Giulia Schiff: Dagli Abusi nell'Aeronautica alla Lotta in Ucraina

Giulia Schiff, una giovane donna italiana, ha intrapreso un percorso di vita segnato da sfide e scelte coraggiose. Dagli abusi subiti nell'Aeronautica Militare alla decisione di combattere come volontaria in Ucraina, la sua storia è un esempio di resilienza e determinazione.

Dagli Abusi all'Espulsione dall'Aeronautica

Giulia Schiff, 23enne originaria di Mira (Venezia) ed ex pilota dell’Aeronautica militare, ha denunciato più volte di essere stata vittima di episodi di mobbing e nonnismo durante il cosiddetto “battesimo del volo”. L'episodio più controverso risale all'aprile 2018, durante il quale, secondo la sua testimonianza, sarebbe stata sottoposta a un rito di iniziazione umiliante e violento.

Le accuse ai militari ruotano attorno a un “battesimo del volo”, un rito di iniziazione risalente all'aprile 2018 e ripreso in un video, durante il quale l'allora diciannovenne dopo essere stata sollevata da terra e tenuta ferma per le gambe e le braccia venne dapprima colpita con violenza sul fondoschiena con dei fustelli di legno (il suo legale parla di “cento frustrate”), poi le venne fatta urtare la testa contro una semiala e infine fu gettata in piscina. Nel filmato la si sente urlare "mi fate male", piangere e singhiozzare. La fine del rito viene suggellata con una stretta di mano, mentre l'allieva è ancora in acqua, e un bacio su entrambe le guance.

Un processo è in corso ad alcuni sottoufficiali dell'aeronautica per lesioni pluriaggravate in concorso e ingiuria. Schiff ha sempre sostenuto che sia stato per quella denuncia penale che scattò l'espulsione dall'Aeronautica, ufficialmente motivata da "inattitudine militare e professionale". I ricorsi presentati al Tar e al Consiglio di Stato, tuttavia, non sono andati a suo favore, ed è stata pure condannata a pagare le spese processuali. I giudici di Palazzo Spada, organo supremo di giustizia amministrativa, hanno ritenuto l’espulsione “conseguenza diretta dell’insufficiente voto in attitudine militare e professionale”.

La sua denuncia di nonnismo è caduta nel vuoto ed anzi è costata, a suo dire, alla giovane pilota l’allontanamento dall’aereonautica militare.

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La Scelta di Combattere in Ucraina

Non vedendo "da parte dell'Europa la reazione che meriterebbe lo scempio che sta subendo l'Ucraina da parte di Putin", Giulia Schiff ha deciso di agire. Dall’inizio della guerra è a Kiev per combattere come volontaria nelle Forze Speciali della Legione Internazionale in Ucraina, unica donna del gruppo. Nei primi giorni dell'invasione aveva scritto sui social: “Non ci sono giustificazioni per non reagire. Bisogna soccorrere un Paese che non si può difendere da solo invaso da una delle potenze del mondo tra l'altro con motivazioni ridicole… a maggior ragione che è nostro vicino di casa. Quante parole inutili, ma quali sanzioni? Perché potremo veramente aiutare e invece stiamo a guardare? Veramente si stanno preoccupando del rincaro del gas e dei profughi che emigreranno? Tutta questa ipocrisia avrà delle conseguenze. Vergogna”.

Una scelta, la sua, che aveva fatto inevitabilmente clamore. La guerra ora è diventato il suo lavoro: è assunta con contratto regolare. «È stata inquadrata come soldato semplice - continua papà Dino - guadagna poche centinaia di euro al mese, esattamente quello che guadagnano i soldati ucraini. Il suo lavoro è l'operatrice di droni per le ricognizioni aeree. È stata molto impegnata nelle sue missioni. Partita da Kiev, in questo momento la sua squadra, il team speciale Masada, sta lavorando nelle zone in cui stanno ripiegando i russi, tra Donbass e Crimea».

Giulia Schiff, 25 anni, veneziana di Mira, oggi è arruolata volontaria in Ucraina, il suo nome di battaglia è Kida. Stipendio base: 500 euro al mese, più 78,15 euro di diaria per ogni giorno di missione. In breve tempo fa di tutto: la coordinatrice dei legionari, l’istruttrice di nuove reclute, la soldatessa di fanteria, la pilota di droni. Ha sparato, anche? «Sono un bombardiere, è il mio lavoro». Mai ucciso qualcuno? «Non si chiede a un soldato. Di certo non sono un’assassina: qualunque mia azione è votata a un fine più grande, la liberazione di un popolo».

"Servire come militare l'Ucraina è un grandissimo onore", ha dichiarato Schiff. "Siamo molti stranieri qui a combattere, ma non i numeri che abbiamo visto riportati sui media".

Il Ritorno in Italia e le Testimonianze

Il soldato Giulia è tornato in Italia. Solo per una decina di giorni, in realtà: una licenza dell'esercito ucraino che le ha permesso di riabbracciare la sua famiglia dopo mesi e partecipare, domenica pomeriggio a Roma, alla manifestazione dell'associazione cristiana degli ucraini.

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"Sto ritrovando con voi il riconoscimento che non ho avuto finora in Italia. Lo sto ritrovando in mezzo a voi qui a Roma. Penso che l'Italia abbia perso un ottimo militare", ha affermato Schiff durante la manifestazione dell'Associazione cristiana degli ucraini in Italia a Roma.

AGI - Gli italiani "vorrebbero la pace, ma la guerra non è in Italia, è in Ucraina…". Lo dice, rispondendo all'AGI, Giulia Schiff, la 23enne italiana arruolata nell'esercito ucraino che dall'inizio della guerra combatte con le truppe di Kiev e rientrata in Italia. La giovane ex pilota veneziana, presente alla manifestazione organizzata dall'Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia in piazza Madonna di Loreto, "contro l'aggressione russa", aggiunge: "Il mio messaggio è che l'Italia dovrebbe essere più solidale con il popolo ucraino: tanti civili stanno morendo, sto qui per portare la mia testimonianza agli italiani lontani da questa situazione per aprire loro gli occhi. La realtà è diversa da ciò che vediamo in tv e sui giornali".

Schiff è volontaria nelle Forze speciali della Legione internazionale, al fianco di Kiev contro le forze di Mosca.

L'Amore in Tempo di Guerra e l'Impegno Umanitario

In Ucraina, Giulia ha trovato anche l'amore. Si è fidanzata con un capitano dell'esercito, un 28enne carrista ucraino-israeliano di nome Victor Frydman. Giulia, Victor, lo ha conosciuto un mese dopo aver raggiunto il fronte per unirsi nelle fila dei resistenti ucraini. Lei di Dolo, lui con la doppia nazionalità: ucraina e israeliana. Si sono sposati poche settimana fa, in provincia di Verona, il 7 maggio, al Castello di Bevilacqua. Cerimonia che è stata celebrata dall’ex ministro della difesa, Elisabetta Trenta, con la presenza del suo omologo, nel senso anche di fine carica, ucraino. «C’era gente da tutto il mondo, persone di ogni religione. Sono i nostri valori dopotutto, un mondo libero. Non è stato un periodo facile quello che ha preceduto il matrimonio visto che Victor è stato più volte seriamente ferito tanto da dover rinunciare a combattere al fronte. Giulia e Victor, lei la passione per la divisa l’ha sempre avuta, viene dall’Aeronautica. Di Victor si è detto. «Con l’esperienza che abbiamo entrambi era la cosa più naturale da fare. Aiutare le persone, quello ci da soddisfazione e quello vogliamo. È come quando abbiamo liberato i villaggi dai russi, la gioia negli occhi delle persone ripaga di ogni sforzo».

Dopo aver combattuto al fianco delle truppe, Giulia è rimasta in Ucraina per aiutare chi è ancora in guerra. L'ex combattente italiana si è sposata e ha fondato un'organizzazione per aiutare i suoi commilitoni rimasti in prima linea nel conflitto con la Russia.

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Giulia si trova nella zona di Dnipro dove ora vive con Victor, 29enne israelo-ucraino che aveva conosciuto nel maggio scorso nella legione straniera. Kida e Victor si sono sposati con rito civile il giorno di San Valentino.

Giulia e Victor hanno fondato un'organizzazione di beneficenza chiamata “Cloud Walker”, che porta aiuti ai soldati, negli ospedali e persino alle persone anziane senza cibo che si trovano accampate nei pressi della centrale nucleare di Zaporizhzhia. E ci sono in cantiere tanti altri progetti, come quello di creare un ospedale mobile e mettere su un orfanotrofio.

Prospettive Future

Giulia Schiff si è sposata in Ucraina, ha smesso di combattere e adesso ha fondato un'associazione umanitaria con suo marito Victor, 29 anni, anche lui ex soldato. Resteranno in Ucraina, dove la gente dice che Giulia è più ucraina di altri loro connazionali. A maggio, Giulia e Victor torneranno per qualche giorno in Italia, a Verona: «faremo la cerimonia religiosa delle nostre nozze e indosserò l'abito bianco«.

Giulia conta di raggiungere Victor in Israele al più presto e di fare famiglia lì: «Vorremmo un figlio entro i 30 anni e un posto da chiamare casa anche se, per me, mio marito è la mia casa».

Giulia Schiff non esclude di poter tornare a volare: «In Italia, ma il mondo è grande. Magari in Israele, finita la guerra, potrò tornare nei cieli».

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