Combattere l'Equità Sociale: Definizione e Strategie

La crescente disuguaglianza è un tema cruciale nel dibattito pubblico, reso ancora più evidente dalla crisi pandemica. Questo articolo esplora il concetto di equità sociale, analizzando le sue diverse dimensioni e proponendo strategie per combattere le disuguaglianze.

Disuguaglianza: Un Nodo Cruciale

La fase storica attuale, accentuata dalla congiuntura critica legata all'emergenza pandemica, evidenzia in modo cruciale il problema della disuguaglianza. Un punto dolente nel dibattito pubblico è il divario crescente tra l'1% più ricco e il restante 99% più povero.

T.M. Scanlon, nel suo libro "Perché combattere la disuguaglianza", offre una costellazione interpretativa a questo problema complesso. L'autore definisce la disuguaglianza come "differenza tra quanto hanno alcuni e quanto hanno altri" (p. 11), concentrandosi sulla dimensione relazionale e comparativa tra soggetti e gruppi, in rapporto con le istituzioni. L'enfasi è posta sulla realtà istituzionale, dove si indagano i meccanismi che producono iniquità e disuguaglianza.

Uguaglianza Morale di Base e Ruolo Istituzionale

Un'istituzione sociale dovrebbe essere giustificabile per essere accettata da una comunità. Quando questo non avviene, si crea una contraddizione tra funzione istituzionale e realtà sociale, formalizzando un'iniquità strutturale che confuta l'"uguaglianza morale di base" (p. 13). Quest'ultima, insieme alla lettura della disuguaglianza relazionale e al ruolo istituzionale, è una premessa fondamentale del ragionamento di Scanlon.

Si presume che tutti gli individui abbiano diritti, indipendentemente da razza, genere o luogo di residenza (p. 13). È essenziale riflettere sulle varie espressioni della disuguaglianza e chiedersi quando e perché è moralmente inaccettabile e socialmente ingiustificabile che alcune persone stiano peggio di altre, e per quali ragioni è necessario opporsi alla disuguaglianza e ai canali della sua perpetrazione istituzionale.

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Molteplici Motivi per Combattere la Disuguaglianza

La disuguaglianza è inaccettabile per molteplici motivi. Scanlon identifica due aspetti all'origine della disuguaglianza, considerati ingiustificabili a livello istituzionale:

  1. Mancato rispetto di un principio di uguale considerazione per gli interessi di coloro cui le autorità politiche sono obbligate a fornire qualche beneficio. Questo principio non implica un atteggiamento omogeneo, ma una valenza comparativa. Un'azione istituzionale soddisfa tale principio se tiene equamente conto degli interessi coinvolti.
  2. Presenza di istituzioni economiche strutturalmente inique, da cui deriva una crescente disuguaglianza in termini di ricchezza e reddito. Scanlon critica l'iniqua distribuzione del reddito e dei costi della produttività economica, mostrando come i divari di reddito manchino di giustificazione a causa dei fattori strutturali all'origine.

Le disuguaglianze sono contestate anche perché consentono ad alcune persone di esercitare influenza e controllo sui processi decisionali istituzionali o su altri individui, attraverso la proprietà dei mezzi di comunicazione o di produzione.

Sistemi di casta e distinzioni per genere ed etnia, che implicano un danno morale di natura comparativa e disegnano alcuni gruppi sociali come inferiori rispetto ad altri, sono moralmente non giustificati. Queste dinamiche si intrecciano alla disparità economica, condannando i poveri a vivere in condizioni umilianti e limitando le loro opportunità.

Uguaglianza di Opportunità e Merito

Stigmatizzazione, povertà e violazione dell'uguale considerazione orientano forme di discriminazione, influenzando la mobilità sociale. Agire sui sistemi di tutela dell'equità procedurale è parziale se non accompagnato dalla creazione di condizioni meno diseguali.

Anche qualora si realizzasse un processo di maggior equità procedurale, i deficit strutturali confliggono con l'effettività delle opportunità sostanziali. Disuguaglianza economica e di status inficiano le prospettive di successo a causa di esigenze e costi materiali, ambiente, aspirazioni, auto-percezione familiare e diversa possibilità di influenza nel processo di selezione.

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Quando queste condizioni agiscono, decade il significato morale dell'uguaglianza di opportunità, per cui nessuno dovrebbe essere escluso per ragioni diverse dalla sua abilità. È importante evitare la critica moralistica che si basa sulla convinzione che le attuali istituzioni siano di per sé giustificate e le proteste contro di esse da parte di chi ha meno no.

Le condizioni di equità procedurali e opportunità sostanziali devono essere completamente soddisfatte, altrimenti non è possibile spostare la discussione su un piano soggettivo senza scadere nel moralismo. Anche la volontà di impegnarsi e di essere meritevoli dipende da una famiglia felice e dalle circostanze sociali (p. 78).

Politiche Redistributive e Azioni Contro la Disuguaglianza

Le politiche redistributive sono necessarie, ma insufficienti se non associate a un'azione trasversale contro le molteplici manifestazioni istituzionali della disuguaglianza. Scanlon cerca di mostrare le idiosincrasie interne alle diffuse denunce relative a un'apparente irrazionalità insita nel principio di redistribuzione.

Anthony B. Atkinson, nel suo libro "Disuguaglianza. Che cosa si può fare", tratta il problema della disuguaglianza distributiva in modo innovativo, tenendo conto delle ricerche empiriche più recenti e degli elementi extraeconomici che concorrono a determinarla. Atkinson formula proposte politiche concrete per ridurre la disuguaglianza, basandosi sulla lezione della storia e sulla consapevolezza che il futuro dell'umanità è nelle mani degli uomini.

Atkinson sostiene che l'uguaglianza delle opportunità non è sufficiente a garantire l'uguaglianza dei risultati economici finali. È necessario considerare ciò che può accadere all'individuo durante il conseguimento del suo esito finale e distinguere tra uguaglianza competitiva e non competitiva. Inoltre, la disuguaglianza degli esiti influenza direttamente l'uguaglianza di opportunità per le generazioni a venire.

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La necessità di ridurre la disuguaglianza dipende anche da ragioni intrinseche, inquadrabili in una teoria generale della giustizia. Atkinson propone di connotare la giustizia sociale in termini di "capacità", sottolineando l'importanza dei beni per i singoli soggetti e delle loro capacità fisiche di fruire delle opportunità offerte dai beni in loro possesso.

Per ridurre la disuguaglianza, Atkinson avanza proposte come l'aumento del livello occupazionale, una politica salariale nazionale fondata su un salario minimo e un codice di buone pratiche, l'offerta di una dotazione di capitale all'ingresso nell'età adulta e l'introduzione di aliquote fortemente progressive per l'imposta sui redditi.

Atkinson risponde alle obiezioni che una riduzione della disuguaglianza può portare a una diminuzione dell'output economico, sostenendo che una torta più piccola ma distribuita più equamente può trovare compensazioni nella teoria della giustizia sociale e che equità ed efficienza possono puntare nella stessa direzione.

Equità di Genere: Un Aspetto Fondamentale

Spesso si confonde l'equità di genere con l'uguaglianza. In realtà, i due concetti non sono analoghi. L'equità di genere tiene conto delle diverse condizioni strutturali e necessità individuali.

È essenziale identificare le azioni di misurazione, creando un bilancio di genere che rappresenti una panoramica dei numeri all'interno dell'organizzazione, tenendo conto della presenza e della distribuzione di uomini e donne nelle posizioni di vertice.

Ci sono azioni legate agli interventi di sistema, come l'introduzione di quote di genere e obiettivi di sviluppo basati sulla rappresentanza di uomini e donne, e la certificazione di parità, che formalizza azioni spesso motivate dalla volontà di lavorare in questo ambito, ma al di fuori di un approccio strutturato.

La cultura organizzativa si sviluppa attraverso comunità interne, permettendo un approccio bottom-up per identificare le esigenze e proporre percorsi formativi. Gli stereotipi di genere raccontano solo una parte della verità e riguardano sia gli uomini che le donne, ma quelli riguardanti le donne tendono ad avere una connotazione più negativa.

Per superare gli stereotipi di genere, è necessario creare un ambiente dove tutti siano liberi dagli stereotipi di genere, lavorare sulla consapevolezza e monitorare il linguaggio, poiché gli stereotipi si riproducono attraverso le parole che usiamo.

A livello organizzativo, è importante formare le persone e renderle consapevoli, monitorare i processi interni dell'organizzazione che potrebbero essere influenzati dagli stereotipi, come i processi di reclutamento, selezione e valutazione, e condurre azioni di sensibilizzazione e monitoraggio costante.

Una delle manifestazioni più evidenti e deleterie degli stereotipi di genere sono le molestie di genere, che sono spesso un comportamento agito sulla base di uno stereotipo.

All'interno dei contesti di lavoro, il codice delle pari opportunità ha introdotto il concetto di molestia tra le discriminazioni: è discriminazione qualunque comportamento che può indurre disagio o può essere lesivo della dignità personale.

La UNI/PdR 125:2022 orienta le aziende nel mettere in pratica le linee guida per la gestione dell'equità di genere. Per ottenere la certificazione, le organizzazioni devono raggiungere un certo punteggio su vari indicatori.

La certificazione di parità offre vantaggi come lo sgravio fiscale, la formalizzazione delle azioni, il tema dell'employer branding e il vantaggio per tutte le persone attraverso politiche di conciliazione e prassi che aumentano le facilitazioni connesse al contratto collettivo nazionale.

Strategie dell'UE per la Coesione Sociale

L'obiettivo dell'UE è quello di rafforzare la coesione sociale e garantire l'uguaglianza di accesso alle opportunità e alle risorse per tutti gli individui.

La povertà è una delle principali sfide affrontate dall'UE. Secondo gli ultimi dati, circa il 21,6% della popolazione europea è a rischio di povertà o di esclusione sociale.

Per affrontare questa sfida, l'UE ha adottato diverse misure e politiche, come il Fondo sociale europeo e normative per contrastare la discriminazione e promuovere l'inclusione sociale.

L'UE sta lavorando per creare società inclusive ed equilibrate in cui la povertà e l'esclusione sociale siano ridotte al minimo, promuovendo la lotta alla discriminazione, l'accesso all'istruzione e all'occupazione, e la partecipazione e il coinvolgimento di tutti i cittadini.

La sostenibilità sociale è diventata un elemento sempre più rilevante nella strategia aziendale poiché le imprese riconoscono l'importanza di contribuire in modo positivo alla società e alla comunità in cui operano, oltre a perseguire il profitto.

La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) include obiettivi di natura sociale misurabili. Le istituzioni finanziarie indirizzano i propri finanziamenti verso imprese con determinati punteggi ESG o favoriscono in termini economici i finanziamenti ad aziende virtuose.

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e PNRR

Un forte impulso al raggiungimento di questi obiettivi viene dalla Missione n.5 del Pnrr - Piano nazionale di ripresa e resilienza - che ha come tema Inclusione e Coesione con una dotazione finanziaria di quasi 20 miliardi di euro.

Tra i principali elementi della sostenibilità sociale nel mondo delle imprese ci sono le relazioni con i dipendenti, i fornitori, i clienti e in generale con le comunità e il territorio con cui è in relazione.

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