Via delle Spezie

Lungo le coste del Borneo settentrionale passava una delle rotte orientali della Via delle Spezie seguita da secoli dai navigatori e mercanti indiani,giavanesi,cinesi e arabi,nel tredicesimo vi fu creato fiorente sultanato islamico del Brunei,ma solo trecento anni più tardi cominciò a ricevere i vascelli portoghesi ,seguiti poi da spagnoli,olandesi ed inglesi he si succedettero nel dominio delle antiche rotte commerciali e nella colonizzazione dell’Asia.

Il XIX secolo fu un periodo di grandi trasformazioni per il Borneo, segnato dall'espansione delle potenze coloniali europee e dalla crescente importanza strategica dell'isola nel commercio delle spezie. La presenza britannica, in particolare, si fece sempre piùPressante, con la Compagnia delle Indie Orientali che mirava a controllare le rotte commerciali e a sfruttare le risorse naturali del Borneo.

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In questo contesto, la pirateria rappresentava una seria minaccia per la sicurezza dei mari e per gli interessi commerciali delle potenze coloniali. I pirati malesi, a bordo delle loro veloci imbarcazioni, attaccavano le navi mercantili e razziavano i villaggi costieri, seminando terrore e destabilizzando la regione.

L'Incontro-Scontro tra Sandokan e Brooke: Tra Realtà e Finzione

Tra le coste del Borneo Sarawak e l’arcipelago filippino delle Sulu,il dominio dei potenti pirati malesi era incontenibile e in questa situazione James Brooke nel 1839 sbarcò sulla costa del Sarawak con la sua nave ben armata Royalist e si stabilì nel centro di Kuching ove regnava il rajah Muda Hassim,zio e vassallo del sultano di Brunei Omar Ali Suffedin,che gli offrì volentieri la base per le sue proposte commerciali in nome dell’Inghilterra.

Brooke visitò le tribù dayak della costa e dell’interno,annotandone i costumi tradizionali,in particolare l’uso di tagliare le teste ai nemici per scopi religiosi e cerimoniali,dopo aver esplorato il Sarawak fece rotta sul Brunei con la sua nave e un phrau del sultano. Durante la navigazione,nella notte il phrau venne attaccato dai pirati che il Royalist mise in fuga con una cannonata,poi Brooke decise di tornare in Sarawak per riportare i numerosi feriti tra i suoi accompagnatori che avevano subito l’arrembaggio,manifestando quella generosità che lo rese popolare tra gli abitanti della costa.

Da Kuching ripartì subito per la grande isola indonesiana di Sulawesi sotto l’influenza olandese,i cui capi e sultani locali non gradivano sudditi britannici nelle loro terre,comunque ne visitò le coste e tornò in Sarawak,però deciso a lasciare il Borneo. Il sultano lo convinse ad aiutarlo per sedare le rivolte scoppiate nell’interno e Brooke risalì i fiumi nella jungla fino al sultanato di Sambas sotto l’influenza olandese,dove annotò che gli avversari si limitavano a costruire piccole fortificazioni e palizzate di bambù per fronteggiarsi suonando con gong e xilofoni musiche guerriere ed insultarsi senza mai combattere,i suoi tentativi di convincere i sudditi armati del Sarawak ad attaccare i rivoltosi di Sambas risultarono vani e comprese che quel singolare modo di fronteggiarsi era parte di una qualche antica tradizione.

Tornò a Kuching con l’intenzione di lasciare il sultano alla sua “guerra di insulti”,ma Muda Hassim riuscì di nuovo a convincerlo e guidare il suo esercito contro quello di Sambas,ritornato all’avamposto nella jungla Brooke guidò l’attacco con la sciabola in pugno,ma si accorse che a seguirlo c’era solo la ventina di inglesi del suo equipaggio che però provocò la resa incondizionata senza combattere dei ribelli.

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Il Sarawak è la parte più nota del Borneo,terra di avventure e pirati raccontata da oltre un secolo di letteratura e che hanno appasionato generazioni di lettori dei romanzi di Salgari con il suo ciclo di Sandokan le cui gesta si svolgevano proprio nella regione e i cui Tigrotti della Malesia erano i Dayak di mare che ne popolano le coste settentrionali,in perenne conflitto con il perfido Rajah Bianco Brooke. Sulla spiaggia della suddetta isola, situata a una decina di chilometri dalle coste del Sabah e donata nel 1846 dal sultano del Brunei agli Anglosassoni che vi rimasero per 115 anni, dopo una battaglia Sandokan viene rinvenuto ferito e privo di sensi. A curarlo è la radiosa Marianna, nipote di un lord e chiamata la Perla di Labuan, della quale, in barba all’odio verso gli Inglesi, il pirata - ricambiato - s’innamora. Dopo mille peripezie egli riesce a rapire la sua bella, la quale però muore a causa di una terribile epidemia. Anche Yanez conoscerà una passione, seppure più composta, per Surama, splendida giovane dapprima creduta una semplice baiadera, ma in verità anche lei spodestata dal proprio regno da uno zio folle e assassino.

Nella finzione letteraria, il conflitto tra Sandokan e Brooke è rappresentato come una lotta epica tra il bene e il male, tra la libertà e l'oppressione. Sandokan, il pirata-gentiluomo, incarna i valori dell'indipendenza e della giustizia, mentre Brooke, il Rajah Bianco, rappresenta il potere coloniale e l'avidità.

Nella realtà storica, il rapporto tra Sandokan e Brooke fu più complesso e sfumato. Nonostante le divergenze politiche e gli interessi contrastanti, i due uominiCondivisero un certo rispetto reciproco e, in alcuni momenti, collaborarono per raggiungere obiettivi comuni, come la lotta alla pirateria.

Mompracem, Labuan e il Borneo: I Luoghi del Mito

  • Mompracem: L'isola selvaggia e di fama sinistra, covo di formidabili pirati, nell'immaginario salgariano. Oggi, un luogo trasformato, con villaggi di palafitte abitati da immigrati clandestini filippini.
  • Labuan: Un'isola di affari, di commerci di alcolici, un paradiso fiscale tax-free, porto off-shore per banche e compagnie di assicurazioni. Un contrasto stridente con l'isola descritta da Salgari, dove Sandokan incontra Marianna.
  • Sarawak: La terra di avventure e pirati, con le sue scogliere di rupi e mangrovie, le sue foreste di alberi della canfora, rifugio dei pirati in attesa dell'assalto finale contro la città del rajah. Oggi, un orgoglioso parco nazionale, Bako, il primo della Malesia.
  • Kuching: Ai tempi di Sandokan, un villaggio sul fiume ombreggiato da superbi alberi. Oggi, la mole invadente dell’hotel Hilton ad affacciarsi sul fiume Sarawak.

L'Eredità di Sandokan e Brooke: Tra Letteratura, Storia e Cinema

L'epopea di Sandokan e Brooke ha continuato ad affascinare generazioni di lettori e spettatori, ispirando film, serie televisive e opere teatrali. Il personaggio di Sandokan è diventato un simbolo della lotta per la libertà e l'indipendenza, mentre la figura di Brooke continua a suscitare dibattiti e controversie.

Anche la Malesia ha il suo film epico all’hollywoodiana. Giustamente Ai confini del mondo, del regista statunitense Haussman in una cineproduzione che vede,nell’anno del loro massimo attrito, ancora collaborare angloamericani, malesi ecinesi, è incentrato sul grande eroe locale, James Brooke, il Rajah bianco, sterminatore di pirati. Al terzo tentativo la Brooke Heritage Trust dei discendenti, l’ottantunenne artista Lionel ed i figli Jason e Laurence, tornati a Kuching, capitale del Sarawak fondata dal trisavolo, solo nel 2011, è riuscita a mettere sullo schermo le gesta del sovrano inglese d’India. Il primo tentativo era stato il progetto di documentario The life and times of Sir James Brooke of Sarawak del filmaker bolognese Cavazza per la sceneggiatura dell’artista Zecchini. Poi la Margate House Films aveva annunciato nel 2017 la cinebiografia per mano del regista russo Bodrov ma solo ora esce il titolo (non proprio nuovissimo, Edge of the world, il confine del mondo) grazie al pool riunitosi attorno all’amministrazione di Sarawak che ha potuto contare sulla digitalizzazione dell’archivio di Brooke. Nell’ampia parte del mondo, quasi tutta non europea, influenzata dagli anglosassoni, James Brooke resta un mito su cui escono biografie a getto continuo e che hanno ispirato una messe di autori da Conrad a Coppola, da MacDonald Fraser a Kipling. Nell’epoca del politicamente corretto, è tornata utile la riscoperta della sua omosessualità, che prima veniva fatta passare per un’invalidità dovuta alleferite ai genitali, ricevute nella guerra anglo birmana del 1825. Per altro verso anche il quadretto romantico dell’amore dell’avventuriero per la bella malese Fatima, nipote del sultano, che Brooke sposò con rito islamico, avendone la figlia Fatima Brooke, risulta utile per sottolinearne l’anticolonialismo addirittura antinglese (di un Sir, cavaliere della Regina!), il pacifismo, l’amore per i fidati daiacchi tagliatori di teste, storicamente oppressi da cinesi e indiani, che Brooke preservò anche dai tentativi di conversione dei missionari cristiani (ma i civil servant erano tutti d’origine inglese).

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