La corrida, uno spettacolo profondamente radicato nella cultura spagnola, ha una storia complessa e controversa, segnata da momenti di grande popolarità, periodi di declino e accesi dibattiti sulla sua eticità. Questo articolo esplora le origini storiche delle corride, la loro evoluzione nel tempo, la loro presenza in Italia, le controversie che le circondano e il loro significato culturale ed economico.
Origini e Storia della Corrida
Le origini della corrida sono avvolte nel mistero, con diverse teorie che ne fanno risalire le radici a tempi antichi. Alcuni studiosi suggeriscono che le corride abbiano avuto origine durante la dominazione musulmana in Spagna, mentre altri le fanno risalire all'antica Grecia o a Roma, dove i giochi con i tori erano un elemento popolare.
È certo che nel Medioevo, cavalieri cristiani e musulmani si cimentavano nella caccia ai tori a cavallo, trafiggendoli con la lancia. Questa pratica era particolarmente apprezzata dalla nobiltà spagnola, che la considerava un'occasione per mostrare la propria abilità.
Documenti storici testimoniano che intorno al 1040, Rodrigo Díaz de Vivar, meglio conosciuto come El Cid, uccise diversi tori con la lancia a cavallo. Da quel momento in poi, la caccia ai tori divenne un elemento fisso delle feste e delle celebrazioni importanti.
Durante il regno di Giovanni II, queste feste raggiunsero il loro apice e iniziarono a essere costruite le prime plazas de toros, edifici specificamente progettati per ospitare le corride. In precedenza, le corride si svolgevano nelle piazze principali delle città o nei circhi romani.
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Nel XVIII secolo, Francisco Romero di Ronda introdusse importanti innovazioni nella tecnica della corrida, tra cui l'uso della banderilla e dello stocco, strumenti che ancora oggi sono utilizzati. Suo figlio, Juan Romero, creò le squadre complete e diede alla festa un'animazione simile a quella attuale.
Carlo III tentò di vietare le corride, ma il suo decreto ebbe scarso successo. Al contrario, l'opposizione reale potrebbe aver contribuito alla loro diffusione. Tuttavia, l'invasione francese interruppe temporaneamente la loro popolarità.
Le corride ripresero con vigore durante il regno di Ferdinando VII, che inizialmente le vietò nel 1814, ma revocò il divieto l'anno successivo. Ferdinando VII si impegnò a promuovere la corrida e nel 1830 fondò una scuola di tauromachia a Siviglia.
La Tecnica della Corrida
Una corrida tradizionale si svolge in un'arena circolare chiamata ruedo, circondata da un recinto (barrera). Tra la barrera e le gradinate per gli spettatori si trova il callejón, uno spazio destinato ai toreri, agli aiutanti e al personale di servizio.
La corrida inizia con il paseo, una sfilata in cui le squadre (cuadrillas) entrano nell'arena precedute da due valletti a cavallo (alguaciles). Gli alguaciles chiedono al presidente (un'autorità locale assistita da un tecnico) il permesso di iniziare la corrida.
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Una volta che tutti si sono ritirati dall'arena, il presidente dà il segnale per far uscire il toro. I peones (giostratori a piedi) utilizzano la cappa per attirare l'attenzione del toro e incitarlo a correre. Il matador (caposquadra) entra quindi in scena per affrontare il toro, eseguendo movimenti abili come verónicas, navarras e gaoneras.
Successivamente, entrano in azione i picadores (giostratori a cavallo), che utilizzano la puya (un'asta con una punta d'acciaio) per indebolire l'ardore del toro. I cavalli dei picadores sono protetti da un'armatura sul petto per evitare le cornate.
La suerte de varas (fase delle lance) dà luogo ai quites, parate eseguite dai matadores per salvare i picadores in difficoltà. Il numero di colpi di puya che possono essere inflitti a un toro è limitato dal regolamento.
La terza fase della corrida è la suerte de banderillas. Le banderillas sono asticelle decorate con carta colorata e dotate di un piccolo uncino. I peones, e talvolta lo stesso matador, si avvicinano al toro e conficcano le banderillas nel collo dell'animale.
Infine, il matador, armato di stocco e muleta (un panno rosso), affronta il toro da solo nell'arena. Il matador esegue una serie di passi emozionanti per prepararsi all'ultima fase, la suerte suprema, in cui cerca di uccidere il toro con un colpo di stocco tra le spalle.
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Se il toro non muore al primo colpo, il matador ripete l'ultima fase o utilizza il descabellar (un colpo di stocco tra le vertebre del collo) per finirlo.
Le Corride in Italia: Un Breve Interludio
Sebbene la corrida sia tradizionalmente associata alla Spagna, anche l'Italia ha avuto un suo breve periodo di passione per questa pratica. Nel corso dei secoli, combattimenti con i tori si sono svolti in diverse città italiane, tra cui Roma, Venezia, Siena e Napoli. Tuttavia, questi combattimenti furono gradualmente proibiti a causa dei rischi per i partecipanti e il pubblico, nonché per le preoccupazioni relative alla crudeltà verso gli animali.
Nel 1890, Roma ospitò tre corride nell'Arena Flaminia, con toreri provenienti da Siviglia. Nonostante l'annuncio di una quarta corrida con l'uccisione del toro, non è chiaro se si sia effettivamente svolta.
Nel 1892, una corrida si tenne a Palermo durante l'Esposizione Nazionale, con matadores francesi che ebbero un buon successo. Inizialmente, le corna dei tori erano coperte di gomma, ma in seguito fu annunciata con grande risalto "la morte del toro".
Nel 1923, una tournée organizzata da Manuel Vigatà portò una squadra di toreri spagnoli in diverse città italiane, tra cui Roma, Bologna, Verona e Milano. Le corride si svolsero in stadi e velodromi, attirando un pubblico numeroso.
Tuttavia, le corride in Italia suscitarono anche critiche da parte di opinionisti e lettori, che le consideravano crudeli, estranee alla tradizione italiana e di qualità inferiore rispetto alle corride spagnole.
Nonostante vari tentativi di riproporre le corride in Italia nel corso degli anni, la legislazione italiana ha sempre vietato gli spettacoli che comportano maltrattamenti o sevizie di animali.
Controversie e Critiche
La corrida è da sempre oggetto di controversie e critiche da parte di associazioni animaliste e di una parte dell'opinione pubblica. Le principali obiezioni riguardano la crudeltà verso gli animali, lo stress e la sofferenza inflitti ai tori durante il combattimento e la natura violenta dello spettacolo.
Le associazioni animaliste denunciano le pratiche utilizzate per preparare i tori alle corride, tra cui la segregazione in stalle buie, la somministrazione di droghe, le percosse e l'applicazione di sostanze irritanti.
Inoltre, criticano le ferite inflitte ai tori dai picadores e dai banderilleros, che causano dolore e indebolimento all'animale. Infine, contestano l'uccisione del toro da parte del matador, considerata un atto di crudeltà gratuita.
Il Significato Culturale ed Economico della Corrida
Nonostante le controversie, la corrida rimane un elemento importante della cultura spagnola. Per molti spagnoli, la corrida è un'arte, una tradizione e un simbolo di identità nazionale.
La corrida è anche un'importante fonte di introiti economici per la Spagna. Il settore genera posti di lavoro e attira turisti da tutto il mondo.
Tuttavia, negli ultimi anni, la popolarità della corrida è diminuita in Spagna, con un calo del numero di spettatori e un aumento dell'opposizione pubblica. Alcune regioni spagnole, come la Catalogna e le Isole Canarie, hanno vietato le corride, mentre altre hanno introdotto misure per limitarne la pratica.
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