Il Karate Kyokushin, fondato dal leggendario Masutatsu Oyama, è più di una semplice arte marziale; è una filosofia di vita che permea ogni aspetto della pratica, dal saluto al combattimento. Questo articolo esplora il significato profondo del saluto nel Karate Kyokushin, la sua evoluzione storica e il suo ruolo centrale nella formazione del praticante.
Introduzione al Karate Kyokushin
Il Karate Kyokushin è un'arte marziale creata alla fine degli anni '50 da Masutatsu Oyama, che sintetizzò le sue esperienze di lotta in un sistema basato sull'efficacia nel combattimento. Oyama fu il primo a concepire e organizzare, nel 1975, un torneo mondiale dove atleti di diverse discipline si confrontassero secondo il criterio del pieno contatto, senza protezioni e senza categorie di peso. Fu creata un'Organizzazione Internazionale di Kyokushinkai (IKO) per garantire la corretta divulgazione dello stile, selezionando istruttori scelti per insegnare in tutto il mondo.
La Filosofia del Kyokushin: Oltre il Combattimento
Ciò che rende i praticanti di Kyokushin lottatori letali e persone eccezionali è un sistema di addestramento estremo, diretto a conquistare volontà e determinazione inossidabili. Combattere in un torneo a pieno contatto, senza protezioni, è una prerogativa di persone coraggiose che sfidano i propri limiti psicofisici nell'allenamento e scoprono in se stesse l'unico vero grande avversario. Come disse Oyama: "Perdere denaro è perdere poco. Perdere fiducia in se stessi, è perdere molto".
La Storia di Masutatsu Oyama: Dalle Origini al Kyokushin
Masutatsu Oyama nacque il 12 luglio 1923 in un villaggio della Corea del Sud. Il suo nome originario era Young Li, ma quando emigrò in Giappone adottò il nome di Oyama, che significa "grande montagna". Iniziò a praticare le arti marziali all'età di 9 anni, studiando il Kempo cinese del Sud. Nel 1938, si trasferì in Giappone e iniziò a studiare Karate Okinawa (oggi Karate Shotokan) con Gichin Funakoshi. All'età di 20 anni, conseguì il 4° dan.
Successivamente, si interessò al Judo, raggiungendo il 4° dan in meno di quattro anni. Entrò nella Butokukai, l'accademia formativa dell'Arma Imperiale Giapponese, specializzata in guerriglia e combattimento a mani nude. Dopo la seconda guerra mondiale, Oyama attraversò una crisi personale, ma riuscì a superarla con l'aiuto di So Nei Chu, un maestro coreano allievo di Chojun Miyagi, il fondatore del Goju-Ryu Karate.
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A 23 anni, Oyama incontrò Eiji Yoshikawa, autore della novella "Musashi", che lo aiutò a capire il significato del Bushido (codice dei Samurai). Nel 1946, Oyama si recò sul monte Kiyosumi per un addestramento solitario. Dopo 18 mesi, scese dalla montagna pieno di fiducia in se stesso. Nel 1947, vinse il Primo Torneo Nazionale delle Arti Marziali di Kyoto.
Nel 1950, Oyama iniziò i suoi famosi combattimenti con i tori, uccidendone alcuni e rompendo le corna a molti altri. Nel 1952, si trasferì negli Stati Uniti per un anno, dando dimostrazioni del suo Karate. Negli anni successivi, affrontò e sconfisse numerosi sfidanti di diverse discipline.
Nel 1953, Oyama aprì il suo primo "Dojo" a Mejiro, Tokyo. Nel 1956, aprì il suo primo vero dojo in uno studio dietro l'università Rikkyo. Nel 1964, coniò il titolo di Kyokushin, che significa "Ultima Verità", per il suo karate. Oyama morì il 19 aprile 1994, nominando Akiyoshi Matsui a capo dell'organizzazione.
Il Significato di "Osu" nel Kyokushin
La parola "Osu" è fondamentale nel Karate Kyokushin. Deriva dall'espressione giapponese "Oshi Shinobu", che significa "perseverare sotto pressione". "Osu" significa pazienza, rispetto e apprezzamento. Per sviluppare un corpo e uno spirito forte, è necessario allenarsi duramente, con sacrificio e perseveranza.
"Osu" è un modo di vivere, uno spirito combattivo che anima ogni praticante di Kyokushin Karate. È un mantra, un grido di battaglia e un profondo simbolo dello spirito di questa arte marziale.
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Le sfumature di "Osu":
- Pazienza: La pratica del Kyokushin richiede di spingersi al limite, superando la naturale reazione di fermarsi. Questo insegna a perseverare e ad essere pazienti.
- Rispetto: L'allenamento duro porta a prendersi cura di sé stessi, amandosi e rispettandosi. Questo rispetto si estende all'istruttore e agli altri studenti. Salutare con "Osu" significa rispetto per il dojo e per il tempo dedicato all'allenamento.
- Apprezzamento: Al termine dell'allenamento, salutare con "Osu" dimostra apprezzamento per l'istruttore e per gli altri studenti.
Il Saluto nel Karate: Un Rito di Rispetto e Concentrazione
Il saluto nel Karate è un rituale di rispetto e presa di coscienza di sé stessi, degli altri e del Karate stesso. Con il saluto ci si predispone alla pratica, con umiltà, controllo, diligenza e disciplina. Si assume un atteggiamento umile cercando di vincere la presunzione e controllando l'ego.
Le Formule del Saluto: In Piedi e in Ginocchio
Le formule del saluto sono due: in piedi (ritsu rei) e in ginocchio (zarei). Il saluto in piedi è più semplice e meno formale, mentre il saluto in ginocchio è utilizzato nei cerimoniali e nelle situazioni di allenamento più formali.
Il Saluto in Piedi (Ritsu Rei):
- Talloni uniti e punte dei piedi leggermente divaricate (circa 45°).
- Mani aperte lungo le cosce con le braccia tese.
- Piegare in avanti il busto senza eccedere con la flessione, portando le mani poco sopra le rotule.
L'inchino sarà più profondo in base al ruolo della persona che si saluta.
Il Saluto in Ginocchio (Zarei):
- Inginocchiarsi una gamba alla volta (gli uomini) o entrambe le ginocchia contemporaneamente (le donne).
- Avanpiede appoggiato sul pavimento e dita dei piedi puntate all'indietro.
- Appoggiarsi sui polpacci o sui talloni.
- Tenere le braccia lungo i fianchi e mettere le mani con il palmo rivolto verso il basso sopra le cosce.
- Mantenere la schiena dritta.
Esistono tre livelli di saluto in ginocchio: Saikeirei (il più formale), Futsūrei (il più usato) e Senrei (il più informale). Nel Karate si utilizza generalmente la modalità Futsūrei.
I Passaggi del Saluto: Un Rituale Codificato
- Gli allievi si dispongono in riga in ordine crescente di livello.
- Il Maestro è in piedi davanti agli allievi.
- L'allievo di grado più alto comanda: "SEIZA" (o Seiritsu).
- Gli allievi si inginocchiano.
- Il capofila comanda: "MOKUSO" (momento di introspezione).
- Gli allievi chiudono gli occhi.
- Il capofila comanda: "MOKUSO YAME".
- Gli allievi aprono gli occhi e il SENSEI si gira verso lo Shomen.
- Il capofila comanda: "SHOMEN NI REI".
- Tutti si inchinano.
- Il SENSEI si ri-gira verso gli allievi.
- Il capofila annuncia: "SENSEI NI REI".
- Si saluta inchinandosi e si pronunciano le parole "Onegai Shimasu" (all'inizio della lezione) o "Arigatoo gozaimashita" (alla fine).
- Il capofila annuncia: "OTAGAI NI REI".
- Gli allievi si inchinano e pronunciano di nuovo le parole di prima.
- Il SENSEI si rialza.
- Il capofila comanda: "KIRITSU".
- Gli allievi si rialzano.
Cosa Dire Durante il Saluto:
- Onegai Shimasu: "Sono onorato di allenarmi con te" o "permettimi di allenarmi con te".
- Arigatoo Gozaimashita: "Grazie mille! grazie per quello che hai fatto per me".
Il Saluto in Diverse Situazioni:
- A Coppie: Si saluta prima e dopo l'esercitazione con "Onegai Shimasu" e "Arigatoo gozaimashita".
- In Gara: Si saluta lo Shomen, gli Ufficiali di gara e i concorrenti.
- Entrata e Uscita dal Tatami: Si saluta il Sensei, i compagni e il dojo.
L'Eredità di Mas Oyama: La Diffusione del Kyokushin
Dopo la morte di Mas Oyama, l'organizzazione Kyokushin si è divisa in diverse ramificazioni. Tuttavia, tutte mantengono gli standard posti dal fondatore. Il Kyokushin continua a diffondersi in tutto il mondo, con milioni di praticanti.
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