Ju Jitsu Giapponese Metodo Bianchi: Storia e Tecniche

Introduzione

Il Ju Jitsu, arte marziale giapponese focalizzata sull'adattabilità e la cedevolezza, ha una storia ricca e complessa. Questo articolo esplora le origini del Ju Jitsu, il suo sviluppo nel contesto giapponese e l'evoluzione del Metodo Bianchi, una variante italiana nata dall'esperienza del Maestro Gino Bianchi.

Origini e Sviluppo del Ju Jitsu in Giappone

Le Radici Antiche del Combattimento a Mani Nude

L'inizio della codifica delle forme di lotta a mani nude in Giappone, come il Chikara-Kurabe (la prova di forza) e il Bu-Jutsu (l'arte del combattimento), non ha una data di inizio certa. È evidente che il suo sviluppo fu legato all'accrescimento delle necessità belliche, sia di offesa sia di difesa.

Il Ju Jitsu nell'Epoca Feudale

Nell'epoca feudale giapponese, il termine "Ju-Jitsu" si riferiva genericamente alla forma di combattimento a mani nude praticata all'interno di una moltitudine di Ryu (scuole di arti marziali) disseminate per il Giappone. Queste scuole custodivano il Densho (il libro segreto) tramandato dal fondatore (Shodai o Soke) al miglior discepolo (Juku-Gashira), spesso il figlio del maestro (Waka-Sensei). Il Densho racchiudeva le tecniche segrete di combattimento ereditate dagli antichi Bushi (guerrieri).

Ryu e Stili di Combattimento

I metodi di combattimento dei vari Ryu erano molteplici e davano ai seguaci la possibilità di specializzarsi nelle tecniche Toshunobu (difesa a mani nude con aggressore disarmato), Bukinobu (difesa a mani nude con aggressore armato) e nel Bugei (l'arte del combattimento utilizzando le armi). All'interno di ogni Ryu vi erano ulteriori suddivisioni in branche dette "Ha", che generavano altri Ryugi (stili di pratica). Ogni Ryu professava la sua invincibilità nel combattimento e non era raro che i vari Clan si sfidassero utilizzando il Dojo Arashi (la tempesta che si abbatte dove si studia il metodo).

Codificazione e Selezione dei Ryu

Nel 1843, lo Shogun ordinò di redigere il Bu Jutsu Ryu Soroku, un trattato che evidenziava i 159 Ryu ritenuti più importanti, al fine di selezionare l'enorme bagaglio tecnico esistente. Ancora oggi, le autorità giapponesi preposte scelgono 46 Ryu per rappresentare i Ryugi nel Taikai che si svolge al Budokan.

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L'Evoluzione del Ju Jitsu

Il Ju Jitsu è in continua evoluzione, e lo studio e il perfezionamento degli stili derivano dall'esigenza di adattare questa arte a compiti specifici. Ad esempio, gli esperti di Ju Jitsu della polizia giapponese nel 1947 codificarono il Taiho Jutsu, un metodo per l'attacco e la difesa che racchiude un amalgama di discipline marziali e tecniche derivanti dall'esperienza reale nella lotta alla criminalità.

L'Introduzione del Ju Jitsu in Italia

I Primi Passi

Il Ju Jitsu fece la sua prima apparizione ufficiale in Italia nel 1908, nel corso di una manifestazione alla presenza dei Reali d'Italia. Nel 1921, la Scuola Centrale di Educazione Fisica per l'Esercito inserì il Ju Jitsu nelle varie materie. Nel 1925 nacque la Federazione Italiana Ju Jitsu e Judo.

Gino Bianchi e il Metodo Bianchi

Nel 1946, il Maestro Gino Bianchi, tornato da una missione in Oriente, iniziò una lunga opera di diffusione del Ju Jitsu. Bianchi apprese le tecniche del Ju Jitsu a Tien-Tsin in Cina, durante la Seconda Guerra Mondiale, periodo in cui la Cina era occupata dal Giappone e l'Italia, come alleata, aveva la colonia di Tien-Tsin. Rientrato in Italia, la divulgazione del Ju Jitsu divenne lo scopo della sua vita, dapprima in Liguria e poi in tutta Italia.

Creò il suo metodo, adattando le tecniche alla realtà del tempo e codificando un sistema formato inizialmente da 5 gruppi (settori) di 20 tecniche ciascuno: il Metodo Bianchi. Per la diffusione, Bianchi addestrò un gruppo di atleti denominati "gli uomini vento".

Negli anni '50 nacque l'O.L.D.J. (Organizzazione Ligure per la Divulgazione del Jiu Jitsu), che venne poi sciolta nel 1960 per fondare la F.A.N.J.

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Riorganizzazione del Metodo Bianchi

Il programma originale del Maestro Bianchi venne poi rivisto e riorganizzato negli anni '70 dal M° Rinaldo Orlandi, che lo estese a 100 tecniche raggruppate in 5 settori.

I Settori del Metodo Bianchi

Il Metodo Bianchi è suddiviso in cinque settori, ognuno focalizzato su diverse tipologie di azioni e reazioni:

  • Settore A: Azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario.
  • Settore C: Azioni impostate sulle articolazioni dell'avversario, mirate alla conoscenza della resistenza al dolore.
  • Settore D: Azioni impostate sul collo dell'avversario, mirate alla conoscenza della resistenza al dolore e della capacità di resistenza fisiologica agli effetti di strangolamenti e torsioni della cervicale.
  • Settore E: Azioni che mirano alla proiezione dell'avversario unitamente alla realizzazione di prese sulle articolazioni e sul collo, in previsione dello studio dell'autodifesa.

La Diffusione Attuale

La FIJLKAM, con l'AIJJ, è l'organizzazione che conta il maggior numero di praticanti di questo sistema. In FIJLKAM non viene tuttavia adottato l'intero Metodo Bianchi, ma solo determinate tecniche selezionate e ritenute sufficienti a fornire il bagaglio essenziale di questo metodo di jujitsu.

Ju Jitsu: Autodifesa e Aspetti Mentali

L'Autodifesa nel Ju Jitsu

Il Ju Jitsu può vantare qualche vantaggio su altre arti marziali in quanto il bagaglio tecnico comprende azioni molto diverse utili sia in un confronto sulla distanza (tecniche di parata e di percussione), sia in un corpo a corpo (proiezioni, leve articolari, strangolamenti), sia a terra.

L'Importanza dell'Aspetto Mentale

L’aspetto mentale è quello più difficile da acquisire per le ragioni sopra esposte: è difficile essere realmente pronti a qualcosa d’inaspettato. Nonostante ciò si può riconoscere nelle radici filosofiche delle arti marziali l’aspirazione a questo stato mentale espresso attraverso i concetti di concentrazione sull’attimo presente, presenza e consapevolezza, liberazione dalle idee di vittoria e sconfitta come dalla paura della morte e, in sostanza, nel concetto di Mushin no shin (“Mente senza mente”) in cui la totale libertà mentale concede la capacità di reagire repentinamente anche all’inaspettato.

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Il Ju Jitsu Agonistico: Fighting System e Duo System

Fighting System

Il Fighting System è una disciplina di combattimento agonistico dove due atleti si affrontano sul tatami cercando, grazie a varie tecniche di Ju Jitsu, di prevalere sportivamente sull’avversario. L’incontro si svolge in un unico tempo di 3 minuti, senza intervallo. L’efficacia delle azioni tecniche eseguite viene giudicata da una terna arbitrale.

Il combattimento si divide in tre fasi:

  1. Prima fase: in piedi, dove i contendenti cercano di mettere a segno punti portando colpi (ATEMI) di mano o di piede nella zona superiore del corpo.
  2. Seconda fase: corpo a corpo in presa, in piedi, con tecniche di proiezione (NAGE WAZA) o lancio, e di strangolamento.
  3. Terza Fase: a terra, dove gli agonisti cercano di immobilizzare l’avversario o di portare uno strangolamento o una leva articolare.

L’incontro viene vinto per superiorità di punteggio al termine dei 3 minuti oppure per superiorità tecnica (un “KO tecnico” chiamato “Full Ippon” ovvero per l’aquisizione di un IPPON in ogni fase di combattimento).

Duo System

Il Duo System è una gara tecnica dove due coppie si affrontano sul tatami in una serie di tecniche di difesa personale preparate sugli attacchi previsti dal regolamento. Esistono quattro serie di cinque attacchi prefissati. Una giuria attribuisce i punteggi valutando l'esecuzione delle tecniche di difesa. Esiste il Duo System nelle specialità Maschile, Femminile e Mista.

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