Combattere al fianco di Ciro il Grande: Un'analisi delle fonti storiche

Introduzione

Questo articolo esplora le fonti storiche che narrano le campagne militari di Ciro il Grande, fondatore dell'Impero persiano. Analizzeremo come Ciro, partendo da un piccolo regno vassallo, seppe costruire un impero vasto e potente, sconfiggendo nemici formidabili come i Medi, i Lidi e i Babilonesi. L'articolo si concentrerà sulle strategie militari e politiche che permisero a Ciro di avere successo, nonché sulla sua reputazione di sovrano giusto e magnanimo, che gli valse il rispetto e la lealtà dei popoli conquistati.

Ascesa al potere e conquista dei Medi

Ciro il Grande, noto nelle iscrizioni cuneiformi come Kurush, nacque in un periodo di grande fermento politico nel Medio Oriente. La sua famiglia, gli Achemenidi, governava un piccolo regno nella Susiana, vassallo dei Medi. Alla morte del padre Cambise, Ciro assunse il controllo del regno persiano, che si estendeva nel territorio dell'Arshan, riunendo sotto un'unica entità i due reami di Parsumash e Parsa.

Tuttavia, Ciro ambiva a un potere maggiore. Sfruttando le debolezze del re medo Astiage, Ciro diede vita a una rivolta che, grazie anche all'appoggio dell'aristocrazia meda, portò alla sconfitta di Astiage nel 550 a.C. A Pasargade, le truppe di Astiage si ammutinarono, consegnandolo in catene al nipote. Ciro, dimostrando una liberalità insperata, concesse salva la vita allo sconfitto. Poco dopo, con l'appoggio degli sciti e degli ircani, Ciro entrò a Ecbatana, capitale del regno dei Medi, e ne trasportò il tesoro ad Anzan. Invece di distruggere la città e trucidarne la popolazione, Ciro la lasciò intatta e la eresse a capitale estiva del regno.

Questa capacità di Ciro di non infierire sui popoli sottomessi e di concedere loro la stessa libertà di cui godevano da sovrani fu forse la ragione principale del suo successo. Diversamente dagli assiri, che furono odiati da tutti per la loro ferocia, i persiani seppero conquistarsi la pacifica tolleranza, se non addirittura la benevolenza dei popoli che conquistavano.

La guerra contro Creso e la conquista della Lidia

Il dinamismo del sovrano persiano mise in agitazione il Re dei lidi, Creso. Temendo per la sua ricchezza e per i suoi territori, Creso cercò di ricostruire una coalizione anti-persiana. Ciro, impegnato ad annettersi l'antico regno di Urartu, si trovò così nel 546 a.C. a fronteggiare contemporaneamente Lidia, Egitto e Babilonia.

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Mentre le truppe di Creso, irrobustite da un nutrito gruppo di spartiati, varcavano l'Halis invadendo la Cappadocia, Ciro fu costretto a rientrare a tappe forzate in patria, nel tentativo di arginare il nemico. Contemporaneamente, i suoi messi si assicurarono la neutralità di Egitto e Babilonia attraverso la promessa di cessioni territoriali.

Ciro continuò la campagna anche nella cattiva stagione cogliendo di sorpresa Creso che aveva appena smobilitato le truppe e rinviato a casa i mercenari spartani. In tutta fretta Creso fu costretto a raffazzonare un esercito da contrapporre all'avversario, che intanto si avvicinava pericolosamente al cuore pulsante del suo dominio.

Le truppe lide avrebbero soverchiato quelle nemiche per un rapporto di due a uno: 105.000 soldati contro i 50.000 a disposizione di Ciro. La disparità numerica tra le forze in campo fu abilmente colmata dalla sagacia di Ciro, che seppe sfruttare una serie di accorgimenti tattici: per primo l'adozione delle truppe cammellate, il cui odore disturbava enormemente i cavalli avversari al punto da scompaginarne le fila.

Ciro, dopo aver schierato le sue truppe in una formazione quadrata, con la cavalleria sui fianchi e i carri in retroguardia, ebbe ragione dei lidi che, puntando sulla loro superiorità numerica si erano distribuiti nella loro maniera classica, disponendosi su più file con l'intenzione di avvolgere il nemico. Invece, una volta costretti a smontare dai propri animali resi bizzosi, i lidi subirono il tiro degli arcieri persiani e una volta messi in rotta furono caricati a fondo dalla cavalleria avversaria che li schiantò.

Creso si rintanò all'interno di Sardi. Secondo Erodoto, l'assedio alla rocca si protrasse per una quindicina di giorni al termine dei quali, complice la fortuita scoperta di un sentiero nascosto, Ciro espugnò la città riducendo in ceppi l'avversario. Ma fu solo una delle svariate versioni che raccontarono la conquista della capitale. Le cronache babilonesi insinuarono che Ciro, una volta sconfitto Creso, l'avrebbe fatto uccidere, mentre le fonti greche attestarono unanimi che egli si mostrò mite col vinto.

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Con la conquista del regno di Lidia, Ciro acquisiva un contatto diretto con il Mediterraneo e l'Egeo, vale a dire con la conoscenza e la tecnica delle sviluppate città greche situate lungo la costa turca: anche se giovane, la Persia appariva ormai come la prima vera potenza della regione Medio orientale.

Espansione verso Oriente

Nei sei anni successivi, tra il 545 e il 539, Ciro rivolse di nuovo le sue attenzioni verso oriente, sottomettendo la Margiana e la Sogdiana e raggiungendo il fiume Iaxarte, nei cui pressi fece costruire fortezze. A quel punto Ciro assicurò al suo dominio tutte quelle terre che troviamo elencate nelle iscrizioni cuneiformi all'atto dell'assunzione al trono del suo successore Dario, vale a dire Parthiana, Drangiana, Ariana, Khorasm, Battriana, Sogdiana, Gandara, Arachosia, Maka, oltre alle terre dei saci e dei sattagidi. Ciro era diventato il re dei re.

La conquista di Babilonia

Nel 539 a.C., Ciro si mosse contro Babilonia. Diversi fattori contribuirono alla conquista di Babilonia da parte di Ciro. L'impero persiano premeva da nord, est e ovest, mentre gravi problemi economici, esacerbati dalla peste e dalla carestia, resero Nabonedo impopolare tra molti dei suoi sudditi. Ciro convinse un governatore provinciale babilonese, chiamato Gobria, a disertare per porsi al suo fianco.

La Cronaca di Nabonedo ricorda che il conflitto forse cominciò già nell'inverno del 540 a.C. La Cronaca di Nabonedo constata che la battaglia ha avuto luogo nel mese di Tashritu (27 Settembre - 27 Ottobre) "a Opis sulla riva del Tigri". Molto poco si sa circa gli eventi della battaglia. L'esercito persiano sotto Ciro combatté "l'esercito di Akkad" (ossia i Babilonesi). L'identità del comandante babilonese non viene registrata nelle cronache, ma è stato tradizionalmente assunto che Baldassarre, il figlio di Nabonedo, era al comando.

Pierre Briant riporta: "Questa vittoria è stata seguita da un immenso bottino e dal massacro di coloro che hanno tentato di resistere". Maria Brosius interpreta il massacro come un'azione punitiva di Ciro, "per dare l'esempio di una città che cercava di resistere all'esercito persiano".

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La Cronaca di Nabonedo afferma che dopo la battaglia di Opis, "il quattordicesimo giorno (6 ottobre) Sippar fu presa senza combattere. Nabonedo fuggì, e "il sedicesimo giorno (12 ottobre) Ug / Gubaru, governatore di Gutium, e l'esercito di Ciro, entrarono in Babilonia senza nemmeno combattere". Nabonedo stesso venne catturato poco dopo, quando tentò di tornare a Babilonia. Il suo destino finale non è del tutto chiaro, ma secondo lo storico babilonese del III secolo a.C. Beroso, Nabonedo fu risparmiato e andò in esilio in Carmania, dove morì anni dopo.

Una volta entrato Babilonia, Ciro fu proclamato re, nominò i nuovi governatori del regno appena conquistato ed iniziò una politica assai illuminata nei confronti dei vinti. Uno dei primi atti del suo regno fu l'editto che autorizzava gli Ebrei in esilio a ritornare in Palestina.

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