Introduzione alla Tesi sul Karate: Consigli e Tecniche

Questa tesina è stata redatta in occasione dell'esame per il conseguimento del 4° Dan presso il centro sportivo FIJLKAM di Lido di Ostia/Roma, tenutosi il 1-2 ottobre 2005. Il candidato, Guietti Claudio, arbitro nazionale di 1^ categoria e già in possesso del 3° Dan (dec. 2001), si propone di illustrare tecniche di braccia e gambe, analizzando le opportunità di esecuzione in fase offensiva e difensiva, in conformità con il regolamento arbitrale. Inoltre, viene esposta una metodologia di allenamento per acquisire la padronanza delle tecniche in questione.

Tecniche Analizzate

Le tecniche prese in esame sono:

  1. Tecniche di braccia:
    • Kizamitzuki
    • Gyakutzuki
  2. Tecniche di gamba:
    • Mawashigeri
    • Uramawashigeri
  3. Combinazioni di tecniche:
    • Kizamitzuki/Gyakutzuki/mawashigeri
    • Kizamitzuki/Gyakutzuki/uramawashigeri

Capitolo 1: Tecniche di Braccia

Nella stesura della presente tesina, si sono prese in considerazione le tecniche di maggior uso e rilievo nel karate agonistico. Si può tranquillamente affermare che in tale ambito le tecniche sotto trattate e le loro combinazioni ed interazioni rappresentano la quasi totalità del bagaglio tecnico di ogni agonista comunemente ed attualmente in uso.

Nel combattimento, le tecniche di braccia, in particolare Gyakutzuki e Kizamitzuki, trovano ampia applicazione. Queste tecniche possono essere impiegate sia in fase di difesa (o interdizione) che in fase di attacco, singolarmente o in combinazione tra loro, o con l'aggiunta di tecniche di gamba come Mawashigeri o Uramawashigeri.

Le tecniche citate, pur essendo specifiche e di non facile esecuzione, diventano, una volta correttamente impostate, allenate e velocizzate, uno strumento valido per ottenere punteggio, in quanto ben visibili, talvolta acrobatiche e di agevole controllo. Queste caratteristiche sono essenziali e gli Ufficiali di Gara prestano la massima attenzione, unitamente agli altri criteri tecnici di giudizio:

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  • Buona forma
  • Vigore di applicazione
  • Comportamento sportivo
  • Tempestività
  • Zanshin (consapevolezza)
  • Distanza corretta

Tecnica d’allenamento Kizamitzuki e Gyakutzuki

Parte essenziale intimamente insita nella metodologia di allenamento di qualunque tecnica e per qualunque tipo di attività sportiva è il corretto allenamento dei presupposti coordinativi e condizionali ossia rispettivamente la facilità di azione che dipende dalla memoria, ossia dal Sistema Nervoso Centrale e la forza, la rapidità e la resistenza per quanto riguarda le condizionali. Appurato che quanto sopra sia stato debitamente sviluppato e sia già parte del bagaglio psico - fisico dell’atleta occorre proseguire l’allenamento di queste abilità indipendentemente dall’età e sesso dell’atleta, si possono programmare giochi con la palla che contribuiscono alla discriminazione percettiva basata nel caso specifico con le mani per contribuire ad un’azione oculo - manuale. Quindi una preparazione fisica di base con attività che allenino le capacità coordinative e condizionali. Infine si potrà iniziare la preparazione tecnica finalizzata all’obiettivo proposto.

Prima di passare a descrivere le modalità d’allenamento puramente mirate alla fase di combattimento per gara di kumite, diamo una descrizione di come si imposta il lavoro di preparazione all’esecuzione di queste tecniche.

Considerando che l’attività agonistica di kumite è consentita ad atleti in possesso del grado minimo di cintura marrone, tralasciamo quelli che sono i fondamentali sull’esecuzione delle tecniche, mirati a descrivere il lavoro di braccio e pugno chiuso e le traiettorie che gli stessi devono compiere per generare la tecnica, considerandoli elementi consolidati del bagaglio tecnico che deve possedere una cintura marrone, elementi che comunque vanno costantemente ripresi e perfezionati durante tutta la fase preparatoria dell’atleta e per tutta la sua carriera agonistica.

Nel Kumite bisogna sempre partire da un allenamento di base che consiste in un’impostazione corretta di guardia che consenta rapidi spostamenti in tutte le direzioni, un’impostazione corretta delle braccia nei movimenti di parata al fine di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo e ridurre il più possibile eventuali attacchi o contrattacchi avversari con spostamenti minimi che non è possibile eseguire con le tradizionali parate di Karate. Tali spostamenti inoltre favoriscono e sono propedeutici alla preparazione ed alla effettuazione di tecniche di spazzata (ashibarai).

Kizamitzuki e Gyakutzuki possono essere utilizzati come attacco diretto, a seguito di una parata, di rimessa o di anticipo ed in fase difensiva come disorganizzazione e disturbo della fase di attacco avversaria, sotto forma di finta di attacco o vera e propria rottura di distanza quando la tecnica è supportata da una fase di avanzamento tempestivo nella guardia avversaria.

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La tecnica diretta d’allenamento deve portare l’allievo a saper:

  • Dirigere e controllare il movimento
  • Adattarlo e trasformarlo secondo le esigenze situazionali
  • Apprendere in ogni momento

Il tutto servirà a dare all’allievo la conoscenza di base delle tecniche di combattimento alle quali dovranno poi essere abbinati allenamenti dei carichi massimali, supercompensazione, controllo della frequenza cardiaca e tattica di combattimento con conseguente preparazione psicologica.

Lo sviluppo della tecnica è influenzato da:

  • Capacità coordinative: equilibrio, destrezza, precisione, variabilità
  • Capacità condizionali: forza, resistenza, rapidità o velocità
  • Mobilità articolare: necessaria per i due tipi di capacità
  • Capacità tattiche e qualità psicologiche: strategia e scelta del tempo

Le capacità coordinative consistono in breve nelle capacità di finalizzare e controllare, di adattare e trasformare e di apprendere azioni motorie. Nello specifico occorre quindi sviluppare le capacità di combinare ed accoppiare tecniche, sviluppare l’orientamento spazio temporale, differenziare in base alle diverse situazioni, sviluppo dell’equilibrio statico e dinamico, sviluppo della capacità di reazione motoria e di trasformazione del movimento.

Le capacità condizionali nel dettaglio consistono in caratterizzazioni funzionali quali la forza massimale, resistente e rapida, la resistenza di lunga, media e breve durata, resistenza alla velocità ed alla forza ed infine la rapidità massimale, forza rapida e resistenza alla rapidità.

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Un ruolo fondamentale in questo contesto è ricoperto dall’allenamento dei cosiddetti analizzatori (visivo, acustico, vestibolare, cinestesico, tattile e con conseguente allenamento delle capacità percettive ed addirittura precognitive, riferendosi in quest’ultimo caso alla sensibilità di prevedere le azioni che l’avversario porrà probabilmente in essere.

Metodologia dell’allenamento

Per metodologia si intende quel meccanismo che consente di organizzare e programmare l’allenamento.

Andremo ad allenare:

  • La precisione che si esprime con l’esatta impostazione della tecnica
  • La rapidità cioè la capacità di reazione e trasformazione che si allena attraverso l’esecuzione di esercizi in fretta
  • La dinamicità che si allena con esercizi di spinta e spostamento arti inferiori
  • La variabilità o capacità di adattamento che si allena con variazioni dell’esecuzione motoria (in alto, in basso, avanti, indietro, a destra a sinistra).

Diamo per scontata la fase di lavoro generale che deve essere comunque adempiuta e senza della quale ogni conseguente sforzo sarebbe nullo od inefficace e qui parliamo della valutazione del livello di partenza dell’allievo, della formulazione degli obiettivi, della scelta dei mezzi o esercizi di lavoro e relativi metodi reali di allenamento, con le adeguate verifiche periodiche intermedie e la corretta sollecitazione delle motivazioni primarie (gioco e agonismo) e secondarie cioè le variabili determinate dalla personalità dell’individuo.

Da tenere sempre presente di impostare gesti motori compatibili dal punto di vista fisiologico e biomeccanico e dei giusti carichi di lavoro e relative periodizzazioni.

Essendo il Kumite agonistico di karate, sport di significato qualitativo e situazionale occorrerà mettere in evidenza i parametri di quantità, intensità e difficoltà del gesto atletico in allenamento.

Tenuti nella massima considerazione i periodi essenziali dell’anno sportivo dell’atleta:

  • Periodo preparatorio: per l’innalzamento delle prestazioni e delle capacità funzionali generali dell’organismo, ivi compreso l’aspetto tattico
  • Periodo agonistico: dove si perfeziona il lavoro fatto in precedenza con preferenza all’intensità rispetto alla quantità
  • Periodo di transizione: o di riposo dall’attività agonistica, nel quale và mantenuta una certa attività fisica anche se non attinente allo sport praticato per non perdere del tutto la condizione fisica.

Passiamo ora ad analizzare il percorso d’allenamento di base per arrivare alla applicazione vera e propria durante un incontro agonistico di kumite.

Particolare importanza va attribuita all’uso dell’anca durante la tecnica di gyakutzuki, sia esso d’attacco che di difesa o rimessa su attacco avversario.

E’ infatti mancanza comune a buona parte degli atleti in fase d’approccio all’agonismo, l’utilizzo dell’anca in chiusura sulla spinta dell’arto inferiore arretrato nell’esecuzione della tecnica di gyakutzuki. Oltre al giusto posizionamento sagittale del piede in spinta per l’ottimizzazione della stessa.

Questi problemi devono essere affrontati sin dall’inizio dell’attività, dapprima non necessariamente mirati alla tecnica di braccio, ma intravisti come gesti motori che servono a dare scioltezza ed elasticità di movimento alla parte interessata dell’anca ed esplosività in fase di avanzamento.

Il lavoro sarà poi inserito in un contesto di kumite dimostrativo, quando il giovane atleta apparterrà alla fascia ragazzi ed inizierà le prime esperienze di kumite da gara, all’interno del circuito della manifestazione combinata gioco sport karate, riservato appunto alle classi giovanili sino ad ES.”A”.

Il passo successivo sarà infatti quello delle gare di kumite per classi esordienti”B”, dove l’atleta deve essere già in possesso dei requisiti di base che permettono l’uso corretto dell’anca in chiusura sull’esecuzione della tecnica di gyakutzuki.

Impostata correttamente la tecnica individualmente sia essa Kizamitzuki o Gyakutzuki, si può iniziare lo studio della tecnica applicandola sul compagno d’allenamento.

Dapprima si eseguirà come detto prima lo studio della postura di guardia idonea a permettere sia l’uso delle braccia che delle gambe.

Sarà compito del tecnico dare tutte le informazioni atte a far si che l’atleta entri in possesso di una guardia corretta sia al movimento di fluttuazioni in difesa che alle proiezioni in avanti con applicazione delle tecniche di braccia.

Si faranno eseguire tecniche sul bersaglio fermo, partendo da distanze ravvicinate per giungere a distanze sempre più grandi in modo da valutare l’effettiva capacità di eseguire la tecnica in progressione d’attacco.

E’ in questa fase che il tecnico deve iniziare a valutare la rispondenza delle tecniche di braccia a quelli che sono i punti fondamentali che gli arbitri utilizzano come griglia di valutazione per assegnare il punto di ippon o nihon a seconda del bersaglio raggiunto o della successione immediata di due tecniche da ippon o a seguito di sbilanciamento dell’avversario o addirittura sanbon se la tecnica di braccio è portata correttamente a seguito di proiezione.

Si inizierà a valutare oltre che la corretta esecuzione della tecnica con l’uso dell’anca, la distanza corretta ed il controllo oltre la postura nell’esecuzione ed al momento dell’arrivo a bersaglio.

E’ comunque chiara la fondamentale importanza della fase di spinta e di fuga con gli arti inferiori per entrambe le tecniche di braccia sopra descritte; quindi oltre agli allenamenti specifici di tattica e tecnica occorre un allenamento mirato al potenziamento della muscolatura degli arti inferiori che dia esplosività e rapidità d’azione eccezionali. Fasi di potenziamento deciso tenendo sempre presente il mantenimento o l’immediato recupero della necessaria mobilità articolare (squat - esercizi di piegamento con bilanciere o senza vanno comunque giustamente dosati onde non procurare irrigidimenti a livello poi di mobilità).

Capitolo 2: Tecniche di gambe

Le tecniche considerate sono: Mawashigeri e Uramawashigeri.

Grande importanza deve essere attribuita allo sviluppo delle capacità motorie e mobilità articolare necessarie per la realizzazione di queste tecniche, infatti è risaputo che ai fini del punteggio di gara una tecnica di gamba, ben portata può valere sanbon (tre punti) se al viso, nihon(due punti) se al corpo o schiena purché non al di sotto della linea dell’anca. Chiaramente ai fini del risultato finale di un incontro, le tecniche di gamba sono fondamentali in quanto possono determinare un vantaggio molto difficile da raggiungere.

Tecnica d’allenamento di Mawashigeri ed Uramawashigeri

La corretta esecuzione delle tecniche di gamba esposte prevede le seguenti fasi:

Mawashigeri

  • Caricamento 1^ fase: flessione della coscia sul bacino (flessione sagittale dell’anca) e flessione del ginocchio d’appoggio
  • Caricamento 2^ fase: rotazione dell’arto in appoggio ad opera di extrarotazione. Abduzione arto in sospensione ed estensione dell’anca
  • Esecuzione: estensione del ginocchio dell’arto in sospensione con piede in flessione plantare per avere maggior allungo e non causare danni all’avversario
  • Ritorno: flessione del ginocchio

Uramawashigeri

  • Caricamento 1^ fase: flessione della coscia sul bacino (flessione sagittale dell’anca) e flessione del ginocchio d’appoggio, l’articolazione tibio-tarsica e le dita del piede in sospensione sono flesse verso la pianta del piede
  • Caricamento 2^ fase: rotazione dell’arto in appoggio ad opera di extrarotazione. Abduzione arto in sospensione . A differenza di mawashigeri, l’anca in questa fase non viene estesa ma rimane flessa ed il ginocchio di conseguenza si sposta lateralmente rispetto al bersaglio.
  • Esecuzione: estensione del ginocchio dell’arto in sospensione ed astensione dell’anca, si colpisce con la pianta del piede in flessione plantare per avere maggior allungo e non causare danni all’avversario
  • Ritorno: flessione della coscia sul bacino e flessione del ginocchio

A tal proposito è fondamentale la preparazione atletica che viene riservata agli atleti già in età pre-agonistica, incentivando tutte quelle applicazioni ginniche e di stretching atte a sviluppare la mobilità articolare.

Nasce infatti da una perfetta mobilità articolare la capacità di eseguire tecniche di calcio all’altezza del viso dell’avversario senza che si verifichino casi di perdita di stabilità e guardia o perdita di controllo.

Giunti ad un buon livello di mobilità articolare si può passare agli esercizi atti a sviluppare la forza rapida e a dare all’atleta la stabilità necessaria a mantenere in posizione di perfetto equilibrio la tecnica estremamente sviluppata, fermando la gamba all’altezza del viso dell’avversario.

Combinazioni di Tecniche

Le combinazioni di tecniche Kizamitzuki/Gyakutzuki/mawashigeri e Kizamitzuki/Gyakutzuki/uramawashigeri rappresentano un'evoluzione nell'applicazione delle tecniche di base. L'abilità di concatenare fluidamente tecniche di braccia e gambe aumenta l'efficacia in combattimento, offrendo una maggiore varietà di opzioni offensive e difensive.

Aspetti Culturali e Filosofici del Karate

Al di là degli aspetti puramente tecnici e agonistici, il Karate è profondamente radicato nella cultura e nella filosofia orientale, in particolare nello Zen. La pratica del Karate non è solo un esercizio fisico, ma anche un percorso di crescita personale e spirituale. Concetti come il "Do" (la via), il "Ki" (l'energia vitale) e lo "Zanshin" (la consapevolezza) sono fondamentali per comprendere appieno l'essenza di questa arte marziale.

Karate per Bambini

Il Karate può essere praticato anche dai bambini, con programmi specifici adattati alle loro esigenze. L'obiettivo non è solo insegnare le tecniche di combattimento, ma anche promuovere lo sviluppo psicomotorio, l'autostima e il rispetto per gli altri.

Falsi Miti sul Karate

È importante sfatare alcuni falsi miti sul Karate. Ad esempio, non è vero che la forza fisica non conta. La forza è importante, ma deve essere combinata con la tecnica, la velocità e la strategia. Inoltre, il Karate non è solo una disciplina riservata agli uomini. Anche le donne possono praticare il Karate e ottenere ottimi risultati.

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