Comportamento scorretto nel pugilato: esempi e analisi

Molte discipline sportive moderne derivano da combattimenti simbolici del passato. Le competizioni fisiche premoderne, come i Giochi Olimpici dell'antica Grecia e i tornei medievali, hanno gradualmente sviluppato strategie rituali per limitare l'aggressività e la violenza, caratteristiche degli sport organizzati odierni.

La difficoltà di definire la violenza nello sport

Distinguere tra competizioni sportive moderne e giochi competitivi antichi è relativamente semplice, ma la nozione di violenza è complessa da definire sociologicamente. Esistono numerose definizioni sociali di violenza (morali, giuridiche, di senso comune), ma è difficile individuarne una sociologica che non sia un sinonimo di aggressione o sopraffazione.

Luciano Gallino, nel suo Dizionario di Sociologia, definisce la violenza come "forma estrema di aggressione materiale, compiuta da un soggetto individuale o collettivo, consistente vuoi nell'attacco fisico, intenzionalmente distruttivo, arrecato a persone, o a cose che rappresentano un valore per la vittima o per la società in generale, vuoi dall'imposizione mediante l'impiego […] della forza fisica o delle armi, di compiere atti contrari alla propria volontà".

Un pugno in una rissa è considerato violento, mentre un gancio sinistro durante un incontro di boxe è un'aggressione legittima e regolamentata. Anche se il gancio può essere definito 'violento' nel linguaggio comune, rientra nelle norme che governano un incontro di boxe. Sul piano sociologico, un comportamento aggressivo diventa violento quando infrange le norme di un contesto sociale specifico. L'uso della forza da parte della polizia in una situazione di disordine pubblico è legale, mentre il comportamento violento di un manifestante è illegale.

Il ricorso alla violenza è una risorsa del potere, quindi il termine "violenza" viene sostituito con "uso della forza". Un atto di aggressione è considerato violento in base al contesto sociale. Ogni individuo può definire uno sport violento, ma finché vengono rispettate le regole, il potenziale violento non sfocia in aggressioni illegittime.

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Violenza agita vs. Aggressività simbolica

Non tutti gli sport prevedono un confronto fisico basato su atti di aggressione regolamentati. È utile distinguere tra violenza 'agita' e aggressività simbolica o 'ritualizzata', una dicotomia mutuata dall'etologia. Konrad Lorenz riprese la nozione di ritualizzazione da Julian Huxley, che introdusse il termine 'rito' per designare schemi di comportamento adattivo che perdono le funzioni originarie, mantenendo una forma ripetitiva e costante.

Nella prospettiva di Lorenz, l'aggressività ritualizzata non è violenza, ma un tentativo di evitarla, canalizzandola in comportamenti come la minaccia, la lotta simulata nei giochi fra cuccioli o i cerimoniali di corteggiamento. Queste condotte evitano atti di aggressione intraspecifici letali. Le corna del cervo impediscono combattimenti mortali; in molte specie animali, il comportamento di sottomissione dell'animale sconfitto inibisce l'aggressività.

Trasponendo questo modello all'analisi delle condotte umane, alcuni sport nascono come combattimenti ritualizzati che canalizzano l'aggressività in un contesto in cui la violenza è puramente simbolica. Non è violenza 'agita', ma una forma codificata di aggressività 'simbolica' che promuove la coesione sociale. Il rispetto delle regole e dell'etica sportiva rafforza l'appartenenza a una comunità morale.

Come riassume Lorenz: "Lo sport educa gli uomini a un cosciente e responsabile controllo del proprio comportamento combattivo. Pochi errori dell'autocontrollo vengono puniti con la stessa immediatezza e severità come quelli che si commettono durante un incontro di boxe".

Anche se la concezione etologica del nesso aggressività-violenza-ritualizzazione ha dei limiti, suggerisce la necessità di distinguere la violenza vera e propria da condotte aggressive con valenza morale e significato sociale positivo. Le competizioni sportive, anche quando legittimano atti di aggressione, rientrano in quest'ultima categoria e possono essere considerate un rituale sociativo e un antagonista della violenza.

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La prospettiva sociologica

Eric Dunning respinge il paragone tra comportamento umano e animale, sostenendo che il primo è controllato "normativamente, cioè socialmente, e non istintivamente". Tuttavia, anche nella prospettiva di Dunning, le moderne competizioni sportive costituiscono uno scenario sociale che consente "un controllato allentamento del controllo delle emozioni", una 'forma acuta' di tensione emotiva limitata nella vita quotidiana. La dimensione agonistica dello spettacolo sportivo bilancia la repressione degli impulsi e la regolazione dei comportamenti emotivi imposte dal processo di 'civilizzazione'.

Inoltre, come afferma Allen Guttmann, gli sport moderni 'rispecchiano' una società strutturata. Se il comportamento inibito nella vita ordinaria diviene accettabile nello sport, in ogni disciplina esistono regole per minimizzare la violenza e razionalizzare il rischio. Gli sport rispecchiano l'ordine sociale in cui sono inseriti.

Gran parte delle discipline sportive segue regole universali o internazionali ed è inserita in organizzazioni che le amministrano secondo i criteri della moderna burocrazia. Lo sport è un'industria e un complesso di pratiche sociali istituzionalizzate, soggetto alle norme che caratterizzano ogni moderna organizzazione burocratica, la forma più razionale di amministrazione.

Come riassume Guttmann, "salvo anomalie quali il baseball e il football americano, ogni sport moderno importante ha la sua organizzazione internazionale che, a sua volta, supervisiona dozzine di affiliati nazionali […]. Le federazioni internazionali cooperano strettamente con il Comitato Olimpico Internazionale e con i vari comitati olimpici internazionali […] c'è una complessa trama burocratica che abbraccia tutto il globo".

La specializzazione, la razionalizzazione e la burocratizzazione dello sport si riflettono anche nella struttura interna delle competizioni sportive, come la divisione dei ruoli.

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Nonostante la razionalizzazione emotiva dello sport, la tensione emotiva implica spesso il rischio che l'eccitamento possa "sfuggire di mano". La razionalizzazione delle condotte sportive non impedisce comportamenti irrazionali o distruttivi. Anche studiosi che adottano il modello dell'aggressività ritualizzata giungono a conclusioni simili: il riemergere di atti violenti è una 'de-ritualizzazione' dell'aggressività o una sua "ritualizzazione imperfetta".

Gli sport basati sullo scontro fisico diretto sono meno 'violenti' e crudeli di alcune competizioni arcaiche. Nei combattimenti fisici, la violenza vera e propria è quasi assente. Come riassume Norbert Elias, "Nell'antichità, le regole consuetudinarie degli eventi dell'atletica 'pesante' ammettevano un grado di violenza fisica molto superiore alle corrispondenti gare sportive moderne. Inoltre, negli attuali incontri sportivi le regole sono molto più dettagliate e differenziate; non sono, in sostanza, regole consuetudinarie, ma regole scritte, esplicitamente soggette alla critica e alla revisione ragionata. Il più elevato livello di violenza fisica nei giochi dell'antichità era tutt'altro che isolato. Era sintomatico di caratteristiche specifiche dell'organizzazione della società greca".

La lotta, nella sua variante moderna, è uno sport organizzato e regolamentato, amministrato da una federazione internazionale. Le regole olimpioniche individuano i comportamenti scorretti della lotta libera: "la presa alla gola, la mezza presa alla gola e il doppio nelson con pressione applicata dal basso o usando le gambe. Dar pugni, calci e colpi di testa è proibito. Gli incontri, che non durano più di nove minuti e sono divisi in tre round di tre minuti ciascuno con due intervalli di un minuto, sono controllati da un arbitro, tre giudici e un cronometrista". Nonostante questo regolamento, la lotta libera pare a molti uno degli sport meno raffinati.

I lottatori professionisti raramente riportano ferite nei combattimenti: "al pubblico ‒ conclude Elias ‒ non piacerebbe vedere ossa rotte e spargimento di sangue. Dunque, quelli che normalmente vengono definiti 'sport violenti' sono fortemente regolamentati, il livello dello scontro fisico appare plasmato da una profonda ritualizzazione che inibisce i comportamenti scorretti e che nel contempo conferisce una notevole componente teatrale al combattimento. Infatti, non abbiamo a che fare con il semplice confronto fra lottatori, ma con una messa in scena, con una cerimonia che celebra contemporaneamente i valori della lealtà sportiva ‒ nonostante il carattere cruento della competizione ‒ e che in quanto tale assume un carattere pubblico".

Come riassume Cristopher Lasch, "una cerimonia deve avvenire alla presenza di testimoni: il pubblico degli appassionati che conosce le regole della rappresentazione e il suo significato nascosto. Lungi dall'alterare il valore degli sport, la presenza degli spettatori ne è un complemento essenziale".

Il confronto fisico consente agli spettatori di parteggiare per uno dei due sportivi, mentre gli sport di squadra facilitano l'identificazione in una comunità. Un'équipe rispecchia una tifoseria ben specifica, una collettività e non una folla dispersa. Nelle competizioni a due prevale la componente individualistica dell'atleta, mentre gli sport di squadra si basano sulla cooperazione. Negli Stati Uniti, il baseball, il basket e il football richiedono un alto grado di cooperazione, ma permettono di misurare la prestazione dei singoli giocatori, riproducendo la componente individualistica della cultura americana. Il calcio, che non ha attecchito negli Stati Uniti, non risponde a questo requisito.

Esempi di comportamento scorretto

Fritzie Zivic

Fritzie Zivic, pugile statunitense di origini croate, era noto per il suo comportamento scorretto sul ring. Fin da giovane, nelle palestre di Pittsburgh, vinceva gli incontri ricorrendo a colpi bassi, testate e colpi al volto quando l'arbitro non guardava. Nonostante avesse talento e avesse vinto 33 incontri su 44, la sua scorrettezza lo rendeva impopolare tra pubblico, stampa e avversari. Zivic rispondeva alle critiche affermando che "Sei su un ring, mica ad un concerto di musica classica". Tra i pugili che si lamentavano del suo comportamento c'erano Henry Armstrong, Charley Burley e Sammy Angott.

Nonostante la sua scorrettezza, Zivic sapeva quando era meglio evitarla, come nel caso di Jake LaMotta. Nella vita privata, era amato dalla comunità di Pittsburgh e si impegnava nell'insegnamento del pugilato ai giovani.

Altri esempi di comportamenti scorretti nello sport

  • Romano Fenati (Moto2): Tirare la leva del freno anteriore di un avversario in corsa.
  • Marc Marquez (MotoGP): Speronamenti e manovre al limite della regolarità.
  • Anthony West (Motociclismo): Sospeso per uso di sostanze dopanti.
  • Max Verstappen (Formula 1): Manovre pericolose e doppi cambi di direzione vietati.
  • Kimi Raikkonen (Formula 1): Giudicato "cattivo" dagli addetti ai lavori della Ferrari.
  • Fernando Alonso (Formula 1): Carattere fumantino e coinvolgimento in incidenti controversi.
  • Antonio Cassano (Calcio): Comportamenti poco ortodossi definiti "cassanate".
  • Mario Balotelli (Calcio): Talento sprecato a causa di comportamenti problematici.
  • Douglas Costa (Calcio): Sputo in faccia a un avversario.
  • Zlatan Ibrahimovic (Calcio): Schiaffo a un avversario.
  • Sergio Ramos (Calcio): Fallo su Salah in finale di Champions League.
  • Diego Armando Maradona (Calcio): Dipendenza da cocaina, figli illegittimi, debiti con il fisco e amicizie con la camorra.
  • Luis Suarez (Calcio): Morso a un avversario in campo.
  • Ousmane Dembelè (Calcio): Dipendenza da videogiochi e ritardi agli allenamenti.
  • Radja Nainggolan (Calcio): Scorribande notturne e vita poco professionale.
  • Arturo Vidal (Calcio): Risse, guida indisciplinata e alcool.
  • George Best (Calcio): Vita sregolata, alcolismo e morte prematura.
  • Paul Gascogne (Calcio): Comportamenti irriverenti e contestazione delle regole.
  • Ronaldinho (Calcio): Eccessi alimentari, alcol e feste.
  • Paolo Di Canio (Calcio): Saluto fascista e spinta all'arbitro.
  • Adriano (Calcio): Festini, chili di troppo, prostitute e amicizie pericolose.
  • Eric Cantona (Calcio): Calcio a un tifoso e sospensioni per comportamenti violenti.
  • Wayne Rooney (Calcio): Alcool, gioco d'azzardo e infedeltà.
  • Fabio Fognini (Tennis): Insulti sessisti a un giudice di sedia.
  • Nick Kyrgios (Tennis): Comportamenti esuberanti e commenti inappropriati.
  • John McEnroe (Tennis): Proteste continue e litigi con gli arbitri.
  • Peter Sagan (Ciclismo): Squalifica per aver fatto cadere un avversario in volata.
  • Gianni Moscon (Ciclismo): Manata a un avversario e traino dall'ammiraglia.
  • Lance Armstrong (Ciclismo): Doping e squalifica a vita.
  • Djamolidine Abdoujaparov (Ciclismo): Volate aggressive e al limite.
  • Giovanni Gerbi (Ciclismo): Interruzione di una processione durante una fuga.

Il caso di Mike Tyson

L'articolo di Katherine Dunn analizza il caso di Mike Tyson, in particolare l'incontro in cui morse l'orecchio di Evander Holyfield. Dunn sostiene che Tyson fu trattato ingiustamente dai media e dal pubblico, con un'isteria collettiva paragonabile al caso di OJ Simpson.

Dunn evidenzia che altri atleti avevano commesso scorrettezze simili o peggiori senza subire le stesse conseguenze. Crede che Holyfield stesse combattendo sporco, usando la testa come un'arma, e che l'arbitro non stesse intervenendo. Tyson, quindi, avrebbe morso Holyfield come reazione al dolore e per costringerlo a smettere di usare la testa.

Dunn analizza i video dell'incontro e conclude che Holyfield aveva intenzionalmente colpito Tyson con la testa, aprendogli un taglio sopra l'occhio. L'arbitro non aveva penalizzato Holyfield per questo comportamento. Tyson avrebbe agito per autodifesa, non potendo contare sull'arbitro per proteggerlo.

La Muay Boran IMBA e l'approccio strategico al combattimento

La Muay Boran IMBA (International Muay Boran Academy) è una combinazione di strategie, tattiche e tecniche di combattimento di diversi stili antichi siamesi, combinati in modo sistematico. Uno dei suoi concetti fondamentali è l'approccio strategico al combattimento, che si basa su tre elementi: attaccare (Mai Rook), difendersi (Mai Rab) e contrattaccare (Mai Kae).

Le strategie offensive della Muay Boran IMBA sono complesse e ricche di dettagli. Il programma combina i principi offensivi di diversi stili siamesi antichi di combattimento a mani nude. Cinque elementi sono considerati fondamentali per sviluppare l'efficacia offensiva di un praticante:

  1. Combinazione di attacchi (Phasom Muay): Combinare correttamente gli attacchi con la giusta scelta di tempo e un buon gioco di gambe.
  2. Potenza dei colpi: Usare colpi veloci e leggeri per ingannare l'avversario e aprire varchi nella sua difesa.
  3. Uso delle varie armi del corpo: Usare mani, piedi, tibie, ginocchia, gomiti e testa alla giusta distanza.
  4. Scelta della migliore arma naturale: Scegliere l'arma migliore per iniziare un attacco in base alla situazione di combattimento.
  5. Attacchi speciali: Tecniche di lotta usate dagli antichi guerrieri siamesi per attaccare un avversario.

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