Esercizio Combinato Calci Taekwondo: Un Tutorial Approfondito

Il mondo delle arti marziali è vasto e affascinante, intriso di tradizioni e filosofie millenarie. Al di là dell'aspetto puramente fisico, le arti marziali rappresentano un percorso di crescita personale, un'esplorazione interiore che coinvolge corpo e mente. Come affermava Brandon Lee, "Per me le arti marziali non sono solo una disciplina corporea, ma riguardano la ricerca interiore."

Arti Marziali: Più di un Combattimento

Le arti marziali non sono semplici combattimenti o dimostrazioni di forza fisica. Sono discipline complesse, sorrette da principi filosofici e spirituali. Chi le pratica sviluppa forza, agilità e concentrazione, ma anche valori come il rispetto, la perseveranza e l'autocontrollo. Karate, taekwondo, judo, kung fu e aikido sono solo alcune delle discipline che, pur nella loro diversità, condividono l'obiettivo di migliorare l'individuo nella sua interezza.

Panoramica di Diverse Discipline

Per orientarsi nel vasto panorama delle arti marziali, ecco una tabella riassuntiva che mette a confronto alcune delle discipline più conosciute:

DisciplinaOrigineSignificato del nomeTecniche principaliStili di combattimento
TaekwondoCorea"La via del piede e del pugno"Predominanza di calci alti, veloci e spettacolariMovimenti circolari e calci rotanti
KarateGiappone"La via della mano vuota"Bilanciamento tra pugni, calci e tecniche di manoMovimenti diretti, potenti e stabili
Kung FuCina"Ottenere una grande maestria attraverso un lavoro costante"Ampia varietà di tecniche, inclusi pugni, calci, proiezioni e armiMovimenti fluidi, spesso ispirati agli animali
JudoGiappone"La via della cedevolezza"Proiezioni, prese e sottomissioniUtilizzo della forza dell'avversario
AikidoGiappone"La via dell'armonia dello spirito"Leve articolari, proiezioni e tecniche di controlloUtilizzo dell'energia dell'avversario
Muay ThaiThailandia"Combattimento thailandese"Colpi di gomito, ginocchio, pugni e calciCombattimento in piedi con uso intensivo di gomiti e ginocchia
Krav MagaIsraele"Combattimento a contatto"Combattimento pratico e tecniche di autodifesaTecniche rapide ed efficaci

Il Karate: Un Percorso di Crescita Personale

Il karate, una delle arti marziali giapponesi più importanti, è oggi molto praticato in Italia. La sua storia inizia nel XV secolo sull'isola di Okinawa, sotto il dominio cinese che vietava l'uso delle armi. Questa restrizione portò all'introduzione di arti marziali cinesi, che si fusero con le tecniche di combattimento locali ("te", mano), dando origine a diversi stili di karate.

Funakoshi, uno dei padri fondatori del karate, tenne una dimostrazione a Tokyo nel 1922, suscitando grande interesse e portando alla formalizzazione del karate come arte marziale giapponese. Da allora, il karate si è diffuso in tutto il mondo, evolvendosi in una disciplina globale apprezzata per le sue qualità fisiche e i suoi insegnamenti morali e spirituali.

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La Filosofia del Karate

Il karate è un percorso di crescita personale che promuove l'autocontrollo, il rispetto per gli altri e la gestione delle emozioni. Incoraggia la non-violenza e l'uso della forza solo come ultima risorsa, con l'obiettivo primario della difesa personale, non dell'aggressione.

I concetti chiave della filosofia del karate includono:

  • Rispetto: verso se stessi, gli avversari e gli insegnanti, manifestato nel saluto (rei) all'inizio e alla fine di ogni lezione o combattimento.
  • Disciplina: impegno costante e rispetto delle regole, che aiutano a sviluppare autocontrollo e responsabilità.
  • Perseveranza: superare le difficoltà senza arrendersi, migliorando costantemente attraverso lo sforzo continuo.
  • Autocontrollo: cruciale sia nel combattimento che nella vita quotidiana, per mantenere la calma e reagire con giudizio.
  • Umiltà: riconoscere i propri limiti e cercare continuamente di migliorarsi, rispettando gli altri.
  • Miglioramento continuo (kaizen): impegno a migliorare costantemente, sia nelle tecniche di karate che nel proprio carattere.

Tecniche e Stili Principali del Karate

Non esiste un solo stile di karate, ma diverse varianti, ognuna con le proprie tecniche. Tra gli stili più conosciuti troviamo:

  • Shotokan: enfatizza la disciplina, la perfezione tecnica e lo sviluppo del carattere attraverso un allenamento rigoroso. Le tecniche sono potenti e dirette, con posizioni lunghe e basse per favorire stabilità e forza. I movimenti sono lineari, con un'enfasi sullo sviluppo della massima potenza attraverso l'uso del corpo intero. I passi sono ampi e le posizioni profonde, i pugni distanti e i calci alti.

  • Gōjū-ryū: armonizza durezza e morbidezza, sviluppando sia il corpo che la mente attraverso tecniche equilibrate. Combina movimenti circolari morbidi (Goju) con movimenti lineari duri (Ryu), ponendo enfasi sul controllo della respirazione.

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  • Wado-Ryu: si concentra sull'armonia e l'efficienza del movimento, promuovendo la pace interiore attraverso la pratica. Combina il karate con i principi del jujitsu, favorendo movimenti fluidi e adattabili.

  • Shito-Ryu: comprende un vasto numero di kata (forme), combinazioni di movimenti duri e morbidi, e una varietà di tecniche e strategie di combattimento. Viene posta grande enfasi sulla precisione e sulla correttezza dei movimenti. Unisce posizioni lunghe e stabili e usa movimenti circolari e diretti in otto direzioni.

Le tecniche del karate possono essere suddivise in:

  • Tecniche di caduta
  • Tecniche di colpo
  • Tecniche di parata
  • Tecniche di calcio
  • Tecniche di percossa e a mano aperta
  • Tecniche di proiezione e di controllo
  • Tecniche di guardia

Il Taekwondo: L'Arte dei Pugni e dei Calci

Il taekwondo, il cui nome significa "colpire con il piede" (tae), "colpire con la mano" (kwon) e "arte, disciplina" (do), è spesso soprannominato "l'arte dei pugni e dei calci". In questa disciplina, gli atleti possono colpire l'avversario direttamente al tronco o al volto con il piede, o esclusivamente al tronco e al torace (non al viso) con il pugno chiuso. Tuttavia, i colpi con i piedi sono predominanti.

Origini e Sviluppo del Taekwondo

Il taekwondo è originario della Corea antica, sviluppatosi durante il periodo dei Tre Regni (circa 57 a.C. - 668 d.C.). I guerrieri coreani praticavano tecniche di combattimento come il Taekkyon e il Subak per l'autodifesa e l'addestramento militare. Queste tecniche furono particolarmente sviluppate dai giovani aristocratici del regno di Silla, che combinavano abilità marziali con valori etici e morali.

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Durante l'occupazione giapponese della Corea (1910-1945), la pratica delle arti marziali coreane fu limitata, ma molti coreani ebbero l'opportunità di conoscere e frequentare corsi di arti marziali giapponesi come il karate e il judo. Dall'unione di queste discipline nacque il Taekwondo. Dopo la liberazione della Corea, diversi maestri promossero stili che integravano elementi delle due culture. Nel 1955, queste scuole furono unificate sotto il termine Taekwondo da un gruppo di maestri guidati dal generale Choi Hong Hi.

Negli anni '60 e '70, il governo sudcoreano promosse il taekwondo come sport nazionale. Nel 1973 nacque la World Taekwondo Federation, che contribuì a promuovere il taekwondo come sport internazionale. Oggi, i principali tipi di Taekwondo sono regolati dal World Taekwondo (WT) e dall'International Taekwon-Do Federation (ITF). Lo stile del World Taekwondo è quello presente nelle Olimpiadi e si caratterizza per l'enfasi sui calci, eseguiti ad alta velocità e con estrema precisione. Per allenarsi, le sequenze di movimenti (dette forme) vengono eseguite in autonomia, con un avversario immaginario, per perfezionare la tecnica.

Il Taekwondo nelle Competizioni

Nelle competizioni di Taekwondo, le regole stabilite dalla World Taekwondo (WT) sono mirate a garantire la sicurezza e lo spirito sportivo. A seconda dello stile, delle federazioni e delle competizioni possono esserci delle differenze, ma vi sono anche delle linee guida generali. L'area di combattimento è generalmente su un tappeto chiamato "mat" o "dojang" di 8x8 metri. Qui gli atleti, supervisionati da arbitri e giudici, si battono indossando l'uniforme ufficiale (dobok) e alcune protezioni, tra cui casco, corazza, paratibie, parabraccia, guanti, paradenti e conchiglia.

Gli incontri sono solitamente divisi in 3 round di 2 minuti ciascuno, con 1 minuto di pausa tra uno e l'altro, ma la durata può variare in base alla competizione e alla categoria di età. Ogni round inizia con il comando dell'arbitro: “Shi-jak (inizio)”, e termina con il comando di “Keu-man (fine)”.

I punteggi vengono assegnati come segue:

  • Calci al corpetto: Un calcio base al corpetto vale 1 punto, mentre un calcio girato o una tecnica più avanzata può valere due punti o più.
  • Calci alla testa: Un calcio diretto alla testa vale 3 punti, mentre un calcio girato alla testa può valerne più di 3.
  • Pugni al corpetto: I pugni ben eseguiti e che colpiscono il corpetto valgono 1 punto.

La Filosofia del Taekwondo

Oltre all'aspetto della lotta, il taekwondo riveste un ruolo centrale nella filosofia. Si fonda su cinque principi fondamentali:

  • Cortesia: mostrare rispetto verso i compagni di allenamento, gli insegnanti e l'avversario, inchinandosi prima di entrare nel dojang (palestra).
  • Integrità: ammettere i propri errori, sforzarsi di migliorare continuamente, rispettare le regole e mantenere un comportamento etico.
  • Perseveranza: perfezionare le proprie tecniche, raggiungere i propri obiettivi, superare le difficoltà e avere una mente positiva di fronte alle sfide.
  • Autocontrollo: mantenere la calma sotto pressione, evitando comportamenti impulsivi.
  • Spirito indomito: mostrare coraggio e determinazione di fronte alle avversità, senza farsi abbattere.

Il taekwondo ha alcune somiglianze con altri sport da combattimento come il karate e il kickboxing.

Il Judo: La Via della Cedevolezza

Il judo è un'arte marziale giapponese che combina elementi di sport, filosofia e tecnica per creare un sistema completo di difesa e sviluppo personale. La parola "judo" è composta da due ideogrammi: "ju" significa flessibilità, cedevolezza, delicatezza, e "do" si traduce con cammino o via, quindi "la via della delicatezza/cedevolezza".

Origini e Principi del Judo

Il judo è nato in Giappone alla fine del XIX secolo grazie a Jigoro Kano (1860-1938), un giovane studente che praticò il ju-jitsu per diversi anni, diventando anche maestro. Kano decise di creare un'arte marziale che fosse non solo efficace, ma anche sicura e applicabile come forma di educazione fisica e morale, meno rigida e dura del ju-jitsu. Nel 1882, fondò il primo dojo di judo, il Kodokan, a Tokyo.

Questa disciplina univa le tecniche del ju-jitsu (in particolare si ispirava alle forme delle scuole Kito-ryu e Tenjin Shinyo-ryu) con principi filosofici e pedagogici moderni, ponendo grande enfasi sul controllo del corpo e della mente. Oggi, il Kodokan di Tokyo è un centro di eccellenza per lo studio e l'insegnamento del judo, e l'eredità di Jigoro Kano continua a vivere attraverso milioni di judoka in tutto il mondo.

Il judo è diventato sport olimpico per la prima volta nel 1964 ai Giochi di Tokyo, consolidando la sua posizione come una delle arti marziali più praticate a livello globale. Da allora, atleti provenienti da tutto il mondo continuano a sfidarsi durante i Giochi Olimpici.

Kano introdusse due principi fondamentali che guidano ancora oggi alcuni stili del judo e che, oltre a migliorare l'efficacia delle tecniche di combattimento, promuovono il rispetto reciproco e lo sviluppo personale:

  • Seiryoku zenyo: massimo effetto con il minimo sforzo.
  • Jita kyoei: mutuo benessere e beneficio.

Metodo Globale Autodifesa (MGA)

Il Metodo Globale Autodifesa (MGA) della FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) è un programma tecnico multidisciplinare ideato per fornire ai praticanti un valido sistema di difesa basato sui principi di flessibilità e cedevolezza su cui si fondano tutte le arti marziali. Rappresenta una sintesi equilibrata delle tecniche più efficaci derivate dalle discipline di combattimento volte alla difesa, trasformando a proprio vantaggio le energie impiegate dall'aggressore.

La Necessità di un Sistema Unificato

L'esigenza di unificare i vari sistemi di applicazione della difesa personale delle varie discipline da combattimento ha indotto la FIJLKAM a ideare un sistema integrato che potesse comprendere ed evidenziare le caratteristiche principali. I fatti di cronaca che ogni giorno vengono riportati alla nostra conoscenza attraverso i mezzi di informazione denunciano un malessere della società moderna, spingendo i cittadini a riscoprire le proprie potenzialità istintive e ad aumentare il livello di consapevolezza del proprio potenziale difensivo.

Attraverso lo sviluppo di questi meccanismi psicofisici, si possono prevenire situazioni rischiose o contrastare aggressioni non previste, almeno per limitare i danni nel caso si fosse costretti ad agire per vincere una violenza contro se stessi, contro i propri cari oppure contro terze persone. Per poter conseguire questo risultato, è necessario conoscere un metodo di autodifesa applicabile a persone di ogni età, sesso o costituzione fisica.

La Struttura Tecnica del MGA

Lo studio della scienza del movimento considera fondamentale l'osservazione di un corpo che si sposta cercando di mantenere la massima stabilità possibile. Nella difesa personale, l'equilibrio è una qualità fondamentale, soprattutto perché, in una situazione reale, mantenere la posizione eretta è un requisito importante per garantire maggiormente la propria incolumità e le potenzialità difensive.

Uno dei primi passi nel MGA consiste nell'osservazione della posizione del corpo dei partecipanti, solitamente di equilibrio precario. Tale equilibrio sarà poi ulteriormente alterato con sollecitazioni di spinta fino al raggiungimento di una posizione di buona stabilità attraverso l'ampliamento della superficie di appoggio rispetto alle quattro direzioni principali.

L'allenamento con il proprio partner sarà utile per proseguire attraverso movimenti in cui la forza di avanzamento o di trazione viene annullata dagli spostamenti di schivata, uno dei principi fondamentali della difesa. Un esercizio combinato con uno o più partner favorirà l'apprendimento di una risposta programmata. Uniremo poi l'azione di risposta attraverso l'applicazione della nostra forza e la canalizzazione di quella di colui che attacca, attraverso il principio della cedevolezza al fine di creare uno squilibrio, sia pur momentaneo. Su questi movimenti educativi si potranno iniziare ad inserire movimenti elementari di percussione.

L'allenamento all'idea della distanza è fondamentale per l'acquisizione della percezione del pericolo. Fin dai primi esercizi, si dovrà far capire come lo spazio che intercorre tra noi ed un potenziale aggressore può costituire un elemento indispensabile per l'organizzazione della nostra risposta.

Tecniche di Parata e Percussione

Il MGA non può prescindere dall'apprendimento dei sistemi atti a contrastare gli attacchi di un avversario che tenta di colpirci in vario modo, utilizzando le armi naturali del corpo umano. Le tecniche di parata sono un elemento fondamentale per arginare la fase iniziale molto violenta esercitata dall'aggressore. Le principali tecniche di parata vengono effettuate generalmente dalle catene cinetiche superiori, braccio, avambraccio, mano, accompagnate da spostamenti del corpo. Nell'esecuzione delle parate vengono realizzati alcuni requisiti basilari che devono essere messi in atto nelle situazioni di rischio: anticipare, bloccare e schivare.

In una situazione che non preveda grande pericolo, i sistemi per colpire l'aggressore sono messi in atto per frenarne l'aggressività, distrarlo per un momento e sorprenderlo. Un modo per contenere la violenza iniziale o allentare una presa al corpo, soprattutto se esiste una grande disparità di peso e di forza. Le tecniche di percussione fondamentali, mutuate dalla pratica pluridecennale del Karate Fijlkam, sono ovviamente un formidabile sistema per tentare di risolvere una circostanza grave che giustifichi l'utilizzo di mezzi immediati e definitivi.

Le tecniche per colpire con le gambe sono più difficili nel loro apprendimento, per una tecnica più complessa ed un gesto atletico che prevede lo sviluppo di maggiori qualità coordinative. Per un efficace e più immediato utilizzo delle percussioni portate con gli arti inferiori, è preferibile l'impiego di calci bassi e veloci.

Liberazione da Prese e Situazioni di Lotta a Terra

L'utilizzo di prese varie per bloccare una o più parti del corpo, anche allo scopo di colpire con mano o piede, è frequente nelle aggressioni. L'esercizio finalizzato all'impiego delle tecniche più idonee per una veloce ed efficace liberazione è una parte importante dell'allenamento, che può essere proposto in fase statica ed in fase dinamica.

Le situazioni più difficili e pericolose si possono presentare quando chi viene aggredito perde il suo equilibrio in un'azione concitata, viene violentemente spintonato o percosso e viene a trovarsi a terra. Questa è una forte situazione di svantaggio che il MGA ha preso in considerazione, analizzando movimenti didattici ed allenanti al fine di poter offrire gli strumenti essenziali per proteggersi ed eventualmente contrattaccare.

La condizione di aggressione al suolo è considerata molto critica anche per le forme di violenza più estreme, quali la violenza sessuale, i tentativi di strangolamenti e l'accanimento con pugni e calci. L'abitudine alla lotta a terra, propria delle discipline del Judo e della Lotta, è utile per un contatto diverso ed una situazione in molti casi mai affrontata dalla maggior parte delle persone.

Fuga e Valore della Vita

Un altro concetto basilare è costituito dalla considerazione che una circostanza di rischio può essere risolta semplicemente cercando di divincolarsi da una presa, frenare l'assalto violento e successivamente cercare una via di fuga. Non bisogna dimenticare, infatti, che un principio fondamentale della difesa, strategico o reale che sia, è anche l'abbandono momentaneo o definitivo del teatro del conflitto, senza indugiare su concetti di ipotizzata codardia nello scegliere questa tattica. La considerazione e la tutela del valore della vita umana, la propria e quella di altre persone, sono concetti fondamentali.

Masutatsu Oyama e il Kyokushin

Sosai Masutatsu Oyama (1923-1994) è stato un figura fondamentale nel mondo delle arti marziali, fondatore del Kyokushin Karate. Nato in Corea, Oyama si trasferì in Giappone dove studiò diverse arti marziali, tra cui il karate Shotokan e il Goju Ryu. Insoddisfatto delle limitazioni che percepiva in questi stili, Oyama sviluppò il Kyokushin, un karate a contatto pieno noto per la sua intensità e il suo rigore.

La Filosofia del Kyokushin

Il Kyokushin, che significa "l'estrema verità", enfatizza la forza fisica, la disciplina mentale e lo spirito combattivo. L'allenamento è estremamente duro, con combattimenti a contatto pieno senza protezioni (a parte la conchiglia) che mettono alla prova la resistenza e la determinazione dei praticanti.

Oyama credeva che il vero scopo del karate fosse il combattimento reale e che l'eccessivo lavoro di gambe e le tecniche complesse fossero secondarie rispetto alla capacità di infliggere un colpo decisivo. Il suo motto era "Un colpo, morte sicura".

Le Sfide di Oyama

Per dimostrare la sua forza e la validità del Kyokushin, Oyama affrontò numerose sfide, combattendo contro tori, pugili, thai-boxer e lottatori di wrestling. Divenne famoso per la sua capacità di sconfiggere i suoi avversari con un solo colpo, guadagnandosi il soprannome di "La Mano di Dio".

Diffusione del Kyokushin

Oyama fondò l'International Karate Organization Kyokushinkaikan (IKO) nel 1964, che si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Oggi, il Kyokushin è uno degli stili di karate più praticati al mondo, con milioni di praticanti in oltre 120 paesi.

Dopo la morte di Oyama nel 1994, l'IKO si divise in diverse fazioni, ma tutti i gruppi Kyokushin continuano a seguire i principi e gli standard stabiliti dal fondatore.

Vovinam: L'Arte Marziale Vietnamita

Oltre alle arti marziali più conosciute, come il Kung fu, il Taekwondo, il Karate e il Judo, anche il Vietnam ha la sua arte marziale, chiamata Vovinam (o Viet Vo Dao). Fondata dal maestro Nguyen Loc nel 1936, il Vovinam combina elementi delle arti marziali tradizionali vietnamite con influenze di altre discipline, come il Kung fu, il Taekwondo, il Karate e il Judo.

Principi e Caratteristiche del Vovinam

Il Vovinam si basa sul principio della combinazione di morbidezza e forza. Oltre alle tecniche tipiche mostrate attraverso gli esercizi di quyen (forme), il Vovinam organizza gare di combattimento secondo i regolamenti di ogni torneo.

Sviluppo e Diffusione del Vovinam

Nato negli anni '30, solo negli anni '70 il Vovinam ha avuto un forte sviluppo da parte di artisti marziali nazionali e internazionali. Vovinam Viet Vo Dao Italia nasce nel 2015 per la gestione delle varie associazioni sportive di Vovinam che aderiscono alla Federazione Europea di Vovinam (EVVF).

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