Il Kata è l'anima del Karate, un'espressione che racchiude sia l'aspetto fisico che quello mentale del praticante. Attraverso esercizi mirati a perfezionare il gesto tecnico, si raggiunge un controllo ottimale del corpo. Tuttavia, il Kata non è una semplice sequenza di tecniche eseguite con tempismo e forza; è una codifica complessa che si rivela al karateka solo dopo anni di pratica e dedizione.
Kata: Una "Forma" Profonda
Nella lingua giapponese, "Kata" significa "Forma", ma la sua essenza va oltre l'estetica. Nel Kata non c'è nulla di superfluo, e solo un allenamento costante e serio, guidato da un maestro esperto, permette al karateka di comprenderne il significato.
La Tabella dei Kata Principali
Di seguito una panoramica dei Kata principali, suddivisi per serie e origine.
Heian: La Pace e la Tranquillità
Heian è il nome che Gichin Funakoshi diede ai kata Pinan ideati da Anko Itosu. Funakoshi credeva che la conoscenza di questi kata permettesse al praticante di difendersi in quasi tutte le situazioni. La serie Heian comprende quasi tutte le posizioni di base del karate Shotokan.
Origini dei Pinan
Originariamente, questi kata si chiamavano Pinan o Ping-nan e furono creati da Anko Itosu (1830-1915), maestro di Gichin Funakoshi insieme ad Anko Azato. Alcuni attribuiscono l'origine di questi kata al maestro cinese Koshokun (Kushanku), creatore di Kanku-dai. Si dice che Ping-nan fosse la città cinese di provenienza del maestro In Shu Ho, residente a Okinawa nel villaggio di Tomari nella seconda metà dell'800.
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La Creazione dei Cinque Heian
Itosu divise i tre kata originali nelle cinque forme esistenti, aggiungendovi alcune tecniche di Kanku-dai. Si dice che anche Hi Shu Ho collaborò con Itosu nella stesura dei kata, dopo la scomparsa di Matsumura. La serie dei cinque Pinan vide la luce tra il 1897 e il 1901.
Tekki: Il Cavaliere di Ferro
I Tekki derivano da un'antica forma chiamata Naihanchi, dello stile Shuri-te. Si pensa siano stati codificati da Matsumura e modificati da Itosu in tre forme più corte chiamate Nihanchi Shodan, Nidan, Sandan, poi rinominate Tekki da Funakoshi.
L'Orizzontalità dei Tekki
Esistono diverse teorie sul significato della linea orizzontale nell'applicazione delle tecniche dei Tekki. Tutte concordano sul fatto che questi kata insegnassero a difendersi in spazi ristretti, con le spalle al muro. Alcune teorie parlano di scontri su una barca, altre di combattimenti sulla diga di un campo di riso o con un muro alle spalle e gli aggressori ai lati.
Kiba-dachi: La Posizione del Cavaliere
Le posizioni assunte in Kiba-dachi (posizione del cavaliere di ferro) servono allo sviluppo della forza del praticante. Si dice che il maestro Motobu conoscesse solo questo Kata e, attraverso la sua pratica ripetuta, avesse compreso l'essenza e la profondità del Karate.
Bassai: Penetrare la Fortezza
Non si conosce con certezza l'origine del kata Bassai. Si pensa derivi da un'antica forma cinese, giunta alle isole Ryukyu nei primi anni dell'800. Il nome originale di Okinawa era Passai o Patsai, che significa "rompere in pezzi", trasformato poi in Bassai da Funakoshi.
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Le Varianti del Bassai
Esistono 12 versioni del kata, codificate da altrettanti maestri, come Matsumura Passai, Ishimine Passai, Tomari Passai, ecc. La forma più antica è attribuibile a Oyadomari Peichin. È uno dei kata più diffusi tra i vari stili. Bassai Sho fu introdotto da Itosu, che lo imparò da Matsumura. Il significato giapponese di Bassai è "penetrare una fortezza" oppure "togliere un sasso dalla base".
Bassai Dai e Bassai Sho
Gli ideogrammi del Bassai richiamano la rapidità e la potenza dei movimenti. In Bassai Dai si possono trovare tecniche e parate che, da una situazione di svantaggio iniziale, portano il praticante alla conquista di una posizione vantaggiosa. Il Bassai Sho contiene tecniche morbide e circolari.
Kankū: Guardare al Cielo
I Kata Kankū derivano da un antico Kata chiamato Kūshankū. Era il nome di un antico maestro di arti marziali cinesi, giunto ad Okinawa nel 1761, inviato dall'imperatore Ming. Il Kata venne trasmesso al suo allievo, Sakugawa, esperto di Tō-De, che lo rielaborò e lo trasmise a Matsumura. Quest'ultimo lo insegnò a Itosu, che codificò le due forme che oggi conosciamo. Si narra che Kanku-Dai fosse il kata preferito di Gichin Funakoshi. Il significato è "guardare al cielo".
Wanshū: Il Volo della Rondine
Questo kata era praticato nella regione di Tomari, e si pensa quindi che discenda dal Tomari-te. Di provenienza cinese, deriva da un kata chiamato Wan-Shu, considerato il più antico dei Kata studiato sull'isola di Okinawa. Il termine "Wanshu" ha origine dal nome di un inviato militare cinese che, in visita a Okinawa, lo insegnò nel villaggio di Tomari attorno al 1683. Si ritiene sia stato influenzato dal Kempo cinese. Funakoshi nel suo “Karate-Kenpo delle Ryu-Kyu” ne descrive i 40 movimenti e conferma l'origine di Tomari. Il kata fu praticato esclusivamente a Tomari sino al 1871. Dopo si iniziò a praticare anche a Shuri e a Naha. Ha subito varie modifiche e correzioni da parte di Matsumura e Itosu.
Jion: L'Amore e la Grazia
Questo kata si pensa sia di origine cinese. A Itosu si deve la trasformazione da Tomari-te a forma Shuri-te, intorno al 1870. Il significato della parola Jion si fa risalire al tempio buddista di Jion-Ji , un monastero Shaolin, ove i monaci praticavano arti marziali. Si pensa quindi che il kata sia nato nel tempio. A conferma di ciò la posizione di partenza del kata uguale alla posizione di saluto dei monaci Shaolin. La sua pratica porta ad una profonda armonia tra corpo e spirito. La traduzione del nome è “scritti buddhisti”, o “Amore di Budda e riconoscenza”. Il nome originale Jion-ji significava ad Okinawa “suono del tempio”, mentre in Giappone assunse il senso di “amore e grazia”. Questo kata è attualmente praticato nel karate stile Shotokan e nel Wado Ryu.
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Jitte: Affrontare Dieci Avversari
Questo kata proviene dal Tomari-te, poi modificato dal Shuri-te. Codificato da Itosu attorno al 1870, si pensa che storicamente servisse a disarmare un avversario armato di bastone. Il termine Jitte è la contrazione di un'espressione Giapponese, il cui significato è “saper affrontare dieci avversari”, oppure il nome può far risalire alla grande forza, di dieci mani appunto, che la pratica di questo Kata può sviluppare. In Giappone viene chiamato anche Jite o Jutte. Altre fonti sostengono che il nome derivi dalla parata Yama Uke, presente nel Kata, che ricorda la sagoma di un Jitte (derivato dal Sai, arma tradizionale di Okinawa, che secondo alcuni era in origine uno strumento agricolo usato per misurare i gambi). Questo Kata ha come peculiarità l’uso, in molte tecniche, della mano aperta e l’assenza di calci.
Jiin: Il Suolo del Tempio
Come Jion e Jitte, il suo nome inizia con “Ji“ ad indicare la stessa radice e provenienza, ovvero Kata della scuola Shuri-te proveniente da Tomari. G. Funakoshi diede a questo Kata il nome Shokyo, cambiandolo poi nell'attuale Jiin. Lo stile shotokan ha perso le ultime quattro tecniche che permangono ancora nello Shorin Ryu. Il suo significato è "terreno o suolo del tempio". Una tecnica comune alla serie dei Ji è l'uso del teisho “tr. tallone della mano” e della posizione di guardia iniziale tipicamente cinese.
Gankaku: La Gru sulla Roccia
Unica certezza è la sua nascita in Cina. Si pensa sia stato portato ad Okinawa da un abitante andato in Cina. Conosciuto con il nome Rohai, tramanda la sua forma originale nel Tomari te. Dopo il 1871 venne introdotto a Shuri e a Naha. Pare che Itosu abbia aggiunto le varianti Shodan, Nidan e Sandan del kata. Il significato del kata è legato alla posizione su una sola gamba. Ad Okinawa, infatti, il suo nome significava “visione di un airone bianco o segno di un airone”, mentre in Giappone assume il senso di “pulizia dello specchio o specchio splendente”. Attualmente vi sono diverse versioni di questo kata, tutte elaborate dalla forma originale di Tomari-te. Le tre varianti che si praticavano ad Okinawa si distaccavano molto dal Kata che è giunto sino a noi. Funakoshi lo insegnò, ma la vera diffusione si ebbe dopo la sua epoca.
La Gru: Simbolo di Immortalità e Saggezza
Nel taoismo, la gru è simbolo di immortalità e saggezza.
Gankaku-Sho
Il Maestro Kanazawa Hirokazu ha cominciato ad insegnare questa versione di Chinto sotto il nome di Gankaku-Sho.
La Tecnica "Sankaku Tobi"
Nel Karate esiste una tecnica chiamata “Sankaku tobi” (tr. Salto triangolare).
Nijūshiho: Ventiquattro Passi
L’ipotesi più accreditata è che questo kata, originario della Cina, fu portato ad Okinawa verso i primi del 1900 dal M° Arakaki alla scuola del Naha-te, insieme ai kata Sochin e Unsu. Nel 1930 iniziò ad essere praticato dagli aderenti allo Shotokan. Il M° Funakoshi lo chiamò NIJU SHIHO, ovvero “NIJU SHI” che significa “Ventiquattro” e “HO” corrispondente a “passi”.
Sochin: La Forza Tranquilla
Kata shorin di Okinawa, della scuola di Haragaki, chiamato “Hakko”, il cui significato è “ grande vincitore”. Questo kata è conosciuto solo negli stili Shotokan e Shito Ryu. Rappresenta il legame tra il karate e la divinità buddista “Fudo” posta a difesa del tempio Todai-ji, con una posizione di guardia in fudo-dachi (sochin-dachi). Rappresenta la difesa di una causa giusta. Ecco il motivo per cui in alcune traduzioni del nome vengono riportati i concetti di “muovere in battaglia” oppure “conservare la pace”. Traduzioni in apparenza contraddittorie. In effetti sono da intendere nel significato di “andare in battaglia per interromperla e ripristinare la pace”. Il Kata fu introdotto nello shotokan dal M° Yoshitaka Funakoshi, verso la fine del 1930. La traduzione giapponese è “forza tranquilla” o “la grande calma”. Ciò che lo contraddistingue è la difficile posizione di Fudō-dachi, propria del M° Y. Funakoshi, posizione che dà l'impressione di essere radicati al suolo.
Gojūshiho: Cinquantaquattro Passi
Questo kata si pensa giunto ad Okinawa dalla Cina grazie al M° Matsumura. La sua provenienza cinese è testimoniata dall’influenza degli stili della Gru e della Tigre, in esso presenti. Le prime notizie inerenti a questo kata risalgono attorno al 1600, nei testi Bubishi (considerata la Bibbia del Karate). Vi si fa riferimento, parlando di movimenti simili a “i 54 passi della tigre nera e il pugno della gru bianca”. Fu poi il M° A. Itosu a creare Goju shiho sho e Goju shiho dai, quale sintesi della sua personale esperienza nell’ambito del Karate Dō. Vennero chiamati anche ouseishi, la cui traduzione è “la fenice di Okinawa”. Si ritiene il Gojushiho il più antico fra i kata esistenti di Okinawa. Il significato originale è “54”, mantenuto anche nella traduzione giapponese con la sola aggiunta della parola “passi”. In questo kata sono presenti tecniche a mano aperta, con diversi movimenti, una in particolare a forma di “becco di gru”. Il M° Funakoshi chiamò il kata “Hotaku” per la sua somiglianza con un picchio dal becco appuntito, che colpisce la corteccia di un albero.
Gojūshiho Dai e Gojūshiho Sho
Gojūshiho Dai: Cinquantaquattro grandi passi.Gojūshiho Sho: Cinquantaquattro piccoli passi.
Il Significato Filosofico dei 54 Passi
C’è un principio filosofico celato dietro ai 54 passi. Essi rappresentano il collegamento di tutti i passi che si compiono nel corso della vita, in una continuità tra presente, passato e futuro.
La Versione di Tomari
Nella versione di Tomari, è presente un barcollamento laterale, che assomiglia ai movimenti insicuri di un ubriaco.
Seisan: Mezza Luna
Si dice sia un antichissimo kata di origine cinese, il più antico dello Shuri-te. Si trovano forme molto diverse di questo stesso kata. La versione della scuola di Naha-te privilegia lo stile cinese, mentre la versione Shuri-te ha avuto una sua propria evoluzione. La versione Shuri è attribuita al M° Matsumura. Il M° Itosu lo ha modificato per poi tramandarlo al M° Funakoshi, suo allievo. Il M° Funakoshi nel suo libro “Ryu Kyu Karate Kempo” chiamò questo Kata Seishan (41 movimenti). Nel suo nome originale “Seisan” significa “13 mani” mentre in giapponese viene tradotto “mezza luna” per i suoi movimenti frontali, che con le mani e con i piedi vanno a tracciare semicerchi.
Chintō/Gankaku: Combattere Contro l'Est
È considerato un kata molto antico, di cui non si conosce il creatore. Il nome originale di Okinawa era Chinto, pare derivato da un marinaio cinese naufragato nelle isole Ryukyu circa 200 anni fa e lì fermatosi ad insegnare. Il termine Chinto può essere tradotto come “combattere contro l'est” oppure “dove sorge il sole”. Fu praticato dal M° S. Matsumura e modificato dai M° Kiyatake e Itosu, per poi giungere all'ultima versione, adottata dal moderno Shotokan, codificata nel 1922 dal M° Funakoshi, il quale ne modificò il nome in Gankaku. I due ideogrammi che raffigurano il nome indicano la posizione di una gru su una roccia. L’immagine rievocata è quella di una Gru, posata sulla cima di una roccia, su una gamba sola, che si difende dai suoi nemici. Questo kata è praticato negli stili Shotokan e Shito-Ryu.
Unsū: Le Mani Come Nuvole
È un antico Kata di Okinawa, in cui la presenza di movimenti circolari evidenziano la sua origine cinese. Il M° Itosu, che probabilmente lo imparò dal M° Matsumura, lo tramandò codificandolo su tecniche di forme precedenti. Pare che la sua applicazione tradizionale sia stata perduta. Viene praticato negli stili Shito-Ryu e Shotokan. La traduzione del suo ideogramma può essere intesa come “calmare” o “placare”, ma anche “insolito”, “fantasioso” o “mano misteriosa”, “mano rara”.
Wankan: La Corona
Si tratta di un kata molto antico, si pensa proveniente dalla Cina. Venne annesso alla scuola di Naha-te, in seguito codificato anche a Shuri e trasmesso ai giorni nostri. Si ritiene sia stato introdotto a Okinawa dal M° Sakiyama e poi tramandato dal M° Arakaki. La traduzione del nome può essere intesa come “le mani come le nuvole”.
Kihon: I Fondamentali
Il termine "Kihon" significa "fondamentale, tecniche di base" e si riferisce allo studio e alla ripetizione precisa e meticolosa delle posizioni e delle tecniche di difesa e di attacco. Queste ripetizioni vengono eseguite "a vuoto" con lo scopo di fissare ed automatizzare tutte quelle sensazioni corporee che accompagnano la tecnica. Altro obiettivo da raggiungere nell'esercizio del kihon è la standardizzazione del gesto tecnico che deve rispondere a precisi requisiti formali propri dello stile.
L'Autocontrollo
Il praticante sviluppa così un alto grado di autocontrollo che gli permette di essere sempre consapevole della sua corretta posizione nello spazio.
Il Kata: Simulazione di Combattimento
Il kata è la forma di allenamento originaria di tutte le arti marziali tradizionali; letteralmente significa “forma, sequenza di tecniche prestabilite”. Si tratta di un insieme di sequenze gestuali codificate, di parate e contrattacchi concatenati, che simulano il combattimento contro uno o più avversari e che arrivano in successione di tempo e da più direzioni.
Il Significato del Kata
Il kata però non deve essere confuso con un semplice esercizio a corpo libero; le tecniche espresse al suo interno devono richiamare agli occhi di un osservatore esterno delle reali situazioni di attacco e difesa.
Variazioni e Interpretazioni
Esistono un vasto numero di kata tramandati dagli albori del karate fino ad oggi. Tali kata sono stati modificati ed interpretati in maniera diversa nel corso degli anni ad opera di vari maestri, che li hanno rielaborati in funzione del significato attribuito alle tecniche contenute in essi. Il frutto di questi studi è riscontrabile nella diversità di stili e scuole di karate, ognuna caratterizzata dall’insieme dei suoi kata.
Il Kata nelle Competizioni
Nelle competizioni gli arbitri valutano il kata secondo determinati requisiti stabiliti dal regolamento di gara. Il kata può essere eseguito singolarmente o in squadre di tre componenti, i quali devono effettuare le tecniche previste in perfetto sincronismo tra loro.
Ten no Kata: Il Kata dell'Universo
Ten no Kata è stato codificato dal M° G. Funakoshi. Lo scopo di questo kata era di fornire uno strumento Tecnico/Educativo più semplice e di facile acquisizione per i principianti, le donne, i bambini e i vecchi. Per crearlo, il Maestro aveva selezionato varie tecniche da più di trenta kata, che costituivano la base della cultura del Karate Do. Esso si compone di due parti, una “OMOTE” (tr. Davanti), da eseguirsi da soli e una “URA” (tr. Dietro) in cui vi è la presenza di un avversario. Il significato del nome di questo kata è “Kata dell'Universo”.
Taikyoku: I Kata di Base
Taikyoku SHODAN è il primo kata che viene insegnato alle cinture bianche. I tre kata, Shodan, Nidan e Sandan, sono molto semplici e vengono utilizzati con i praticanti inesperti come preparazione per lo studio successivo degli Heian. Sono presenti le tecniche di base del karate, oitsuki chudan (pugno corrispondente all’addome), posizione shotokan di Zenkutsudachi e parata gedanbarai (bassa) nello Shodan.
Taikyoku Nidan e Sandan
Nel Nidan, diversamente dallo Shodan, l'oitsuki deve avere la direzione jodan (al viso), la posizione non varia, sempre Zenkutsu. Invece il Taikyoku Sandan si diversifica dai precedenti due kata per la parata Uchiuke e per la posizione in kokutsudachi, l'oitsuki chudan laterale in posizione zenkutsudachi e oitsuki Jodan nei tre passi.
La Diffusione dei Taikyoku
I kata Taykyoku, con alcune differenze, vengono praticati sia da altri stili di Karate come Shito Ryu, Goju Ryu, Go Kan Ryu, Kyokushin e da arti marziali quali Tae Kwon Do e Tang Soo Do.
Il Karate: Oltre lo Sport
Definire il Karate come sport può sembrare una bestemmia etica e morale. Tuttavia nel XXI secolo è inevitabile che certi significati mutino in funzione di bisogni differenti rispetto a quando sono nati. Questo può essere condivisibile o meno, ma è grosso modo la realtà.
Kata e Kumite: Forma e Combattimento
Il Karate si divide in due parti pratiche: il kata e il kumite, la "forma" e il combattimento. Due parti pratiche imprescindibili e assolutamente interdipendenti fra loro: la prima è il motivo per cui il Karate è ancora oggi una pratica in uso e assolutamente funzionale alla seconda, la quale non esisterebbe senza la prima e per il quale lo studio è l'essenza della prima. Insomma, per farla breve, la "forma" è il meccanismo con cui il Karate è stato tramandato nei secoli e attraverso il quale si studiava l'Arte del combattimento, il quale (naturalmente) non esisterebbe senza lo studio della "forma", ma attraverso lo studio dello stesso si sviluppa la forma.
Armonia, Timing e Ritmo
L'armonia dei movimenti si trasforma in timing e ritmo. Il ruolo del tempo ricopre una funzione principale: ogni tecnica ha il suo tempo (che non è un valore assoluto, naturalmente, ma varia da persona a persona) e l'insieme di tecniche determina il kata. Se si osservano con precisione i movimenti degli Atleti, si può facilmente capire come il ritmo sia determinante per portare gli attacchi all'obiettivo o per parare gli stessi: riuscire a prendere il ritmo dell'avversario significa tenerlo per le palle, così come riuscire a spezzarlo (il ritmo!) assume un'importanza cruciale nel caso l'avversario controlli i giochi.
Rompere il Ritmo
Il principio è inverso a quello che i musicisti si affidano per sincronizzarsi: mentre in questo caso è necessario che tutti (oltre che seguire lo stesso tempo) abbiano lo stesso medesimo ritmo, nel combattimento il principio è proprio quello di "rompere" il ritmo con imprevedibilità e (possibilmente) velocità.
Terminologia
- Age tsuki - Pugno dal basso verso l’alto.
- Asato - Maestro di G.
- Bassai Dai/Sho - Nome dato a due kata.
- Chinte - Nome di kata.
- Empi - Nome di Kata. Significa ‘volo di rondine’.
- Egami - Maestro di karate, discepolo di G.
- Fudo Dachi - Posizione immobile.
- Funakoshi Yoshitaka (Gico) - Figlio di G.
- Gankaku - Nome di kata.
- Gankaku Dachi - Posizione della gru. Anche chiamata TSURU ASHI DACHI o SAGI ASHI DACHI
- Gassho Uke - Parata a mani unite con i palmi della mano.
- Goju-Ryu - Via della forza e della cedevolezza.
- Gojushiho Dai/Sho - Nome di due kata.
- Go No Sen - Terzo dei tre livelli di combattimento descritti da Musashi.
- Gyaku Mawashi Geri - l’opposto di Mikakuki geri.
- Hangetsu - Nome di kata. Significa ‘mezza luna’.
- Hanmi - Diagonale o aperto.
- Hanshi - Maestro.
- Hasami Zuki - Attacco a due pugni. Detto anche ‘a forbice’.
- Heian - Pace, tranquillita`.
- Ippon - Unico.
- Itosu - Maestro di G.
- Jiin - Nome di kata.
- Jion - Nome di kata.
- Jitte - Nome di kata.
- J.K.A.
- Kanku Dai/Sho - Nome di due kata. Significa ‘guardando il cielo’.
- Kempo - Legge del pugno.
- Kentsui - Pugno a martello.
- Kirigaeshi - Cambio guardia sul posto.
- Kotai - Cambio guardia sul posto.
- Manji Uke - Doppia parata.
- Meyikio - Nome di kata.
- Morote Zuki - Doppio pugno.
- Musubi dachi - Posizione per il saluto.
- Naifanchi - Serie di tre kata.
- Nami Gaeshi - Parata o attacco di gamba.
- Nihon Nukite - Mano con due dita estese.
- Nijushiho - Nome di kata.
- No Sen - Secondo dei tre livelli di combattimento descritti da Musashi.
- Pinan - Serie di cinque kata codificati dal Maestro Itosu. Nome cambiato in Heian da G.
- Rei - Inchino.
- Sagi Ashi Dachi - Posizione su un solo piede.
- Sankaku tobi - Salto triangolare.
- Sen - Primo dei tre livelli di combattimento descritti da Musashi.
- Seshan - Nome di kata. Cambiato in Hangetsu da G.
- Shiko Dachi - Posizione del cavaliere con piedi divergenti.
- Shomen - Parte frontale del dojo.
- Shotokan - Stile di karate codificato da G.
- Sochin - Nome di kata. Significa “pesante, stabile”.
- Sukui Uke - Parata dove si uncina la gamba dell’avversario.
- Taikyoku - Serie di tre kata di base codificati da G.
- Teisho - Parte inferiore del palmo della mano.
- Teisho Awase Uke - Parata di Teisho a mani unite.
- Tekki - Cavaliere d’acciaio. Esistono tre Kata Tekki.
- Tetsui - Pugno a martello.
- Tsuki - Pugno o forte spinta.
- Tsuru Ashi Dachi - Posizione su una gamba.
- Unsu - Nome di kata.
- Ura Zuki - Pugno rovesciato.
- Wado Ryu - Via della pace.
- Wankan - Nome di kata.
- Washide - Mano con le dita unite.
- Yama Zuki - Doppio pugno. Tipico nel Bassai Dai.
- Yonhon nukite - Mano con le quattro dita estese.
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