Il combattimento con i bastoni è una disciplina marziale antica, diffusa in diverse culture in tutto il mondo. In Italia, come in Asia e in altre parti del mondo, esistevano e esistono tuttora diverse scuole di combattimento con i bastoni, ognuna con le proprie peculiarità e tecniche. Quest'arte marziale è intrisa di storia e cultura, offrendo non solo un metodo di autodifesa, ma anche un percorso di crescita personale e di connessione con le proprie radici.
Origini e Diffusione delle Arti Marziali
Con il termine arte marziale si intende un insieme di pratiche fisiche e mentali legate al combattimento. Originariamente utilizzate per aumentare le possibilità di vittoria del guerriero in battaglia, oggi sono una forma di percorso di miglioramento individuale e di attività fisica completa, oltre che per la difesa personale. Le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: ottenere abilità di combattimento, autodifesa, sport, salute fisica e forma di ginnastica, autocontrollo, meditazione, responsabilizzazione sull'uso della forza, acquisire confidenza col proprio corpo, sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti.
La storia delle arti marziali è complessa e affonda le radici nelle necessità primordiali degli insediamenti umani: la caccia e la difesa del territorio. Molti gruppi di persone hanno avuto bisogno di difendersi e hanno sviluppato tecniche di combattimento. Sebbene queste tecniche si siano rivelate obsolete con l'avvento delle armi da fuoco, le arti marziali sono sopravvissute grazie alla loro importanza culturale, alle loro funzioni di ginnastica e allenamento fisico e mentale, all'applicazione sportiva e all'utilizzo nell'addestramento militare.
Il Kali-Arnis-Escrima: Un'Arte Marziale Filippina
Il Kali, noto anche come Arnis o Eskrima, è una disciplina marziale nata nell'arcipelago delle Filippine. Il termine Kali ora non è molto usato nelle Filippine ma in compenso è diventato famosissimo in tutto il resto del mondo grazie al Maestro Dan Inosanto, uno dei massimi esperti di sempre di arti marziali filippine e allievo di Bruce Lee per il suo innovativo Jeet Kune Do. E’ principalmente grazie a lui che si deve l’enorme notorietà di queste meravigliose discipline perché la sua conoscenza di molti stili differenti di combattimento filippini e tutta la sua vita dedicata a studiare e ad allenarsi con i più grandi Maestri di tutte le scuole lo ha portato a strutturare nel corso degli anni un proprio programma denominato Inosanto-LaCoste (il Maestro che lo ha maggiormente influenzato nel suo percorso) che ha incontrato un enorme gradimento a livello mondiale sia per la completezza delle tecniche che per la semplicità dei suoi princìpi. Si tratta di un lavoro estremamente completo che comprende lo studio del maneggio delle armi contundenti, da taglio e da punta, per arrivare poi al combattimento a mani nude che prende il nome di Panantukan, il pugilato “sporco” filippino.
Storia del Kali
Nell’antichità questi sistemi di combattimento erano praticati principalmente con armi da taglio sia corte (coltelli e pugnali) che lunghe (spade e machete) e di forme varie e molto caratteristiche come i bolo, i barong, i kriss, i kampilan come quello che il famoso guerriero Lapu Lapu impugnava nella battaglia di Mactan il 27 aprile 1521, sulla spiaggia di Cebu, nella quale venne assassinato l’esploratore portoghese Ferdinando Magellano. Molto probabilmente proprio questo evento storico e altri che seguirono nei decenni successivi portarono il Governatore spagnolo dell’epoca Salazar a vietare il porto delle armi da taglio sia lunghe che corte. A quel punto però i ribelli utilizzarono il loro ingegno e cominciarono a usare i bastoni di bambù e di hardwood come facevano con le spade aggiungendo anche nuovi colpi come gli abanico e i witik e forse è stato proprio in quel periodo che il lavoro con i bastoni si è sviluppato diventando come lo conosciamo e pratichiamo oggi.
Leggi anche: L'impatto delle mascotte nei videogiochi
Durante questo periodo, vi furono numerose incursioni di popolazioni straniere volte alla conquista dell’arcipelago Filippino, quindi l’evoluzione delle arti marziali filippine, le quali videro per la prima volta, combattere fianco a fianco, spagnoli e filippini. Fu l’occasione per una fusione delle tecniche di combattimento provenienti dalle culture spagnola, cinese, giapponese e filippina ovviamente. Fu così che i bastoni di legno esotico, vennero introdotti come arma e sostituiti nella pratica del Kali.
Tecniche e Armi del Kali
Quando si inizia a praticare viene privilegiato l’allenamento con i caratteristici bastoni di bambù per acquisire manualità con le armi lunghe, precisione, coordinazione motoria, senso delle distanze, scelta di tempo e velocità. In modo particolare tutti gli esercizi con i doppi bastoni sono eccezionali per migliorare la coordinazione tra lato destro e lato sinistro del corpo, e tra braccia e gambe, qualità che sono indispensabili quando ci si deve difendere a mani nude da un aggressore armato. Il coltello invece viene inserito negli allenamenti solo ad un livello più avanzato ed è fantastico per migliorare la velocità e la reattività sia in situazione di attacco che in situazioni di difesa.
Le tecniche del Kali sono estremamente versatili e possono essere adattate a diversi tipi di armi e oggetti comuni. La caratteristica principale che rende questo sistema unico e inimitabile è che i movimenti e le tecniche che si imparano sono gli stessi con qualsiasi tipo di arma e questo significa la possibilità di utilizzare oggetti comuni come le chiavi di casa, la spazzola per capelli, una penna, esattamente come si utilizzerebbe un bastone o un coltello. Inoltre, non è assolutamente possibile difendersi da un’arma se non si ha una conoscenza specifica e approfondita di quell’arma, cosa che si acquisisce solo imparando come “funziona” e come si utilizza.
Sul piano strettamente tecnico, il larga mano, l’abecedario, le parate a punta alta e a punta bassa, il tapi-tapi, l’hubud-lubud coprono tutte le principali distanze del combattimento con ogni tipologia di arma e indipendentemente dalle sue dimensioni e lunghezza.
Le armi usate nel Kali includono:
Leggi anche: Gestire le Emozioni e i Comportamenti nella Sindrome di Down
- Olisi: il bastone singolo, l'arma più comune in tutte le autentiche scuole di Kali. È in rattan (giunco indurito con il fuoco) di cui lunghezza e diametro variano a seconda dello stile o del sistema praticato.
- Double Olisi: l'utilizzo di due rattan contemporaneamente. Di grande aiuto per aumentare velocità e coordinazione, prevede principalmente l'allenamento con un compagno, al fine di affinare al meglio le capacità di reazione.
- Pugnale: a doppio taglio e generalmente di lunghezza che non supera i 30 cm. È un ulteriore esercizio di sensibilità, ad un livello più avanzato, che induce il praticante a mutare notevolmente la distanza di combattimento rispetto all'olisi o al sinawali, pur mantenendone immutati i principi di base.
- Espada y Daga: bastone e pugnale insieme, è la parte più affascinante e anche più articolata del combattimento armato del Kali, quindi della tecnica "Spada e Daga".
Oltre alle armi, il Kali comprende anche tecniche a mani nude, come il Sikaran (l'arte del calciare) e il Panantukan (il pugilato filippino).
Il Kali nel Mondo
Oggi anche il cinema si è accorto del Kali-Arnis-Escrima e non c’è più film che non contenga un combattimento con l’uso di armi così come non esiste più attore che non si dedichi allo studio e all’allenamento di queste spettacolari tecniche. Il Kali-Arnis-Escrima è anche l’unica disciplina tra quelle praticate al Combat Center Bologna ad avere un aspetto agonistico e sportivo regolamentato sia a livello nazionale che internazionale che permette ai praticanti di combattere a pieno contatto con i vari tipi di armi in totale sicurezza. Questo è possibile per le protezioni appositamente studiate e per il particolare tipo di armi utilizzate. Nel mondo si sono formate nel tempo diverse organizzazioni ma di sicuro la W.E.K.A.F. International è la più antica e importante federazione sportiva a livello mondiale, rappresentata in oltre 60 nazioni e riconosciuta ufficialmente dal Governo delle Filippine.
Il Bastone Siciliano: Un'Arte Marziale Italiana
Chi afferma che le arti marziali provengono esclusivamente dall’Asia o che le vere tecniche di combattimento, dai nomi incomprensibili ed altisonanti, devono per forza essere padroneggiate da uomini con gli occhi a mandorla come spesso si vede in TV, ha torto. Siamo in Sicilia, intorno all’anno 1200 d.C. e fa le sue prime mosse quella che sarà l’unica arte marziale sviluppatasi in Italia e forse anche una delle più antiche d’Europa (anche se la mia scarsa conoscenza del settore non mi suggerisce nessuna arte marziale nata nel Vecchio Continente, escludendo la SIntrumpa sarda).
Storia del Bastone Siciliano
Questa disciplina di combattimento è stata da sempre utilizzata da contadini e da pecorai come strumento di lavoro e come arma di difesa contro occasionali assalitori, o animali selvaggi. Inizialmente non esisteva una tecnica ben definita, che andò delineandosi nel 1600 e fu da subito utilizzata nei duelli donore tra pastori o contadini, ma spesso coinvolgeva anche ricchi proprietari terrieri, affascinati da questa nuova arte sia perché permetteva di difendersi da un coltello, sia per semplici scommesse. Poi, con l'avvento delle armi da fuoco, la funzione di difesa del bastone venne a mancare, ma restò il suo impiego nei duelli d'onore.
Oggi il bastone è presente soprattutto nella Sicilia orientale, a livello di arte tramandata da padre in figlio, da amico ad amico, sui monti e nei luoghi scarsamente popolati, dove ancora i giovani non sono distratti dai problemi della società industriale.
Leggi anche: Regno Animale e Aggressività
Tecniche del Bastone Siciliano
Il bastone è lungo circa 1,20 metri, ed è ricavato da legno d’ulivo, arancio amaro, sorbo o dalla rossella, raccolto in precisi periodi dell’anno. La lavorazione prosegue ed il bastone è trattato e passato al fuoco per essere pulito, raddrizzato e asciugato. Lo strumento finale è molto leggero ed al contempo resistentissimo ai colpi più duri, anche se sbattuto violentemente sul cemento. Esso può avere dei noduli molto consistenti che sono utilizzati per fratturare la zona ossea colpita in piccoli punti specifici.
Il bastone siciliano comprende vari stili denominati "Tirata". La tirata ruotata e la fiorata sono tra i più diffusi. Nelle scuole maggiori, invece, il bastone è maneggiato con due mani, con movimenti rotatori continui chiamati mulinè e solo occasionalmente è utilizzata con tecniche offensive di stoccata, con una sola mano. Il mulinè eseguito a due mani, difende tutta l'area intorno al corpo (un po' come un'elica), tenendo lontano gli aggressori. Questa fase difensiva è completata da attacchi alla testa, colpi laterali al viso, puntate allo sterno, alla gola ed al basso ventre, tutti mortali.
La tirata insegna anche un suo particolare modo di spostarsi e camminare, assecondando appieno la tipologia del terreno su cui ci si trova (campagna, pavimento di piastrelle, sabbia, selciato bagnato etc…), spesso richiama la danza e sispira ai movimenti dei pupi siciliani. Un elemento importante di questa scuola è il figurismo, una sequenza obbligata di figure (posizioni) che anticipano il combattimento, rendendolo il più difensivo possibile ed al contempo ne caratterizzano lo stile adottato.
Oggi larte del bastone è conosciuta con il nome Liu-Bo, dal cinese bastone di Leo, in onore del maestro Letterio Tomarchio, che è riuscito a farla diventare unarte marziale famosa e riconosciuta.
Il Bastone Napoletano
Si sa per certo che esiste una versione napoletana del Bastone che differisce dalla versione siciliana per la sua misura ridotta e per la tecnica che privilegia colpi a corto raggio, corpo a corpo e chiusura. Si utilizza molto per comprimere alcuni punti dolorosi del corpo che paralizzano letteralmente chi li subisce. Nella scuola napoletana non vi sono tecniche spettacolari (vedi i maneggi del bastone siciliano). Utilizzare il bastone napoletano è un po' come maneggiare un coltello.
Altre Arti Marziali con il Bastone
Oltre al Kali e al bastone siciliano, esistono altre arti marziali che utilizzano il bastone come arma principale. Tra queste, si possono citare:
- Jogo do Pau (Portogallo): Un'arte marziale tradizionale portoghese che utilizza un bastone lungo per il combattimento.
- Juego del Palo (Isole Canarie): Un'arte marziale tradizionale delle Isole Canarie che utilizza un bastone per il combattimento.
- Jojutsu/Jodo (Giappone): Un'arte marziale giapponese che utilizza un bastone corto (jo) per colpire l'avversario.
Le Armi nelle Arti Marziali
Lo studio delle armi, a un certo livello, è presente in quasi tutte le tecniche di combattimento orientali e non solo. L’Escrima filippina, considerata “cugina” del Wing Tsun, inizia con i bastoni di rattan e soltanto a un livello superiore passa alle tecniche a mani nude, esattamente l’opposto di quello che avviene di solito. Il motivo è più semplice di quello che si può immaginare: qualche secolo fa, quando girare armati era la regola, era molto più logico e semplice imparare a difendersi con quello che si aveva a portata di mano (magari un semplice attrezzo da lavoro) piuttosto che con i calci o i pugni.
Col passare dei secoli, le arti marziali si sono evolute (o involute?), sono diventate sport agonistici, tecniche di meditazione, fitness o sistemi pratici di autodifesa come Krav Maga, Systema e Street fight. Chi inizia a praticare una tecnica di combattimento (di qualsiasi origine e provenienza) s’immerge in una tradizione di cultura, modo di vivere, filosofia e atteggiamento mentale che trascende dallo scontro fisico. Le armi sono tradizione e disciplina. Lavorando sui kata armati entriamo nel vero spirito di un’arte marziale e tutta la nostra pratica ne trae giovamento.
tags: #combattimento #coi #bastoni #disciplina #storia #e
